Il corpo e i condizionamenti: costruire un’identità

Nel momento in cui tutto diventa frutto di una costruzione, il corpo finisce col diventare un «niente», una sorta di composto chimico che si scioglie nel solvente delle critiche. La porta si spalanca allora di fronte alla possibilità stessa di negare qualsiasi ruolo alla realtà. Non ci si accontenta più solo di denunciare la dominazione maschile – che vede nel corpo delle donne un oggetto a disposizione degli uomini -, ma si arriva addirittura a negare che il corpo delle donne sia diverso da quello degli uomini. (Michela Marzano, in Sii Bella e Stai Zitta)

Non sono d’accordo con quest’affermazione.
La questione dell’identità di “individuo” e “donna”, per quanto mi riguarda non è ancora risolta, ma ho dei punti fermi nella mia ricerca:
1. le definizioni standard di maschio e femmina e le caratteristiche relative a ciascun sesso sono frutto di condizionamenti che vengono impartiti in ciascun individuo negli anni in cui si compie la parte fondamentale della costruzione della sua identità, ovvero durante la prima infanzia; lo scopo di questi condizionamenti è garantire la sopravvivenza dei modelli tradizionali di comportamento per i due sessi, funzionali al mantenimento del potere che gli uomini hanno sulle donne.
2. questi condizionamenti sono deleteri per entrambi i sessi, perché sopprimono totalmente o parzialmente le potenzialità e l’unicità di ogni bambino/a per conformarne i comportamenti e la personalità ad un modello prestabilito, che entrambi i genitori hanno interiorizzato durante l’infanzia. Ciononostante, sono molto più dannosi per le bambine, perché le pongono in una condizione di inferiorità, danneggiano la loro autostima, le rendono vulnerabili al giudizio dell’uomo e gli permettono di condizionare le loro vite tenendole in una sorta di “schiavitù psicologica”. Un ragazzo ha molte più possibilità di realizzarsi completamente che una ragazza, perché per lui non ci sono contraddizioni tra l’essere “individuo” e l’essere “uomo”.
L’influenza del sesso a cui apparteniamo biologicamente sulla nostra personalità e sui nostri comportamenti, ciò che viene comunemente chiamato come “sessualità”, è soverchiato dalle stratificazioni di condizionamenti a cui siamo sottoposti, poiché veniamo cresciuti, educati in modo diverso a seconda del nostro sesso, con modalità di relazione e aspettative diverse. Naturalmente ci sono delle eccezioni, in famiglie che educano i propri figli cercando di fare meno differenze possibili, di evitare di riprodurre pericolosi stereotipi e di lasciar sviluppare il talento e i desideri di ciascun figlio o figlia, e in soggetti particolarmente dotati di ciò che Paul Torrance definisce come “creatività” i condizionamenti a volte possono non ottenere alcun effetto.
Al di là di questo, però, i condizionamenti funzionano fin troppo bene.
Affermare che la nostra identità è frutto di continui condizionamenti, impartiti dalla famiglia e dalla società, e finanche da noi stessi in modo inconscio, perché riproponiamo i modelli che ci sono stati proposti da piccoli, non significa affatto negare che il corpo abbia un’influenza, ma affermare che il suo valore potrebbe emergere solo se eliminassimo le sedimentazioni di condizionamenti accumulatesi sopra di esso, a costruire un’identità che potremmo definire “artefatta”.
Ogni individuo avrà la possibilità di sviluppare e realizzare sé stesso, e il ruolo del suo corpo, del suo essere uomo o donna, maschio o femmina, sarà diverso per ognuno di loro. Riconoscere che il nostro genere è frutto di condizionamenti non significa, quindi, voler dimenticare il nostro lato fisico, ma impegnarci perché l’individuo se ne riappropri.
Riappropriarsene? Sì. Il corpo è una realtà e un aspetto di noi che condiziona la nostra vita, bene o male. è un mezzo per esprimerci, ma non solo.
Ma per capire cosa significhi davvero dobbiamo riflettere su cosa significhi per noi essere un uomo o una donna, e questo è possibile farlo solo decostruendo gli stereotipi e affrontando i condizionamenti che abbiamo subito.
Per me, sono i miei seni il simbolo del fatto che sono una donna. Penso che essere una donna sia una grande forza per me, qualcosa che ancora non comprendo ma che sento sempre presente in me. Tendo ad associare l’essere donna con la sfera delle emozioni e dell’empatia, dell’apertura mentale, della capacità di far spaziare il pensiero liberamente.
Essere donna è come una forza che mi fa provare empatia per la Terra, che mi fa interessare del suo destino e mi mette in profonda comunicazione con la natura. In un certo senso, è come se l’ancestrale pulsazione della Terra riecheggiasse nel battito del mio cuore, e anche se questo suona terribilmente New Age, per me è davvero così. Essere donna è battersi contro le ingiustizie, voler sanare le ferite, sognare un mondo migliore.
Se dovessi definire la parte “femminile”, rispetto a quella più razionale che istintivamente considero “mia personale”, mia di Kayleigh, come persona, individuo, direi che è proprio questo. Empatia.
Ma con questo non voglio dire che caratteristica dell’essere femminile è l’empatia, o che caratteristica maschile è l’assenza di empatia. Questa sono io, e nessun altro.
Tornando ai condizionamenti, il corpo della donna ne è uno strumento, ed è così onnipresente che sovrasta la mente, l’essere femminile, a causa di una cultura maschilista che vede le donne solo come “corpi”. Le donne vengono giudicate solo per il corpo.
Le loro imperfezioni vengono costantemente osservate e sfruttate per farle sentire inferiori, imperfette; quando un uomo vuole criticare una donna, critica il suo corpo, ecc, come spiega l’analisi, profonda e quasi lacerante, del fenomeno ad opera di Lorella Zanardo nel suo documentario del 2009 Il corpo delle donne, da cui sono nati un sito e un libro omonimi.
Per questo, nella fase in cui si decostruiscono i condizionamenti, occorre dimenticare il corpo, che può entrare nell’analisi solo una volta che un individuo ha trovato risposta alla propria definizione personale di “maschio” e “femmina”, di “io”.
Perché questo lavoro dovrebbe essere una negazione della diversità fisica tra uomo e donna?
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