Individuo, donna.

Ci sono diversi problemi a cui non riesco a trovare delle risposte, ma per i quali sento il bisogno di esporre nero su bianco il mio punto di vista. Primo fra questi, il tema della “naturalità” del ruolo della donna. Un problema complicato. Questa tesi è stata utilizzata nei secoli per giustificare come una legge di natura l’inferiorità della donna, che da sempre nella società è stata funzionale al mantenimento dello status quo, ma ancora adesso sembra una forte diffusione. Ricondurre alcuni comportamenti, alcuni lati del carattere, alcune reazioni a una “natura” comune a tutte le donne significa negare la singolarità dell’individuo, creare un ghetto per le donne, e spesso siamo noi stesse le prime a farlo.

Anche quando questo ci sembra divertente o onorifico, in realtà è implicitamente un riconoscerci come “diverse” rispetto agli uomini. Donne, uomini.
Neanch’io riesco a pensare solo in termini di individui, per quanto mi sforzi di farlo.
Sviluppare un’identità che sia contemporaneamente “INDIVIDUO” e “DONNA” è un’impresa davvero ardua. Quando penso “chi sono io?” non riesco fare a meno di pensare a me stessa come un essere femminile, una creatura emotiva per usare la splendida definizione di Eve Ensler. E al contempo sono anche un essere razionale, carne e nervi, cuore e cervello. Non è affatto semplice esserlo.
Ci sono tante sfaccettature nella mia personalità. Sono le mie idee a definire quella che sono, ma al contempo so che non posso prescindere da quell’insieme di emozioni, sentimenti, sensazioni, pulsioni che si agitano dentro di me e che non riesco neppure a comprendere.
Posso definirmi come femminista, ecologista, atea, riflessiva, seria, a volte impulsiva, comprensiva (dicono), testarda. Ma tutti gli aggettivi che uso sono al femminile. Per quanto cerchi di negarla, il mio essere femminile mi accompagna. Il mio corpo è quello di una ragazza.
Posso dire che i miei pensieri e i miei sentimenti siano quelli di una ragazza?
Forse sono solo miei.
Solo di Kayleigh, di nessun altro, perché io sono un individuo e come me non c’è nessun altro.
Non so se sarei diversa se fossi un ragazzo. Non so se certi miei comportamenti, certe mie emozioni, siano dettati dal mio sesso.
Sono convinta che il sesso biologico sia secondario rispetto ai condizionamenti con cui cresciamo. Caratteristica propria dei condizionamenti è che ci vengono impressi e diventano parte quasi indelebile di noi, li interiorizziamo, non riusciamo a capire se ci appartengano da sempre o se provengano dall’esterno.
Non posso saperlo.
Certo la mia educazione non è stata convenzionale, e sono consapevole di essere diversa dalle mie coetanee.
A volte questa differenza si è fatta sentire in modo bruciante in me. Ne ho sofferto, è solo da poco che ho iniziato ad accettarmi e a cercare di comprendermi.
 La creatività, nella sua vera natura, è caratterizzata sia da una eccezionale sensibilità che dall’indipendenza. Ora, nella cultura americana, ma anche nella nostra, la sensibilità è una qualità squisitamente “femminile” e l’indipendenza, al contrario, è considerata un tratto “maschile”; questa tipizzazione crea uno dei “blocchi” sociali più forti per lo sviluppo della creatività. Infatti, il ragazzo creativo appare troppo “sensibile” rispetto ai suoi compagni (e quindi effeminato) mentre le ragazze che hanno interessi considerati tradizionalmente “maschili” (la scienza, la politica, ecc.) per cui spesso i soggetti inibiscono i loro processi “creativi” per salvaguardare la loro “mascolinità” o “femminilità”. Questo spiega anche in parte perché le donne sembrano essere meno creative dei ragazzi: più pesante è su di loro la pressione dei pregiudizi sociali. Ad esempio, una ragazza che si interessa di argomenti “scientifici” o di problemi politici, perde spesso parte della sua attrattiva nei confronti dei compagni e viene considerata “strana” dalle compagne. D’altronde tale interazione di accentuata sensibilità e di indipendenza (che arriva talvolta alla ribellione) è una costante di questi individui non solo a livello pre-adolescente e adolescente, ma anche adulto. (Paul E. Torrance,Guiding creative talent, Prentice-Hall Inc, Englewood Cliffs 1962, citato da Marta Fattori, Creatività e educazione, Laterza, Bari 1968)

Mi rispecchio pienamente in questa descrizione. Ma questa è una piccola divagazione. A volte mi è stato difficile far convivere le varie sfaccettature del mio essere. Molte volte avrei voluto essere un ragazzo, perché mi sentivo molto lontana dalle mie compagne, proprio come spiega Torrance in questo paragrafo, che per la me quattordicenne è stato una vera rivelazione. Ho pianto leggendolo. La consapevolezza dei condizionamenti che vengono inflitti sui bambini per creare il loro sesso è stata qualcosa di angosciante per me, e questa è la ragione per cui mi interesso così tanto di questa tematica. Vorrei avere delle risposte, ma è troppo difficile affrontare questa domanda.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...