La mia gonna corta

La mia gonna corta è una poesia della scrittrice femminista Eve Ensler, nota per aver scritto i Monologhi della Vagina. Per l’autrice la vagina è un simbolo della “diversità” femminile, del nostro modo differente di pensare e di esprimere le emozioni, in contrapposizione all’immagine stereotipata della donna come “utero”, come “involucro”, in riferimento al ruolo materno.
é l’emblema di una ragazza consapevole del proprio corpo e della sua forza. Una consapevolezza che è davvero difficile avere, perché il corpo appare da una parte come una specie di sgradita estensione di sé, al punto che molte ragazze arrivano a detestarlo e torturarlo (anoressia, tagli), e dall’altra parte come un mezzo di cui servirsi per ottenere cose ed essere considerate “cool”.

Al giorno d’oggi, molte ragazzine considerano il sesso una merce di scambio, come testimonia la crescente diffusione di pratiche come lo scambiare foto di nudo con sconosciuti su Internet in cambio di ricariche del cellulare, oppure l’uso disinibito che fanno del proprio corpo, invece di riconoscerlo come una forma di espressione di sé. Questo, se da un lato comporta la mercificazione di sé e costringe le ragazzine a sottostare a un modello continuamente proposto dalla società attorno a loro – i discorsi dei ragazzi, le riviste per teenager, gli spot televisivi – dall’altra parte toglie alle ragazze la possibilità di riscoprire la forza espressiva del proprio corpo, come mezzo per essere immerse nella realtà.

Il corpo è una parte fondamentale della nostra identità. è un modo per riaffermare chi siamo. Portare i capelli asimmetrici, mettermi lo smalto blu elettrico sulle unghie, i miei adorati guanti senza dita, vestirmi sempre di nero, sono dei modi per raccontare chi sono. Il mio look racconta una storia. La cicatrice che mi solca la gamba sinistra, le sbucciature sulle ginocchia, i graffi sulle mani. Il mio corpo racconta una storia. Muovermi, camminare, arrampicarmi sugli alberi, restare seduta su una roccia a guardare il fiume, tuffarmi per prendere una palla durante una partita di pallavolo, nuotare, andare in bicicletta in primavera. Il mio corpo è una parte di me con la quale ‘sento’ le cose.

Renderlo solo un oggetto, guardarlo con sguardo maschile – non di tutti i ragazzi, per fortuna – per una ragazza significa anche non essere in grado di ritrovare quell’insieme di sensazioni ed emozioni corporee che fanno parte del nostro mondo interiore, è negare una parte di sé. In un certo senso, è rinunciare ad una parte del proprio essere.

Per questo penso che questa poesia dovrebbe essere letta nelle scuole. Le ragazze e i ragazzi dovrebbero parlarne. Riscoprire il corpo come mezzo di espressione, una parte di sé, piuttosto che qualcosa di puramente materiale.

La mia gonna corta
non è un invito
una provocazione
un’indicazione
che lo voglio
o che la do
o che batto.

La mia gonna corta
non è una supplica
non vi chiede
di essere strappata
o tirata su o giù.

La mia gonna corta
non è un motivo legittimo
per violentarmi
anche se prima lo era
è una tesi che non regge più
in tribunale.

La mia gonna corta, che voi ci crediate o no,
non ha niente a che fare con voi.

La mia gonna corta
è riscoprire
il potere dei miei polpacci
è l’aria fredda autunnale che accarezza
l’interno delle mie cosce
è lasciare che viva dentro di me
tutto ciò che vedo o incrocio o sento.

La mia gonna corta non è la prova
che sono una stupida
o un’indecisa
o una ragazzina manipolabile.

La mia gonna corta è la mia sfida.
Non vi permetterò di farmi paura.
La mia gonna corta non è un’esibizione,
è ciò che sono
prima che mi obbligaste a nasconderlo
o a soffocarlo.
Fateci l’abitudine.

La mia gonna corta è felicità.
Mi sento in contatto con la terra.
Sono qui. Sono bella.
La mia gonna corta è una bandiera
di liberazione nell’esercito delle donne .
Dichiaro queste strade, tutte le strade,
patria della mia vagina.

La mia gonna corta
è acqua turchese con pesci colorati che nuotano
un festival d’estate nella notte stellata
un uccello che cinguetta
un treno che arriva in una città straniera.
La mia gonna corta è una scorribanda
un respiro profondo
il casqué di un tango.
La mia gonna corta è
iniziazione, apprezzamento, eccitazione.

Ma soprattutto la mia gonna corta
con tutto quel che c’è sotto
è mia, mia, mia. 

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