Internet: la libertà sopra tutto.

Ritengo che Internet sia una delle invenzioni più geniali nella storia. La sua architettura è molto complessa, e occorrono conoscenze specifiche per poterci operare, ma allo stesso tempo il suo utilizzo è immediato, a disposizione di tutti. A parte le spese per il semplice collegamento di un dispositivo alla rete, Internet è gratuito e non ha confini. è un mezzo di comunicazione affidabile e veloce, è un’estensione della nostra memoria e, grazie ai cosiddetti social networks, anche delle nostre relazioni interpersonali, nell’ambito privato.

Ma Internet è anche e soprattutto un’immensa banca dati, aggiornata costantemente da un’enorme porzione dell’umanità. Le informazioni transitano attraverso i milioni di nodi di questa rete, come tanti rivoli d’acqua che formano un fiume. La metafora sarà scontata, ma tutta questa massa di informazioni ha davvero un effetto dirompente, al pari di un fiume in piena, penso ad esempio al caso delle rivelazioni di Wikileaks. Al contrario di ciò che avviene con i mezzi di informazione tradizionali, su Internet gli utenti sono in grado di organizzarsi per proteggere e ridiffondere le informazioni che i governi oscurano. Quando Wikileaks è stata chiusa perché le informazioni che essa conteneva sono state giudicate ‘scomode’ e ‘pericolose’, molti utenti si sono mobilitati per costruire decine di copie del sito, in modo che i suoi contenuti continuassero ad essere accessibili anche in caso di chiusura definitiva dell’originale. A prescindere se le informazioni fossero realmente significative, è giusto che siano accessibili a tutti, in modo che ogni cittadino possa sapere che cosa succede e verificare in prima persona l’operato del suo governo.

Non sono una di quelle persone che non si fida dei mezzi di informazione tradizionali e crede che i governi siano impegnati a tenerci nascosto ciò che realmente succede e le motivazioni che stanno dietro le loro azioni. Anzi, sono convintissima che informazione equivalga a conoscenza, e per questo poter vagliare le informazioni, confrontare più fonti, seguire in tempo reale ciò che succede sono, a mio parere, possibilità irrinunciabili che Internet ci offre.  Lo spirito critico nei confronti di un’informazione, che ci consente di  prendere decisioni consapevoli e ragionate, è per me un valore fondamentale; per questo vorrei che a scuola si dedicasse più spazio ad analizzare non solo l’aspetto “esteriore” della notizia, ovvero l’articolo, con le sue tipologie e la sua struttura (un lavoro che peraltro ho apprezzato molto, soprattutto per l’aspetto relativo al riconoscere i concetti più importanti e le loro correlazioni per poi esporle all’interno di una mappa concettuale, perché implica il vagliare con attenzione la notizia e riconoscere il tono dell’articolo, valutando eventuali mancanze, quali concetti vengono lasciati in secondo piano e quali enfatizzati, ecc) ma anche il contenuto. Capire quali notizie sono significative, discutere durante le lezioni l’attualità, analizzare diversi punti di vista e approfondire tematiche d’attualità secondo me sono attività non solo stimolanti – è un mio giudizio personale – ma anche utili per comprendere la società di oggi.

Ma non è di questo che mi preme parlare, ora. Quello che voglio dire è che Internet è un mezzo molto prezioso, e che intervenire per limitare la sua libertà agendo sul mezzo anziché sui contenuti quando si vuole combattere gli illeciti che lo popolano, come le violazioni di copyright, è profondamente sbagliato. Da utente di Wikipedia (per la precisione, collaboratrice del “progetto fratello” Wikiquote, che raccoglie citazioni e aforismi), ho seguito con attenzione la vicenda relativa al SOPA e al PIPA. Sono convinta che le ragioni dello sciopero ci siano tutte, e la decisione della comunità italiana di intervenire a sostegno dell’omologa in lingua inglese mi è parsa addirittura troppo blanda – un oscuramento totale, sul modello di quello del 4 ottobre, sarebbe risultato molto più incisivo per informare gli italiani, che spesso appaiono meno interessati a tematiche come questa rispetto ad altre comunità. Tutti i server dei progetti legati alla Wikimedia Foundation si trovano negli Stati Uniti, quindi il coinvolgimento di tutte le “Wikipedie” mi sembra più che motivato.

La chiusura di Megavideo e Megaupload ad opera dell’FBI avvenuta in questi giorni mi lascia perplessa. Era davvero necessaria? So bene che in quei siti è diffusa una vastissima quantità di materiale protetto da copyright scaricabile rapidamente e gratis. Ma dubito che intervenire in questo modo sia davvero risolutivo. Come si dice, “morto un Papa se ne fa un altro”, e coloro che vogliono commettere un atto illegale troveranno comunque un modo per farlo. Quello che mi preoccupa, però, non è tanto questo, quanto la possibilità che, posto quanto ho detto, i controlli delle autorità su Internet si facciano sempre più stringenti e si arrivi a misure preventive che limitino la libertà degli utenti.

In quest’ottica, difendo e sostengo l’azione del gruppo di “hacktivisti” – definizione non mia, appartiene a Federico Cella, autore del blog Vita Digitale sul sito del Corriere della Sera – di Anonymous. Il loro è un messaggio che non posso non condividere (il grassetto è mio):

Cittadini degli Stati Uniti d’America, siamo Anonymous.

Questo è un urgente richiamo d’allerta per tutte le persone degli Stati Uniti. Il giorno che tutti noi stavamo aspettando è purtroppo giunto. Gli Stati Uniti stanno censurando Internet. La nostra evidente risposta è che non rimarremo seduti mentre ci vengono portati via i nostri diritti da un governo al quale affidiamo la loro stessa tutela.

Questa non è una chiamata alle armi, ma un richiamo a conoscere e ad agire!

Il Governo degli Stati Uniti ha superato ogni limite dandoci un falso senso di libertà. Pensiamo di essere liberi e di poter fare quello che vogliamo, ma in realtà siamo molto limitati e abbiamo un grosso numero di restrizioni per quello che possiamo fare, per quello che possiamo pensare, e anche per come veniamo educati. Siamo stati talmente distratti da questo miraggio di libertà, che siamo diventati esattamente cosa cercavamo di evitare.

Per troppo tempo, siamo rimasti fermi quando i nostri fratelli e sorelle venivano arrestati. Per tutto questo tempo, il governo ha ordito intrighi, tramando modi per incrementare la censura attraverso il blocco degli ISP, il blocco dei DNS, la censura dei motori di ricerca, dei siti, e una varietà di altri metodi che direttamente si oppongono ai valori e alle idee che condividono sia Anonymous, ovviamente, che gli stessi padri fondatori di questo paese, che credevano nella libertà di parola e di stampa.

Gli Stati Uniti sono spesso stati indicati come esempio ideale di paese libero. Quando la stessa nazione che è conosciuta per la sua libertà e i suoi diritti inizia ad abusare delle sue proprie persone, allora bisogna iniziare a combattere, perché gli altri la seguiranno presto. Non pensiate che perché non siete cittadini americani, questa storia non vi riguardi. Non potete rimanere ad aspettare che la vostra nazione faccia lo stesso. Dovete fermare tutto questo prima che cresca, prima che venga riconosciuto come accettabile. Dovete distruggerlo dalle fondamente, prima che diventi troppo potente.

Possibile che il governo americano non abbia imparato dal passato? Non ha visto le rivoluzioni del 2011? Non ha notato che ci siamo opposti ogni qualvolta ci siamo imbattuti in tutto ciò e che continueremo a farlo? Ovviamente il governo statunitense pensa di essere esente. Questo non è solamente un richiamo collettivo di Anonymous a darci da fare. Cosa può mai risolvere un attacco DDoS? Che cosa può essere attaccare un sito rispetto i poteri corrotti del governo? No. Questo è un richiamo per una protesta di grandezza mondiale sia su internet che nella vita reale contro il potere. Diffondete questo messaggio ovunque. Non possiamo tollerare quello che sta succedendo.

Ditelo ai vostri genitori, ai vostri vicini, ai vostri colleghi di lavoro, ai vostri insegnati e a tutti coloro con i quali venite in contatto. Tutto quello che stanno facendo riguarda chiunque desideri la libertà di navigare in forma anonima, parlare liberamente senza paura di ritorsioni, o protestare senza la paura di essere arrestati.

Andate su ogni rete IRC, su tutti i social network, in ogni community on-line e dite a tutti l’atrocità che sta per essere commessa. Se protestare non sarà abbastanza, gli Stati Uniti dovranno vedere che siamo davvero una legione e noi dovremo unirci come una sola forza opponendoci a questo tentativo di censurare Internet ancora una volta, e nel frattempo scoraggiare tutti gli altri governi dal tentare ancora.

Noi siamo Anonymous. Noi siamo una legione. Non perdoniamo la censura. Non dimentichiamo la negazione dei nostri diritti come esseri umani liberi. Questo è per il governo degli Stati Uniti. Dovevate aspettarvi la nostra reazione.”

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