Le ragazze e il femminismo: qualcosa non va.

Essere femminista, per me, anche se ho 16 anni, non è una posa. Capire quali sono le ragioni per cui la donna è stata oppressa e discriminata attraverso i secoli, e perché anche al giorno d’oggi, dopo le conquiste del movimento femminista, la situazione non sia cambiata poi tanto, è una cosa che mi interessa profondamente. Non passa giorno che io non rifletta sul problema, che io non cerchi di discuterne con persone di cui ho stima – amici, professori, sconosciuti su Facebook -, che io non cerchi di documentarmi ulteriormente sul femminismo, sulla sua storia.

Mi sorprende molto che le ragazze della mia età non siano interessate al femminismo. Conoscere la storia delle battaglie che le donne hanno combattuto e “riceverne il testimone”, cioè essere consapevoli che i diritti di cui usufruiamo sono stati ottenuti da poco tempo e abbiamo il dovere di preservarli, secondo me è fondamentale. Impegnarci perché le disuguaglianze esistenti vengano sostituite da un’effettiva parità, accompagnata da rispetto e solidarietà fra i due sessi, da un’effettiva percezione delle donne come individui, al pari degli uomini, è una cosa che ogni donna dovrebbe volere. Eppure non è così.

Il femminismo appare come qualcosa di inutile, ammuffito. Le ragazze pensano di non averne bisogno. Non pensano che impegnarsi per il futuro sia importante, in realtà l’impressione che ho parlando con loro è che il futuro gli sembri qualcosa di così distante che non vale neppure la pena di preoccuparsene. Per me, invece, il futuro è qualcosa di incombente. Mi costringe a confrontarmi con la domanda più pressante di tutte: e se non dovessi farcela? E se non riuscissi a cambiare le cose e a realizzare quello in cui credo?

Per loro il futuro è qualcosa di totalmente astratto, e per questo motivo lontano dai loro pensieri. Il motto della nostra generazione è: “vivi come se non ci fosse domani”; la parte “impara come se dovessi vivere per sempre”, meno glamour, viene semplicemente dimenticata. Pensano davvero che, se in futuro non ci sarà più petrolio né foreste, l’importante sia aver goduto di queste risorse per divertirsi e vivere negli agi fino all’ultimo. Ritengono che imparare non serva – perché non capiscono che il futuro in cui dovranno affrontare l’esame di maturità, l’università e poi il lavoro è più vicino di quanto non sembri – e che le cose importanti siano vivere ogni istante divertendosi, ballando, ridendo, innamorandosi, provando a bere, a fumare, a farsi uno spinello. In poche parole, dimenticare i pensieri. Dimenticarsi che oltre l’attimo c’è qualcosa.

Io non critico questo modo di pensare in sé. Lo critico per la sua estremizzazione, che sta producendo una generazione superficiale, attenta solo all’apparenza, incapace di costruire legami veri, incapace di decidere autonomamente del proprio futuro o di interessarsi di cosa succede nel mondo. Incapace di comprendere le lezioni della storia e di analizzare l’attualità. Può apparire un giudizio troppo severo, e so bene che non siamo tutti così, ma per un’ampia maggioranza, purtroppo, è così.

E questo vale soprattutto per le ragazze. La visione più diffusa del femminismo è quello di qualcosa di anti-sesso, che comporti l’odio o il disprezzo nei confronti degli uomini e una sorta di piano di “vendetta” a livello mondiale con un rovesciamento dei rapporti di dominio tra i sessi a favore delle donne. Ma il femminismo, e non credo sia neppure necessario ribadirlo, non è questo. Essere femminista non esclude l’amore, né l’amicizia con i ragazzi, e quasi tutti i miei amici più cari sono maschi. Per dirla con le parole di Michela Marzano,

“Essere dalla parte delle donne non significa sognare un mondo in cui i rapporti di dominio possano finalmente capovolgersi per far subire all’uomo ciò che la donna ha subito per secoli. Essere dalla parte delle donne vuol dire lottare per costruire una società egualitaria, in cui essere uomo o donna sia «indifferente», non abbia alcuna rilevanza. Non perché essere uomo o donna sia la stessa cosa, ma perché sia gli uomini sia le donne sono esseri umani che condividono il meglio e il peggio della condizione umana. L’obiettivo della donna non è quello di dominare l’uomo, dopo essere stata dominata per secoli, ma di lottare perché si esca progressivamente da questa logica di dominio, senza dimenticare che, nonostante tutto, l’essere umano è (e resterà sempre) profondamente ambivalente.” (da Sii Bella e Stai Zitta, Mondadori, 2010)

Al di là di questa precisazione, quello che mi colpisce più di tutto è la prima “reazione” nei confronti del femminismo: è “anti-sesso”. Al di là del fatto che la libertà sessuale è avvenuta anche grazie alle conquiste del femminismo, e che senza questo movimento le ragazze minorenni come me non potrebbero avere a disposizione contraccezione, contraccezione d’emergenza e, in casi limite, aborto, io non sono affatto d’accordo con questa tesi, a meno che non si consideri il mercificare sé stesse l’unico modo per avere delle relazioni sessuali. Non è affatto vero, neppure alla nostra età, che i ragazzi cercano solo ragazze facili e abbiano come unico interesse il sesso, o meglio, è ovvio che gli adolescenti siano attratti dal sesso e abbiano desideri forti, ma non c’è solo quello.

I ragazzi superficiali sono alla ricerca, ovviamente, di ragazze “facili”, storie senza impegno. Ma non sono la maggioranza, ed è un errore da parte delle ragazze pensare che solo offrendosi così potranno trovare un ragazzo. Al contrario, facendo così “autorizzano” i ragazzi a pensare in modo superficiale alle ragazze, tirandosi la zappa sui piedi. Ma, escludendo, mi si permetta, gli idioti, i ragazzi cercano soprattutto una ragazza con cui ridere, che sia simpatica e li capisca.

Essere femminista non significa essere una suora di clausura! Significa semplicemente avere a cuore la propria dignità, i propri diritti, la propria individualità. Significa non voler permettere che la società ci releghi ai margini, voler essere indipendenti e costruire un futuro che non costringa le donne a scegliere se essere lavoratrici o madri, che non sia governato solo da uomini, in cui il potenziale delle donne possa trovare una piena realizzazione. Dovrebbe essere la regola, non l’eccezione…

4 pensieri su “Le ragazze e il femminismo: qualcosa non va.

  1. Dividere il femminismo in buono e cattivo e come dire che ce un nazzismo buono e uno cattivo.Il femminismo e un idiologia razzista di genere che cerca di giustificare con presunti torti subiti da millenni .

  2. Sono pienamente d’accordo con quanto ho letto. Credo che tu abbia espresso molto bene la situazione attuale: i concetti del femminismo sono stati ampiamente fraintesi e le conquiste subito dimenticate.
    La cosa più grave è che sono le donne stesse, molto spesso, a liquidare il femminismo come un movimento razzista ed estremista quando in realtà non è nulla del genere.
    Credo che la cosa più importante in questo frangente sia non abbassare mai la guardia, perché le conquiste purtroppo non sono mai definitive.

    • Ciao, Ludovica, e benvenuta ^^
      Questo post risale a quasi quattro anni fa, ma in effetti la penso ancora come allora, nonostante il fatto che l’attivismo online mi ha messa in contatto con una rete di persone, anche giovani, che condividono le idee femministe e le portano avanti con molta determinazione.

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