Fotografie nella neve.

Le strade sono ghiacciate, la neve avvolge gli alberi e si posa sui campi. I fiori che nell’inverno mite erano sbocciati oltre la coltre di foglie secche in procinto di marcire, ora spuntano appena dalla coltre bianca e luminosa che durante la notte ha trasformato il paesaggio. L’aria è bianca, i fiocchi sferzano i finestrini delle auto e i miei occhi quando esco nel bosco a fotografare, si posano sullo schermo a cristalli liquidi della fotocamera e si dissolvono dopo un istante. Però è incantevole.

I campi, dove rimangono i resti color ocra delle piante di granturco, diventano morbide distese ondulate di neve. Le case diroccate, con il loro fascino malinconico, paiono estraniarsi dal tempo e dissolversi nel bianco. Gli alberi sembrano solenni, complesse sculture nere che si stagliano in uno spazio etereo, senza dimensioni. La prospettiva cambia.

I fiori del nocciolo, sottili fili giallo chiaro, tremano leggermente cercando di scrollarsi di dosso la neve. I bambù, macchie di verde in un mondo che sembra essere diventato in bianco e nero, appaiono stranamente fuori posto, mentre si piegano sotto il peso della neve. Cammino in silenzio fra i boschi, lasciando le impronte dei miei anfibi nei sentieri altrimenti intatti, scuotendo i rovi al mio passaggio, fermandomi a fotografare gli scenari più belli. I fossi ghiacciati e i ciliegi con le gemme coperte di neve. Le bacche rosso scuro del biancospino – non riuscirò mai a scattare una macro decente. I ruscelli che scorrono, con uno scroscio sottile che nel silenzio ovattato appare quasi musica.

Vorrei essere capace di cogliere tutto questo in una fotografia. Di sentire l’assenza di suono dei miei passi mentre cammino, in completa solitudine, sentendomi lontana da tutto e da tutti, un perfetto isolamento. Di ricordare i lunghi minuti in ginocchio nella neve, senza preoccuparmi di bagnare i jeans, per riuscire a realizzare esattamente lo scatto che volevo. Perdere la sensibilità delle dita stringendo la fotocamera, e poi rimettersi i guanti continuando a camminare. Alla fine, nel silenzio scaturiscono memoria lontane. Come se stessero riposando, come semi che attendono sotto un gelido mantello.

La neve mi fa credere che il mondo possa ancora essere un luogo felice. Mentre riposa, sembra che ogni preoccupazione, ogni sofferenza, possa essere dimenticata. Mi induce a pensare che la natura si avvolga nella neve per proteggersi, così come i guerrieri sigillano le loro ferite nelle bende – il cui bianco intonso si macchia di fiori di sangue scarlatto – perché possano guarire. Anche le ferite del cuore sembrano guarire, con la neve. Come se gelasse il dolore, impedisse ai ricordi di scorrermi nel sangue. Mi fa sentire totalmente libera.  Quanti colpi può sopportare un’amicizia, prima di spezzarsi?

Penso spesso ai miei errori. Ma non voglio smettere di andare avanti. Vorrei essere perdonata, ma sono disposta a portare il peso dell’assenza di comprensione…è vero, è stata colpa mia, ma ora che è successo, che non ho alcuna possibilità di rimediare da sola, dipende solo dagli altri. Dalla loro scelta di concedermi fiducia ancora una volta, o continuare a odiarmi, o dimenticare il passato. Detesto essere sospesa in quest’attesa, mi lascia il cuore gonfio di incertezza, e a volte è angosciante. Non riesco neppure a piangere, il peso è troppo forte perché bastino delle lacrime a scioglierlo. Però, non ho altra scelta che andare avanti; se permettessi all’incertezza di bloccarmi, di lasciarmi sospesa a domandarmi in ogni momento se potrò mai essere perdonata, smetterei di vivere.

A volte vorrei addormentarmi nella neve, e, come un seme, risvegliarmi ad una nuova vita, illuminata dai raggi caldi del sole di primavera. Un seme dimentica i pensieri e il suo risveglio è quello di una pianta che scopre la luce. Ma non posso farlo. Se mi addormentassi nella neve, al mio risveglio tutti i problemi sarebbero ancora da affrontare. Il tempo non trascorre, se io non mi muovo, non mi porta oltre l’ostacolo. Per questo continuo a camminare. So dove voglio andare. Preferirei non essere da sola nel mio viaggio, ma so che mi raggiungerete, se vorrete farlo. Io continuo ad aspettare – mentre cammino.

Io seguo il mio sentiero. Ogni volta che lo percorro, scopro qualcosa di nuovo.

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