“Questioni femminili”?

Torna il Femminismo (ma anche le donne hanno fatto errori). Un articolo interessante e ricco di spunti di Lea Melandri. Tuttavia, ciò che mi preme di più analizzare sono i commenti: oltre a costituire, molto spesso, il punto di partenza per dibattiti in cui c’è sempre qualcosa da imparare e su cui riflettere, aiutano a comprendere il punto di vista di coloro che la pensano in modo opposto al proprio e le loro argomentazioni.  Quando, ovviamente, non si scivola nell’insulto e nello sterile arroccarsi sulle proprie posizioni.  Ma vorrei lasciare qui alcune citazioni che mi hanno colpita particolarmente:

“Femminista” è una parola connotata e spesso fraintesa. Per me, che sono fra i trenta e i quarant’anni, femminismo vuol dire poter essere me stessa, poter scegliere, sfidare i ruoli prestabiliti e il conformismo. E poter avere una relazione con gli uomini in cui siamo entrambi liberi da tabù e prestazioni.
Vedo il femminismo come possibilità di ribellarmi a tutti i “dover essere”. Forse per questo il femminismo fa paura: è un fattore che sconvolge le abitudini. Una donna che pensa e dice la sua fa più paura di una che sta zitta. Per fortuna tanti uomini stanno cambiando, e imparano a godere della propria libertà dal maschilismo. (eleblu)

Mi piace questa descrizione. Ribellione nei confronti dei “dover essere”, che poi sono le imposizioni della società, i ruoli prestabiliti.

Il discorso del rapporto tra donne e uomini all’insegna della complementarità -due realtà entrambe mancanti che si completano a vicenda- o della contrapposizione -più o meno violenta- è proprio quello messo in crisi dal femmninismo, che è partito con il chiedersi che cosa comporta per le donne e per gli uomini questo impianto polarizzato, su cui si fonda e si è fondarta gran parte della nostra cultura e della nostra società; quindi ridurre ogni tematica alla contrapposizione uomo donna, con relativa valorizzazione di un polo e svalorizzazione dell’altro è fare il contrario del femminismo. (Adriana P.R.)

E anche qui sono più che d’accordo. Dividere il mondo in due blocchi, separati, complementari, contrapposti che siano, significa ridurre ogni individuo a “nero” o “bianco”, a unità nel suo schieramento, e negare la sua individualità, le sue potenzialità. Cosa accadrebbe, mi chiedo, se non ci fossero più blocchi? Se semplicemente ci fossero tanti individui, insieme, bianco, nero, grigio, rosso, verde, porpora, rosa, viola, indaco…? Perché gli uomini pensano che il femminismo, che si propone di abbattere le barriere che obbligano le persone negli schieramenti corrispondenti al proprio sesso, sia male? Per dirla con uno di loro:

quello che dice sugli uomini è totalmente falso,non solo non ha dato nulla di positivo ma ha comportato disagi e difficoltà.
certo in italia un po’ meno grazie al cielo,tuttavia qualcosa si è visto anche da noi.
emarginare,boicottare,screditare questo movimento pessimo non solo è doveroso dal punto di vista morale bensì è proprio una questione sociale in quanto cerca di trasportare la collettività verso una strada che non porta certo la virtù. (Andrea_03)

 

 

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