L’abito fa il monaco?

La premessa è che io adoro le gonne e i mini-abiti, perché li trovo più comodi ed eleganti dei jeans, e mi ci sento più a mio agio, così li indosso spesso, anche a scuola (ovviamente non quelli più corti). Sono convinta che giudicare le persone da come si vestono sia superficiale e sbagliato, infatti mi ritengo femminista, ma non per questo voglio girare vestita come un ragazzo o in burqa.
I tempi in cui il reggiseno era considerato un oggetto sessista sono passati da un bel pezzo, e le donne hanno conquistato il diritto di utilizzare il loro corpo come vogliono, anche se questo diritto è stato frainteso da molte, scivolando nella mercificazione di sé.
Qui potremmo aprire una grande parentesi sul problema: queste ragazze sono davvero consapevoli e la loro scelta è davvero libera e volontaria?, ma mi limiterò a dire che penso sia frutto di condizionamenti impartiti fin dall’infanzia a conformarsi agli stereotipi da cui sono bombardate.
C’è però una differenza tra femminilità e volgarità, così come c’è differenza tra una scollatura e il mercificare il proprio corpo. Non credo che questi distinguo siano “di comodo”, perché nei fatti ognuna è diversa, e ciò che per me è normale, non devo dare per scontato che lo sia per tutte.

Tutto questo per introdurre questo articolo, che rischia di sembrare in contrasto con quello che voglio esprimere.
Sono convinta infatti che la scelta su cosa indossare, quale stile scegliere, deve essere individuale, e una ragazzina di 11 anni non è in grado di compierla in libertà, perché non ha chiari i concetti di identità, mercificazione, sessualità, femminilità. è un processo lungo e richiede tempo e riflessioni, che sono strettamente legati alla propria etica e sensibilità. C’è un punto che nessuno di noi vuole oltrepassare, in tutti gli ambiti, qualcosa che il nostro io trova inaccettabile.
Quindi penso che i genitori non debbano forzare la sessualità delle ragazzine, ma lasciare che si sviluppi in modo naturale. C’è un tempo per essere bambine e un altro per crescere. Cambiare le cose è pericoloso, perché significa intervenire artificialmente sulla costruzione di un’identità (non solo sessuale).
Ed essere femmina in questa società è una cosa difficile.

Penso che per molte persone venga spontaneo giudicare gli altri dall’abbigliamento perché il “sistema” delle regole sociali assegna un codice specifico al modo in cui le persone si vestono. Non è infrequente che appena la (il) leader riconosciuta/o di un gruppo sceglie qualcosa, anche le altre/gli altri lo adottino subito come proprio per mantenere il loro status sociale.
Attualmente, sembra che l’unica immagine possibile per una ragazza (e di riflesso per le preadolescenti) sia quella sexy, ma sceglierla solo perché viene proposta è sbagliato, tanto più se viene recepita troppo presto.
Mi chiedo sempre se esista e quanto sia profonda la relazione tra la sessualizzazione sempre più precoce e la mercificazione di sé.
Ci sono ragazzine che postano le loro foto nude sui social network, che vendono prestazioni sessuali (anche a scuola) in cambio di iPhone, iPod o denaro, che vanno a fare le cubiste dopo la scuola, anche a 11-12 anni. Questo è preoccupante, se pensiamo che la sessualizzazione precoce è dovuta fondamentalmente al fatto che una dodicenne che desidera sentirsi accettata e ammirata è il miglior target pubblicitario possibile, e le aziende lo sanno benissimo (vedi Abercrombie). I genitori, dice l’articolo, sono compiaciuti del fatto che le loro figlie siano sexy. Questo mi da’ da pensare.

Che il marketing abbia capito che puntare sul corpo delle donne non è una novità, e aggiungerei purtroppo, perché una pubblicità brillante, divertente, originale colpisce di più (almeno noi femmine) di una il cui unico tema è un corpo femminile. Ne è un esempio questa di una griffe di moda. Vederla campeggiare sui cartelloni nelle piazze e nelle strade di una città che idea può ispirare ad una ragazzina se non che “deve” essere sexy?

Se è una scelta libera e consapevole, va accettata, ma al momento mancano i presupposti perché questa scelta lo sia davvero. Se fin da quando sono molto piccole si convincono le future donne che il corpo è l’unico mezzo (per essere accettate, per fare carriera, per conquistare quello a cui si ambisce…), allora è un condizionamento, non una decisione razionale.
Quello che capisco di meno è come mai i genitori assecondino la tendenza del marketing (che ha i suoi interessi e fin qui è comprensibile) e siano orgogliosi che le proprie figlie preadolescenti siano sexy. Salvo poi scandalizzarsi per le lezioni di educazione sessuale a scuola, ovviamente.

Per quanto riguarda il movimento femminista, si va a toccare un punto dolente sia sul generale che sul personale per me. La maggior parte delle ragazze della nostra generazione, che dovrebbero lottare per i diritti della terza generazione (dopo il voto a inizio ‘900 e aborto/divorzio/libertà sessuale/diritto di famiglia negli anni ’70), mi spiace dirlo così terra-terra, se ne frega. Pensano che siano cose che non le riguardano. Pensano che il femminismo sia una roba da sfigate e anti-maschi (nel senso che i maschi considererebbero una ragazza femminista come un’appestata, stile “se vedi una macchia rosa spara a vista, o è una saponetta o è una femminista”). è difficile ragionare con loro, non capiscono che ci possa essere l’esigenza di un nuovo femminismo, né avvertono le discriminazioni che si nascondono sotto la superficie della nostra società. Non sono indignate da pubblicità sessiste come quella sopra o questa (adesso non datemi della bigotta/moralista). Credo che ragionare con loro sia molto difficile, non perché non vogliano ascoltare, ma perché non riescono a capire l’esigenza che sento, né le sue motivazioni.

L’essere riusciti a convincere le donne e le ragazze che il femminismo sia opposto all’essere accettate e amate, e che di conseguenza l’unico modo per avere successo sia l’essere sexy, ha spezzato l’anello di trasmissione degli ideali femministi da una generazione all’altra, e questo è avvenuto già negli anni ’90.
Attualmente, quindi, sono molte donne le prime a considerare l’essere femminista una cosa negativa.
Le battaglie delle donne vengono strumentalizzate dalle varie parti politiche, e questo diminuisce ulteriormente l’interesse della gente per esse. Comunque, lasciatemi dire che queste battaglie non sono solo una cosa “nostra”, di noi donne, ma che anzi c’è bisogno della collaborazione di tutti, donne e uomini, per cambiare la società. Non ci sarebbero femmine che vendono i loro corpi se non ci fossero maschi disposti a comprarli (sia in senso letterale che metaforico). Quindi la rivoluzione deve partire da ognuno di noi.
Non servirà per estirpare il fenomeno della mercificazione, ma per fare in modo che non sia forzatamente l’unica alternativa possibile.

Si collega a questa mia riflessione questo articolo, intitolato “L’adolescenza delle bambine comincia alle scuole elementari”. La sessualizzazione precoce è l’altra faccia di questo problema, forse la più grave, perché mentre le bambine acquisiscono molto rapidamente consapevolezza delle proprie potenzialità seduttive, cosa che spesso sfocia nella mercificazione di sé, mancano completamente istruzioni e limiti sul modo di usarla, per via di quel paradosso della società che vuole le donne sexy e seduttive ma innocenti, pure allo stesso tempo, e le incoraggia a sviluppare il loro potenziale seduttivo per i desideri degli uomini, ma non a cercare una sessualità indipendente che prenda in considerazione anche i propri bisogni. Insomma, dalla divisione “puttane/madonne” si è passati al cortocircuito della “madonna-puttana”, la cui sensualità è ben evidente ma non le appartiene, non è sotto il suo controllo, non è per lei. Fa di lei uno strumento.

Com’è possibile risolvere il problema, se non cercando di riprendere l’anello spezzato e ricostruirlo, attraverso il dialogo tra le generazioni, e contemporaneamente impegnandosi perché le bambine e le ragazzine adolescenti restino fuori dai messaggi a sfondo erotico attraverso il mail-bombing alle aziende e agli enti di valutazione competenti. Una pratica che ha dimostrato una certa efficacia nel ridimensionare messaggi volgari e di cattivo gusto. Quello che le donne dovrebbero fare è stringere un’alleanza. Per proteggere sé stesse, e le ragazzine che non sono ancora in grado di farlo.

Segnalo anche quest’altro articolo, che approfondisce il tema del ruolo dei media dedicati specificatamente al target delle ragazzine e contiene link molto utili: Chi educa i nostri figli? Una tesi risponde: il marketing e le riviste tweens.

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