Pinkstinks – prigioniere del rosa

Pinkstinks – FAQs.

Ho scoperto per caso il sito dell’organizzazione inglese PinkStinks, il cui obiettivo è di ridurre i condizionamenti imposti alle bambine dal marketing, che restringendo il loro ambito di scelta attraverso la “dominazione” del colore rosa sui giocattoli a loro riservati, limitano la loro possibilità di cercare modelli diversi e di coltivare altri interessi. Il rosa è considerato un colore “da femmine”, e quindi schifato dai ragazzini che disprezzano tutto ciò che “sa” di bambina, mentre sfruttando la predilezione femminile per il rosa (imposta da condizionamenti, più che innata, secondo me. Se una bambina è circondata dal rosa sin dalla nascita, è ovvio che tenderà a preferire quel colore) le industrie produttrici di giocattoli indirizzano le bambine verso ambiti predefiniti e ben ristretti: la cura del corpo e la valorizzazione della bellezza, le cure materne, i lavori domestici. Bambole, set da trucco, costumi, accessori, riproduzioni di ambienti domestici, libri, perfino i peluche sono invasi da orribili sfumature di rosa shocking o rosa bubblegum, innaturali e perfino fastidiose, che fungono da richiamo immediato. Rosa – qui roba da ragazze!

Dal sito di PinkStinks! traggo queste riflessioni:

Pinkification sows the seeds of misrepresentations of women. Cultural trends define boys’ relationships with girls and the results are certainly not pretty.

The worst thing for boys is often to be perceived as taking on the attributes assumed to be more innate to girls (being shy, gentle, emotional etc.). However backward, sexist, misogynist and inaccurate that may be, being like a ‘girl’ is [considered, ndr] to be less of a man. […] Play that is so gendered-up, if a boy engages with it people have instant concerns about homosexuality. Craft, dance, dolls, home play, and various animals and symbols now occupy an unattainable category for boys because they’ve been pinked with hyper-feminine connotations.

Kids will generally not play with a toy they have been told is for the opposite sex, so severe colour-coding pushes children down paths of limited choice. The boy will restrict himself from play assigned to girls, subconsciously, consciously, or others will do it for him.

Non-inclusive play (dovuto al fatto che i maschi tendono a respingere tutto ciò che è considerato “da femmine” per timore di venire considerati meno “virili”, ndr) encourages antagonism between the sexes. Excluding so-deemed girl’s play from boys, implies girls’ play constructs (and therefore girls themselves) aren’t worthwhile and by default must be undesirable (as peers) to some degree. 

Non posso che sottoscrivere pienamente quanto affermato, per quanto possa apparire una cosa superficiale e poco inerente con tematiche di ampio respiro come il femminismo e i rapporti tra i sessi, in realtà la “dominazione del rosa” gioca un ruolo profondo nell’imporre delle differenze artificiali ai bambini e segregare i due sessi in ambiti differenti, accentuando l’incomunicabilità tra loro, che nell’età adolescente e adulta può essere causa di seri problemi. I bambini e le bambine vengono educati ad essere diversi, e la pressione di questi condizionamenti è molto forte.

Ricordo quando frequentavo la scuola elementare, e amavo passare gli intervalli a giocare a 11 (per quel poco che riesco a ricordare, è una specie di calcio che si gioca con le mani, ma ho dimenticato le regole, purtroppo) usando come porta la porta d’ingresso della palestra, oppure  a giocare a “ce l’hai” (come si chiamerà, nelle altre regioni? Comunque, è quel gioco in cui un giocatore deve rincorrere gli altri che scappano, e se vengono presi devono stare fermi finché qualcuno di quelli che scappano non li tocca…), o a nascondino con i maschi, mentre le altre bambine giocavano all’Isola dei Famosi (giuro!), a costruire mondi di carta per i cagnolini di peluche o con le Barbie.  E ho sempre odiato il rosa, così come non mi piaceva quando le altre si interessavano di trucchi, riviste per tweens, le prime cotte…sono sempre stata un maschiaccio, in un certo senso, e questo mi rende più facile notare quanti condizionamenti subiscano le ragazzine, tornando indietro con la memoria.

Il fenomeno è onnipresente. Mentre nei reparti dedicati ai giocattoli per bambini c’è una forte varietà di colori, e i colori degli oggetti di solito riproducono quelli che hanno nella realtà (le biciclette sono grigio metallizzato o nero, anche se decorate con i personaggi dei cartoni animati, ad esempio), per le ragazze sembra esserci un’unica scelta obbligata, il rosa. Fateci caso.

Caratteristiche che spesso si riscontrano insieme all’onnipresente rosa nel mondo dei giocattoli femminili sono:

  • uno stucchevole profumo di fragola o ciliegia sintetica, ad esempio nei lipgloss;
  • musichette infantili, voci pigolanti in modo stupido;
  • la ripetizione di forme come quella di fiore, di stella, di cuore, considerate tipicamente femminili;
  • il glitter, dorato o argentato, le paillettes, i brillantini, le gemme luccicanti;
  • il ribadire l’unicità di ciascuna bambina, di solito facendola identificare con un membro di un gruppo, mentre contemporaneamente si rafforzano gli stereotipi.

La dominazione del rosa è parte di un processo di sessualizzazione e “iper-femminilizzazione” che coinvolge le bambine sin dall’infanzia, educandole a valutarsi solo in base alle loro attrattive fisiche, e di conseguenza a basare la loro autostima non sulle loro qualità effettive, ma sull’apparenza. Il messaggio che le bambine interiorizzano è che per avere successo basta essere sexy, e i bambini imparano a considerarle solo come oggetti sessuali. Giocare con stereotipi che non si è in grado di comprendere è pericoloso: non solo per i bambini, ma anche perché i suoi effetti si faranno sentire per tutta la vita, dal momento che è difficilissimo liberarsi di condizionamenti acquisiti da piccoli, limitando il ruolo delle donne nella società, la loro percezione di sé e quella che gli uomini hanno di loro. Se vogliamo che le nuove generazioni, inclusa la mia, abbiano la possibilità di avere rapporti più egualitari, pari diritti e pari opportunità nella società, allora dobbiamo combattere gli effetti deleteri della “dominazione del rosa” e degli stereotipi che porta con sé.

A questo proposito, consiglio a tutti la lettura di Ancora dalla Parte delle Bambine di Loredana Lipperini.

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