Digressioni: stile e originalità

Un ambito in cui nessuno può mai dire di avere tutte le risposte è quello dello stile, della moda. Personalmente, sono piuttosto scettica nei riguardi delle ultime tendenze e non sopporto l’omologazione: cerco di non indossare mai qualcosa che tutte le altre ragazze possiedono, mi piacciono le cose insolite e non ho problemi a sembrare “strana” per via delle cose che indosso. Penso che potrei definire il mio stile come un misto di militare, rock, dark, capi classici ed eleganti e tocchi insoliti, alternati a seconda dell’umore. Tra i pezzi a cui sono più affezionata, oltre alla mia giacca di pelle nera, un vestito di pizzo nero, leggerissimo, scovato per caso in una bancarella di Brick Lane a Londra; un coprispalle-mantello, nero, lungo fino alle caviglie, di cui mi sono innamorata da Motivi; una minigonna in ecopelle e tessuto scozzese rosso, di Denny Rose, magnifico regalo di Natale di nonna; e poi le varie t-shirt, ognuna collegata a un ricordo: quella dei Guns ‘n Roses comprata in Portobello Road, quella dei Crashdiet presa dopo il loro concerto nella mia città, una bianca semitrasparente decorata con il racconto di alcuni ricordi speciali nella vita di una ragazza intervallati da cuoricini rossi, e il mio ultimo acquisto, trovata per caso durante i saldi da Pimkie: una t-shirt rossa, tempestata da piccoli buchetti, con scritto sopra: Always remember you are unique, just like everyone else (Ricorda sempre che sei unico, esattamente come tutti gli altri, più o meno) nello stesso stile della copertina di Never Mind the Bollocks, here’s the Sex Pistols!, il manifesto del movimento punk.

Borchie, anfibi o ballerine, una camicia o un paio di jeans, calze o leggings neri, gli immancabili guanti senza dita o a mezze dita, completano il tutto, a seconda delle occasioni. Ho un debole per gli accessori insoliti, perché il diavolo è nei dettagli, specialmente orecchini (ne ho di ogni sorta, da quelli equo-solidali a un paio a forma di tazza di cioccolata, con tanto di piattino e panna sopra, scovati in una bancarella) e braccialetti. La prof di inglese, che ha sempre degli orecchini fantastici, di ogni forma, dal barattolo di Nutella agli omini in stile scultura precolombiana, passando per ananas, rose, composizioni di pietre realizzate a mano, mi ha promesso che mi porterà a vedere il negozio dove vengono realizzati, e mi sento davvero grata per l’onore…e molto curiosa, devo ammettere.

Qualcosa che non trova spazio nel mio guardaroba, invece, sono le scarpe con il tacco. Ne sono affascinata, non posso fare a meno di ammirarle nelle pubblicità sulle riviste, con quella loro solenne, quasi scultorea, perfezione, i tacchi altissimi e sottili che sembrano stagliarsi contro lo sfondo, emergere dalla pagina. Sono bellissime. Non ho il culto di Jimmy Choo e Manolo Blahnik come certe mie compagne di classe, ma non posso fare a meno di considerarle quasi opere d’arte. Mi piace l’idea di bellezza assoluta, di sicurezza di sé, di elegante seduzione, che trasmettono. Ma forse proprio per questo non penso che potrei mai indossarle. Sono qualcosa di troppo estraneo dalla mia personalità riflessiva, insicura, sempre in cerca di risposte, ma al contempo combattiva, pronta a lottare per le idee in cui credo.

Credo che le calzature che mi rappresentino meglio siano gli anfibi, che richiamano il mondo del punk e dell’heavy metal, e contemporaneamente l’esercito e la guerra: anfibi severi, grintosi, che segnano il passo della rivoluzione, quella rivoluzione che la mia generazione è costretta a gridare nell’ombra, in Internet, perché la maggioranza di noi ha perso ormai la voglia di combattere; oppure gli stivali di pelle nera e lucida, senza tacco, stile Jill Valentine in Resident Evil 2: Apocalypse. Jill è una poliziotta, il tipo di ragazza decisa e coraggiosa che ammiro, una guerriera fredda e razionale. So che stiamo parlando di un personaggio di un film di zombie, ma non posso fare a meno di immedesimarmi in lei, e ammirarla. Così come per alcune mie amiche un’icona è Carrie Bradshaw di Sex and the City o Blair Waldorf di Gossip Girl, la mia è Jill (interpretata da Sienna Guillory, a proposito).

Anche in questo, mi piace distinguermi. La visione contemporanea della moda tra i ragazzi ha molto a che fare con i marchi, ad esempio Abercrombie and Fitch o Tommy Hilfiger, piuttosto che con la ricerca di un modo per esprimere la propria personalità e le proprie passioni attraverso un look unico e originale. Si indossa il marchio, perché è di tendenza, finendo per vestirsi come cartelloni pubblicitari viventi di un’azienda.

Eccezion fatta per gli appartenenti a una precisa subcultura, come i metallari, gli emo, gli skater o i rapper, che vestono in un certo modo seguendo i codici di appartenenza della loro “tribù”, per rivendicare la loro identità e le idee ad essa collegate, il mainstream prevede una totale omologazione, e sono pochi quelli che se ne rendono conto, come accade purtroppo per tutti gli stereotipi. Ci vengono imposti, ci si vive dentro, non si è in grado di combatterli e loro intanto si mangiano una parte della nostra libertà, una parte della nostra identità. Per questo motivo ammiro molto i ragazzi e le ragazze che hanno uno stile personale, frutto delle loro scelte e delle loro inclinazioni, e non si limitano a seguire il flusso della moda, ma il loro gusto personale, senza preoccuparsi del giudizio della gente. Dovrebbe essere un atteggiamento da tenere in tutto, non delegare al marketing il compito di decidere cosa è ok per noi, ma tenerci stretto il diritto di scegliere, che rappresenta la prima e forse una delle più grandi libertà. Questo è ciò che differenzia un consumatore e un cittadino, una persona che subisce passivamente i messaggi della pubblicità del marketing, che gli permette di invadere la sua vita, e una che invece reagisce con spirito critico e sa tracciare delle linee di demarcazione.

Le mie fonti di ispirazione, quando sono alla ricerca di qualcosa di nuovo, sono varie. Guardo sulle riviste cosa c’è di nuovo in giro, un colore, una linea, un qualcosa di particolare, e poi giro nei negozi, osservando le vetrine e cercando qualcosa che mi ispiri. Quando scatta la “scintilla” con un vestito, non c’è scelta: mi resterà in mente per mesi se non avrò modo di comprarlo, e se lo comprerò lo indosserò fino allo sfinimento. Mi è accaduto, qualche tempo fa, con una t-shirt molto ironica e particolare che ho visto da Cache-Cache, nera, con scritto sopra: Current Status: In a stable relationship/Single/Not Clear, in forma di elenco puntato, con un cuoricino da appiccicare con il velcro accanto a una delle tre opzioni. Molto, molto carina, ma allora non avevo soldi, e non l’ho più ritrovata, o meglio, ne ho visto un altro esemplare, questa volta a maniche lunghe, durante i saldi, ma era sprovvista del cuoricino di velcro, e con mio grande dispiacere non l’ho presa – non avrebbe avuto alcun senso, senza.

Nella mia lista di desideri, ora come ora, c’è un paio di anfibi alti fino al ginocchio, qualche nuova t-shirt, e un vestito in stile gotico, bordeaux o nero, con un corpetto stretto e un’ampia gonna. Molto, molto dark. Non ho ancora trovato il modello che sto cercando, quello di cui andrò pazza al primo sguardo, ma quest’estate mi aspettano due settimane a Londra, e non c’è posto migliore dove trovare qualcosa di originale, che siano abiti vintage, dischi in vinile, CD di gruppi alternativi, accessori inusuali, magliette ironiche o abbigliamento gothic, metal, punk… Chiunque dovrebbe fare un giro a Camden Town, almeno una volta nella vita. C’è un’energia pulsante, in quel luogo, solo in parte intaccata dal fatto di essere una destinazione turistica, è  molto difficile da spiegare. Il mercato di Camden è un crogiolo di stili, idee, subculture che si fondono perfettamente fra loro, è ispirazione allo stato puro.

Così come dovrebbe essere sempre la moda. Originalità, ispirazione divenuta creazione, energia in continuo movimento.

PS: A tutte le ragazze in cerca di spunti di ispirazione, consiglio di fare un salto su What the Frock?, un blog meraviglioso.

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