Perfetta solitudine

Dove ci porta la corsa verso la perfezione?

Quando una ragazzina lascia l’infanzia, scopre ben presto che non le viene richiesto solo dai suoi genitori, e talvolta anche dagli insegnanti, di essere perfetta, educata, studiosa, gentile e carina. Comincia un’oppressione che la perseguiterà per tutta l’adolescenza, e a volte perfino per tutta la vita: il gruppo dei coetanei le chiederà di essere perfetta per loro. Di essere brillante, femminile, sexy, divertente, solare, cool, di stare al passo, di seguire le mode e i leader del gruppo. I suoi genitori inizieranno ad aspettarsi sempre di più da lei: la vorranno diligente, responsabile, matura, di successo. Vorranno che sia una brava ragazza, da dieci e lode.

Ma la perfezione non esiste. Queste continue pressioni, più o meno esplicite, più o meno forti, alla fine non fanno altro che generare frustrazioni e aggravare le difficoltà che ogni adolescente deve affrontare. Spesso, le aspettative dei genitori tagliano il dialogo con i figli, che non osano parlare dei loro problemi, dei loro sentimenti,  per timore di essere giudicati. A questo punto, la situazione tenderà a peggiorare, o perché tra genitori e figli si alzerà un muro di incomprensione, silenzio e isolamento, rotto solo dai conflitti che lo rinforzeranno, o perché i genitori, continuando a proiettare aspettative sui figli, li allontaneranno ulteriormente, fino a schiacciarli o suscitare in loro una ribellione che rischia di sfociare in comportamenti a rischio, come l’abuso di alcool, il fumo, le droghe oppure il sesso precoce e non protetto.

I ragazzi, anche se non amano raccontare ogni cosa ai propri genitori, hanno bisogno di sentirsi accettati, compresi e amati, per quello che sono. Hanno bisogno di sapere che i loro genitori ci saranno sempre per aiutarli e sostenerli, come quando erano piccoli. Solo così potranno superare le difficoltà e trovare la loro indipendenza. Non è un mestiere facile, quello del genitore, sempre costretto a fare attenzione ai confini che i figli gli pongono, ed è comprensibile che rimangano attoniti di fronte alle trasformazioni dei loro bambini. Gli adolescenti sono complicati, energici, curiosi. Scoprono il mondo…e non gli piace. Per questo iniziano a ribellarsi, e partono proprio dal primo “nucleo” del mondo, la famiglia. Si ribellano cercando di costruire un mondo nuovo. Si ribellano cercando di vivere afferrando il presente, senza pensare a nient’altro. E ogni modo di ribellarsi è un modo per costruire la loro identità.

Gli adolescenti sono come dei crogioli. In loro tutto ribolle, tutto si mescola, e tutto è una temperatura altissima. Vivono intensamente, sentono le cose intensamente. Quelli di loro che non hanno imparato a sopprimere le emozioni cercando la perfezione, e sono diventati superficiali, indolenti. Anche loro sono in cerca, ma non sanno cosa cercare, né come cercarlo. In compenso, c’è molta gente che lo sa al posto loro, e lavora per creargli desideri e risposte artificiali. Sogni di marketing, ideali commerciali. La tua unicità, per soli 99, 99 €.

In tutto questo, gli adolescenti sono irrimediabilmente soli. Sono davvero pochi gli amici sinceri, quando ciò che una persona rincorre è la popolarità. E allora, seguono i leader, si omologano a loro, costruiscono reti di conoscenze superficiali, persone che sono attorno a te fra le luci della discoteca e mettono “mi piace” al tuo link su Facebook…ma quando ti si stringe il cuore perché stai soffrendo, quando  ti domandi che senso abbia la tua vita, appaiono per le ombre distanti che sono.

La nostra società, sempre più complessa ed articolata, porta la gente ad avere una grande insicurezza e una grande paura di ciò che sentono di essere. Quindi la singola persona tende ad uniformarsi con i gruppi e con le loro ideologie, indipendentemente dal proprio pensiero, con l’intento di non essere giudicato ed essere, invece, rispettato e accettato. Come farebbe una pecora smarrita quando vede un grande gregge, ne diventa un tutt’uno. (intervento di un mio amico, Magister, su un forum)

La ricerca della perfezione, per essere accettati, ci spinge a vivere in modo sfalsato: da una parte, il nostro vero io, accessibile a poche persone, con i suoi dubbi, le sue incertezze, e dall’altra parte la nostra immagine. Dipendiamo dal giudizio degli altri, perché su quello è costruita la nostra immagine, è un serpente che si morde la coda. Ma è ora di spezzare il cerchio.

Smettiamola di voler essere perfetti. Smettiamola di seguire ciò che qualcun altro ha stabilito essere giusto o figo.

Scopriamo la bellezza in ciò che è stato dimenticato e disprezzato. Seguiamo il nostro istinto. Cerchiamo ciò che ci fa battere il cuore e brillare gli occhi, e tracciamo un nuovo sentiero.

Che è quello che raccontano gli Offspring, in The Meaning of Life:

On the way
Trying to get where I’d like to say
I’m always feeling steered away
By someone trying to tell me
What to say and do
I don’t want it
I gotta go find my own way
I gotta go make my own mistakes
Sorry man for feeling
Feeling the way I do

Open wide and they’ll shove in
Their meaning of life
But not for me I’ll do it on my own
Open wide and swallow their meaning of life
I can’t make it work your way
Thanks but no thanks
By the way
I know your path has been tried and so
It may seem like the way to go
Me, I’d rather be found
Trying something new
And the bottom line
In all of this seems to say
There’s no right and wrong way
Sorry if I don’t feel like
Living the way you do.

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