Raccolte di firme

Teniamo famiglia: Mettici la firma!

Un’importante segnalazione per una causa di civiltà, l’equiparazione dei diritti delle coppie di fatto a quelli delle coppie regolarmente sposate. Questa proposta rappresenta un efficace esempio di democrazia popolare e della forza comunicativa di Internet (argomenti che ho trattato nel tema svolto tra oggi e ieri, e che posterò non appena la professoressa lo riconsegnerà, ampliandolo e corredandolo di link diretti), e soprattutto tratta di un argomento che ci dovrebbe riguardare tutti.

La famiglia non è una, la famiglia non è perfetta. Ciò che conta davvero, è la forza del legame tra due persone. Purtroppo, non vivendo io a Roma ed essendo ancora minorenne, sono impossibilitata a partecipare di persona alla raccolta firme, ma rimangono ancora 57 giorni, e spero che anche il mio piccolo contributo sia utile a dare maggiore visibilità all’iniziativa…e a trovare almeno una firma che possa sostituire quella che vorrei ma non posso apporre.

Sono davvero convinta che la partecipazione collettiva possa ottenere risultati concreti. Quando ho potuto, ho sempre partecipato alle raccolte firme virtuali dell’organizzazione Avaaz.org, come ad esempio l’iniziativa per il blocco definitivo della risoluzione che permetterebbe all’Agcom di intervenire arbitrariamente per rimuovere contenuti protetti da diritto d’autore su Internet (vedi Avaaz – 24 ore rimaste per fermare il bavaglio a internet!). Sfortunatamente, il mio ruolo non può andare oltre a queste piccole azioni.

Le grandi cause fanno sentire le persone piccole e insignificanti di fronte alle battaglie che stanno combattendo. Sembra che chi sta nelle stanze dei bottoni possa fare qualsiasi cosa, e che se non prestiamo attenzione alle loro mosse si mangeranno la nostra libertà pezzetto dopo pezzetto, come se fosse una tavoletta di cioccolato, ma non siamo soli né inermi. Se ascoltiamo le voci della rete delle reti, ci accorgeremo che molte altre persone si accingono a combattere per la nostra stessa causa. Persone che non conosceremo mai, persone che appaiono solo come nomi accanto al nostro in un contatore, ma che diventano parte di una massa, un’onda in grado di fare pressioni contro le mura dei palazzi del potere.

Non è il rombo furioso della rivoluzione, la rabbia cieca della disperazione; non è il suono carico di morte dei kalashnikov: è un valzer ribelle, un’antica canzone che riecheggia sul colle, come cantavano i Clash nella bellissima Rebel Waltz, è un ticchettio incessante di tastiere, informazioni che corrono, veloci, sempre più veloci, per raggiungere sempre più persone. Il passo della burocrazia è lento, ma dobbiamo fare in fretta…dobbiamo essere in tanti. Oppure è il passo dei ragazzi del nuovo millennio, children of the night, soldiers of our time, per citare anche i Crashdiet di Generation Wild. Una generazione che vuole emergere dall’immagine di superficialità e disinteresse a cui è stata condannata…

Ma forse è solo la voce corale di chi vuole difendere la propria libertà, di chi chiede che i propri diritti siano rispettati. Ed ha un suono bellissimo

 

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