Sulla bellezza

Non finirò mai di dirlo. La magrezza non è un merito, né una qualità che ci rende migliori. Quindi, smettiamola di sentirci in difetto se non siamo magre; non siamo inferiori per questo. Non siamo meno belle.

Tutti noi desideriamo la bellezza, e perfino un filosofo come Platone era giunto a sostenere che essa, in quanto unica idea percettibile ai sensi, servisse da tramite tra l’uomo e l’iperuranio, il mondo delle entità perfette ed immutabili da lui definite idee (e da questa concezione derivano i termini “idealizzato” e “idealizzare”). La bellezza si poneva come un’occasione per la reminiscenza: ricercandola, l’uomo ricordava ciò che la sua anima aveva contemplato nel mondo delle idee prima di incarnarsi, e così l’uomo poteva giungere alla conoscenza delle idee attraverso l’amore per la bellezza.

Una delle intuizioni a cui mi ha spinta il prof di filosofia è stato che i discorsi del Simposio e del Fedro si riassumono nel concetto che, se la conoscenza dell’iperuranio è il fine parziale (il cui fine a sua volta è la costruzione di una comunità basata sulla ricerca del Bene, ovvero sulla giustizia), così l’amore è il modo con cui l’uomo ricerca questa conoscenza, e la bellezza è il mezzo con cui inizia e percorre la sua ricerca. Ritengo significativo che un filosofo che sosteneva l’importanza del distacco dal mondo materiale, dominio della doxa, l’apparenza, desse una tale importanza ad una qualità come la bellezza.

Platone, tuttavia, non si riferiva alla bellezza dei corpi, ma un’idea molto più generale (tanto è vero che la bellezza delle leggi e delle istituzioni, in quanto rappresentazioni della Giustizia, era superiore sia alla bellezza corporea che a quella dell’anima, e che la bellezza delle scienze, che avvicinavano l’anima alle idee, era seconda solo all’idea di Bellezza di per sé). Permane però il fatto che la bellezza, più di altre qualità, era considerata vicina alla perfezione e mezzo per raggiungerla.

Una delle eredità che la filosofia platonica, che insieme a quella aristotelica costituisce le fondamenta del pensiero filosofico occidentale, vista l’importanza che questi due pensatori rivestirono nelle epoche successive, è appunto l’idealizzazione delle virtù presenti nelle persone, viste come “riflessi” della loro versione perfetta. Anche la bellezza, così, è stata idealizzata, principalmente nell’arte, dove varie concezioni di essa si sono scontrate, sovrapposte, alternate e amalgamate nel corso dei secoli. I canoni, fissati dagli artisti, hanno creato immagini di donne che riflettevano e interpretavano la realtà, offrendo modelli in cui ognuna (o, perlomeno, ognuna che appartenesse ad una classe sufficientemente benestante) poteva riconoscersi.

Indubbiamente, nel formarsi di un canone, hanno a che fare ragioni legate non solo alla sensibilità individuale di un artista, ma anche alle idee dominanti a livello religioso, poetico (la donna-angelo, aggraziata ed eterea dello Stilnovo, ad esempio) e sociale, ed è anche per questo che l’arte diventa una chiave di lettura della società. Che cosa trasmette, quindi, l’ideale di bellezza contemporaneo?

L’idea della bellezza come perfezione è sopravvissuta attraverso il tempo, fino ad arrivare ai giorni nostri, e si è slegata dall’idea di donna come individuo, fino a diventare qualcosa di sempre più idealizzato e astratto. Non abbiamo più donne belle, ma un ideale, un modello sempre più distante dalla realtà, con cui solo poche possono confrontarsi senza uscirne sconfitte, frustrate e con una percezione di sé fortemente indebolita. La prima constatazione che si può fare è che l’ideale di bellezza contemporaneo mostra una donna magra, slanciata, molto diversa dalle figure morbide che siamo abituati a vedere nell’arte, dalla Venere dell’Educazione di Cupido del Correggio (1527) alla Vergine Maria di Sassoferrato (1640), a Manon Balletti, ritratta nel quadro omonimo di Nattier (1757), fino alle donne del Bagno Turco di Jean-Auguste-Dominique Ingres (1862). L’evoluzione del costume, e con esso della concezione di ciò che era considerato bello e ciò che non lo era, ha sempre tenuto la realtà come riferimento, anche nella rappresentazione di donne sublimi, come la Madonna, le Sante, le Allegorie (Giustizia, Grazia, Verità, ecc…) e divinità come Venere.

é molto recente, invece, la diffusione di un modello che non rifletta la realtà, ma ne crei un’immagine fittizia. La magrezza e l’altezza sono diventate come condizioni della bellezza, anziché esserne tratti caratteristici, e questo ha portato molte donne a sentirsi escluse, inadatte e diverse, e di conseguenza a cercare di corrispondere a questo canone. Essere grasse diventa qualcosa di cui vergognarsi. Un dato interessante è quello che questo problema interessa soprattutto le principali destinatarie dei messaggi pubblicitari e in generale coloro a cui viene proposto il modello, le donne bianche. Una ricerca condotta dal Kaiser Family Institute negli USA (riportata su Io Donna del 17 marzo) ha rilevato che il 66% delle donne nere, seppure obese, ha una buona percezione del proprio corpo, mentre solo il 41% delle donne bianche, anche se dalla corporatura “giusta” (non obese, né anoressiche) ha risposto nello stesso modo.

In quanto destinatarie di una rappresentazione irrealistica, ma onnipresente, le donne bianche sono sempre più insoddisfatte del proprio corpo. Molte riescono ad accettare la propria immagine e a piacersi per come sono, ma molte altre si sottopongono a diete e chirurgia estetica nel tentativo di rassomigliare con un canone diventato oppressivo, con cui non riescono a scendere a patti.

Essere esposte a questo modello onnipresente prima di essere in grado di comprenderne le forzature, come può essere per delle bambine e ragazzine che lo ritrovano nelle loro bambole, sulle pagine delle riviste per ragazzine, nei personaggi dei cartoni animati, rischia di rendere cronici i problemi di autostima. Nel corso della crescita di una bambina/ragazzina, aumentano anche le occasioni in cui il modello è proposto (imposto?) e l’ideale diventa sempre più rigido, stringente. La gabbia degli stereotipi inizia facendoli sembrare qualcosa di positivo da raggiungere, ma man mano che si cresce e ci si rende conto di non poter corrispondere, e neppure assomigliare, alle creature perfette che avevamo ammirato e sognato da bambine, si ha la sensazione di essere fallite e inadeguate.

Su questa sensazione si innesta abilmente il marketing delle aziende, che sfrutta il contrasto tra i modelli dell’infanzia e il desiderio di essere grandi per trasformare le ragazzine dai 9 ai 13 anni in consumatrici ossessionate dall’idea della perfezione. Le conseguenze, purtroppo, sono molto serie e generano una disistima di sé che può sfociare nell’odio autolesionista, nell’anoressia, nella bulimia, o in generale in comportamenti pericolosi, come l’abuso di alcool o droga.

Molte proteste ci sono state nei confronti di questo modello, ma, poiché esso è funzionale alle aziende che vivono sull’immagine della donna (produttori di cosmetici, marchi di moda, centri specializzati nella chirurgia estetica, produttori di alimenti dietetici, ecc…), è irrealistico pensare che le aziende accettino di iniziare a creare un’estetica meno oppressiva. Gli interessi in gioco sono molto altri, e non sono io a dire che tra gli interessi e l’etica troppe volte sono stati scelti i primi per pensare che sia possibile un cambiamento autogenerato. E neppure le semplici proteste sono sufficienti, le aziende non le recepiscono – oppure fingono di farlo, creando linee per “taglie forti” come un ambito separato, ma continuando parallelamente con le campagne pubblicitarie classiche.

L’unica soluzione, secondo me, è iniziare a pensare alla falsità dei modelli e accettare il nostro corpo per quello che è. Se non ci faremo condizionare da questi messaggi, saremo in grado di essere donne realizzate e positive. La mentalità cambia e i modelli la seguono, raramente accade il contrario. Perciò, iniziamo a cambiare noi il nostro atteggiamento mentale, sosteniamoci a vicenda ed evitiamo di criticare o colpevolizzare le ragazze o donne che si sentono in crisi con il proprio aspetto. E i venti del cambiamento inizieranno a spirare…

Questo video deve fare riflettere.

PS: mi scuso per il ritardo nel sistemare questo post. Ieri scrivevo di fretta, con le idee in disordine in testa, e solo oggi sono riuscita a riportare un po’ di chiarezza.

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12 pensieri su “Sulla bellezza

  1. sarò banale ma non bisognerebbe colpevolizzare nessuno nè chi sta bene col suo corpo così com’è nè chi vuole modificarlo.
    Sul tutelare i minori da certi messaggi sono ovviamente d’accordo comunque l’anoressia e la bulimia sono malesseri psicologici 8che non c’entrano con l’essere semplicemente attente/i al proprio peso) che hanno radici più che altro nell’ambiente familiare..i media c’entrano poco secondo me

  2. comunque la bellezza, in qualunque forma e qualunque sia il senso che gli diamo, avrà sempre un grande potere..forse sono banale anche qua

  3. Grazie per aver voluto lasciare la tua opinione ^^
    L’intento di questo post non era quello di colpevolizzare le ragazze o le donne che vogliono modificare il loro corpo; è una scelta che, se compiuta per ragioni valide e consapevolmente, va accettata. Tuttavia, ritengo che situazioni come quella di ragazze che per i 18 anni chiedono come regalo di compleanno un intervento al seno o al naso di cui non hanno reale bisogno, perché sentono di “dover” corrispondere ad un modello unico di bellezza, siano preoccupanti. Se la perfezione comporta la negazione dell’individualità, per inseguirla sacrifichiamo più di quanto possiamo ottenere, e non è giusto che sia così, almeno per me.
    è proprio per il potere che la bellezza riveste che non deve diventare un ideale irraggiungibile, una fonte di frustrazione ed oppressione, che non deve essere una rigida somma di elementi (altezza, magrezza, un sedere rotondo, viso ovale, carnagione chiara, o qualsiasi cosa), ma dovrebbe permettere ad ognuna di non sentirsi inferiore, diversa, se non corrisponde ad un canone.
    Il disprezzo che i ragazzi e le altre ragazze riservano ad una mia compagna di classe (si riferiscono a lei chiamandola “cote”, cotechino, e la sfottono perché è a dieta, ad esempio), la cui unica colpa è di essere tondetta, mi fa rabbrividire.

    • come fai notare anche tu, ogni cultura ha stabilito in ogni epoca i”tratti caratteristici” della bellezza comunque concordo in linea di principio con quanto hai scritto. Alla fine credo che anche la bellezza fisica abbia tante sfaccettature e sopratutto abbia al di là delle culture e delle epoche, una componente soggettiva: ognuno di noi trova gradevoli nel proprio corpo o nel corpo dell’altro cose diverse. Scusa se divago

      • ogni cultura ha stabilito in ogni epoca i”tratti caratteristici” della bellezza..e quindi anche della bruttezza

        “ognuno di noi trova gradevoli nel proprio corpo o nel corpo dell’altro cose diverse2 e quindi ne troverà sgradevoli delle altre

  4. Sono convinta che la bellezza sia un concetto in continua evoluzione e soggettivo, ma al giorno d’oggi essa (o, perlomeno, una sua versione artificiale e idealizzata) è diventata troppo importante, secondo me, al giorno d’oggi, e condiziona troppo la vita delle persone, specie delle ragazzine più giovani. Indubbiamente la bellezza fisica ha un valore, ma non è un merito, quindi le persone che non la possiedono – perlomeno secondo i canoni contemporanei, certo ci saranno alcuni che le troveranno bellissime – non devono sentirsi frustrate e sminuite per questo.
    Ma siccome questa condizione di inadeguatezza e inferiorità è redditizia per tutte le aziende e i professionisti che si occupano di moda ed estetica (scusa le semplificazioni), un modello sempre più irraggiungibile viene proposto perché le ragazze spendano soldi cercando di avvicinarvisi.
    In questo senso, e solo in questo, l’ideale di bellezza contemporaneo è negativo.

    • credo di capire e ripeto, sono d’accordo in linea di principio e come ho detto sono a favore della tutela dei minori rispetto a ciò che non è adatto alla loro età, certamente esiste uno sfruttamento commerciale delle insicurezze legate al proprio aspetto e ritengo sbagliato umiliare chi è solo un po’ tondetta. Per quanto riguarda gli individui adulti sarò ottimista ma tendo a fidarmi della loro capacità di decidere per sè (anche se il fatto di essere adulti non mette al riparo da errori) fatto salvo che non si può prescindere dalla propria cultura, dalle proprie esperienze, dall’educazione familiare e da tante cose incluse le nostre contraddizioni.
      Comunque la bellezza fisica non è un merito, ma la cura di sè (senza ossessionarsi) è una cosa positiva, penso condividerai…fermo restando che ognuno sul suo corpo fa quel che vuole.
      riguardo alla chirurgia estetica..anch’io trovo sbagliato che ci si sottoponga a questi interventi senza averne reale bisogno (ma chi decide quando il bisogno è “reale”?) e senza avere difetti fisici gravi. Poi certo ci tengo sempre a distinguere tra la pur legittima chirurgia plastica estetica e quella ricostruttiva. Chiedo scusa per questi pensieri un po’ disordinati e se sono andato un po’ OT. Ciao

      • “ma la cura di sè (senza ossessionarsi) è una cosa positiva” anche se non si lavora in ambienti dove il fisico conta (penso allo spettacolo o alla moda e per altri versi lo sport eccetera) ma sto divagando, scusami ancora

      • “sono a favore della tutela dei minori rispetto a ciò che non è adatto alla loro età”
        che poi il minore trovi i modi di sfuggire a tale tutela, è un altro discorso

  5. Io sono convinta che gli off topic, entro certi limiti, siano una cosa positiva perché danno al discorso nuove sfumature, e questo è un arricchimento, quindi non preoccuparti troppo ^^.
    Concordo con il fatto che la cura di sé sia una cosa positiva, ma deve farci sentire bene, non male; l’ideale di bellezza contemporaneo, invece, è restrittivo ed opprimente, e per giunta viene proposto quasi alla stregua di un “dovere” morale a cui conformarci per essere persone migliori, colpevolizzando le persone che lo rifiutano e instillando insicurezza nelle persone che cercano di raggiungerlo e non ci riescono.
    Pensare che sia “normale” che una donna che non ha una quarta di reggiseno subisca un intervento per averla non è solo assurdo, ma è anche nocivo. I nostri corpi sono espressione di noi, e modificarli solo in ossequio ad un modello significa piegare anche la nostra identità a quel modello.
    Il problema senza dubbio è più grave per le ragazzine più giovani di me e per quelle della mia età (che loro non lo percepiscano come nocivo, è naturale; credo spetti ai genitori e alla scuola parlare meglio dei temi del corpo, dell’identità e del genere, che sono trascurati, quando non esclusi, dall’educazione, ma questo è solo un mio parere), e sono la prima a ritenere che con l’età adulta si diventi più consapevoli e quindi più resistenti nei confronti di questi messaggi. Però continuano a fare molta presa, e questo è preoccupante.

    • sono perfettamente d’accordo sul ruolo dell’educazione e della scuola e sul valore del corpo come (anche) espressione di noi. Poi confermo quanto ho scritto nei precedenti commenti Grazie per la conversazione

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