Antiabortisti e libertà di scelta

L’Italia è l’unico Paese europeo dove è permessa – da un buco legislativo – l’obiezione di coscienza nei confronti della pillola del giorno dopo, che non è in nessun modo un abortivo, nonostante ciò che viene ripetuto fino alla nausea per fare disinformazione (e basterebbe consultare le fonti di Wikipedia per accorgersene!) e dove le disposizioni legislative regionali consentono ai fanatici antiabortisti cattolici di entrare in ospedali e consultori a fare proselitismo e instillare sensi di colpa nelle donne che, certo non a cuor leggero, chiedono di poter usufruire di un loro diritto.

Quando ho letto le testimonianze raccolte da Loredana Lipperini nel suo blog, ne sono rimasta sconvolta. Sembra davvero che certi gruppi contro l’aborto non si fermino davanti a niente, neppure al rispetto dovuto ad una persona che sta per compiere o ha compiuto una scelta che mi sento di definire sofferta, e questo mi preoccupa. Perché dicono di tutelare la vita ma non tutelano la dignità. E davvero credono che il loro scopo sia così alto da permettere loro di calpestare la dignità delle donne e di “aggredire” pubblicamente i medici che praticano l’aborto?

Anche se l’aborto è considerato un peccato dalla Chiesa, non si può impedire a chi non lo ritiene tale di praticarlo o ricorrervi. La legge non è morale. La morale non è legge.

Con la prima affermazione intendo dire che la legge non deve avere la pretesa di stabilire una norma morale a cui sottomettersi, ma garantire a tutti la possibilità di agire secondo la propria morale, le proprie convinzioni e le proprie necessità. Non è un caso che i dibattiti sull’aborto negli USA vedano contrapposti Pro-Life, antiabortisti, e Pro-Choice, a favore della libertà di scelta. La differenza fra le due fazioni è che solo i Pro-Life cercano di imporre il loro punto di vista a tutti: parlano di “valori non negoziabili”, senza rendersi conto che non per tutti la vita embrionale/fetale è tale che quindi non per tutti rientra nel dovere di rispettare e tutelare il diritto alla vita. Alcune persone sono convinte che la vita inizi solo al momento della nascita, altre che inizi con la fusione dei nuclei della cellula uovo e dello spermatozoo nello zigote, altre con la formazione del sistema nervoso (i primi neuroni iniziano a formarsi intorno alla fine della quarta settimana di gravidanza, ma le connessioni fra loro si costituiscono solo verso la decima settimana, e senza sinapsi non si può parlare di sistema nervoso, perché i neuroni  non sarebbero in grado di trasmettere informazioni). La biologia non è in grado di dirci in maniera univoca ed indiscutibile quando ha inizio una vita, sono le persone che scelgono quale punto di riferimento accettare come valido tra le tappe dello sviluppo embrionale.

Non esistono valori assoluti, un’etica che trascenda i singoli individui. Credo di poter affermare che nessun valore è universale. Quindi, parlare di valori non negoziabili significa assolutizzare la propria prospettiva e pretendere che l’interlocutore condivida il proprio sistema di valori. Appare evidente che ragionare con una persona che parte da queste premesse è pressoché impossibile.

La seconda affermazione si riferisce proprio a questo: poiché la legge deve garantire i diritti di ogni individuo, e poiché i valori di alcuni non sono assoluti, allora essa deve porre la libertà di scegliere, un diritto inalienabile dell’individuo, al di sopra di ogni valore. In questo modo, ogni individuo sarà libero di esercitare i propri diritti in conformità ai valori in cui crede e che sente come propri. La libertà di scelta non è un valore, per quanto io ritenga che sia una delle cose più importanti e preziose che un essere umano possieda: è un diritto, e a che fare con la nostra indipendenza di individui, con la nostra autodeterminazione e realizzazione personale. Se non siamo liberi di scegliere, allora non siamo liberi.

Ci ribelliamo contro ogni tentativo di limitare la nostra libertà, protestiamo contro la censura, sosteniamo il diritto all’autodeterminazione degli altri popoli, ma non ci accorgiamo che permettere agli antiabortisti di aggirarsi per i consultori e gli ospedali è un pericoloso, sottile attacco ad un diritto che non dovrebbe mai essere posto in discussione: quello a gestire il nostro corpo. Ciò per cui una generazione di donne ha combattuto va salvaguardato.

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