Un tema: il futuro nelle reti?

Qualche tempo fa, la professoressa di italiano ci ha dato da svolgere, come verifica, un tema di tipo argomentativo-espositivo dal titolo   Il veltro, in funzione simbolica, incarna la fiducia di Dante nell’intervento di un salvatore dell’umanità. Nella società moderna, in chi o in che cosa può essere riposta la fiducia dell’uomo?. Penso che quest’argomento si ricolleghi alle tematiche di cui parlo spesso nel blog, perciò ho deciso di postarne qui lo svolgimento.

Nell’Inferno di Dante, Virgilio, che allegoricamente incarna la Ragione, profetizza che la lupa, la più temibile delle tre fiere che simboleggiano i peccati, sarà sconfitta da un cane da caccia, un veltro, appunto. Nella figura del veltro, salvatore dell’umanità, sono stati visti diversi personaggi storici il cui il poeta fiorentino avrebbe scorto la salvezza per la sua città, dilaniata dai contrasti, e per il mondo intero; le interpretazioni più recenti, invece, generalmente escludono che il veltro possa essere rappresentato da un individuo realmente esistito, preferendo lasciare nell’ombra la sua identità.

Quest’ottica è una conseguenza di una visione contemporanea della storia come insieme di fenomeni interdipendenti, le cui cause e conseguenze sono solo in parte influenzate dall’agire degli esseri umani: da questa prospettiva deriva la convinzione che un singolo individuo non possa condizionare il destino dell’intera umanità.

Viviamo in un’epoca dove il progresso tecnologico, in modo particolare nei settori della produzione industriale, dei trasporti e dell’informatica, ha permesso di creare una società globale, all’interno della quale le aziende multinazionali hanno trasformato radicalmente la geografia del mondo, dividendolo in aree di produzione delle merci ed aree di consumo dei marchi, dislocate rispettivamente nei Paesi poveri e in quelli ricchi. Contemporaneamente, la rete di Internet si è costituita come uno sterminato universo formato da gangli e collegamenti, rappresentati dalle banche dati e dal flusso continuo di informazioni fra esse, basato sul libero scambio di informazioni, mettendo a disposizione dell’umanità una quantità di dati inimmaginabile solo pochi decenni fa.

Il mondo sta cambiando in fretta, e questo ha sovvertito l’equilibrio naturale del pianeta: il rapido incremento demografico degli ultimi decenni e lo sviluppo incontrollato dell’urbanizzazione hanno causato una crescita esponenziale nel consumo di risorse naturali da parte dell’uomo, provocando gravi danni ai delicati ecosistemi alla base della vita, come la foresta amazzonica o i circoli polari. Emergenze ambientali quali il buco dell’ozono, l’effetto serra, la progressiva desertificazione, l’aumento della quantità di rifiuti prodotti dalle attività umane, la drastica riduzione della biodiversità del pianeta, ci hanno portati di fronte ad una “scomoda verità”, per citare Al Gore: l’insostenibilità del nostro stile di vita.

In questa situazione, inconcepibile per un uomo del ‘300 come Dante, il cui mondo era anche geograficamente molto più ristretto e il cui bisogno di ordine si concretizzava nella visione, espressa nel De Monarchia, di un equilibrio fra Papato e Impero sotto il quale si sarebbe concretizzato il sogno di pace e armonia, una volta risanati i conflitti che laceravano l’Italia, politicamente frammentata e preda delle discordie e delle ambizioni dei signori locali; molte persone si trovano senza punti di riferimento, spaesate, e si sentono inermi, sopraffatte dalla complessità di un sistema che sembra essere sfuggito ad ogni controllo, come un ingranaggio in corsa verso la propria distruzione.

La prima fonte di conforto dell’umanità, da quando abbiamo la facoltà del pensiero, è stata la religione. Le religioni offrono l’idea rasserenante di una salvezza possibile che va oltre le potenzialità dell’essere umano, attraverso la fiducia in un’entità soprannaturale, il Dio creatore del mondo e dell’uomo, la figura onnipotente che governa il destino. Le principali religioni del mondo, Islam e Cristianesimo, vivono ora due situazioni differenti, l’una di ascesa, l’altra di declino.

La prima, infatti, ha assunto una forte connotazione politica (Islam politico o islamismo) e sostiene che solo l’applicazione della Shar’ia, la legge islamica, può salvare l’umanità dalla decadenza in cui è scivolata a causa della corruzione dovuta ai costumi e alla morale occidentali. L’Islam è una religione basata sulla paura e la sottomissione, sulla repressione dell’individualità e sulla ricerca del modo di ricreare l’umma, la comunità ideale basata sulla vita dei fedeli all’epoca di Maometto.

Il Cristianesimo, invece, ha perso la maggior parte del potere e dell’influenza a livello politico che ha avuto nei secoli scorsi, ma continua a condizionare la società con la sua morale; secondo il Cristianesimo, i mali del mondo sono dovuti all’arroganza umana, che ha osato pretendere di porsi al livello di Dio e con la scienza ha oltrepassato i limiti posti dalla natura. Sebbene il Cristianesimo sia la religione dell’uguaglianza e della speranza, già Machiavelli l’aveva criticato sostenendo che esso, prospettando agli uomini e alle donne la vita eterna come ricompensa per la sopportazione dei loro dolori, li rendeva rassegnati e passivi di fronte alle ingiustizie.

Io credo, personalmente, che l’approccio delle religioni al problema sia fondamentalmente sbagliato, poiché cercare al di fuori dell’essere umano una soluzione a problemi le cui cause sono umane appare come un non-senso, per quanto consolatorio: l’ingranaggio impazzito lo abbiamo costruito e messo in moto noi, e a noi spetta il compito di arrestarlo. Non è un caso che io usi il pronome “noi”: sono convinta che un singolo individuo non abbia il potere o la possibilità di intervenire su una situazione complessa come quella in cui viviamo, ma che una collettività possa farcela.

Esempi della capacità di un gruppo di persone di ottenere risultati significativi e concreti sono, per citarne alcuni, il WWF e il numero di ambienti ricchi in biodiversità che ha protetto con la costituzione delle oasi, oppure il movimento femminista e le conquiste fatte negli anni ’70, come il diritto all’aborto, la riforma del diritto di famiglia, l’introduzione del divorzio, la trasformazione dello stupro da reato contro la morale a reato contro la persona.

Al giorno d’oggi, Internet ha reso l’informazione molto più accessibile ad una vasta percentuale della popolazione mondiale, permettendo di aggirare le censure imposte dai governi ai mezzi di comunicazione “tradizionali” e di costituire reti di comunicazione non sottoposte a controlli esterni. è questo che ha reso possibili la creazione del gruppo di hacker-attivisti di Anonymous, comunità collaborative e in costante collegamento come la rete femminista di Se Non Ora Quando?, mobilitazioni permanenti come l’organizzazione Avaaz.org, impegnata a favore della libertà di informazione ed espressione, e l’organizzazione di azioni concrete come le proteste in Iran del 2009 e le recenti rivolte della Primavera Araba.

Internet è una rete di informazione e comunicazione fra pari, libera e basata sulla creazione di contenuti da parte degli stessi utenti. Le sue potenzialità permettono di farne il mezzo più efficace, nel villaggio globale, per far sentire la propria voce e riuscire a cambiare le cose. Citando il motto di Anonymous: “United as one, divided by zero“.

Che cosa ne pensate?

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