Disney Princesses: revisited

Ogni ragazzina, credo, è cresciuta con i film della Disney, incantandosi, commuovendosi, immedesimandosi nella bellezza delle storie e dei disegni. Crescendo, tuttavia, è inevitabile rendersi conto che, al di là dell’oggettiva maestria di quei film, le storie che veicolano sono cariche di un’idea di femminilità legata a virtù come remissività, dolcezza, modestia, generosità, buon cuore, ma soprattutto passività. Senza l’amore, le principesse non trovano felicità oppure non possono salvarsi. L’amore è il coronamento necessario dei loro destini.

L’amore è senz’altro importante, ma passare l’idea che realizzazione individuale e amore coincidano per una donna è fuorviante, sebbene la colpa di ciò non sia imputabile alla Disney, quanto piuttosto all’essenza stessa delle fiabe, molte delle quali affondano le loro radici in un passato remotissimo, in cui il matrimonio era davvero l’unico destino possibile per una ragazza, eccezion fatta per la monacazione. Le principesse sono, indubbiamente, bellissime. Sono figure ideali, che racchiudono in sé ogni virtù, ed è una naturale conseguenza che siano belle, anzi perfette. Penso sia importante sottolineare che la loro bellezza non è una qualità distintiva in sé, ma la conseguenza della loro perfezione interiore.

What Disney Princesses teach to kidsEppure, il messaggio che comunicano è che se sei bella puoi ottenere tutto ciò che desideri. Le altre qualità, come ad esempio l’intelligenza, la sensibilità e l’amore per i libri di Belle de “La Bella e la Bestia” vengono messe in secondo piano, non dal film, ma da ciò che rimane di esso nell’immaginazione delle bambine. Girando per un noto negozio di fai-da-te, ho notato che le principesse che compaiono sugli oggetti d’arredamento per bambine (tende, tappeti-gioco, adesivi per finestre, quadri, ecc…) sono sempre le stesse: Aurora, Cenerentola e Belle, e lo stesso avviene per tantissimi altri prodotti marchiati Disney nei supermercati, dal dentifricio alle lenzuola. Le raffigurazioni sono le stesse dell’immagine qui sopra, sempre le stesse pose, gli stessi smaglianti sorrisi, i disegni sempre più “ritoccati” al computer e privi delle sfumature degli originali (confrontateli con i fotogrammi dei film, la differenza è netta, specie per i film meno recenti).

L’indipendenza di giudizio e la determinazione di Jasmine in “Aladdin” svaniscono di fronte alla sua grazia. Pocahontas, indipendente, combattiva, sicura di sé, o Mulan, la guerriera che fa della sua femminilità un punto di forza, che si pone su un piano di parità con gli uomini, hanno sicuramente meno visibilità, nei prodotti Disney e nell’immaginario collettivo, di Cenerentola o Aurora (“La Bella Addormentata nel Bosco”). Jane, sebbene non sia una principessa, compie una scelta coraggiosa per amore, ma anche per la propria libertà, si adatta ad un mondo a lei sconosciuto e impara a comunicare oltre le differenze. E ancora, Kida, in “Atlantis”, è una principessa guerriera che accetta di sacrificarsi per il suo popolo. Probabilmente queste figure non hanno pervaso l’immaginario al pari delle loro “colleghe” perché siamo troppo abituati ad un certo tipo di visione delle cose, e diamo minore importanza agli elementi che si differenziano da questa.

Penso che le cose stiano migliorando con la maggior presa di consapevolezza da parte della Disney delle tematiche di genere, non ho visto “Brave”, il film Pixar di cui è protagonista la principessa-arciere Merida, ma penso che rappresenti un’evoluzione rispetto a modelli precedenti. D’altronde, ai tempi di Biancaneve, la mentalità era molto diversa da quella odierna, e dobbiamo tenerne conto. Il film è un capolavoro d’animazione e non riproporlo alle nuove generazioni perché fornisce un’idea di femminilità incompleta e fuorviante è un crimine, secondo me.

Si ha un problema se non si prende consapevolezza che mostrare un solo lato delle cose, la femminilità ideale e stereotipata delle principesse Disney – e non solo – è penalizzante sia per le bambine che per i bambini, che si fanno un’idea sbagliata di cosa sia il femminile, e, pensandolo come qualcosa di alieno da sé, non cercano di costruire rapporti di parità e reciprocità con le ragazze. Personalmente, ho sempre avuto a che fare anche con personaggi femminili come le W.i.t.c.h (Will, Irma, Taranee, Cornelia e Hay Lin) dei primi tempi (prima che la rivista optasse per abbassare l’entry point e rendesse le storie una collezione di banali buoni sentimenti illeggibili), ragazze dalle personalità vere e complicate, ma anche guerriere che, sebbene non invincibili e non sempre certe di cosa fare e come farlo, facevano del loro meglio, anche opponendosi all’autorità costituita (l’Oracolo di Kandrakar). Consiglierei a tutti anche i libri di Paul Bajoria, storie gialle ambientate nell’Inghilterra dell’800, con protagonisti i due gemelli Nick e Mog (Dominic e Imogen).

Le principesse Disney hanno generato un immaginario parallelo, in cui le caratteristiche che incarnano sono state rovesciate. Un tentativo, credo, della controcultura di impossessarsi degli stereotipi e svuotarli. Le immagini sottostanti appartengono al loro autore,  Jeffrey Thomas (jeftoon01 su DeviantArt), e sono riprodotte qui ai soli fini divulgativi.

Fonti: A Darker Take on Disney.

Biancaneve interpretata da Jeffrey Thomas

Ariel interpretata dall'illustratore Jeffrey Thomas

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Un pensiero su “Disney Princesses: revisited

  1. a me sembra chiaro come elementi di cambiamento rispetto alle principesse precedenti ci siano già in Ariel, Belle e Jasmine le quali hanno fatto in pratica da apripista a Mulan Pocahontas su fino a Rapunzel, Merida, Tiana

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