Ancora sulle principesse Disney

Il post precedente è stato ispirato dalle numerose discussioni sorte in vari luoghi di Internet riguardo alle principesse Disney, e ampliando un po’ il raggio di ricerca ho trovato molto altro materiale che penso sia interessante riproporre. Quello che si riscontra dai commenti nelle discussioni, per esempio su Sociological Images, è che i film trasmettono molti messaggi positivi, per esempio relativi all’altruismo, all’ottimismo, all’impegnarsi in tutto quello che si fa, al cercare di cambiare il proprio destino, e io sono d’accordo sul fatto che tutto questo abbia effettivamente il suo ruolo nei film e nella personalità delle protagoniste, ma dubito che le bambine e le ragazzine che li guardano siano in grado di capirli. La bellezza delle protagoniste e il lieto fine con l’amore finalmente conquistato sono preponderanti, e il messaggio implicito in questo è che trovare l’amore della propria vita è lo scopo per una donna, e la bellezza è il mezzo per conquistarlo. Questo messaggio spicca anche perché i film Disney non sono soli nel trasmetterlo: anche le fate Winx (di cui ben tre su sei, Bloom, Stella e Aisha, sono principesse dei rispettivi pianeti, per restare in tema), per cui la bellezza e il glamour sono l’aspetto principale, sono affiancate dai loro “principi” (gli Specialisti), e lo stesso apprendono dai libri per l’infanzia, e così via.

Quindi, gli aspetti positivi delle storie Disney andrebbero evidenziati dai genitori, in particolare gli esempi di indipendenza e forza, quanto piuttosto le virtù “femminili”, come la rassegnazione, l’umiltà o il buon cuore, che possono risultare costrittivi. Ma siccome la bellezza si coglie prima della personalità dei personaggi, occorrerebbe anche sottolineare che non è un merito, né una condizione a cui adempiere, insomma, aiutare le bambine a capire che la bellezza non è tutto, perché non ne restino schiave quando inizierà ad essere un’esigenza, crescendo, per essere socialmente accettate, e perché imparino che l’intelligenza è ciò che rende davvero grandi, non la bellezza (le due cose possono coesistere, ovviamente, ma una ragazza non dovrebbe mai sentirsi sminuita nel suo valore perché non corrisponde ai canoni estetici della nostra società), e che, cosa forse più importante, la bellezza è individualità, è soggettiva, non è un canone a cui adeguarsi. Non so quanto, ma forse un’immagine che mostri che anche le principesse possono essere imperfette e un po’ “maschiacce” potrebbe servire ad attenuare l’impatto delle immagini presenti sui prodotti Disney, in cui le principesse sono raffigurate in pose fisse, aggraziate, sorridenti, non un capello fuori posto. Anche una principessa può ridere e fare le smorfie!

Anche le principesse fanno le smorfie!

2 pensieri su “Ancora sulle principesse Disney

  1. Parlando sempre di principesse, mi è venuto in mente questo articolo di EW (http://popwatch.ew.com/2012/06/24/pixar-brave-gay-merida/) in cui l’autore, pur mettendo in un’ottica positiva il fatto che la principessa Merida del film Brave-Ribelle si comporti coraggiosamente per cambiare il suo destino, specula sulla possibile omosessualità della protagonista semplicemente perchè rifiuta di considerare di sposare uno dei (pessimi) partiti propostile dai genitori, o di comportarsi come la dolce e amabile principessina che dovrebbe essere. Voglio dire, possibile che, se una ragazza si comporta in maniera differente dalle altre, mostrandosi sicura e indipendente, debba subito essere bollata come lesbica, quando nel film non si fa il minimo cenno alla sessualità effettiva della giovane Merida? Io non credo proprio. Aspetto la tua opinione a riguardo.

    • Secondo me l’articolo ha totalmente sbagliato prospettiva. La determinazione, il desiderio di autonomia e la ribellione contro le aspettative e le imposizioni della famiglia e della società sono delle caratteristiche comuni a maschi e femmine, sebbene il modello tradizionale vuole che le femmine accettino passivamente il carico di aspettative e obblighi riservato loro dalla cultura patriarcale. L’accettazione dell’eterosessualità e di una relazione stabile culminante nel matrimonio e nella procreazione rientra nell’ambito di questo carico, perciò la causa e l’effetto possono confondersi.
      O meglio, la causa e l’effetto potevano confondersi quando non era prevista la terza opzione, che una donna eterosessuale si slegasse dalle imposizioni legate allo stereotipo del genere femminile senza per questo ricercare un’identità omosessuale.
      Perciò l’articolo mi sembra portatore di una mentalità obsoleta; in fondo Merida mi sembra troppo giovane per avere una coscienza definita della propria identità sessuale (con questo non voglio dire che ci sia un’età giusta per averla, ma che per le caratteristiche del personaggio e del target mi sembra improbabile che una tale tematica trovi spazio nel film) ma senz’altro nell’età giusta per ribellarsi – dopotutto è un’adolescente.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...