Sono stata a Venezia una sola volta nella vita, e ne sono rimasta affascinata, per quello che sono riuscita a vedere. Non sono l’unica: nel popolare gioco per Android, Alchemy, città + acqua da’ Venezia, e Venezia + Paese da’ l’Italia, a riprova del fatto che questa città dalla storia così unica da sembrare una leggenda è uno dei simboli più noti del nostro Paese. E come tale merita di essere valorizzata, e invece, dopo Pompei, dobbiamo assistere ad un altro caso in cui gli interessi economici prevalgono sulla tutela del nostro patrimonio artistico, storico, architettonico, paesaggistico, lasciando lettera morta l’articolo 9 della Costituzione.
Non voglio credere che proteggere un ambiente irripetibile e una risorsa turistica così preziosa non sia tra le priorità del nostro governo, che dovrebbe ben conoscere l’importanza del turismo, sì, ma sostenibile, perché in un ambiente così delicato i danni rischiano di essere irreparabili, e comprometterlo sarebbe una perdita per l’umanità intera.
Dobbiamo esserne tutti consapevoli. Ma parlarne basterà? La nostra voce può essere davvero ascoltata?

D I S . A M B . I G U A N D O

Ci fu un momento, subito dopo la tragedia del Giglio, in cui i media collegarono l’accaduto ai rischi che i veneziani corrono di continuo per il passaggio in laguna delle Grandi Navi da crociera. Queste navi, che possono essere lunghe fino a 300 metri, alte 60 e pesare oltre 90.000 tonnellate, attraversano la laguna centinaia di volte all’anno, a pochi metri dal Palazzo Ducale e dalla Biblioteca Marciana, continuando a erodere rive e fondali e a portare inquinamento atmosferico ed elettromagnetico. Per non parlare dei rischi alle persone e al patrimonio storico-artistico.

Grande nave a Venezia

Eppure dopo il Giglio parevano tutti d’accordo – giornalisti, politici, cittadini: basta con gli “inchini”, basta coi giganti raso costa, sono troppi gravi i rischi e i danni. Specie a Venezia, così unica e fragile. E Monti – ce lo ricordiamo bene – aveva promesso di vietare lo scempio. Vero.

Infatti il 2 marzo il cosiddetto decreto “anti-inchini”

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