La trappola della bellezza irraggiungibile

Il femminismo si interessa molto alla rappresentazione della donna nell’immaginario collettivo, perché in tale rappresentazione si veicolano dei messaggi molto potenti e pervasivi il cui effetto rimbalza in tutta la società. Non sono i mass media a creare questi messaggi, ma essi li ripetono continuamente e ovunque, e di conseguenza essi si radicano nella nostra mente, finendo per sovrapporsi alla nostra visione della realtà. Sono messaggi che per loro stessa natura devono essere allettanti e persuasivi, quindi liberarsi di questo condizionamento non è semplice, richiede consapevolezza, spirito critico e attenzione, perché è fin troppo facile assuefarsi a un tipo di comunicazione che, al di là delle differenze tra campagna e campagna, tra marchio e marchio, è sempre uguale a sé stessa. Il corpo femminile oggettificato, la perfezione artificiale della pelle lucida e depilata, dei visi lisci e uniformi, delle figure flessuose e slanciate, dei seni gonfi, dei sederi tondi, delle labbra turgide, degli occhi sottolineati da lunghe ciglia e dallo sguardo provocante. Corpi. Corpi che smettono di essere emozione, vita pulsante e sentimento, per divenire immobili sculture di sé stessi, come in questa immagine.

Manipolare il nostro corpo per renderlo “perfetto”. Levigato e scultoreo. Ecco cosa ci comunica questa donna senza viso.

Questi corpi ci urlano che “dobbiamo” essere belle, restare giovani, trasformare i nostri corpi in sculture come i loro, per essere apprezzate. Perché è così. Non si affannano a darci spiegazioni. Ci sussurrano quando osserviamo i nostri riflessi nello specchio, che siamo sbagliate, imperfette, e che potremmo essere come loro. Sono loro la merce – il sogno – che ci stanno vendendo. Quei corpi sono strumenti. Come possiamo resistere alla tentazione, non guardarci con i loro sguardi, non sognare quei corpi così impossibilmente perfetti? Dobbiamo fare uno sforzo consapevole per ricordare che le immagini che vediamo sono ritoccate, elaborate, che solo una minoranza di donne al mondo ha quel corpo che cercano di spacciarci per la normalità da cui noi sole siamo escluse. La bellezza sembra essere una condizione irrinunciabile per sentirsi felici con sé stesse, per avere successo, per essere accettate, apprezzate e amate. Un discrimine che divide le persone a cui è data l’opportunità di essere felici dalle altre. Una barriera che, ovviamente, è possibile oltrepassare conformandosi al canone richiesto grazie alle possibilità miracolose della cosmetica e della chirurgia estetica.

Un modello da raggiungere, il mezzo per raggiungerlo. Come la pubblicità ci “forza” a paragonarci ad un canone estetico, facendo leva sulla conseguente sensazione di inadeguatezza per vendere.

Di fronte a tutto questo, mi chiedo che cosa sia la bellezza. Ho già parlato del modello “standard” di bellezza in questo post, ma non posso fare a meno di tornare sull’argomento. Perché il canone attuale di bellezza è così omologante? Perché la bellezza deve essere priva di caratteristiche distintive o presunti difetti?  Perché la parola perfezione viene ripetuta sempre più spesso, ossessivamente?

Molte persone sono convinte che le donne siano schiave della loro immagine, perché sarebbero più superficiali degli uomini e più attente all’apparenza, e che questa sarebbe una loro caratteristica naturale. Che le donne nel corso della storia abbiano dovuto ricorrere alla seduzione e all’inganno per ottenere potere è facilmente dimostrabile, ma già Simone de Beauvoir aveva intuito che non è una peculiarità femminile, ma un adattamento dovuto al fatto che era loro proibito dimostrare le proprie capacità e prendere le proprie decisioni autonomamente. L’unico strumento a loro destinato era l’influenza sulle decisioni degli uomini a loro legati, da cui il detto “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”. Ma è una ben triste consolazione, ed è una fortuna che con l’emancipazione abbiamo ottenuto la possibilità di gestire la nostra vita in prima persona.

Vendere un sogno: l’idea di ottenere il corpo “perfetto” al risveglio come una crisalide riecheggia il linguaggio delle fiabe.

L’interesse per l’immagine, tuttavia, non è diminuito, anzi, è aumentato esponenzialmente, perché una donna ha il “dovere”, sente su di sé la pressione, di doversi dimostrare femminile, indipendentemente dalla posizione che occupa e dalle sue capacità. E, solo in apparenza per un paradosso, il modello estetico femminile è sempre più irraggiungibile. La pressione esercitata sulle donne affinché vi corrispondano muove una quantità di denaro immensa. I soldi che le donne guadagnano con la loro indipendenza economica vengono spesi, a causa della pressione proveniente dalla continua riproposizione del corpo “perfetto”, per cercare di adeguarsi a questo canone, invece di investirli in qualcosa che possa ampliare la cultura, rilassare, divertire, far scoprire nuovi interessi: è un circolo che si autoalimenta, e che inizia quando nelle bambine viene inculcata l’idea che la bellezza sia una condizione necessaria per una donna.

Ma, alla fine, io guardo queste pubblicità e non riesco a fare a meno di sentirmi un poco a disagio. è difficile osservare queste immagini e non fare spontaneamente dei confronti con il proprio corpo ordinario, è difficile non sentirsi inferiori, inadeguate. Come se ne esce? Imparando ad accettare sé stessi, sembra la risposta più ovvia. Io non odio il mio corpo, normalmente mi sento carina, quando mi guardo allo specchio fortunatamente non provo il desiderio di cambiare ogni cosa nel mio aspetto, eppure queste immagini riescono comunque a suscitarmi un senso di inadeguatezza. Forse una vera soluzione è trovare una nuova idea, una nuova immagine di bellezza, slegata da un concetto di perfezione innaturale, artificiale, una bellezza rispettosa dei difetti, delle caratteristiche di ognuno, che proponga volti riconoscibili, non cristallizzati in un’immagine ideale. Forse dovremmo smetterla di restare ferme nella difesa passiva, nello sforzo di ricordare che queste immagini non vere, ritoccate, non possono diventare un modello per noi, e cominciare a reagire contro le immagini stesse, come degli anticorpi, come fanno le autrici del blog TOTEM GIRL.

Penso che questa causa sia di estrema importanza, perché ha profonde conseguenze sull’autostima delle ragazze e delle donne, soprattutto se la famiglia e la scuola non riescono a proporre dei modelli femminili alternativi, e il deficit di autostima femminile è una delle cause della situazione italiana, in cui le ragazze si laureano in misura maggiore rispetto ai maschi e con voti mediamente migliori, ma sul lavoro sono svantaggiate dagli ostacoli alla carriera e dall’assenza di servizi di supporto. Se non riescono ad essere determinate, sicure di sé e competitive, le porte resteranno sempre chiuse di fronte a loro, e questo è un serio problema. Un Paese che non sa sfruttare le opportunità date dal lavoro femminile ha un problema. Ma le donne non devono essere remissive e devono conquistare queste opportunità, invece di farsi intrappolare da un sistema che vuole riproporre loro la vecchia strada della seduzione e dell’inganno, una strada facile solo in apparenza, ma che in realtà è una trappola per tutte noi.

Bellezza e seduttività: cosa ci si aspetta da una donna.

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6 pensieri su “La trappola della bellezza irraggiungibile

  1. Non trovo ci sia nulla di male nel curare il proprio aspetto estetico (chi più chi meno lo facciamo tutti, pure i maschi) per sè, per gli altri, per lavoro (ci sono mestieri artistici in cui l’aspetto e il corpo sono molto importanti oltre alla moda, ovviamente) anche per soddisfare la propria vanità, come ripeto spesso: ogni cultura ha i suoi canoni estetici, e ogni persona ha i propri gusti, osserva il suo corpo e quello altrui, lo modifica o meno (pure io quando i faccio la barba o vado a tagliarmi i capelli lo sto modificando secondo i miei gusti), trova certe parti più attraenti di altre per le ragioni che vuole e non c’è niente di male, nessun modo di vivere il proprio corpo è a priori più inautentico di un altro. Detto questo: lo scopo stesso della pubblicità è vendere un dato prodotto, quindi ogni corpo, vestito o nudo, perfetto o no, è di per sè mercificato poichè ti deve vendere qualcosa, non solo: la pubblicità ti vende anche l’illusione che se compri quel dato prodotto sarai più bello, più libero, più felice..sì sappiamo razionalmente che non è così, ma non è alla razionalità che la comunicazione commerciale vuole parlare. Ora preso atto che la natura della comunicazione commerciale è questa e più di tanto non si può forzare..cosa si fa? Aboliamo gli spot di cosmetici e prodotti di bellezza? Non credo che sia il caso. Forse sarebbe il caso di chiedere alle aziende di non fhotoshoppare le modelle

    • comunque, non è che tutte coloro che comprano prodotti di bellezza poi non debbano essere interessate alla cultura e non possano comprare anche dei libri

    • ci sono anche appassionate di make-up per le quali il trucco è una passione (che può diventare anche un lavoro), un’arte, quasi. Gente che fabbrica i cosmetici in casa. E anche qua ci si tricca non solo per estetica ma anche per lavoro (penso agli attori o a chi lavora sotto i riflettori).in entrambi i casi sono scelte legittime come lo è non truccarsi se si ritiene di non averne bisogno. Ma forse sto divagando

  2. Curare il proprio aspetto è importante, ma la pubblicità ultimamente sta cercando di passare insistentemente il messaggio “bellezza = giovinezza = salute”, e la conseguenza più immediata è che la bellezza – quel tipo di bellezza di cui si serve la pubblicità – sembra essere diventata una condizione necessaria per essere donna (altrimenti si finisce nel limbo dei “cessi inguardabili” e delle “culone inchiavabili”). La pressione, a mio parere molto più forte sulle donne, affinché ci si uniformi al canone dominante è più alta che mai, e questo non ha a che fare con la cura di sé, sembra piuttosto un “obbligo sociale”.
    Ed è un canone che io respingo perché per me la bellezza risiede più di tutto nell’individualità, nei tratti che distinguono una persona, che le danno “quel non so che” che la rende attraente, speciale.
    Penso che sia sbagliato che delle persone modifichino il proprio corpo solo per conformarsi all’obbligo sociale di cui sopra, perché il corpo è una parte della nostra identità. Io mi sono sentita come se avessi perso un pezzo di me stessa quando, per farmi accettare da alcune ragazze a scuola, ho cercato di cambiare il mio carattere, sentivo di “non essere io”. Ho una profonda avversione per le maschere che la società, e con questo termine intendo ogni gruppo sociale che stabilisce delle regole, incluso un gruppetto di adolescenti, ci costringe ad indossare.

    La pubblicità “deve” vendere illusioni, perché quelle illusioni reggono il mercato, non posso dire che sia giusto ma lo capisco. Quello che non voglio che la pubblicità mi venda è una “norma” su come devo essere! Non è solo un problema di Photoshop, per me è soprattutto un problema di negazione dell’individualità. I corpi della pubblicità appaiono sempre più solo corpi senza una persona dietro.

    In quest’album della mia pagina di Facebook, https://www.facebook.com/media/set/?set=a.399762010086097.97494.121141101281524&type=3, ho postato delle foto che mi hanno colpita e che esprimono, per quanto è possibile esprimere un’idea astratta, la mia concezione della bellezza.

    • Forse mi fido troppo degli individui (ritengo che ciascuno nella vita faccia le sue scelte, per svariati motivi anche sbagliando e pentendosi, a volte, ma fa parte della vita anche questo) e non voglio sottovalutare le pressioni a cui le donne e le ragazze e le ragazzine in particolare sono sottoposte, ma se non vuoi aderire al canone, non aderire (solo non credo che chi usa taluni prodotti sia uno “schiavo” necessariamente)..se qualche stronzo ti da’ della cessa mandalo affanculo ma mi rendo conto che non sempre è possibile, digli che tu stai bene così, e la bellezza, anche quella fisica, ha tante sfaccettature che lui non capirà mai. Se lo spot riguarda un prodotto per il corpo, mi pare ovvio che il corpo sia in primo piano, riguardo al fatto delle persone (ma le persone sono anche corpi) ritengo che forse la Dove in alcuni spot televisivi (che ora non riesco a reperire) si è avvicinata a quello che volevi. Comunque ripeto, senza sottovalutare le pressioni, spesso gli spot si basano su dei principi universali: è innegabile che da vecchi mediamente e con le dovute e più o meno numerose eccezioni si è meno attraenti e si è più deboli di salute che da giovani (in certi casi da anziani si “pagano” in qualche modo certi comportamenti poco salubri del passato) oltretutto la vecchiaia ci avvicina alla morte, nessuno o quasi ha voglia di morire, razionalmente sappiamo di non poterlo evitare ma alla pubblicità la razionalità importa poco
      Comunque, io condivido il tuo concetto di bellezza,anche la gallery che hai fatto mi piace molto!

      • Sono felice che la gallery sia stata apprezzata – sentivo l’esigenza di fare qualcosa del genere, un po’ come se avessi bisogno di vedere un bosco vero dopo troppi alberi di plastica.

        Loredana Lipperini e Michela Murgia sostengono, nei loro libri Non è un paese per vecchie e Ave Mary, che la vecchiaia delle donne nella rappresentazione mediatica stia scomparendo come normalità, ridicolizzata oppure nascosta, e Michela Marzano in Sii Bella e Stai Zitta parla di “ideologia del forever young”, perciò non sono l’unica a vedere il problema nell’imposizione del modello “bellezza = giovinezza = salute”. Forse non sarò ottimista quanto te riguardo alla capacità di giudizio della maggior parte delle persone, ma sono convinta che sia una priorità per l’Italia prendere consapevolezza dello stretto legame tra le rappresentazioni stereotipate nei media e nella mentalità comune e i problemi sociali che riguardano soprattutto donne e omosessuali a causa delle idee sbagliate portate avanti da un certo tipo di comunicazione.

        Problema che riguarda, anche se questo è un bell’off-topic, anche la sperimentazione animale, come dimostrano articoli come questo: http://www.repubblica.it/cronaca/2012/07/24/news/canile_cavie-39590394/?ref=HREC1-2. La mancanza di informazione e attenzione per certe tematiche perpetua una visione sbagliata e questo ha conseguenze serissime per tutta la società…

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