In difesa delle spose bambine

Spose bambine sono quelle bimbe, ragazzine e ragazze costrette a sposarsi prima dell’età adulta per decisione della famiglia; spesso queste nozze forzate avvengono prima della pubertà, anche a otto-nove anni. Questi matrimoni con uomini molto più vecchi di loro significano l’inferno per loro: devono abbandonare la scuola, i genitori e gli amici, e diventare mogli prima del tempo, imparare a cucinare, a servire il marito, e quasi sempre vengono stuprate dal marito, anche se non hanno ancora avuto il ciclo.

Questo fenomeno coinvolge 60.000.000 (sessanta milioni, come la popolazione dell’Italia) di bambine, e secondo l’International Center for Research on Women nei prossimi dieci anni altre 100.000.000 (cento milioni) saranno condannate allo stesso destino, la violenza, la segregazione, le gravidanze precoci, le percosse. Si tratta di un fenomeno molto diffuso, per esempio i dati Onu attestano che in Niger il 74% delle giovani donne fra i 20 e i 24 anni è diventata moglie prima dei 18 anni, il 71% nel Ciad, il 70% in Mali, il 66% in Bangladesh; in India, il 44% dei matrimoni coinvolge ragazze minorenni, di cui il 22% ha meno di sedici anni, il 2,6% addirittura meno di tredici; nella regione Amhara, in Etiopia, il 90% delle ragazze prende marito prima del quindicesimo compleanno; in Afghanistan, il 57% delle bambine si sposa prima dei 16 anni.

Fermatevi a rileggere questo paragrafo, denso di cifre che possono perdere significato, e sforzatevi di vedere le persone dietro i numeri. Sono bambine e ragazzine che hanno diritto a vivere un’infanzia libera, con la loro famiglia, di formare la loro personalità, di crescere e studiare, e invece tutto questo viene negato loro per ragioni economiche (la dote che il futuro marito paga alla famiglia della sposa) e motivazioni legate alla tradizione e alla necessità di preservare l’onore della famiglia garantendo la verginità della sposa. Le conseguenze sono drammatiche: molte ragazzine, non disponendo di informazioni sul sesso, contraggono AIDS e altre malattie a trasmissione sessuale, e le gravidanze, insostenibili per i loro corpi ancora in fase di crescita, spesso comportano la morte durante il parto. Inoltre, molte spose bambine cadono in depressione e hanno tendenze suicide che cercano di realizzare dandosi fuoco con il kerosene dei fornelli, e spesso restano gravemente ustionate e menomate per tutta la vita.

In occasione dell’11 ottobre, Giornata mondiale delle bambine, Sette del Corriere della Sera ha dedicato a questa tematica la copertina e un servizio corredato dalle fotografie di Stephanie Sinclair, che ha raccolto testimonianze come questa:

Avevo sei anni. Cominciarono a dipingermi le mani e non sapevo perché. Su, mi disse la mamma, andiamo. Dove mi portate? Stavano per sposarmi. Poi lui voleva fare sesso con me. Cercai di scappare. Dove vuoi andare, mi diceva prendendomi in giro. Mi mise una mano sulla bocca e mi usò.

Queste parole sono laceranti. Una bambina di sei anni. Mi sento impotente di fronte ad un dramma così grande, parlarne è l’unica cosa che posso fare, perché sento il bisogno di gridare “Basta!” e fare in modo che tutto il mondo mi senta. Fate sentire la vostra voce, fate in modo che questa tragedia non passi inosservata, le vite di queste bambine non possono continuare a venire sradicate e distrutte nell’indifferenza di chi non deve confrontarsi con questa tragedia. Sostenete il loro sguardo. Leggete la storia di Nojoud Ali, il suo libro, bellissimo e straziante, Io, Nojoud, dieci anni, divorziata.

 

4 pensieri su “In difesa delle spose bambine

  1. Sono sconvolta per quanto succede a queste bambine, vorrei poter avere il potere per far smettere tutto questo, penso sia giusto che ogniuno di noi cerchi di far sentire la propria voce incessantemente per non permettere che queste cose sconvolgano la vita di queste piccole che potrebbere essere le nostre bambine.
    Mamma Francesca

    • Anch’io sono rimasta sconvolta da questo fenomeno, ed è per questo che ho voluto scriverne. Volevo che tutti potessero rendersi conto di quanto grave e diffuso è quest’orribile male. Ho 17 anni, quelle ragazzine sono così piccole, indifese, e mi sento incommensurabilmente fortunata in confronto a loro.
      Mi sento in dovere di parlare, almeno, di questo perché i loro drammi non svaniscano nell’indifferenza…

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