Steampunk II: Mortal Engines

Il mio percorso nella letteratura steampunk, e parallelamente nel resto di questo affascinante universo, fatto di ingegneri e piloti, guerriere con corsetti e pugnali, gentildonne e ufficiali, mi ha portata ad imbattermi in un romanzo che non avrei mai notato da sola, senza i consigli puntuali di Stefano, il bibliotecario che sa sempre intuire di cosa ho bisogno in quel momento: Macchine Mortali di Philip Reeve.

Sebbene sia uscito nel 2004, passando quasi inosservato, nella collana I Grandi del Fantastico di Mondadori, dove ha l’onore di trovarsi accanto a mostri sacri come Terry Pratchett, Neil Gaiman, C. S. Lewis ed Eoin Colfer, questo romanzo sembra più adatto a questo periodo di riscoperta delle strade alternative del fantasy, lontano dal mainstream di affascinanti vampiri e storie d’amore fra immortali.

Nell’universo immaginato da Reeve ci troviamo in un remoto futuro, dove la nostra civiltà è stata spazzata via dalla Guerra dei Sessanta Minuti, e solo pochi reperti archeologici, computer, androidi semidistrutti e così via, sopravvivono fra le rovine sepolte dal tempo. Per sopravvivere, le città  di quella che un tempo era l’Europa sono diventate enormi macchine semoventi, che si spostano sui cingoli e si predano fra loro, distruggendosi per assimilare le risorse necessarie alla loro sopravvivenza: carburante, macchinari, ecc, mentre le città asiatiche, protette dall’Incommensurabile, una muraglia fortificata, si sono costituite nella Lega Anti-Trazionista per non rinunciare al loro stile di vita sedentario.

Tra queste città, la protagonista del romanzo è Londra, governata dalla Corporazione degli Ingegneri a capo della quale vi è il sindaco Magnus Crome. La storia inizia quando il giovane Tom Natsworthy, Apprendista Storico, viene scelto per partecipare ad una spedizione in cerca di reperti nel Ventre della città, la gigantesca e caotica Sala Macchine, insieme al capo degli Storici, Thaddeus Valentine, e a sua figlia Katherine. Qui Thaddeus viene aggredito da una misteriosa ragazzina dal viso deturpato da una ferita: Tom riesce a impedire l’omicidio e insegue la ragazza, ma quando scopre il suo nome Valentine lo getta oltre il parapetto, fuori da Londra, nel brullo e desolato Territorio Esterno.

Tom ed Hester Shaw stringono così un’alleanza per sopravvivere e tornare a Londra, e attraverso una serie di avventure si ritrovano ad Airhaven, la città degli aviatori, dove scoprono che un Predatore Meccanico, un androide di nome Shrike, li sta inseguendo per ucciderli. Salvatisi grazie all’aiuto di Anna Fang, pilota dell’aeronave “Jenny Haniver”, i due ragazzini rimarranno coinvolti in un intrigo più grande di loro.

Allo stesso tempo, Katherine Valentine è decisa a scoprire cosa sia successo veramente quel giorno nel Ventre di Londra, e le sue ricerche la condurranno a fare conoscenza con un giovane Apprendista Ingegnere, Bevis Pod, e a scoprire i piani del sindaco Crome per abbattere l’Incommensurabile e fare di Londra la dominatrice del pianeta.

 

Il libro segue parallelamente le storie di Tom e Katherine: il primo è un ragazzo di modeste condizioni sociali, che lavora come Apprendista al Museo e ha sempre vissuto un’esistenza ordinaria, perfino noiosa, mentre la seconda è la figlia di uno degli uomini più importanti e rispettati di Londra, cresciuta negli agi e nelle certezze. Le vite di entrambi sono sconvolte dall’arrivo di Hester Shaw, la ragazzina sfregiata, dalla personalità scontrosa e aggressiva, determinata solo ad uccidere Valentine e disposta a tutto per riuscirci. In seguito all’incontro accidentale con Hester, entrambi saranno costretti a mettere in discussione ciò che hanno sempre considerato la verità e la normalità e a decidere da parte schierarsi.

Katherine e Tom sono dei ragazzini all’inizio della vicenda: incapaci di concepire il male, ingenui, incapaci di reagire e di comprendere le situazioni in cui si trovano, ma con l’evolversi dei fatti acquisiscono consapevolezza e imparano a stabilire che cosa ritengono giusto o sbagliato, al di là delle certezze che hanno sempre avuto. Hester, invece, impara a fidarsi delle altre persone e a lasciarsi andare, raccontando la propria storia e lasciando che l’odio venga lenito dall’affetto per gli altri.

Ho amato i luoghi tratteggiati dell’autore, in particolar modo Batmunkh Gompa ed Airhaven, così come mi sono trovata a sorridere di fronte alla delicatezza con cui sono raccontati i fragili, sconosciuti sentimenti che nascono fra i personaggi, ragazzini sospesi fra l’infanzia, ordinaria e rassicurante, e l’adolescenza, dove ogni certezza vacilla e si è davvero soli di fronte al mondo: l’amicizia fra Hester e Tom, l’amore fra Katherine e Bevis.

Nonostante le 3oo e passa pagine, Macchine Mortali è un romanzo che scorre rapidamente, anche se in certi momenti pecca di scarsa intensità e tensione, e personalmente avrei voluto maggiore “épos” nelle battaglie, specialmente nello scontro finale. Ciononostante, è adatto ad un pubblico molto eterogeneo, dai ragazzini alla ricerca di una storia fantastica e avventurosa agli appassionati di fantasy.

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