Animalisti e sperimentazione animale: il potere della disinformazione

La verità non è democratica. Che il 9 o il 99% della popolazione accetti l’evoluzione, è irrilevante. Essa resta un fatto”. Considerando come verità qualsiasi affermazione confermata dai fatti, o su cui esista un punto di vista concorde da parte della vasta maggioranza degli esperti del settore (quando la comprensione completa di un dato concetto richiede conoscenze specialistiche e non è accessibile alla maggior parte della popolazione, il parere di un singolo esperto conta più di quello di un qualsiasi numero di non specialisti).

L’ambito in cui è più evidente la discrepanza fra la verità e le convinzioni della maggior parte della popolazione è la sperimentazione animale. Negli Stati Uniti il 38% della popolazione si oppone alla SA, mentre nel 2002 solo il 26% della popolazione si dichiarava contrario (dati di un sondaggio Gallup del 2012). Quest’incremento è spiegabile solo se consideriamo la massiccia opera di propaganda svolta dalle associazioni animaliste, basata sulla manipolazione dei fatti, la distorsione e l’alterazione di dati e informazioni e il rifiuto di confrontarsi con ricercatori, professori e tutti coloro che sostengono la verità. In una parola, disinformazione.

Un caso emblematico è quello di Camille Marino e Steve Best, oppositori della sperimentazione sugli animali nonché “ideologhi” dei movimenti estremisti per i diritti degli animali, che adottano azioni violente (stalking, minacce, pubblicazione di dati riservati) nei confronti dei ricercatori, da loro chiamati “bersagli”. Ne ha parlato David Jentsch, autore del blog Unlikely Activist e difensore della ricerca scientifica statunitense, in questi articoli: Is negotiation nearly over for Camille Marino?Psychopathology in segments of the animal rights community.

In Italia la situazione è perfino peggiore. La manipolazione delle informazioni è adottata sistematicamente da associazioni animaliste e movimenti, come testimonia il lavoro di debunking (confutazione e correzione) operato da Pro-Test Italia e In Difesa della Sperimentazione Animale | Resistenza Razionalista (anche attraverso la loro pagina Facebook A Favore della Sperimentazione Animale). Nonostante le affermazioni degli animalisti non poggino su alcuna base razionale, anzi, spesso dimostrino pesanti fallacie (come quando sostengono che si facciano esperimenti sugli animali, pur esistendo metodi sostitutivi, perché gli animali costano meno, quando è evidente che il costo di mantenimento di un animale è nettamente inferiore a quello di una coltura cellulare) o addirittura cadano nell‘illogicità complottista (tutti gli scienziati, le riviste scientifiche, perfino il comitato che assegna i Nobel sono corrotti dalle case farmaceutiche, che impongono l’uso degli animali per sperimentare, nonostante l’inaffidabilità di questo metodo, perché, di nuovo…costerebbe meno), nonostante tutte le confutazioni punto per punto, con citazioni da fonti affidabili come articoli scientifici tratti da PubMed, nonostante il buonsenso e la razionalità, essi restano chiusi nella loro opinione, rifiutano il confronto, censurano le suddette confutazioni dalle loro pagine e alimentano l’odio attraverso la loro propaganda, dipingendo gli scienziati come “sadici vivisettori”.

Gli interventi degli animalisti nelle pagine sopraccitate si configurano spesso come veri e propri attacchi, in cui ripetono continuamente gli stessi concetti, branditi come slogan accettati acriticamente, ignorando le risposte oppure replicando con attacchi personali (“schifosi vivisettori di merda! ma sperimentate su vostra madre!”) o invitando l’interlocutore a documentarsi (“informati ignorante!”). Alcuni gruppi animalisti di Facebook organizzano segnalazioni collettive delle pagine di cui non gradiscono i contenuti con pretesti non inerenti al reale contenuto della pagina, nella speranza di ottenerne la cancellazione – e causando nel frattempo disagi vari all’utenza, come il blocco degli amministratori o la rimozione di alcuni contenuti. Come testimoniato dagli screen raccolti da A Favore della Sperimentazione Animale, gli atti vandalici nei confronti della pagina sono all’ordine del giorno.

Il potere della disinformazione e della mistificazione ha persuaso una grande fetta della popolazione che la sperimentazione animale sia una tortura crudele per gli animali attraverso la manipolazione: infatti, alla sperimentazione vengono associate immagini cruente, che quasi sempre si rivelano non veritiere, ad esempio perché si tratta di autopsie, canili e zoo e non laboratori, animali malati e non “vittime” di esperimenti, laboratori e stabulari non europei ma di Stati in cui non esistono normative che regolano la sperimentazione, immagini vecchie di decenni, e così via. Queste immagini suscitano una risposta emotiva, non razionale: nel momento in cui chi la vede aderisce acriticamente all’idea proposta da chi la pubblica, e associa quelle immagini alla sperimentazione, non si sforzerà più di comprenderne la necessità, tanto più se la propaganda lo persuade che la sperimentazione animale sia obsoleta e inutile.

Molti animalisti sviluppano un odio irrazionale per i ricercatori, come si evince dalle loro reazioni ad un evento luttuoso come la morte della grandissima scienziata Rita Levi Montalcini, documentate in questo articolo: La Reazione del popolo Animalista alla notizia della Morte di Rita Levi Montalcini. L’ignoranza genera odio. Quest’odio a sua volta impedisce agli animalisti di porsi con obiettività in un dibattito e di uscire dai loro pregiudizi.

Quello che è grave è che, visto che nei media principali spesso non si parla in modo obiettivo di sperimentazione sugli animali (ho letto articoli faziosi e mistificanti su giornali come La Repubblica e Il Fatto Quotidiano, ma se ne potrebbero citare altri), la propaganda animalista attecchisce liberamente e condiziona percentuali sempre più ampie della popolazione. Quale futuro può esserci per la ricerca scientifica se viene messa in pericolo da politiche volte solo ad ottenere il consenso degli animalisti?

 

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