Come le idee plasmano il mondo

Molto spesso, idee nate dalle riflessioni di filosofi, scienziati, teologi, letterati e saggisti non sono rimaste allo stato di speculazioni intellettuali, ma  hanno contribuito a modificare il corso della storia, definirne una direzione, costruire i paradigmi di pensiero di un’intera società e civiltà. La comprensione della storia, e di conseguenza della società contemporanea, deve soffermarsi anche sull’analisi del cammino svolto da idee che sono state interiorizzate e sono diventate parte fondante della nostra cultura. L’impatto di un’idea sul modo di pensare e di vivere di un’intera società può essere amplissimo, basti pensare a come la visione del Dio-architetto, che ha predisposto un ordine perfetto e immutabile nella natura e nella società, la Provvidenza, abbia influito sulla società europea del Medioevo, permeando la vita degli uomini comuni, l’organizzazione della società, il governo (con il bipolarismo papato/Impero, considerati esecutori dell’ordine divino), la cultura, la filosofia.

Un altro esempio è dato dall’ideale di dominio dell’uomo sulla natura attraverso la conoscenza e la ragione, che si concretizzano nella scienza e nella tecnologia, elaborato dal filosofo inglese Francis Bacon nel Novum Organum del 1620, che fornirà poi, insieme all’idea del progresso radicata nella cultura illuministica, il substrato sul quale germoglierà la prima Rivoluzione Industriale nell’800. Bacon aveva avuto un’intuizione che si è diffusa così capillarmente da essere quasi scontata nella nostra società: solo di recente si è sviluppata una nuova sensibilità, che riconosce l’uomo come parte della natura e ricerca un modo di vivere basato sull’armonia piuttosto che sul dominio, ma solo cinquant’anni fa sarebbe stato impensabile.

Le idee possono essere dei motori di cambiamento collettivo, come ad esempio è accaduto con la Rivoluzione americana e la Rivoluzione francese, ma possono anche essere preconcetti che restano radicati nella mentalità comune di un’intera società, e di conseguenza contribuiscono a forgiarne l’aspetto.

Questo è il caso, ad esempio, di un’idea nata dalla filosofia, il dualismo fra mente e corpo cartesiano, per cui nella nostra cultura l’individuo si identifica con la mente, considerando il corpo come qualcosa che gli appartiene, non qualcosa che è. Da qui deriva, per esempio, l’idea che anche il corpo possa essere venduto e comprato, come una merce, perché il corpo è solo qualcosa di materiale, proprio come le merci. A Cartesio si deve anche la considerazione profondamente negativa nei confronti dell’emotività, delle emozioni     (che tradizionalmente riguarda soprattutto gli uomini, poiché la donna è stata associata con le emozioni e la sensibilità, in opposizione alla razionalità maschile) in quanto non razionali: Cartesio, infatti, riteneva che le emozioni fossero un prodotto di scarto, derivate dal corpo, e che fosse necessario reprimerle.

Un’altra idea, nata per ragioni politiche (necessità di dominio, ricerca del potere) e poi diffusa e rafforzata dalla teologia e dalla filosofia (Aristotele, i pensatori cristiani), che ancora condiziona profondamente la nostra società, è quella della divisione naturale fra le caratteristiche maschili e quelle femminili, e la conseguente divisione dei ruoli di uomo e donna nella società (binarismo di genere). Il maschilismo è una questione politica, spiega Massimo Lizzi, che parla di come esso sia “funzionale” nella società patriarcale a procurare vantaggi materiali agli uomini, tramite l’esclusione e l’asservimento delle donne.

Dopo aver analizzato il potenziale di un’idea di radicarsi nella società e imprimerle una direzione, è importante focalizzarsi su come un’idea si innesta nella mentalità comune. Un fattore determinante è la ripetizione di un concetto, specialmente nei mass media: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità. La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità” (Joseph Goebbels).

Un altro fattore di grande importanza è il linguaggio: il linguaggio non è mai neutro, porta sempre con sé una scelta e quella scelta riflette la visione del mondo di chi la compie, visione che trasmette consapevolmente o inconsapevolmente nel momento in cui il testo, o il video, o l’immagine che ha realizzato si diffonde. Ciò è particolarmente vero, di nuovo, se si parla di mass media, sia perché raggiungono un pubblico molto vasto, sia perché sono considerati fonti dotate di autorevolezza e credibilità. Un esempio di come il linguaggio contribuisce a plasmare una visione è dato dall’uso di termini come “raptus”, “gelosia”, “omicidio passionale” nei casi di femminicidio, che contribuiscono a dare l’idea che si tratti di episodi isolati, dovuti a follia, malattia, di singoli devianti, e che non ci sia invece una comune radice culturale. (vedi Per le donne scriviamo un’altra storia). Questa visione si diffonde a tutti i livelli della società, e influisce ad esempio sui processi giudiziari, come nel caso di Melania Rea, uccisa da Salvatore Parolisi: ne ha parlato Michela Murgia su La Stampa.

Un terzo fattore è l’abitudine: è difficile andare contro un’abitudine che si è acquisita, ed è difficile mettere in discussione modelli a cui si è sempre aderito acriticamente. Molte idee vengono interiorizzate precocemente e poi non vengono più ridiscusse criticamente per pigrizia, mancanza di spirito critico o perché ci si trova a proprio agio in quella visione del mondo, come accade per esempio con la religione cattolica, che si assimila da bambini (quando non si è ancora in grado di comprendere e mettere in discussione), a scuola, a catechismo, a messa. I bambini assorbono acriticamente tutto ciò che gli adulti trasmettono loro, ed è infatti nell’infanzia che si creano in famiglia gli stereotipi di genere, che poi saranno rafforzati dal confronto con gli altri a scuola e dai mass media: per questo è responsabilità degli adulti cercare di mantenere il più possibile neutra e libera da condizionamenti la crescita dei bambini nei primi anni della loro vita (fino ai tre-quattro) e in seguito insegnare loro ad avere senso critico e apertura mentale.

Per essere cittadini consapevoli, è importante acquisire l’attitudine mentale a ricercare le visioni, i nuclei concettuali che stanno alla base, ad esempio, di un articolo di opinione, di un discorso, di un’ideologia. Le informazioni che riceviamo non sono neutre, e decostruirle criticamente è necessario per poter decidere consapevolmente e criticamente se accettarle o respingerle.

2 pensieri su “Come le idee plasmano il mondo

  1. penso che mascolinità e femminilità non siano astrazioni, ma sono complessi e sfaccettati, non sono fissi e statici,.esistono nell’intreccio di natura cultura e storia..e non devono mettere in discussione il principio che uomini e donne sono pari moralmente e intellettualmente nel bene come nel male.

    • Sono d’accordo ^^
      Quello che intendevo dire è che le idee che la nostra società ha di mascolinità e femminilità, e soprattutto la netta divisione fra qualità maschili e qualità femminili (che secondo me non ha neppure senso) sono costrutti artificiali.
      Che le donne siano associate esclusivamente alla sfera della sensibilità e gli uomini a quella della razionalità, ad esempio, è un artificio. Pensare maschile e femminile in termini di compartimenti stagni, per come è stato fatto finora nella storia della nostra cultura, conduce inevitabilmente a oppressione e discriminazioni.

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