Le femministe non odiano gli uomini

[Questa riflessione è stata originariamente postata, in lingua inglese, dalla pagina Facebook “Feminism and Satire“. La pagina risulta scomparsa da Facebook, e tutto l’archivio di informazioni, immagini, riflessioni che conteneva è andato perduto. Prima della scomparsa della pagina, avevo copincollato questo testo in un foglio di appunti. Il mio post rappresenta una traduzione e un ampliamento del testo originale.].

Il femminismo come movimento nasce all’inizio del ‘900 come reazione a una società patriarcale, in cui sono considerati individui e cittadini solo gli uomini. L’obiettivo della parità equivaleva pertanto a porre le donne sullo stesso piano, in quanto a diritti, degli uomini. Il nome femminismo continua ad essere utilizzato per designare il movimento che vuole dare attuazione pratica al principio dell’antisessismo, sia per la continuità con le radici storiche dell’emancipazione femminile (le battaglie delle suffragette e quelle per i diritti civili negli anni ’70) sia perché, di fatto, la battaglia del femminismo contro il patriarcato non è ancora conclusa e le donne si trovano ancora ad essere discriminate dalla società. Il femminismo ha come obiettivo l’unificare i sessi, costruendo una società libera ed egualitaria in cui non solo siano garantiti pari diritti e pari opportunità ad ogni persona, indipendentemente dal suo sesso e/o dal suo orientamento sessuale, ma ognuno abbia anche la possibilità di realizzarsi ed esprimersi liberamente, senza essere confinato in stereotipi e condizionamenti in base al sesso, mentre l’anti-femminismo consiste essenzialmente nel mettere l’uno contro l’altro i sessi. Le femministe perseguono la parità dei sessi. Le femministe non odiano gli uomini. Le femministe odiano i misogini. Questo è quanto.

Ma il definirci, il riconoscerci come femministe ci getta addosso più odio di quanto non ce ne fosse nei nostri confronti all’inizio. Siti maschilisti e misogini compiono attacchi sistematici nei nostri confronti, clonando i blog e le pagine Facebook più seguite per diffondere i loro messaggi di odio; molto spesso noi veniamo insultate in virtù del nostro genere, in virtù della causa per cui stiamo combattendo. Gli insulti che ci rivolgono ci attaccano come donne, non per le nostre idee: troia, puttana, lesbica, zitella acida, cessa inchiavabile, e così via. Lo stereotipo della femminista ci vede come donne sessualmente represse, rese acide verso gli uomini perché ignorate o disprezzate da loro, che cercano di vendicarsi sottomettendoli. Le nostre opinioni, spesso, sono ridicolizzate o ignorate: se protestiamo contro la mercificazione della donna, ci chiamano moraliste; se vogliamo una sessualità libera, ci chiamano troie; se abortiamo, ci chiamano assassine; se vogliamo partecipare alla vita politica, siamo sommerse di battutine che insinuano che il nostro posto è in cucina; quando facciamo notare le discriminazioni e le violenze che le donne subiscono, stiamo facendo le vittime; se vogliamo lavorare, siamo delle madri snaturate; se restiamo a casa in maternità, stiamo “facendo le furbe”.

Noi sentiamo il bisogno di lottare contro questo stereotipo e questo odio, affinché la nostra voce sia ascoltata, affinché la società non possa semplicemente fare finta che le discriminazioni, la violenza di genere, il femminicidio, l’omofobia, la mentalità maschilista e misogina non esistano. E quando lo facciamo, quando reagiamo, quando non restiamo in silenzio, quelle persone che odiano il femminismo ne approfittano per confermare il loro pregiudizio fuorviante secondo cui noi odiamo tutti gli uomini.

Gli stessi uomini che odiano il femminismo perché sono convinti che noi femministe odiamo gli uomini cercano con ogni mezzo di farci reagire con aggressività nei loro confronti per dimostrare di avere ragione. Ma ciò non significa, di nuovo, che noi odiamo gli uomini che non si comportano in questo modo sessista e misogino, solo per il loro essere uomini. Il femminismo non riguarda solo le donne: gli uomini sono limitati dai condizionamenti imposti dalla cultura patriarcale nella stessa misura, e in modo speculare, a come lo sono le donne (ne ho parlato in La battaglia del femminismo contro il patriarcato e Patriarcato e identità maschile).

Esistono donne che odiano le donne, che hanno aderito alla mentalità sessista della cultura patriarcale, ma le femministe non sono sessiste, e queste donne sessiste non renderanno noi femministe meno femministe in alcun modo; anzi, di fatto, ci spingono ad esserlo di più, perché le femministe combattono il sessismo, sia che provenga dagli uomini che dalle donne. Il singolo fatto di essere donna non rende nessuna di noi né migliore né peggiore, di per sé. “Femminista sessista” è un ossimoro. Solo perché alcune donne che si definiscono femministe si comportano in modo sessista, ciò non significa che smetteremo di chiamarci femministe. Noi combattiamo le donne sessiste, come facciamo con gli uomini sessisti. L’unica differenza sta nelle ragioni per cui gli uomini e le donne sono sessisti: i primi per difendere lo status quo, la loro posizione di superiorità e privilegio, le seconde perché hanno interiorizzato la cultura patriarcale come “naturale” e “normale” e, pur essendone relegate in posizione di inferiorità, percepiscono quel ruolo come quello che spetta loro e non sentono il bisogno di cambiare le cose.

12 pensieri su “Le femministe non odiano gli uomini

  1. la parità dei diritti e la libertà di esprimersi comunque non può voler dire abolire la diversità, essere diversi non vuol dire essere inferiori o superiori, nè vuol dire imporre a qualcuno con la forza una vita che non vuole.

    • La diversita’ di per se’ non implica inferiorita’/superiorita’, questi giudizi di valore sono stati assegnati ai sessi dalla cultura patriarcale, e rafforzati tenendo le donne in una condizione di subordinazione attraverso la mancanza di istruzione e la creazione di un sistema di valori ‘femminili’ a cui le donne dovevano corrispondere.

      Non per questo la diversita’ e’ da abolire: la societa’ dovrebbe permettere ad ogni individuo di realizzarsi nella piu’ ampia liberta’ (nei limiti delle leggi e dell’etica, ma qui parlo soprattutto di trovare se’ stessi, di decidere chi si vuole essere) senza discriminare chi si differenzia dalla maggioranza.

  2. Complimenti, un articolo davvero esilarante.
    Le femministe combattono il sessismo? Femministe sessiste è un ossimoro?
    Ma sei davvero COSI’ ingenua???
    Basta considerare un qualsiasi blog o spazio mediatico gestito dalle femministe, e ci troverai solo del sessismo antimaschile.
    Prova a leggere un po’ blog come la 27a ora sul Corriere, o Donne di Fatto sul sito del fatto quotidiano. In quasi ogni articolo postato, si sputa veleno e disprezzo contro gli uomini e si esaltano o vittimizzano ( e quindi si rendono innocenti ) le donne.
    In tutti i casi, si fa capire o si sottintende che le donne sono moralmente superiori agli uomini. Le loro prerogative, i loro diritti, i loro modi di vivere la sessualità hanno sempre e comunque la precedenza. Sono quelli “giusti”, mentre gli uomini sono quelli “sbagliati.
    Questo è il messaggio che viene comunicato ogni volta che a parlare è una femminista.

    Davvero, non mi capacito di come una donna apparentemente istruita e intelligente possa considerare il femminismo antisessista.
    Quando il femminismo è l’ideologia della superiorità morale delle donne sugli uomini. E’ sesso-razzismo allo stato puro, e basta vivere in questa società del 2013 per rendersene conto.

    • Le mie spiegazioni su cosa sia il femminismo, perché riguardi anche gli uomini e perché per definizione non possa che essere antisessista le ho già date nell’articolo e nei due precedenti linkati in rosso. Se trovi il mio articolo “esilarante”, dovresti sforzarti di prenderlo sul serio, ascoltare ciò che ho da dire senza essere prevenuto, oppure trovare altri blog da frequentare – la Rete è grande.

      Seguo spesso la 27esima ora e un po’ meno Donne di Fatto, ma non ho mai notato ciò che con acredine definisci “sottintendere che le donne sono moralmente superiori” e che “gli uomini sono quelli sbagliati”. Quello che ho notato è la mole impressionante di commenti che trasudano odio e disprezzo verso le donne, che si sforzano di negare il fatto che viviamo in una cultura patriarcale, che le donne sono ancora discriminate e oppresse – ben lungi dall’aver imposto il loro presunto “dominio” sul genere maschile. E in questa società del 2013, io non riesco a “rendermi conto” di dove sarebbe il presunto “sesso-razzismo” di cui parli.

      Il femminismo si batte per la libertà degli individui, uomini e donne. Non ha niente a che fare con la superiorità o l’inferiorità: il suo obiettivo è eliminare ogni forma di oppressione e discriminazione di genere per costruire una società libera ed egualitaria. Per restare alle definizioni, cito da Wikipedia:
      Con il termine femminismo, generalmente, si può indicare:
      1 la posizione di chi sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne siano state e siano tuttora, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate;
      2 la convinzione che il sesso biologico non dovrebbe essere un fattore predeterminante che modella l’identità sociale o i diritti sociopolitici o economici della persona;
      3 il movimento politico, culturale e sociale, nato storicamente durante l’Ottocento, che ha rivendicato e rivendica pari diritti e dignità tra donne e uomini e che – in vari modi – si interessa alla comprensione delle dinamiche di oppressione di genere.

      Questo è ciò in cui io mi rispecchio, come femminista.

  3. ladymismagius ma però tu ti dimentichi una cosa fondamentale non tutte le femministe sono uguali, chiariamoci io non insulto una donna che ha una sessualità libera,penso che le donne siano libere di abortire, e se lo meritano avere anche posti di responsabilità importanti, ma questo non significa che concordo con tutto il femminismo, come quelle femministe che vogliono distruggere la sessualità maschile , che ci vogliono dire quale fantasie sessuale è giusta e quale è sbagliata , che non dobbiamo vederci il porno, o che non dobbiamo leggerci le riviste come playboy, questo non lo sopporto, be ovviamente tu sei una femminista ragionevole con cui si può dialogare ma non sono tutte cosi.

    • Per me la libertà individuale, la libertà di scelta e di espressione, è la cosa più importante: non esiste nessun valore “assoluto” in nome del quale togliere delle possibilità di scelta ad altre persone.

      La nostra società è ancora dominata da una cultura patriarcale, e molte femministe si impegnano per cambiare un immaginario in cui la donna è vista come un oggetto o come Altro rispetto all’uomo, che ha piena soggettività e individualità. Per alcune questo significa anche una netta e radicale condanna della pornografia, io non sono d’accordo. Io credo che l’immaginario che deve cambiare deve essere innanzitutto quello dei media mainstream, che diffondono stereotipi offensivi e limitanti.
      Se una scelta è effettuata con consapevolezza e in modo davvero libero, non ho nessuna ragione per ritenerla “meno dignitosa” o “meno rispettabile” solo perché non la condivido, solo perché non è la scelta che farei io.

  4. il femminismo e l unica idiologia razzista ancora accettata che non fa altro che usare scuse ridicole per fomentare odio per l altro sesso.

  5. Mi sembra molto strano che le femministe non odiano gli uomini .
    Come barzelletta potrebbe andare anche bene ma la realtà è molto ben diversa
    Se ciò fosse vero che le femministe sono donne normali sane di mente molto probabilmente si sarebbero comportate perlomeno da persone amiche le femministe o presunte tali che ho conosciuto qua è la .
    Magari queste femministe se esistessero veramente mi avrebbero pure invitato a cena e poi proposto pure di far sesso .
    In una società femminista paritaria dovrebbe funzionare cosi !
    Non sta scritto da nessuna parte che deve essere sempre il maschio a rompersi le scatole è a prendere sempre l “iniziativa sia per poter conoscere qualche femmina sia per forse far sesso con lei .
    Inoltre se le femministe non odiassero gli uomini e fosserò obbiettive non sarebbero tutte aggressive contro il sesso maschile nè diffonderebbero ingiurie di vario genere o teorie calunniose e sballate sul sesso maschile .
    Faccio un esempio semplice se un uomo nella attuale società femminista resta scapolo viene ingiuriato o deriso in ogni modo .
    Tutte le donne ben sanno che per un uomo non è affatto facile poter conoscere donne o accoppiarsi !
    Se invece è una donna a restar zitella quasi tutte le donne zitelle hanno sempre qualcosa che non va per questo motivo sono rimaste libere .
    Tecnicamente è impossibile che una donna normale arrivi ai 25 anni di età magari senza nemmeno mai aver avuto un fidanzato ufficiale e che a 30 anni sia ancora una zitella libera .
    Una ragazza anche asociale timida e brutta basta che vada a farsi una passeggiata e faccia un mezzo sorriso a qualche ragazzo per poter conoscere quanti ragazzi desidera perciò tra un uomo scapolo è una donna zitella c” è una abissale differenza di possibilità tutte a favore delle donne zitelle che hanno avuto centinaia di possibilità in più di poter conoscere qualche uomo che gli andasse a genio rispetto alle poche possibilità che ha un uomo .
    Più o meno il rapporto di possibilità tra un uomo che si è dato anche molto da fare però è rimasto scapolo e una donna zitella passiva che non ha mai fatto nulla per poter conoscere un uomo più o meno sono queste ; uomo attivo conosce a fatica 20 donne e magari pure spende soldi è poi si ritrova scapolo al contrario la donna passiva conosce senza far fatica 120 uomini è non spende una lira però nessun uomo gli va a genio e poi si ritrova zitella !
    In questo caso le femministe difendono in ogni modo tali zitelle !

    • Le femministe si propongono, fra le altre cose, di scardinare i ruoli sociali e le aspettative stereotipate che causano la situazione che descrivi.
      A parte che essere single non è un demerito – e non sentirai mai una femminista affermare il contrario – e che se una persona vuole restare single sono affaracci suoi, non è automatico che al tempo/denaro impiegato per trovare una partner debbano corrispondere dei risultati.

      Comunque potresti farti qualche ricerca sui contenuti del femminismo – anche su Wikipedia, non per forza qui – prima di sputare sentenze.

  6. Se si guarda alla teoria è tutto come dici tu: il femminismo aspira alla parità (sociale) dei sessi e a modificare la cultura dominante in tal senso per sradicare i luoghi comuni che perpetrano il dominio del patriarcato.
    Se fosse per ciò che si propone il femminismo, qualunque persona intelligente vorrebbe essere femminista, me compreso. Il problema però non è ciò che il femminismo si propone (sul quale, a quanto pare, tra persone intelligenti siamo quasi tutti d’accordo), ma piuttosto su come fino ad oggi è stato declinato e in qualche modo realizzato.
    Il patriarcato per quanto deprecabile (e sicuramente lo è) è comunque un sistema che fornisce alla società dei ruoli ben definiti, giusti o sbagliati che siano. L’errore del femminismo, e di altre rivoluzioni simili (che poi inevitabilmente la Storia finisce per decretarne la nemesi), è stato forse quello di lavorare troppo sull’abbattimento del sistema patriarcale e meno sulla costruzione di un sistema alternativo dove fosse realmente tangibile la parità dei sessi. Se mi passi la metafora, persino in Libia siamo andati per “esportare la democrazia”: li abbiamo tolti dalle grinfie di Gheddafi ma gli abbiamo portato (non direttamente, ma abbiamo lasciato che succedesse) l’ISIS…quando si dice che il rimedio a volte è peggiore del male.
    Sicuramente c’è una notevole resistenza, specialmente in una società patriarcale come la nostra, a volersi liberare di certi orpelli culturali e sociali che ormai suonano anche anacronistici, però mi sembra che finora tutto ciò che abbia ottenuto il femminismo è di concedere alle donne di avere gli stessi difetti che storicamente il femminismo rimprovera al sesso maschile. Gli uomini continuano ad elargire prebende alle donne che si vendono al patriarcato, dove magari potranno anche aspirare a fare una bella vita e a credere di avere gli uomini in pugno, anche se però nelle stanze dei bottoni (o perlomeno quelle dove conta premere un bottone) le donne ancora non ce le fanno entrare.
    Come insegnava il buon Machiavelli, spesso il “nemico” ci s’ha in casa. Non potrà mai esserci una vera vittoria del femminismo finché ci saranno donne (e purtroppo ce ne sono) che continueranno a credere di potersi realizzare e comunque trarre vantaggi dalla società patriarcale. Sono donne che si vendono per un pezzo di pane secco e acqua sporca quando potrebbero avere un piatto di minestra fumante, ma non è una questione di sesso: lo fanno anche gli uomini. Ma la paura di perdere anche quel pezzo di pane secco e quel goccio d’acqua sporca le fa rimanere dove sono. E sarà sempre una vittoria mutilata finché anche molti uomini non capiranno che in una società dove le donne possono realizzarsi al pari degli uomini hanno solo che da guadagnarci.
    Personalmente trovo che se i sessi si mettessero a collaborare e complementarsi tra di loro con lo stesso impegno e zelo che mettono nel farsi tutti i giorni una stupida e sterile guerra tra di loro, le cose andrebbero molto meglio per tutti. Ma tant’è.
    E quando si invoca una sincera e costruttiva autocritica sarebbe ora di finirla con l’antico vizio italiota (che purtroppo accomuna entrambi i sessi) che quando uno mette il dito nella piaga è sempre uno che non ha capito, che non si è informato, che non conosce, ecc. L’ultimo personaggio pubblico che invocava atteggiamenti di questo tipo è ancora sotto processo per vari reati di sfruttamento dell’immagine e del corpo femminile, quindi non mi sembra un modello coerente a chi vorrebbe definirsi “femminista”. Sempre che la coerenza sia ancora un valore da perseguire.

    • Sono d’accordo con te, in generale. Cerco di risponderti nel merito dei punti che hai sollevato.
      Io non credo che la pars costruens del femminismo (per come lo vedo io) richieda così tanta riflessione: si tratta di innestare sul modello della democrazia liberale laica una reale parità di genere sul piano politico, di sbarazzarsi dei modelli culturali patriarcali e sessisti sul piano sociale e culturale e del “patriarcato dentro di noi” nelle relazioni personali, negli schemi di pensiero. In teoria tutto questo renderà effettiva la parità quasi spontaneamente.
      Io credo che non esistano qualità o difetti maschili o femminili, quindi ritengo che se le donne sono più simili agli uomini in negativo in questa fase di emancipazione incompleta, più materiale che culturale, ciò riflette solo, appunto, il fatto che il cambiamento culturale non è realmente ancora avvenuto.
      Come ho già accennato, il patriarcato è anche dentro di noi. C’è chi sceglie di adattarsi, anziché combatterlo: è più facile.
      Spero di aver dato una risposta che giudicherai intellettualmente onesta, io ho cercato di esprimermi sinceramente. Questo è il mio pensiero.
      Comunque grazie del commento🙂

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