Tema: da Galileo alla Rivoluzione Industriale

Questo post rappresenta la trascrizione di un tema di tipologia C, o tema storiografico, la cui traccia era la seguente:

La maturazione di fenomeni storici di lunga durata riposa spesso su precondizioni antropologico-culturali molto profonde. Il caso della rivoluzione industriale è uno di questi; in particolare la cultura della rivoluzione scientifica del ‘600, sia nella versione baconiana del dominio dell’uomo sulla natura, sia in quella galileiana-newtoniana della matematizzazione della natura, rappresentano tessuto vivo di questo sfondo di precondizioni antropologico-culturali, le quali per molti aspetti alludono e rendono pensabile il fenomeno dell’industrializzazione del secolo successivo.Approfondisci ed articola questa affermazione, esibendo criticamente le conoscenze specifiche già acquisite su tale argomento, facendo emergere una riflessione che punti a fornire una considerazione sugli effetti di lungo periodo provocati dalla rivoluzione industriale e dalle logiche capitalistiche sul sistema-mondo, anche contemplando la condizione del nostro presente storico.

Sembra complesso, ma non lo è: l’importante è soffermarsi con attenzione su ogni richiesta della traccia e non trascurare nessun aspetto di quanto richiesto; in questo caso, le richieste erano: 1. il dominio sulla natura di Bacone, 2. la matematizzazione della natura di Galileo e Newton, 3. come questo ha creato il clima culturale in cui è nata la rivoluzione industriale 4. gli effetti della rivoluzione industriale 5. il capitalismo al giorno d’oggi, nella società globale. è importante quindi cogliere i collegamenti e ordinarli in una visione complessiva. Non dovrei dirlo, ma ho preso 10 in questo tema e ne sono molto felice🙂. Di seguito lo svolgimento.

Per comprendere le grandi trasformazioni che cambiano il volto di intere società e civiltà in modo radicale, aprendo prospettive inimmaginate anche solo pochi decenni prima, occorre analizzare non solo il substrato di condizioni sociali, politiche, economiche e delle innovazioni tecnologiche, ma anche le mentalità, i paradigmi di pensiero, le idee che attraversano la società, la guidano e permettono di concretizzare le possibilità offerte da quel substrato.

Le idee plasmano la visione del mondo di una società.

La società europea del Medioevo era pervasa dall’idea di Dio come architetto del cosmo, che aveva stabilito un ordine immutabile e perfetto sia nella natura che nella società, e che interveniva per attuare questo ordine attraverso la divina Provvidenza. Questa visione  condizionava l’esistenza degli uomini dell’epoca, dai contadini, ai governanti, ai letterati, ai filosofi, e non possiamo prescindere da essa, se vogliamo comprendere le ragioni delle decisioni politiche, interpretare le opere letterarie o analizzare la vita quotidiana dell’epoca.

Questo paradigma fu scosso nelle fondamenta dalle scoperte della Rivoluzione scientifica, ma la Rivoluzione stessa non sarebbe potuta avvenire se nei secoli precedenti non si fosse sviluppata una mentalità più laica e attenta al valore e alle potenzialità dell’individuo e della sua ragione. L’opera di Galileo Galilei rappresenta uno snodo fondamentale nella formazione del paradigma culturale della Rivoluzione scientifica, in quanto egli elabora il metodo scientifico, basato sull’osservazione, la formulazione di ipotesi, la verifica sperimentale e l’elaborazione di una legge matematica che spieghi il fenomeno nei suoi aspetti misurabili, quantitativi. Galileo, inoltre, distinse l’ambito di competenza della religione da quello della scienza e criticò il principio d’autorità, rivendicano l’autonomia della ricerca.

La sua opera fu proseguita dall’inglese Isaac Newton, che sistematizzò le elaborazioni di Galileo e le osservazioni di Tycho Brahe e Johannes Keplero in un’unica teoria, quella della gravitazione universale, in grado di spiegare con cause uniche una pluralità di fenomeni, e formulò in modo rigoroso i principi del metodo scientifico.

Parallelamente all’attività di Galilei, Francesco Bacone elaborò l’idea del dominio del’uomo sulla natura attraverso la conoscenza scientifica e le conseguenti innovazioni tecnologiche, sottolineando come la superiorità tecnologica fosse il fattore che aveva permesso agli Europei di sottomettere gli altri popoli. Queste idee, insieme al concetto elaborato dai pensatori illuministi del progresso come fonte di benessere e scopo da perseguire per la società, costituirono i presupposti che, innestandosi su un substrato di condizioni favorevoli, permisero la nascita della prima Rivoluzione industriale nell’Inghilterra di fine ‘700.

La Rivoluzione industriale trasformò profondamente la società dell’epoca: se dapprima l’economia si basava in prevalenza sulla produzione artigianale, i cui ricavi erano immediatamente investiti in nuova materia prima e in cui il lavoratore era proprietario del proprio lavoro e dei mezzi di produzione, all’interno del modello della fabbrica il lavoratore era subordinato al macchinario, che apparteneva al padrone, all’imprenditore. Il fine di questo modello produttivo non è il prodotto, ma il profitto, che si realizza nella trasformazione della materia prima in oggetto attraverso lo sfruttamento della manodopera salariata, secondo la teoria elaborata dal filosofo Karl Marx.

Le conseguenze sulla società di allora furono molteplici: si formò una nuova classe sociale, il proletariato, composto dai lavoratori sottopagati, che vivevano in condizioni di povertà e malnutrizione, con un’aspettativa di vita molto bassa; le città si ingrandirono per ospitare gli emigrati dalle campagne, che si raccolsero in quartieri malsani e sovrappopolati; l’uso del carbone come forza motrice primaria per i macchinari e i mezzi di trasporto diede inizio ai fenomeni di inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’atmosfera che al giorno d’oggi rappresentano uno dei problemi più gravi che la nostra società si trova a dover affrontare.

Il capitalismo si è imposto come sistema economico dominante a livello mondiale nel corso del Novecento, con il crollo del suo principale oppositore, il modello socialista/comunista. Se in Europa e negli Stati Uniti le sue tendenze allo sfruttamento sono state ridimensionate attraverso le leggi ottenute in seguito a lunghe e dure battaglie sindacali, nel resto del mondo le condizioni dei lavoratori non sono molto diverse da quelle dei proletari ottocenteschi: sfruttamento della manodopera minorile, turni di 12-16 ore al giorno, nessuna tutela, ambienti di lavoro sovraffollati e pericolosi, stipendi insufficienti alla sopravvivenza.

Il benessere ottenuto nella nostra società deriva semplicemente dall’aver trasferito altrove la sofferenza: il modello basato sul perseguire il profitto non ha alcuna considerazione per l’individuo, che è solo un ingranaggio del sistema, perfettamente sostituibile, né per l’ambiente, visto solo come una risorsa da sfruttare.

La produzione, affinché ci sia profitto, deve crescere sempre di più, e al contempo i costi di produzione devono essere ridotti il più possibile. Questo sistema fondato sulla competizione e sorretto dall’avidità non può che rivelarsi fallimentare, dato che per guadagnare occorre vendere i prodotti a un prezzo elevato e pagare il meno possibile chi li produce: se i prodotti restano invenduti, si ha una stagnazione e il sistema smette di funzionare.

La situazione di crisi economica che l’Occidente sta attraversando mostra con chiarezza che il sistema è arrivato ad un punto di rottura e che occorre ripensare globalmente la struttura della nostra economia, tornando alle radici del termine: oìkos, casa. Abbiamo gli strumenti e le possibilità per costruire un modello di sviluppo il cui scopo sia il benessere degli individui, che non può prescindere dal rispetto dei diritti fondamentali, e che tenga conto della nostra appartenenza al complesso insieme di rapporti di interdipendenza della natura. Per farlo, è necessario quindi creare un nuovo paradigma di pensiero che possa indirizzare la società verso una nuova rivoluzione, quella di una civiltà rispettosa, responsabile ed eco-sostenibile.

Ogni società costruita dall’uomo è stata ed è fondata sull’oppressione, dalla schiavitù nelle società dell’antichità, al patriarcato, al colonialismo capitalista, alla segregazione razziale. La vera sfida del Terzo Millennio è realizzare un modello di convivenza realmente libero e inclusivo, in cui il valore di ogni individuo sia rispettato e le differenze valorizzate.

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...