Tema: Dubbi e paure degli scienziati

Oggi, proseguendo la serie di trascrizioni dei temi svolti nel corso di quest’anno scolastico, voglio postare un tema-saggio breve, di ambito scientifico-tecnologico, dal titolo “Dubbi e paure degli scienziati”. I documenti proposti per lo svolgimento della traccia comprendevano una riflessione tratta dal saggio Il secolo breve dello storico Eric Hosbawm, una testimonianza di Enrico Fermi riguardo all’entusiasmo, al puro desiderio di conoscenza che lo muoveva nel corso degli esperimenti che avrebbero portato alla costruzione della bomba atomica, un intervento di Rita Levi Montalcini sulla necessità di difendersi dai movimenti oscurantisti e antiscientisti, e un brano riguardo alle implicazioni del processo fatto a Galileo Galilei.

Io ho preso in considerazione solo i brani di Hosbawm e della Montalcini, perché includere anche gli altri avrebbe comportato la necessità di espandere ulteriormente il testo. Comunque, gli spunti di riflessioni offerti da questa traccia sono molteplici, e le possibilità di svilupparla in direzioni anche molto diverse fra loro restano aperte – il che è esattamente ciò che si auspica in un tema del genere.

Ecco il mio svolgimento:

Nel corso del ‘900, il rapido e amplissimo progresso nella conoscenza scientifica ha cambiato radicalmente la vita delle persone e il volto della società, introducendo tecnologie e strumenti utilizzabili dalla maggioranza della popolazione. I settori in cui i progressi sono stati più radicali ed evidenti sono la produzione industriale, le comunicazioni e i trasporti e la medicina, ma trasformazioni importanti sono avvenute anche in ambito bellico e agricolo, e nuove frontiere si sono aperte all’umanità, come l’esplorazione dello spazio.

All’espandersi della conoscenza corrisponde necessariamente una sua specializzazione e settorializzazione, il che comporta la formazione di un’élite che detiene i saperi alla base di quelle tecnologie e quegli strumenti che sono entrati nella nostra vita. Pur trattandosi di conoscenze aperte, cioè accessibili a tutti coloro che vogliano apprenderle attraverso lo studio, la loro comprensione per la maggior parte della popolazione non può che essere superficiale, perché passa dai mezzi di comunicazione di massa, che devono sintetizzarle e semplificarle per i non esperti.

Per queste ragioni, di fronte al progresso vi sono sempre stati oppositori reazionari, dai luddisti che nell’800 distruggevano i macchinari a vapore ai dimostranti che al giorno d’oggi devastano le colture sperimentali geneticamente modificate. Il reazionarismo, spiega Eric Hosbawm nel saggio Il secolo breve, è un tratto costante nella storia del ‘900: “Il progresso è avvenuto sullo sfondo di un bagliore di sospetti e paure, che di quando in quando si è acceso in vampate di odio e di rifiuto della ragione e di tutti i suoi prodotti”.

L’opposizione al progresso scientifico, nata dalla paura e dall’ignoranza, è rafforzata dalla complessità della società in cui viviamo, i cui meccanismi sono diventati così complessi ed estesi da sfuggire alla comprensione ed al controllo dei singoli individui. Questo genera l’impressione di essere parte di un sistema oppressivo e manipolatorio le cui fila sono tenute da entità oscure e potenti, di cui i governi non sono altro che burattini e che usano la tecnologia per controllarci. Ma la mentalità antiscientista e la paura irrazionale della scienza non sfociano solo nel complottismo, che rappresenta una deriva estrema di un fenomeno capillarmente diffuso: la disinformazione. Il movimento animalista, facendo leva sull’emotività e diffondendo informazioni false e mistificate, ha diffuso la convinzione che la sperimentazione animale consista solo ed esclusivamente nella vivisezione e venga praticata per l’interesse delle grandi case farmaceutiche, pur essendo inutile in confronto ai metodi alternativi. Il risultato di quest’opera di disinformazione è impressionante: un sondaggio del 2010 mostra che il 38% dei cittadini americani si dichiara contrario alla sperimentazione animale, mentre nel 2006 solo il 22% dava questa risposta. In Italia, un sondaggio indica l’86% della popolazione come contrario alla SA.

Tali convinzioni hanno serie conseguenze: l’articolo 14, più noto come legge Brambilla, sostenuto dagli animalisti, proponeva di vietare l’allevamento di animali da laboratorio e imponeva l’obbligo di anestesia prima di qualsiasi trattamento su animali. L’approvazione di un simile articolo di legge avrebbe significato la fine della ricerca scientifica nel nostro Paese. Rita Levi Montalcini, scienziata premio Nobel per la Medicina, in un suo discorso affermò: “Ho speso tutta la mia vita per la libertà della scienza e non posso accettare che vengano messi dei chiavistelli al cervello. […] Oggi più che mai bisogna affermare il principio che gli scienziati hanno il diritto di partecipare alle decisioni politiche piuttosto che essere vittime di movimenti oscurantisti ed antiscientisti”.

Per combattere il rifiuto della scienza, sostiene la Montalcini, è necessario che scienziati e ricercatori intervengano nel dibattito pubblico, divulgando le loro conoscenze e ribadendo il valore della conoscenza come mezzo insostituibile per la libertà. Ciò che la comunità scientifica deve temere è l’ignoranza, che ha il potere di mettere a repentaglio le conquiste ottenute faticosamente fino ad ora: non bisogna dare per acquisito di vivere in una società dove il valore della conoscenza è riconosciuto.

In the Age of Information, Ignorance is a Choice

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