In the Booth with Ruth – Jody Williams, Founder of Sex Workers Anonymous (formerly Prostitutes Anonymous) and Trafficking and Prostitution Services

Solo una testimonianza.

Ruth Jacobs

Jody Williams

How did you become involved working with victims of sex trafficking and prostitution?

I’ll start back when it all started – with me in the sex industry. I say ‘sex industry’ because I was involved not just in prostitution. I was operating as a prostitute, as a dominatrix, in the phone sex industry, pornography, stripping, live sex shows, swinging, sex clubs, and madaming. I had been brought into this by a generational family of pimps who had their other family members and associates all across the United States in many different areas of the sex industry.

I saw firsthand how these illegal businesses would intertwine with legal businesses and so-called legal businessmen. I know how they would bring in medical doctors who would give the women birth control, illegal abortions, treat their STDs – all off the record in exchange for a trade of services between him and the ‘girls’…

View original post 1.489 altre parole

Annunci

6 pensieri su “In the Booth with Ruth – Jody Williams, Founder of Sex Workers Anonymous (formerly Prostitutes Anonymous) and Trafficking and Prostitution Services

  1. Ma di prostitute costrette purtroppo c’è ne sono molte, ma che io sappia pornostar costrette mai sentite se non uno o due casi però in 40 anni, e sulle Mistress neanche mai sentite essendo che oltretutto vengono pagate per dominare il/la cliente, poi io sono per la regolamentazione e legalizzazione della prostituzione, come fanno in altri paesi come la Germania, ho visto interviste a prostitute Tedesche e non mi sembrano ne sfruttate ne scontente del loro lavoro,anzi guadagnano moltissimo e ci scherzavano su quando raccontavano del loro lavoro.

    • Non sono un’esperta del settore, volevo solo riportare una testimonianza sullo stato sociale delle vittime della prostituzione (l’articolo, ovviamente, non si riferisce a coloro che hanno scelto liberamente questo tipo di vita). Anche in Italia ovviamente vi è una grande maggioranza di ragazze straniere vittime della tratta, e la domanda che sorge spontanea alla luce di questa testimonianza è: qualcuno si accorge di loro come persone? Qualcuno si prende cura di loro? E chi lo fa, ha i mezzi per garantire loro salute e sicurezza?
      Perché se tutto questo non avviene, la riduzione in schiavitù di queste ragazze continuerà.

      • be se fosse regolamentata e legalizzata , si potrebbe distinguere chi lo fa per libera scelta e chi per costrizione, e in quel caso punire gli sfruttatori, e si potrebbe pure punire i clienti che vanno con quelle costrette

  2. Vero. Occorrerebbe anche del personale specializzato che sappia riconoscere e occuparsi di abusi, traumi psicologici, eventuali dipendenze da droghe, farmaci o alcool per aiutare le ragazze che sono rimaste segnate negativamente dalla prostituzione forzata.

      • No…ora controllo 🙂
        (da quando c’è stato l’upgrade di Hotmail in Outlook, ho praticamente smesso di controllare la casella mail, perché il mio cellulare non supporta l’app Outlook).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...