Difesa dello specismo

Nel corso di una conversazione avvenuta su Facebook con due ragazze femministe, mi è stato detto in sostanza che una femminista non può non essere antispecista, perché lo specismo e il sessismo sono entrambe manifestazioni del patriarcato che pone l’uomo, nel duplice senso di maschio e di essere umano (assimilati dalla pretesa del maschile di essere neutro e di rappresentare la totalità dell’umanità, relegando le donne al ruolo di Altro, di Diverso), come centro del mondo, e perché chi si oppone ad ogni forma di discriminazione e lotta per la parità non può tollerare che gli animali siano considerati “oggetti” di cui l’uomo dispone arbitrariamente. Non sono per niente d’accordo.

Innanzitutto, partiamo dalle definizioni. Specismo significa considerare gli esseri umani superiori agli animali, il che vuol dire che gli animali godono di uno status inferiore, ma non implica necessariamente considerarli degli oggetti o nutrire verso di loro odio o disprezzo. Significa, semplicemente, che non li si considera pari agli esseri umani.  ln particolare, credo fermamente che gli esseri umani, dotati di ragione, siano gli unici esseri che possono essere titolari di diritti e doveri, in quanto l’etica discende dalla ragione, e la legge dall’etica. Gli animali non possono essere pari all’uomo, perché non possono essere soggetti di un discorso etico. Gli animali non possono avere diritti nel senso in cui si applicano agli esseri umani. Possono, ed è giusto che sia così, godere di tutele, noi umani dobbiamo avere dei vincoli che li proteggano da sofferenza e maltrattamenti, ma non si tratta di diritti, sono privilegi che gli vengono concessi da noi. Per restare nell’ambito femminista, nella società patriarcale la donna è posta su una sorta di “piedistallo” (la donna angelicata dello Stilnovismo, portatrice di virtù e tramite, per mezzo dell’amore, fra l’uomo e il divino, oppure la glorificazione della dama nella cultura cavalleresca, o l’esaltazione della Madre e custode della casa nella mentalità borghese) dall’uomo, ma al di là di questo non veniva riconosciuta come un individuo avente le stesse facoltà e gli stessi diritti dell’uomo: allo stesso modo, noi nutriamo amore, affetto, per gli animali, ci prodighiamo per loro, ma ciò non significa farne nostri pari. Rispettare gli animali come esseri viventi e tutelarli è una cosa, considerarli pari a noi un’altra.

Rispettare gli animali non li rende soggetti titolari di diritti e doveri. Quest’ultimo passo non è scontato, al contrario di quello che pensano gli antispecisti, e non è nemmeno razionale, e non compierlo non significa che automaticamente stiamo considerando gli animali degli oggetti. Si può benissimo riconoscere agli animali delle esigenze, come quella di vivere, nutrirsi, stare in compagnia di loro consimili, essere curati dalle malattie, ma nel momento in cui queste esigenze sono in conflitto con esigenze umane, come quella di nutrirsi, di vivere in un ambiente pulito e sano, di sviluppare nuovi farmaci per curare le nostre malattie, allora si stabilisce un ordine di priorità che vede l’essere umano al primo posto. E questo non è oggettivare l’animale o trattarlo come un mero strumento, mi dispiace.

Chiarita la parte relativa alla differenza fra tutele e diritti, voglio soffermarmi ancora sulla questione della ragione: gli animali possono avere un’intelligenza anche molto sviluppata, come nel caso dei primati a noi più vicini, dei delfini, degli elefanti o anche degli animali a noi più vicini, come i gatti e i cani, che li fa apparire “umanizzati” ai nostri occhi. Gli animali provano sentimenti, e questo ci spinge ad essere empatici ed affettuosi nei loro confronti. Alcuni animali, come i ragni o certe specie di uccelli, sanno produrre opere che noi esseri umani non sapremmo mai riprodurre, che ci incantano per la loro bellezza e complessità, come le ragnatele, o i nidi (una delle cose più belle che io abbia mai visto è il nido del pendolino, una “sacca” fatta di lanugine di pioppo con un’apertura in cima). Ma tutto questo non deve farci dimenticare che l’intelligenza NON è ragione. Un animale non può decidere consapevolmente, per dire, non può astrarre (la matematica è tutta pura astrazione), non può immaginare (l’arte e la letteratura derivano dalla capacità di immaginare), non può stabilire nessi logici di causa ed effetto fra due azioni…questa è la ragione, la facoltà che ci permette di discernere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, la facoltà fondante dell’etica, la facoltà che ci permette di autodeterminarci come individui e di essere liberi. 

La ragione può anche essere usata per fare del male, certo, ma ciò non significa che essa di per sé sia una cosa negativa (certe persone ritengono gli animali superiori a noi in quanto “puri”, poiché agiscono sempre e solo in base all’istinto e non hanno cognizione del bene e del male, ma io lo trovo assurdo: la ragione ci permette di comprendere e plasmare il mondo, la ragione ci rende liberi, come ha riassunto Pico della Mirandola nel celebre motto “l’uomo è artefice del proprio destino”, e questo ha un valore incomparabile): i coltelli possono essere usati per ferire, ma sono utili in cucina; una siringa, riempita d’aria, può uccidere, riempita di un farmaco può salvare una vita; una bottiglia di vetro può essere usata come arma, o per conservare un’ottima birra o un vino pregiato.

Spero che questo sia sufficiente a chiarire perché non ritengo l’antispecismo un’ideologia razionale e applicabile, quanto piuttosto un prodotto di scarto del benessere della nostra società, che rinnega la ragione e crea una visione distorta dell’animale seguendo le emozioni e l’empatia, solo perché può permettersi di farlo, non avendo più bisogno di confrontarsi direttamente con la natura, di lottare in prima persona per la sopravvivenza.

Una cosa che mi sconvolge particolarmente dell’ideologia antispecista è la convinzione che gli animali abbiano lo stesso diritto alla vita degli esseri umani, perché gli animali hanno istinto di sopravvivenza e sentono dolore, cosa che secondo gli antispecisti è sufficiente per avere diritto alla vita quanto un uomo (ma l’esistenza per un uomo e per una gallina sono davvero la stessa cosa?) e la loro speranza che in un prossimo futuro uccidere un animale sarà equiparato ad uccidere un uomo. Una delle ragazze con cui discutevo dell’argomento, vegana, arrivava ad auspicare che mangiare carne diventasse illegale! Ora, a parte il fatto che questo significherebbe cancellare secoli di cultura gastronomica, tradizioni, costumi il cui valore è indiscutibile, ciò sarebbe una gravissima violazione della libertà di scelta, per cui si stabilisce che il diritto dell’animale a vivere è superiore al diritto dell’essere umano di cibarsene, in nome di una presunta “etica superiore” di valore universale, analogamente a quanto fanno i pro-life, per i quali il diritto dell’embrione alla vita è superiore al diritto della donna di scegliere un aborto.

“Gli animali non nascono per essere macellati e mangiati”, dicono. A parte il fatto che tecnicamente li alleviamo per questo, e che abbiamo selezionato razze specifiche esattamente per questo scopo, ma in natura funziona allo stesso modo, prima o poi si verrà mangiati, se non da vivi, da morti, perché la lotta per la sopravvivenza è spietata. Il maiale non nasce per essere mangiato dall’uomo? La zebra non nasce per essere mangiata dal leone? E perché il leone ha più diritto di mangiare la zebra di quanto ne abbia io di mangiare il maiale? Perché il leone non può cibarsi d’altro, dicono. Be’, io voglio cibarmi di carne, lo ritengo un mio pieno diritto perché per me la vita del maiale non ha lo stesso valore di quella di un essere umano, è una scelta perfettamente legittima, non moralmente deprecabile perché nel mio sistema di valori nutrirsi di altri essere viventi è giusto e naturale. So what?

Anche a me interessa evitare le sofferenze evitabili agli animali, ovviamente: ritengo che sia giusto concedere loro una morte rapida e indolore, ritengo che sia giusto curare le loro malattie e le loro ferite, risparmiare loro la sofferenza quanto più possibile, ma ciò non è un loro diritto, nessuno è tenuto a farlo: se qualcun altro decide che ci sono ragioni per cui è giusto e legittimo far morire un animale in modo più lento e più doloroso (per esempio la macellazione tradizionale halal della cultura islamica), ha pieno diritto di farlo (nei limiti della legge, ovviamente).

Credo di aver chiarito il mio punto di vista nel modo più esaustivo possibile.

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11 pensieri su “Difesa dello specismo

  1. Il problema principale dell’antispecismo, secondo me, è che coloro che vi aderiscono non riescono a capire che la loro posizione è frutto proprio della capacità di astrazione tipica umana, ma in natura non esistono affatto i diritti e gli altri costruitti della ragione umana.
    Possiamo quindi concludere che l’antispecismo è un’invenzione umana in quanto solo noi ne seguiremmo i dettami, quindi noi non potremmo uccidere altri animali, ma gli animali potrebbero uccidere noi ed ecco che viene meno il concetto di “uguaglianza degli esseri viventi.”
    Volendo essere pignoli, gli antispecisti dimenticano che per “esseri viventi” si intendono anche insetti e Artropodi vari (che dimenticano sempre), piante, funghi, batteri, protozoi, ecc. Loro si riferiscono sempre e solo ai mammiferi e, raramente, a qualche uccello.

    P.S. smetterò di considerare cialtroni gli antispecisti il giorno in cui ne vedrò uno protestare contro l’uso di Drosophila melanogaster o di Caenorhabditis elegans nella ricerca genetica. Ma tanto non sanno nemmeno che queste specie esistono.

    • Sono pienamente d’accordo con te (e grazie per i reblog!). Per l’ultima osservazione, quando ho fatto notare alla mia interlocutrice che non includere piante e batteri nei soggetti dotati di diritti era una contraddizione, lei ha replicato che il discrimine (quello che io pongo nella ragione) sta nel fatto che gli animali possiedono un cervello, sentono dolore e hanno istinto di sopravvivenza.

      A parte il fatto che continuo a non ritenerlo sufficiente, se non sbaglio ci sono anche animali privi sia di un vero e proprio cervello che della capacità di sentire dolore, giusto?

      • Per esempio le spugne sono animali del tutto privi di qualunque cosa possa essere anche lontanamente simile a una cellula neurale.
        Quando studiavo per l’esame di Zoologia Generale la professoressa, durante un’esercitazione, ha taglianto in due una Planaria per far vedere che in pochi giorni sarebbe cresciuta una testa e una coda alle due metà. Alcuni miei colleghi studenti inorridirono, ma la prof. spiegò che le Planarie, non avendo i nocicettori, non posso sentire il dolore. Infatti il dolore è qualcosa di parecchio avanzato.

        Bisognerebbe far notare ai signori antispecisti che anche le piante possono soffrire pur non avendo un cervello. La loro risposta non ha senso ed è dettata dall’ignoranza acuta.

      • Dimenticavo: anche le piante hanno un “istinto di sopravvivenza”, per esempio la Nicotiana tabacum (tabacco) produce la nicotina nei sui tessuti per evitare che i bruchi ne mangino le foglie (infatti la nicotina è un insetticida a tutti gli effetti).
        Non è un comportamento da animale, questo?

      • Lady comunque vorrei solo dirti che un grande incontro di vari gruppi femministi, chiamato femminist blog camp , si svolge in un centro sociale e li si mangia solo cibo vegano, questo per farti notare quando sia forte l’idea antispecista all’interno di gruppi femministi.

      • Alessio, l’idea antispecista sarà forte nel movimento femminista italiano, ma ciò non significa che sia un’idea propria del femminismo. Il femminismo è sempre stato un movimento plurale, collettivo, e questo implica che nessuna visione è “il vero femminismo” o “più femminista di un’altra”. Purtroppo questa apertura ha portato a contaminazioni, manipolazioni e distorsioni del femminismo che personalmente trovo inaccettabili, come questa.
        Questa apertura significa anche, purtroppo, che non possiamo “impedire” a nessuna/o di definirsi femminista anche se quello che dice è totalmente contrario al femminismo. Quello che mi fa rabbia è che su certe posizioni sembra non si possa discutere…come se lo specismo fosse così equivalente al razzismo che il solo mettere in discussione il concetto ti rende automaticamente meritevole di disprezzo. Il femminismo è contro tutti gli integralismi e così deve rimanere.

      • Lady andiamoci cosi se parliamo del femminismo alla SNOQ, allora loro si li può discutere, ma se parliamo del femminismo più estremo, quello che io chiamo di estrema-sinistra con loro c’è poco da discutere.

  2. Molti animali sono perfettamente in grado di creare nessi logici tra causa ed effetto. Ti ho corretto per amor di scienza niente più.

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