Femminicidi: un’idea di normalità che uccide

L’Indice dei Libri del Mese – Femminicidi: un’idea di normalità che uccide. Consiglio caldamente la lettura di quest’articolo, uno dei più stimolanti e approfonditi che abbia mai letto (con tra l’altro una lista di libri che mi riprometto di leggere e di scrivere nel blog in futuro). In particolare, riporto quest’illuminante citazione:

Tutto, in questo particolare tipo di violenza [la violenza maschile sulle donne, ndr], assolutamente tutto ruota intorno alla libertà sessuale delle donne, molto spesso vista – ancora oggi e ancora nel mondo occidentale – come un comportamento “deviante” (anche se, almeno in certi contesti, ciò non viene detto apertamente, il che è ancora più grave, per via di una sorta di “pudore imposto” dal politicamente corretto, dalla paura di apparire primitivi, dalle leggi, dalla convenienza quando ci si trova magari in tribunale, non certo per l’effettiva elaborazione di un pensiero). Tutto ruota intorno all’idea, inaccettabile per determinati uomini, che la sessualità delle donne sia un aspetto su cui le donne stesse non possano e non debbano avere il controllo.

Mi è capitato, coincidenza, di avere occasione di osservare come l’idea della libertà sessuale delle donne non sia ancora accettata nemmeno fra ragazzi e ragazze, a riprova del fatto che una vera rivoluzione sessuale, ma non solo, che porti ad accettare pienamente la libertà di ogni individuo di fare le sue scelte nell’ambito di comportamenti, stili di vita e modi di essere, senza essere vittima di discriminazione, emarginazione o derisione per questo, è ancora da compiersi. I nemici da combattere sono il moralismo e l’ipocrisia: il che non significa auspicare una società in cui non esistano valori, ma una società in cui nessuno si senta in diritto di imporre il proprio sistema di valori agli altri, ma si senta tenuto a rispettarne la libertà di scelta e di autodeterminazione.

Quando noi femministe parliamo di matrice culturale dei femminicidi e di cultura patriarcale, ci riferiamo al concetto che l’articolo ha espresso in maniera, di nuovo, illuminante:

La complessità sta nell’individuare altri livelli ideologici sottesi al fenomeno [dei femminicidi, ndr], a volte esibiti a volte sotterranei, presenti a vari livelli di consapevolezza, ma che costituiscono sempre e comunque un pensiero ancora molto largamente condiviso: la nozione che esista una normalità rappresentata dalla famiglia tradizionale (secondo le varie tradizioni), sacralmente vincolante (secondo le varie religioni, ma talvolta anche laicamente sacra), naturale (qui solo a senso unico, eterosessuale, meglio se legalizzata). Nulla è così fuorviante come immaginare (e veicolare nei media) questo vasto, diffuso, stramaggioritario blocco sociale di ordine, di matrimoni con rapporti equilibrati e felici, e poi qualche caso limite in cui, chissà perché, “si perde il controllo”: esiste una gradazione di sfumature, che percorre parallela tutte le forme di violenza, che va da un giudizio espresso nella mente di un uomo sulla supposta moralità di una donna (anche se nella mente rimane, inespresso a parole) all’omicidio, senza soluzione di continuità.

Ripetere che la violenza non è il prodotto della follia, né tantomeno dell’amore, non basta (anche se è necessario, perché il concetto non passa): occorre analizzare la cultura e l’immaginario per vedere il quadro generale, il quadro in cui vige ancora l’idea che la donna appartenga all’uomo, nascosta in modo subdolo sotto idee all’apparenza innocue, come quella secondo cui una donna dovrebbe sacrificarsi per il bene della famiglia, anziché divorziare, annullando sé stessa in un matrimonio violento o comunque senza amore, come quella che le donne siano naturalmente portate – e tenute – a prendersi cura degli altri, ecc.

7 pensieri su “Femminicidi: un’idea di normalità che uccide

    • Non si parla di libertà sessuale all’interno della coppia, ma della libertà sessuale delle donne come concetto che la società ancora rifiuta. La mancanza di accettazione della libertà sessuale implica il bisogno di controllare la donna, che in alcuni casi porta a forme di violenza come stupri, femminicidi, stalking.

    • Intanto, difendere sempre il diritto alla libertà sessuale delle donne, combattere i pregiudizi e gli stereotipi che avvolgono le tematiche della violenza sulle donne (da “se l’è cercata” a “non è stupro se lei è ubriaca/fatta”) e cercare di creare una cultura del rispetto e del consenso.
      La sensibilizzazione è fondamentale.
      Occorre poi, a livello più ampio, aumentare i fondi per i centri antiviolenza e le case rifugio e costruirne di nuovi, accompagnandoli con pubblicità e informazioni che consentano a tutte le donne di sapere dell’esistenza di questi luoghi e di potervi accedere. Al contempo occorre educare le forze dell’ordine a non minimizzare come “liti” gli episodi di violenza domestica quando una donna trova la forza di denunciare.

      • tutte cose condivisibili , anche se penso che le forze del ordine non minimizzino una donna picchiata , sul discorso cultura tutto condivisibile ma pensi che basti?, cioè se una persona e violenta deve essere rieducato in delle strutture , e talvolta alcune femministe esagerino a dire che la cultura delle donne oggetto per esempio alimenti la violenza , a tutti piace una bella donna svestita , ma mica siamo tutti dei violenti

      • Delle persone violente si occupano progetti come il CAM – centro d’ascolto uomini maltrattanti.

        Che la cultura dell’oggettivazione alimenti la violenza è un fatto: non significa dire che guardare un film porno rende un uomo automaticamente uno stupratore, ma ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’assuefazione all’immagine oggettivata della donna comporta un abbassamento della percezione della gravità di alcuni comportamenti, come le molestie sessuali, e una tendenza a non considerare le donne come individui – i centri del cervello che si attivavano nei soggetti coinvolti erano gli stessi attivati da denaro e beni di lusso: gli uomini avevano interiorizzato l’idea che la donna fosse una cosa “da avere”.

        Sto aspettando che arrivi la mia copia di “Psicopatologia del maschilismo” per avere ulteriori dati su questo tipo di ricerche, perciò magari riapriremo quest’argomento in futuro🙂

        Per vedere se gli interventi nell’ambito cultura bastano…dovremmo prima vedere i risultati che si ottengono applicandoli. La campagna InDifesa di Terre des Hommes, uno dei pochi esperimenti culturali fatti in Italia, ha interrogato ragazzini dagli 11 ai 14 anni chiedendo loro se fossero d’accordo con affermazioni del tipo “un uomo non maltratta senza motivo: la donna avrà sicuramente fatto qualcosa per provocarlo”, oppure “se una donna viene maltrattata in continuazione, la colpa è sua perché continua a vivere con chi la maltratta”, oppure ancora “una ragazza che fa ingelosire il proprio ragazzo merita di essere picchiata”. Le percentuali di accordo per ciascuna affermazione erano, rispettivamente, del 31%, del 20% e del 13,9%. Ci sono stati poi incontri, momenti di dialogo fra gli esperti dell’associazione e i ragazzi, osservazione di spezzoni di pubblicità e film, piccole “scenette” teatrali, e questi interventi hanno fatto calare di molto le percentuali di accordo con le stesse affermazioni. I

  1. non mi aspettavo queste percentuali, comunque io mi riferivo ad un altra cosa una volta un università aveva fatto un test , e aveva fatto vedere a degli uomini delle foto di donne in bikini, e avevano visto che la parte del cervello che si attivava era quella della manualità, e gli studiosi hanno chiesto qual’era la prima parola che gli veniva in mente e i soggetti hanno risposto “afferrare” ecc… questi studiosi volevano dimostrare che quegli uomini vedevano le donne come oggetto io non concordo con loro e ora ti spiego, intanto le foto erano foto normalissime di donne in costume da bagno come la maggior parte delle donne va al mare, e chiaro che la prima cosa che pensa un uomo sia legata al sesso, e questo spiega il discorso che l’area del cervello che si attivi sia quella della manualita, cosi come la prima parola che gli viene in mente , e lo stesso motivo per cui io provo attrazione per alcune donne dello spettacolo ma oltre a volerci andare a letto vorrei anche conversare con loro conoscerle , quindi provo attrazione ma non le considero mica oggetti, quindi talvolta questa lotta contro la donna oggetto rischia d itrasformarsi in una lotta contro la sessalita maschile.

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