Libertà sessuale e slut-shaming parte 2

Mi ritrovo a parlare nuovamente in difesa della libertà sessuale delle ragazze dopo essermi imbattuta in un altro post della solita nota pagina Facebook e nell’ormai noto marasma di commenti insultanti e pieni di disprezzo. Ne scrivo perché mi preme far notare come si esplichi concretamente il sessismo fra ragazze e ragazzi ventenni e trentenni, una generazione che dovrebbe essere cresciuta imparando a rispettare la diversità, con un’idea di parità e di libertà ormai acquisite… le centinaia di commenti che questa pagina e altre analoghe ricevono dimostrano che il maschilismo non è un residuo del passato sostenuto solo da una sparuta minoranza di persone dalla mentalità arretrata, ma un insieme di condizionamenti interiorizzati anche dai giovani adulti, tenacemente radicati e mai seriamente messi in discussione.

Il mio post precedente sull’argomento aveva un intento analitico, mi premeva evidenziare gli schemi mentali e i pregiudizi alla base del non-riconoscimento del diritto delle ragazze ad avere una sessualità attiva, ed eventualmente promiscua, da parte dei commentatori.  La maggior parte di queste “motivazioni” non sono razionali, sono semplicemente state acquisite come parte della morale di queste persone e mai messe in discussione, nemmeno superficialmente. Sesso libero? Sei una cagna. Punto. In questo ho ripreso le osservazioni del precedente, integrandole con altre suggeritemi dai commenti.

Quello che mi lascia sgomenta è il fatto che queste persone non abbiamo l’apertura mentale per accettare che altri si comportino in un modo che loro non condividono. Non capiscono nemmeno che si possa difendere il diritto di altre persone a tenere un certo comportamento senza essere parte di quel gruppo di persone, il che è sintomatico di un’ottusità e una chiusura mentale ai massimi livelli.  Un po’ come quelli che non capiscono come si possano difendere i diritti delle persone omosessuali pur essendo etero. Forse per questa gente tutti gli attivisti del WWF sono panda?

Il post in questione stavolta è questo:

Leggendo i commenti ricorrenti in questa pagina mi è parso di capire che ci sia un fraintendimento generale sull’associazione tra figa-dimensione-corridoio e troiaggine.
Esempio dimostrativo (un po’ estremo, forse banalizzato, ma adatto a capire il punto):
DONNA A: fidanzata e fedele, scopa mediamente 3 volte a settimana. Risultato: 1 uomo, 156 scopate l’anno. 
DONNA B: single predisposta alla promiscuità, sta mediamente con 5 persone diverse al mese, scopate una volta e mai più riviste. Risultato: 60 uomini/donne e 60 scopate l’anno.
QUESITO: chi delle due è più sfondata?

Da una donna di tipo B.

Non condivido pienamente i contenuti di questa riflessione: alimentare contrapposizioni non è una logica che apprezzo. Non noto nemmeno una presa di distanza dagli stessi pregiudizi che si cerca di combattere. In ogni caso non voglio soffermarmi sui dettagli del post, quanto piuttosto sulle reazioni dei 343 commenti che ha ricevuto.

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Avere una sessualità libera non significa mancare di rispetto a sé stesse, come potrebbe? Ho notato che per molte ragazze questo comportamento è pressoché equivalente alla prostituzione e degrada irrimediabilmente una donna. Lo trovo assurdo. Scegliere di andare a letto con un ragazzo perché se ne è attratte, liberamente, per divertirsi, non significa farsi usare.  Un’altra cosa significativa – e irritante – di questo commento è il modo in cui condanna solo le ragazze, malvage succubi tentatrici, e non gli uomini, i quali per accettare un’offerta di sesso senza impegno devono avere per forza dei “problemi a casa” o dei “problemi personali”, perché quale altra ragione potrebbe spingere un uomo a degradarsi e umiliarsi tanto da andare con una di queste donne indegne e abiette?

La promiscuità sessuale non manca di rispetto a/danneggia nessuno (premettendo che si parli di due partner single, non scendo nel discorso dei tradimenti perché ogni caso è da valutare a sé), mentre insultare e gettare uno stigma su chi la pratica decisamente sì. Non è una cosa che si può semplicemente ignorare: essere etichettate come “puttana” è l’equivalente moderno della lettera scarlatta del romanzo di Nathaniel Hawthorne. Secondo alcuni commenti, se una ragazza vuole “comportarsi da puttana” deve essere pronta ad accettare che quella sarà l’immagine che tutti avranno di lei, che tutto quello che dirà e farà sarà filtrato attraverso quell’etichetta. Ci sono ragazze che si sono tolte la vita per il peso degli atti di bullismo legati alla loro reputazione, ma anche senza soffermarci su questi casi estremi, è un peso orribilmente grave che potrebbe essere risparmiato se la nostra società accettasse la promiscuità sessuale e la libertà sessuale delle donne come scelte normali e legittime.

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Molti commenti sostengono che le donne che hanno una sessualità promiscua sarebbero piene di malattie sessualmente trasmissibili, e per questo così “sporche” e disgustose che nessun uomo con un minimo di stima di sé vorrebbe avere rapporti, o perfino contatti, con loro. Ovviamente le malattie veneree si contraggono attraverso rapporti non protetti e si possono evitare utilizzando il preservativo, ma a quanto sembra secondo certi commentatori queste ragazze hanno così poco rispetto di sé stesse da non utilizzarlo. Tra i numerosi commenti di questo genere ne ho scelto uno in cui è presente un’affermazione orribile e gravissima: l’autrice sostiene infatti che le ragazze, probabilmente sentendosi usate o per “giustificare” il fatto che lui dopo il sesso non sia più interessato a loro (di solito chi cerca storie da una notte si aspetta che dopo il sesso ognuno vada per la sua strada ed è quello che vuole, ma tant’è) si inventino stupri. Inqualificabile.

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è ben radicata anche l’idea che le persone che non hanno relazioni stabili e serie, sia perché non vogliono impegnarsi e preferiscono divertirsi spensieratamente, sia perché non hanno trovato la persona giusta, sia perché hanno concluso da poco una relazione e non si sentono pronte a viverne un’altra, siano persone senza valori. La promiscuità sessuale non esclude l’etica. Se analizziamo a quali valori si riferiscono le persone che sostengono questa tesi, alla radice notiamo una concezione cattolica del sesso come un dono di sé da fare solo alla persona che si ama, perché altrimenti il donarsi diventa svendersi, una cosa avvilente e priva di significato. La nostra società è ancora fortemente impregnata dalla morale cattolica, ed emanciparsene completamente è difficile: in molti permane un substrato di idee che condiziona profondamente la loro visione del mondo e soprattutto la loro etica.

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C’è poi un commento che è stato per me un pugno nello stomaco. “Ragazze che si trattano come oggetti”. Vivere la sessualità in modo attivo è l’opposto dell’oggettivazione dell’immagine femminile praticata dai media: i media ci mostrano corpi senza desiderio e senza soggettività, feticci del piacere maschile, mentre una ragazza che vive la propria sessualità in modo attivo si sta ponendo come persona, corpo e mente, dotata di soggettività e desiderio, che ricerca il piacere sia per sé che per il partner. Una sessualità che non posso fare a meno di immaginare come leggera, divertita, gioiosa e spensierata. E la rivendicazione della parità, naturalmente, passa anche dall’ottenere il diritto di esprimersi sessualmente in ogni modo, non sono in quelli convenzionalmente accettati come “normalità”, senza essere per questo giudicate e stigmatizzate. Parità sarà quando nessuna ragazza, nessuna donna sarà più chiamata “troia” per una minigonna o per averci provato con un ragazzo in discoteca e la sua moralità non sarà più valutata in base al numero di partner sessuali che ha avuto.

Concludo con una galleria di insulti vari, giusto per far capire quanto retrograda e irrispettosa sia la mentalità di certa gente.

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40 pensieri su “Libertà sessuale e slut-shaming parte 2

  1. Onestamente non capisco perché insultare una donna che ha tanti parthner, alla fine parliamo di adulti consenzienti, e non parliamo di tradimenti , trovo che sia normale magari che una donna voglia avere dei rapporti occasionali senza avere una relazione , alla fine il sesso piace sia agli uomini che alle donne, e non c’è nulla di male in esso, e poi sono proprio gli uomini che magari si lamentano che non riescono a trovare una donna per una botta e via.

    • Non lo capisco neanch’io. L’aggressività e il disprezzo che trapelano dai commenti mi fanno star male, non riesco proprio a capire perché queste persone, anche se non condividono l’idea dei rapporti occasionali, non accettino che altri possano volerli e ne abbiano diritto.
      Per questo mi sembra che la libertà sessuale sia una conquista ancora incompleta.

      • potremmo fare un discorso analogo nella pornografia , i pornoattori sono persone invidiati da uomini e donne, e chiamati con termini che sono complimenti come stalloni ecc.., mentre le donne non sono invidiate e vengono chiamate con termini che sono offensivi.

      • Giusto. Emblematico anche il caso “Slane girl”, in cui una ragazza irlandese che ha praticato una fellatio ad un ragazzo durante un concerto è stata filmata e coperta di insulti quando, insieme al video, sono stati pubblicati anche i suoi dati personali. Il ragazzo, che nel video alzava le braccia al cielo in segno di vittoria, non solo non ha subito lo stesso trattamento, ma è stato indicato come un vincente, un figo.

      • be per queste persone ci vorrebbe che un giorno si svegliassero in un corpo da donna, ovviamente questo si può dire sugli uomini che insultano ma sulla donne be in quel caso non so che dire.

      • Come notava Sendivogius più sotto nei commenti, le donne che interiorizzano il maschilismo sono le più accanite difensore (il neologismo è di Maria G. di Rienzo) dello status quo. Hanno trovato la loro “nicchia” e si trovano bene lì, punto.

    • visto il caso si “slane girl” non capisco questo sessismo, il sesso dovrebbe essere una cosa gioiosa e divertente , passionale, non mi spiego questi insulti, qualcuno dovrebbe ricordarli che loro non sono certo nati grazie ad una cicogna.

      • Sono d’accordo. Io ovviamente non c’ero, ma le cronache dicono che a Woodstock ragazze e ragazzi girassero nudi e facessero del sesso in un’atmosfera di spensierata libertà. Oggi sarebbe ancora possibile? “Slane girl” sembra dirci di no, e questo è triste.

  2. il punto è proprio questo: io mi considero un romantico..penso sia bellissimo fare l’amore con qualcuno che ami (tra l’altro è possibile che una storia di sesso si evolva in una storia d’amore, non sempre accade ma può) però trovo assolutamente lecito il sesso occasionale o ludico..l’importante è il consenso

    • Anch’io preferisco le relazioni serie, in cui ci sia anche l’amore, la condivisione di interessi e lo scambio intellettuale, alle storie di sesso, però non mi sento in diritto di condannare chi preferisce fare diversamente. Visto che è un comportamento che non lede i diritti di nessuno, che non ferisce né offende nessuno, perché il sesso occasionale non dovrebbe essere accettato al pari del sesso all’interno di una relazione? é quello che non capisco.

  3. io sono un romantico, peso sia bello fare l’amore con qualcuno che ami e che ti ama, penso che l’amore possa (non sempe) nascere anche da una storia di sesso “ludico” ma non condanno di per sè il sesso “fine a se stesso”.

  4. poi sarà anche vero che gli uomini hanno un desiderio sessuale più forte delle donne , (basti pensare ad una candid camera di qualche tempo fa dove una ragazza chiedeva hai passanti uomini se volevano fare sesso con lei molti dicevano di si, mentre a ruoli invertiti cioè con un uomo che fermava le donne per chiedere se volevano fare sesso con lui tutte dicevano di no e si è preso pure uno schiaffo e una donna voleva chiamare la polizia.) ma questo non significa insultare le donne molto “libertine”.

    • “Misurare” il desiderio sessuale non ha molto senso, poiché ci sono troppi fattori che lo influenzano e varia perfino nell’arco di uno stesso giorno. Per questo nemmeno discussioni moralizzanti del tipo “questo livello è accettabile, questo è sbagliato” hanno senso.
      Per me il problema è proprio nel fatto che molta gente – almeno fra quelli con cui ho discusso – sembra avere difficoltà ad accettare il desiderio sessuale, se non il proprio almeno quello altrui, e quindi reagiscono con ostilità.

      • ma infatti io non parlavo di giusto o sbagliato , stavo solo dicendo che la maggior parte degli uomini , fa sesso anche con una ragazza conosciuta da poco, mentre le donne in genere aspettano un po di tempo,ovviamente ogni persone e diversa da un altra, comunque il desiderio sessuale è una cosa normale come ha detto Claudia Gerini “il sesso? la cosa per cui vale la pena vivere”

  5. Non so… magari dico una sciocchezza; la polemica imbastita su f/b è talmente surreale da appassionarmi poco, ma le riflessioni dell’Autrice e dei suoi commentatori talmente sofisticate da rendere l’insieme interessante.
    Personalmente, credo che alla base di reazioni tanto rabbiose, grondanti sessismo becero, con tutti i cliché di genere, ci sia soprattutto un profondo vuoto etico, celato dietro la fanatica ostentazione di una “morale” a misura di ‘benpensante’. Si avverte un enorme senso di inadeguatezza, nella disperata ricerca di definire il proprio ruolo contro qualcuno o qualcosa. E ciò avviene in ossequio a convenzioni e conformismi collaudati per accettazione acritica, che generano sicurezza nella pedissequa omologazione al gruppo (o branco?). Si tratta di una ricerca di omogeneità nell’ansia di appartenenza. E si nutre di stereotipi ben definiti, secondo una visione semplicistica. Stereotipi prestabiliti nell’interpretazione manichea della realtà. Dunque rassicurante nelle sue facili soluzioni convenzionali.
    È sconcertante notare come questa sorta di appartenenza tribale, questa visione primitiva (e punitiva), che si alimenta di stigmi sociali e pregiudizi, sia particolarmente radicata nella controparte femminile. Donne (e fidanzate e mogli e madri) pronte a difendere il proprio “uomo” a prescindere, giustificando se necessario il compagno violento, il figlio stupratore, il marito pedofilo… se la circostanza lo richiede; se la difesa è funzionale alla tutela del proprio nido tribale. Magari perché bisogna salvare la faccia, in nome di certo perbenismo strapaesano, tutelando la patina formale di “rispettabilità” borghese. Un tempo si sarebbe detto “onore della famiglia”, nell’oltranzismo assolutorio del “maschio” che troppo spesso può contare su troppa accondiscendenza femminile.
    La colpa è sempre dell’Altra (magari percepita come rivale): perché “provoca”, perché è “immorale”, perché ovviamente è una puxxxna (nei fondamentalismi religiosi si usa il termine “impura”). E questa secondo me è la vera questione di genere da affrontare.

    • Grazie per la tua riflessione, e scusa per il ritardo, mi sono presa un po’ di tempo per pensarci su prima di rispondere.
      Le donne interiorizzano la cultura patriarcale e si convincono che quello sia il loro posto nella società, un posto sicuro e accogliente dove sono apprezzate e lodate purché si conformino alle aspettative che tutti hanno su di loro e siano in grado di accontentare tutti. Di certo l’idea di “rispettabilità” – lo stare dal lato “giusto” della dicotomia brava ragazza/troia – ha un’influenza determinante.
      Queste donne percepiscono come una minaccia le femministe e tutte coloro che rifiutano di scendere a compromessi con la cultura patriarcale come loro, vedono quelle che hanno una vita sessuale libera come delle “nemiche” e non capiscono che ci può essere un’altra via. Mi viene in mente la signora che ha preso a ombrellate un’attivista di Femen in piazza San Pietro.

      Ragionare con loro è quasi impossibile, almeno per l’esperienza mia e delle altre femministe che conosco: sono saldamente ancorate allo status quo e non ne vedono l’iniquità.

      • Con estrema lucidità, credo tu abbia colto appieno l’essenza del problema, concentrando l’attenzione sul retaggio arcaico della società patriarcale, che in una società intrinsecamente conservatrice nella sua base provinciale, come quella italiana, ha una fortissima influenza.
        Ma del resto i piccoli e grandi cambiamenti sono quasi sempre il frutto del coraggio e dell’impegno di una piccola minoranza alla quale poi, in caso di successo, si accodano le masse per opportunistica convenienza o mero opportunismo.

      • queste donne hanno semplicemente fatto la loro scelta..hanno scelto di aderire a certi “valori” non ci sarebbe nulla di male, le rispetterei se non giudicassero con disprezzo chi è colpevole solo di non essere come loro e di star bene lo stesso..e come chiunque, le considero responsabili di ciò che dicono e quindi posso contestarle ma non per “convertirle” ma solo per mostrare un altro punto di vista

      • @ Paolo 1984

        Sono d’accordo con te: il discrimine sta nel fatto che cercano di impedire alle altre di fare scelte che loro non condividono, di imporre la loro visione e i loro valori.
        Poi, certo, l’obiettivo non è “convertire” queste persone, quanto piuttosto spingerle ad una riflessione critica, che poi può portare a cambiare idea oppure semplicemente ad accettare la legittimità (intendo il diritto ad esistere ed essere rispettata) della posizione dell’altro pur non condividendola: ma nella maggior parte dei casi non accade nemmeno la seconda.

    • Il tuo intervento su come la colpa sia sempre dell’Altra – la donna “diversa” come nemico della donna rispettabile – continua a darmi da pensare.
      Il controllo che il patriarcato esercita sulle donne essenzialmente si basa sulla strategia del “divide et impera”, per cui le donne rispettabili individuano il nemico nelle altre donne e si accaniscono su di loro come fossero delle anomalie da eliminare; in questo modo evitano di vedere la comune oppressione (una mia conoscente sostiene che lo facciano per “rigettare l’idea di essere vittime per autoconvincersi di aver scelto di abbracciare certe auto-limitazioni: d’altronde, la consapevolezza di essere oppresse può essere più pesante dell’accettare l’oppressione e farne un proprio valore personale.”) e arrivano a difendere e proteggere, più o meno consapevolmente, il patriarcato stesso.

      • io ci tengo a dire che secondo me queste donne non è che non sono libere..hanno scelto consapevolmente certi “valori”.poi se vorranno cambiare o almeno accettare altri punti di vista, sta a loro

      • Non sto dicendo che non siano “libere” a livello individuale: sto dicendo che il loro comportamento diventa strumento di oppressione per altre donne (creando quello stigma sociale di cui dicevo) e, a livello globale, contribuisce anche alla loro oppressione.
        Poi, certo, ognuno è libero di scegliere il sistema di valori che preferisce, l’importante è che rispetti la libertà di tutti gli altri di fare altrettanto (il che non vuol dire giustificare tutto, comunque)

      • :)Be’… diciamo che non credo esista una sorta di strategia unitaria, organizzata su coordinamento globale per la supremazia del modello patriarcale…
        Penso piuttosto che la base sia totalmente irrazionale, per modello indotto e accettato come realtà predeterminata. Poi certo c’è chi ne fa una costruzione pseudo-ideologica, discettando di supremazie e inferiorità congenite. Ma la cosa è circoscritta ad una ristretta minoranza “intellettuale” (chiamiamola così!).
        Quello che invece assolutamente rigetto, e che infatti non mi piace in certo femminismo militante, è questa “guerra dei sessi” l’un contro l’altra armati. Non esiste una fratellanza maschile o una “sorellanza” femminile.
        Il “patriarcato”, come tutte le forme di organizzazione umana, è una costruzione sociale che si nutre di convenzioni certificate dalla “tradizione”… dovessi scomodare l’antropologia culturale, pare fosse l’organizzazione prevalente dei popoli indoeuropei ed in specialmodo delle civiltà mediterranee. Era congenita all’idea di proprietà e quindi funzionale ad avere una discendenza certe a cui trasmettere i propri beni in eredità, oltre ad evitare gravidanze indesiderate. La donna era il suggello di alleanze tra clan familiari attraverso matrimoni combinati, dunque era importante che il legame fosse sancito dalla nascita di un figlio legittimo.
        Poi, se andiamo a guardare nel particolare, oggettivamente pare che i modelli matriarcali funzionino meglio: legami comunitari più solidi, maggior interazione con la prole, minor grado di conflittualità.
        Ma il problema è sostanzialmente frutto di ignoranza. Istruzione e Cultura sono i miglior antidoti, e non per niente sono avversati da ogni integralismo.

      • Quando parlavo di “strategia” mi riferivo al fatto che questi schemi di pensiero si trasmettono, sostanzialmente immutati, di generazione in generazione da secoli, acquisiti attraverso l’educazione, diventati una sorta di “substrato” che molte persone accettano senza neppure rendersi conto che è lì – e senza metterlo in discussione. è semplicemente una parte del modo in cui la società ha funzionato per secoli sotto il patriarcato (la moralità delle donne è sempre stata oggetto di controllo sociale). Suppongo che quello che chiamo “substrato” possa coincidere con la tua definizione di “realtà predeterminata”…

        Come femminista, credo piuttosto nella necessità di un'”alleanza” fra uomini e donne, perché le contrapposizioni non sono solo inefficaci nel risolvere il problema, ma hanno anche l’effetto di sviare il dibattito dallo stesso. Fra l’altro, finché le questioni di genere, nella percezione comune, sono rubricate a “problemi delle donne”, non si riuscirà mai a risolverle.

  6. mi viene in mente un altra cosa, per fare un esempio storico quando un certo Alfred Kinsey un sessuolo negli anni 50 studio la sessualità ,e parlo di quella maschile facendo uscire un libro nessuno disse niente, appena poi parlo di quella femminile fu accusato di essere comunista e venne estromesso, oppure molte espressioni offensive sono di pratiche sessuali che si fanno con le donne , del tipo se uno viene fregato si dice”sei stato inculato” ecc….. oppure anche essere fottuto in riferimento ad un rapporto sessuale.

    • Grazie per questi esempi ^^
      L’idea di passività sessuale come una cosa negativa, meritevole di disprezzo se subita (o, addirittura, scelta) da un uomo ha a che fare con gli stereotipi patriarcali sull’uomo come dominatore, come capo, la cui sessualità è strettamente connessa all’esercitare il potere. Questo stereotipo è anche una delle ragioni per cui l’omosessualità maschile è vista come una cosa disgustosa: l’idea di un uomo che “lo prenda in c…” è considerata degradante e umiliante.

      • ma infatti ti faccio un esempio, nel porno nei video femdom(cioè dove delle donne dominano gli uomini per farti un idea basta metterlo su google immagini) gli attori uomini sono tutti gay, nonostante il femdom sia una cosa fatta fra eterosessuali.

      • sicuramente c’è una percentuale di uomini etero che gradisce essere penetrato analmente dalla compagna munita di strap-on, non credo siano tantissimi, comunque è più che legittimo. io confesso che per quanto mi riguarda sono di gusti “tradizionali”

      • be lady penso di si in particolare per una pratica chiamata pegging puoi vedere su wikipedia o su google immagini per sapere in cosa consiste.

    • la sodomia non si fa solo con le donne anzi si fa più che altro tra uomini. Io evito di demonizzare certo linguaggio. L’importante è tenere presente che le pratiche sessuali davvero umilianti sono quelle subite contro la nostra volontà

      • paolo il mio era un discorso che parlava della pornografia , cioè del fatto che mentre alle donne si fa di tutto , anche cose che nella realtà si fa poche volte , mentre gli uomini etero(pornostar) preferiscono lasciare fare a gay o bisessuali le scene femdom.

  7. be lady sarebbe bello se le femministe chiamerebbero pure gli uomini per le loro battaglie , su alcune non ci sarebbe problema , tipo aborto,congedi parentali, contro chi dice “se l’è cercata” se viene stuprata una donna, quota rosa nelle società pubbliche ecc….. ma se poi le femministe vanno contro il porno, contro playboy contro i night club be su questi temi gli uomini di certo non le aiuteranno.

    • è un discorso complesso, soprattutto per il fatto che non c’è un pensiero unanime di tutte le femministe in merito a certe questioni, e di conseguenza un’unica agenda politica.
      Di certo una parte importante del pensiero femminista è il liberare gli individui, uomini e donne, dagli stereotipi di genere e dai ruoli ad essi collegati: come farlo, però, è una questione che riguarda ogni singolo uomo e ogni singola donna. Sono convinta che una riflessione sul modello corrente di virilità/mascolinità da parte degli uomini sia necessaria: il che non vuol dire “riformare” o “distruggere” la sessualità maschile, ma interrogarsi (anche) su di essa e capire se può essere liberata dal modello di potere con cui è concepita oggi (non è una critica: solo un accenno di un discorso troppo ampio per essere concluso qui).

      Comunque, non bisogna essere d’accordo con tutte le proposte delle femministe per supportarle: nemmeno fra di noi siamo d’accordo su tutto. Per me, la cosa più importante è cominciare ad essere protagonisti del cambiamento nel proprio vissuto quotidiano, prendendo posizione quando si percepisce un’ingiustizia, evitando il più possibile di ricadere negli schemi di pensiero propri della cultura patriarcale…questo post ha una discussione lunghissima, ma all’interno dei commenti c’è la storia di Luminous Girl e Dr. Glass, che è un esempio emblematico di ciò che intendo dire. (puoi usare CTRL + F per cercare i termini all’interno del testo, se non la trovi).

  8. @ Lady Mismagius
    «…Suppongo che quello che chiamo “substrato” possa coincidere con la tua definizione di “realtà predeterminata”…»

    Non poteva esserci scelta più esatta del termine da te utilizzato, che è perfettamente appropriato al concetto da me approssimativamente espresso.
    Non credo io possa aggiungere altro alle tue considerazioni espresse in modo magistrale, con una lucidità analitica ed una chiarezza di intenti che, oltre a farti onore e lusingare me come lettore, sono la speranza per un mondo diverso. E sicuramente migliore.

    • Ti ringrazio dei complimenti…sono io a sentirmi lusingata ^^

      Ad essere sincera, la tua definizione di “realtà predeterminata” mi sembra molto efficace e complementare a quella di “substrato”: il primo termine chiarisce come, essendo tutti noi immersi nella cultura patriarcale, essa costituisca la visione “di default” della società, mentre il secondo pone l’accento sul fatto che questi schemi mentali non sono qualcosa di cui siamo consapevoli (“di default”: diventarne consapevoli è frutto di un lungo processo e soprattutto di una scelta) ma che comunque assorbiamo.

      Comunque grazie di nuovo anche per aver condiviso le tue riflessioni su questo blog 🙂

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