Can’t Hold Us: arrivano i Velini.

Dei “Velini”, la versione maschile delle notissime Veline del programma Striscia la Notizia, ne hanno parlato tutti da quando la loro presenza è stata annunciata come novità della stagione 2013.  Ho letto diversi articoli in proposito, ma poiché non è mia abitudine dare giudizi senza avere a disposizione tutti gli elementi perché il mio giudizio possa essere realmente completo e il più possibile obiettivo, ho aspettato di vedere le prime due puntate, tenendomi lontana da recensioni e articoli al riguardo. Ecco quindi le mie considerazioni.

In entrambe le puntate sono mostrati dei brevi video tratti dai provini, dove si vedono tre ragazzi per volta che ballano indossando solo degli slip. Quasi tutti gli aspiranti Velini rientrano nel canone standard di bellezza, alti, snelli, fisico tonico e petto depilato, mentre un paio di loro sono più bassi e meno in forma. Tutti cercano di muoversi con disinvoltura per farsi notare, ma risultano piuttosto goffi, con un’espressione a metà fra “guardatemi!” e “che c… sto facendo?”. L’essere in mutande non aiuta. C’è chi si dimena il più possibile, chi invece cerca di concentrarsi sui due-tre passi su cui si sente a proprio agio, chi prova a fornire un’immagine più sexy.

I due Velini usciti dalle selezioni sono Pierpaolo Petrelli ed Elia Fongaro. La canzone scelta per lo stacchetto della prima puntata è “Can’t Hold Us” di Macklemore&Ryan Lewis, feat. Ray Dalton. Il testo recita:

Can we go back, this is the moment
Tonight is the night, we’ll fight till it’s over
So we put our hands up like the ceiling can’t hold us
Like the ceiling can’t hold us

Entrambi i ragazzi indossano solo un paio di jeans e sono a piedi nudi, come i modelli di Abercrombie&Fitch, il negozio di culto di Milano. Lo stacchetto inizia con Pierpaolo, piegato sulla ringhiera della scalinata che conduce al palco, che si rialza lentamente. Inquadratura puntata sul torso, che sale fino al volto, sguardo diretto verso la telecamera. Elia, sul lato opposto della scalinata, è in piedi, una gamba appoggiata con disinvoltura. Di nuovo, la telecamera parte dal torso e si focalizza sul volto. Pierpaolo solleva pesi invisibili, mentre Elia fa flessioni appoggiandosi ad una parete: nella civiltà occidentale il canone della bellezza maschile è sempre stato inscindibile dalla forza fisica e dall’atleticità, dalle sculture dell’antica Grecia fino ai supereroi contemporanei. Scendendo le scale, Pierpaolo ed Elia mimano colpi di boxe. Al termine del ritornello, i due ragazzi si inginocchiano sulla scrivania delle conduttrici, in una posa simile a quella delle Veline.

La loro immagine è quella dell’uomo metrosexual e virile: i loro gesti e i loro sguardi mostrano due ragazzi sicuri di sé e della loro capacità di essere attraenti, consapevoli dell’ammirazione che suscitano nelle donne. Pur volendo essere guardati, le loro mosse e i loro sguardi ci dicono che loro non sono oggetti sessuali, ma soggetti: in questo gioco di rappresentazioni che, occorre sempre tenere presente, sono studiate e costruite artificialmente, la differenza la fanno i dettagli, e in questo caso il linguaggio del corpo è la cosa più importante, dal momento che i Velini non parlano. L’uomo rappresentato dai Velini ha cura di sé e della propria immagine: petto depilato, muscoli definiti ma non eccessivamente sviluppati, corporatura snella e slanciata; sa essere sexy, ma la sua è una sensualità attiva: il modo in cui i Velini guardano le telecamere è ben diverso da quello delle Veline. Se queste comunicavano spensieratezza quasi euforica, con i loro sorrisi smaglianti e gli occhi spalancati, quasi come se fossero inconsapevoli della propria sensualità, lo sguardo dei Velini trasmette invece consapevolezza degli sguardi che attirano. I protagonisti sono loro.

Nello stacchetto della puntata successiva, i Velini riprendono un tipico cliché dell’immaginario sexy relativo agli uomini: i cowboy. Di nuovo in jeans e a torso nudo, inginocchiato con il cappello da cowboy in mano, Elia lo indossa guardando intensamente la telecamera, mentre Pierpaolo entra in scena facendo la ruota (!), fa una scivolata a terra, afferra il cappello e lo indossa sorridendo con un’espressione a metà fra compiacimento e sfida. Appoggiandosi sulle mani, Elia scalcia verso l’aria al ritmo della canzone, seduto a terra, con un sorriso divertito; Pierpaolo fa lo stesso sorreggendosi con le mani alle due ringhiere della scala. Entrambi fanno un giro su sé stessi e poi iniziano a ruotare il cappello in aria, sempre ridendo, per poi concludere lo stacchetto, schiena contro schiena, gettando il cappello verso il pubblico e andando ad occupare la loro posizione sulla scrivania.

Al contrario della prima puntata, questo secondo stacchetto ha un’atmosfera divertita e ironica: i Velini giocano a impersonare uno stereotipo dell’immaginario sexy, con mosse spavalde e un po’ buffe, quelle di due ragazzi così sicuri di sé da non avere paura di attirare l’attenzione comportandosi in un modo un po’ sopra le righe e da non temere di risultare ridicoli. Il loro atteggiamento divertito, complice di un “gioco”, di un momento poco serio, è ciò che impedisce all’insieme di cadere appunto nel ridicolo: fare la ruota, scalciare in aria, non sono movimenti sexy e in un contesto “normale” risulterebbero perfino patetici come modi per attirare l’attenzione. Qui è diverso: i Velini comunicano la sicurezza di chi sa di stare facendo qualcosa di stupido, ma si diverte così tanto a farlo da fregarsene del giudizio altrui, e questo fa sorridere. Un po’ come alle feste: l’alcol, l’atmosfera di risate ed euforia e la sicurezza di essere con gli amici, persone con cui puoi lasciarti andare e non temere di fare qualcosa di imbarazzante…oltre lo stereotipo del cowboy sexy, quindi, c’è il personaggio dell’amico brillante e spavaldo, quello che risulta sexy perché è divertente e sicuro di sé.

La sicurezza di sé è il tratto fondamentale dell’immagine dei Velini, ciò che li sottrae all’oggettivazione sessuale: è l’elemento che li fa restare i soggetti piuttosto che gli oggetti dello sguardo. La differenza è sottile, vero, ma esiste. Il discrimine sta nella consapevolezza che i Velini hanno del loro ruolo sexy, con il quale giocano da protagonisti, piuttosto che restare confinati dentro di esso.

In conclusione, i Velini rappresentano un esempio interessante di un ruolo diverso dell’uomo nella televisione perché non sono una semplice “versione maschile” delle Veline, ma un modo di rappresentare un immaginario sexy senza scivolare nell’oggettivazione. Ci mostrano un modo di essere uomini che non rinuncia alla propria soggettività ma al contempo accoglie la soggettività femminile (lo sguardo delle donne, il desiderio delle donne) come accade del resto in una relazione sessuale e amorosa paritaria, in cui l’essere desiderato non significa essere oggettivato. La loro presenza nel programma, però, sembra essere solo temporanea (tre mesi), il che mi lascia un po’ di amarezza, perché riconduce questo cambiamento ad una semplice eccezione che conferma la regola, se vogliamo essere ottimisti, oppure ad un “contentino” da rinfacciare a chi ha criticato l’oggettivazione della donna (“Visto? Abbiamo fatto i Velini. Contente ora?”). Tre mesi: e le Veline esistono dal 1988.

In attesa di conferme a questa notizia, non posso che augurarmi che il resto delle apparizioni dei Velini possa continuare su questi binari e dirmi soddisfatta, per ora, dell’esperimento di gender-swapping di Striscia la Notizia sia sul fronte delle conduzioni che sul fronte dei Velini.

 

 

FASEB si unisce alla battaglia di Pro-Test Italia per difendere la Ricerca italiana

Gli emendamenti volti a modificare in senso restrittivo la Direttiva Europea 2010/63/UE in merito al trattamento degli animali impiegati nella sperimentazione a scopi scientifici non sono ancora definitivi: il Parlamento ha rimesso la questione nelle mani del Governo, prendendo in considerazione le obiezioni presentate all’ordine del giorno da numerosi parlamentari, fra cui la virologa Ilaria Capua. Nell’attesa, Pro-Test Italia organizza una manifestazione di sensibilizzazione a Roma, a cui purtroppo non sarò in grado di partecipare perché abito a mezza Italia di distanza.
In ogni caso, il sostegno internazionale che l’associazione italiana riceve è un dono prezioso: l’autorevolezza delle voci in difesa della sperimentazione animale serve a dare forza alle ragioni di chi si schiera dalla parte dei fatti.

Pro-Test Italia

Riportiamo lo Statement inviatoci da FASEB (Federation of American Societies for Experimental Biology).

FASEB-RGB-Logo Transparent

September 19, 2013
To the Participants of the Pro-test Italia Rally:
The Federation of American Societies for Experimental Biology (FASEB) stands in support of our Italian colleagues whose research is being threatened by Article 13 amendments to Directive 2010/63/EU. By prohibiting the use of animals in drug abuse research and the breeding of important animal models, these amendments, if adopted, would have significant detrimental effects to both research and animal welfare.
FASEB continues to affirm the essential contribution of animals in research and education aimed at improving the health of both humans and animals. The role of animals remains critical in understanding the fundamental processes of life and in developing treatments for injury and disease. We commend Pro-test Italia in championing life-saving animal research and opposing restrictive regulations that will slow scientific progress.

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Aggiornamenti su Stop Vivisection

Dell’iniziativa Stop Vivisection avevo scritto circa due mesi fa, il 21 luglio, in Stop Vivisection, un inganno intollerabile. Ora, a 50 giorni dalla chiusura della raccolta di firme (prevista per il primo novembre), voglio fare il punto della situazione e integrare quanto avevo scritto con i nuovi dati. Come allora, mi rifiuto di inserire nel mio blog link diretti al sito dell’iniziativa: una rapida ricerca su Google potrà porre rimedio, per chi lo desiderasse, alla mia scelta. Qui mi limito a dire che i dati che riporto sono quelli forniti dal sito ufficiale di Stop Vivisection.

A luglio, il totale di firme raccolte era 479.249, a fronte di un obiettivo di un milione, ovvero il 47,92%. Adesso sono 629.258 / 1.000.000 (62,92%). Pur avendo superato la metà della cifra che si erano posti come obiettivo, i sostenitori di Stop Vivisection in due mesi hanno ottenuto solo 150.009 firme in più, un risultato deludente a fronte delle ambizioni della campagna. A luglio le firme provenienti dall’Italia erano 374.567, pari al 75% della quota minima fissata per il nostro Paese (500.000 firme), e solo la Slovenia aveva raggiunto la quota minima, fissata a 6.000 firme per loro.

Oggi l’Italia continua ad essere lo Stato che contribuisce maggiormente, in valori assoluti, alla raccolta firme: 417.799, ovvero l’83,5% della quota; nessun altro Stato è arrivato ad un numero nell’ordine delle centinaia di migliaia, e al secondo posto per valore assoluto si trova la Germania, con 46.567 firme ottenute ed una quota minima di 74.250 (62,5 % della quota). Ritengo interessante che solo l’Italia, il Paese da cui provengono tutti i membri del comitato organizzatore, abbia una quota nell’ordine delle centinaia di migliaia, mentre, ad esempio, per la Francia è di 55.500, per la Spagna di 40.500 e per il Regno Unito di 54.750. Non ho trovato una spiegazione di questo fatto nel sito ufficiale di Stop Vivisection, fonte dei dati riportati in questo post.

Parlando di quote, mentre la Slovenia è arrivata, dal 123% di luglio, al 153% della propria quota, anche il Belgio ha raggiunto e superato la propria, raccogliendo 17.572 firme a fronte delle 16.500 previste. 

Nel post precedente ho preso in esame l’aspetto “scientifico” dell’iniziativa, i promotori e il comitato scientifico dei garanti. Particolare attenzione però meritano gli sponsor e le associazioni che supportano con il proprio nome, marchio e autorevolezza quest’inganno.

Fra le associazioni troviamo in prima fila la LEAL, il “comitato scientifico” Equivita e Antidote Europe, a cui appartengono membri del comitato organizzatore (Vanna Brocca è coordinatrice della rivista ufficiale della LEAL, Fabrizia Pratesi de Ferrariis è coordinatrice di Equivita) e del comitato dei garanti (André Menache dirige Antidote Europe, Claude Reiss ne è il fondatore; Gianni Tamino è il presidente di Equivita). Ho già osservato come entrambi i comitati fossero composti esclusivamente da oppositori della sperimentazione animale, perciò non posso essere sorpresa dal fatto che le loro associazioni sponsorizzino apertamente Stop Vivisection, tuttavia questa è un’ulteriore, evidente prova della scarsa autorevolezza e imparzialità di quello che dovrebbe essere il comitato di garanzia.

Seguono la Lega Italiana per i Diritti dell’Animale (LIDA), l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA), il Partito Animalista Europeo (PAE), la Lega Anti Vivisezione (LAV), la Coalizione Antivivisezione (ADC-AVC-CAV), a cui appartengono altri due membri del comitato dei garanti, Daniel Flies e Robert Molenaar, 83 organizzazioni straniere, la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Gaia Italia, il Progetto No Macello, Salviamo gli Orsi della Luna e la sezione italiana del WWF. Al fianco del logo del WWF, infatti, compare un asterisco che segnala che solo il WWF Italia ha dato il proprio supporto all’iniziativa, un dato che, sinceramente, mi delude e mi rincuora al tempo stesso:  mi delude perché ammiro e rispetto il lavoro di protezione della biodiversità delle Oasi WWF, una delle quali si trova non lontano da dove vivo e sorge su un’ex cava di argilla, poi trasformatasi spontaneamente in un’area palustre molto ricca e riqualificata dal lavoro dei volontari; mi rincuora perché le altre sezioni del WWF devono avere un po’ più di buonsenso e conoscenze riguardo la sperimentazione animale.

L’unica azienda presente fra gli sponsor è l’italiana Almo Nature, produttrice di cibo per animali nota per le campagne di marketing volte a suscitare polemiche: da quella di due anni fa con le fotografie di Oliviero Toscani raffiguranti uomini e donne nudi con maschere da animali a quella attualmente in corso il cui slogan è “La sperimentazione animale è crudeltà.” SemplicementeScienza ha dedicato una serie di articoli a questa campagna, a cui rimando per chi volesse approfondire: Ipocrisia + Ignoranza = Maggior Profitto: il caso Almo Nature!  e L’ipocrisia continua: aggiornamenti sul “caso” Almo Nature.

Posto che non mi aspetto che Stop Vivisection riesca nel suo intento, e che anche se ci riuscisse dubito che la Comunità Europea sarebbe disposta a gettare alle ortiche una metodologia il cui valore è accertato e indiscutibile solo perché glielo chiede una massa di cittadini disinformati, è comunque sconfortante notare quanto l’animalismo sia un facile strumento di marketing e quanto faccia presa sulle persone, sfruttando l’emotività e la disinformazione.

Comunque, ecco i dati aggiornati a oggi sullo stato dell’iniziativa Stop Vivisection (la Slovenia compare due volte perché ho dovuto suddividere la tabella in due screenshot):

Update Stop Vivisection

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Update Stop Vivisection 2