Aggiornamenti su Stop Vivisection

Dell’iniziativa Stop Vivisection avevo scritto circa due mesi fa, il 21 luglio, in Stop Vivisection, un inganno intollerabile. Ora, a 50 giorni dalla chiusura della raccolta di firme (prevista per il primo novembre), voglio fare il punto della situazione e integrare quanto avevo scritto con i nuovi dati. Come allora, mi rifiuto di inserire nel mio blog link diretti al sito dell’iniziativa: una rapida ricerca su Google potrà porre rimedio, per chi lo desiderasse, alla mia scelta. Qui mi limito a dire che i dati che riporto sono quelli forniti dal sito ufficiale di Stop Vivisection.

A luglio, il totale di firme raccolte era 479.249, a fronte di un obiettivo di un milione, ovvero il 47,92%. Adesso sono 629.258 / 1.000.000 (62,92%). Pur avendo superato la metà della cifra che si erano posti come obiettivo, i sostenitori di Stop Vivisection in due mesi hanno ottenuto solo 150.009 firme in più, un risultato deludente a fronte delle ambizioni della campagna. A luglio le firme provenienti dall’Italia erano 374.567, pari al 75% della quota minima fissata per il nostro Paese (500.000 firme), e solo la Slovenia aveva raggiunto la quota minima, fissata a 6.000 firme per loro.

Oggi l’Italia continua ad essere lo Stato che contribuisce maggiormente, in valori assoluti, alla raccolta firme: 417.799, ovvero l’83,5% della quota; nessun altro Stato è arrivato ad un numero nell’ordine delle centinaia di migliaia, e al secondo posto per valore assoluto si trova la Germania, con 46.567 firme ottenute ed una quota minima di 74.250 (62,5 % della quota). Ritengo interessante che solo l’Italia, il Paese da cui provengono tutti i membri del comitato organizzatore, abbia una quota nell’ordine delle centinaia di migliaia, mentre, ad esempio, per la Francia è di 55.500, per la Spagna di 40.500 e per il Regno Unito di 54.750. Non ho trovato una spiegazione di questo fatto nel sito ufficiale di Stop Vivisection, fonte dei dati riportati in questo post.

Parlando di quote, mentre la Slovenia è arrivata, dal 123% di luglio, al 153% della propria quota, anche il Belgio ha raggiunto e superato la propria, raccogliendo 17.572 firme a fronte delle 16.500 previste. 

Nel post precedente ho preso in esame l’aspetto “scientifico” dell’iniziativa, i promotori e il comitato scientifico dei garanti. Particolare attenzione però meritano gli sponsor e le associazioni che supportano con il proprio nome, marchio e autorevolezza quest’inganno.

Fra le associazioni troviamo in prima fila la LEAL, il “comitato scientifico” Equivita e Antidote Europe, a cui appartengono membri del comitato organizzatore (Vanna Brocca è coordinatrice della rivista ufficiale della LEAL, Fabrizia Pratesi de Ferrariis è coordinatrice di Equivita) e del comitato dei garanti (André Menache dirige Antidote Europe, Claude Reiss ne è il fondatore; Gianni Tamino è il presidente di Equivita). Ho già osservato come entrambi i comitati fossero composti esclusivamente da oppositori della sperimentazione animale, perciò non posso essere sorpresa dal fatto che le loro associazioni sponsorizzino apertamente Stop Vivisection, tuttavia questa è un’ulteriore, evidente prova della scarsa autorevolezza e imparzialità di quello che dovrebbe essere il comitato di garanzia.

Seguono la Lega Italiana per i Diritti dell’Animale (LIDA), l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA), il Partito Animalista Europeo (PAE), la Lega Anti Vivisezione (LAV), la Coalizione Antivivisezione (ADC-AVC-CAV), a cui appartengono altri due membri del comitato dei garanti, Daniel Flies e Robert Molenaar, 83 organizzazioni straniere, la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Gaia Italia, il Progetto No Macello, Salviamo gli Orsi della Luna e la sezione italiana del WWF. Al fianco del logo del WWF, infatti, compare un asterisco che segnala che solo il WWF Italia ha dato il proprio supporto all’iniziativa, un dato che, sinceramente, mi delude e mi rincuora al tempo stesso:  mi delude perché ammiro e rispetto il lavoro di protezione della biodiversità delle Oasi WWF, una delle quali si trova non lontano da dove vivo e sorge su un’ex cava di argilla, poi trasformatasi spontaneamente in un’area palustre molto ricca e riqualificata dal lavoro dei volontari; mi rincuora perché le altre sezioni del WWF devono avere un po’ più di buonsenso e conoscenze riguardo la sperimentazione animale.

L’unica azienda presente fra gli sponsor è l’italiana Almo Nature, produttrice di cibo per animali nota per le campagne di marketing volte a suscitare polemiche: da quella di due anni fa con le fotografie di Oliviero Toscani raffiguranti uomini e donne nudi con maschere da animali a quella attualmente in corso il cui slogan è “La sperimentazione animale è crudeltà.” SemplicementeScienza ha dedicato una serie di articoli a questa campagna, a cui rimando per chi volesse approfondire: Ipocrisia + Ignoranza = Maggior Profitto: il caso Almo Nature!  e L’ipocrisia continua: aggiornamenti sul “caso” Almo Nature.

Posto che non mi aspetto che Stop Vivisection riesca nel suo intento, e che anche se ci riuscisse dubito che la Comunità Europea sarebbe disposta a gettare alle ortiche una metodologia il cui valore è accertato e indiscutibile solo perché glielo chiede una massa di cittadini disinformati, è comunque sconfortante notare quanto l’animalismo sia un facile strumento di marketing e quanto faccia presa sulle persone, sfruttando l’emotività e la disinformazione.

Comunque, ecco i dati aggiornati a oggi sullo stato dell’iniziativa Stop Vivisection (la Slovenia compare due volte perché ho dovuto suddividere la tabella in due screenshot):

Update Stop Vivisection

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Update Stop Vivisection 2

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4 pensieri su “Aggiornamenti su Stop Vivisection

  1. Pingback: Attenti a quello che firmate | worldsoutsidereality

  2. Almo Nature: cibo per i gatti con il tonno, pollo, manzo e sardine; cibo per i cani con manzo, salmone, tonno e pollo.
    Coerenza: you’re doing it wrong.

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