L’OMS, l’educazione sessuale e la disinformazione

I nuovi Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, elaborati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sviluppati dal Centro Federale per l’Educazione alla Salute (BZgA) tedesco durante un workshop che ha visto la collaborazione di 19 esperti provenienti da 9 Stati europei, sono stati oggetto di una massiccia campagna di disinformazione da parte degli ambienti cattolici. Si è letto che le linee guida dell’OMS avrebbero consigliato di insegnare ai bambini a masturbarsi negli asili, a incoraggiare giochi erotici dall’età di quattro anni, esperienze omosessuali dall’età di nove…ovviamente si tratta di deliberate mistificazioni su cui non intendo soffermarmi oltre.

Sembra che nessuno si sia dato la pena di verificare leggendo direttamente le fonti (il documento ufficiale dell’OMS è disponibile sia in inglese che in italiano, e sebbene siano 65 pagine, mi sembra il minimo per chi ha la pretesa di fare informazione – in ogni caso voi potete trovarlo qui), quindi mi propongo di farne un riassunto. Sarebbe meglio, me ne rendo conto, integrare la sintesi con una confutazione punto su punto delle mistificazioni operate da coloro che chiamano queste linee guida “manuale di corruzione dei minori ispirato dall’ideologia di genere”, ma non ne ho le forze e non voglio fare ulteriormente propaganda a queste menzogne. Nota: le citazioni dal documento sono riportate in corsivo, i grassetti sono miei e sottolineano i concetti più rilevanti. Questo post, a causa dell’ampiezza del documento originale, è molto più lungo della media degli articoli presenti sul mio blog e mi scuso per l’inconveniente.

L’obiettivo del documento è colmare le lacune nell’ambito dei programmi di educazione sessuale attualmente esistenti in vari Stati europei (non nel nostro: l’Italia all’educazione sessuale non ci pensa nemmeno) fornendo un modello completo di come questa materia dovrebbe essere sviluppata. La premessa inizia illustrando la situazione attuale della salute sessuale (il documento definisce la salute sessuale come “uno stato di benessere fisico, emotivo,mentale e sociale relativo alla sessualità; non consiste nella semplice assenza di malattie, disfunzioni o infermità. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali come pure la possibilità di fare esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizione, discriminazione e violenza. Per raggiungere e mantenere la salute sessuale, i diritti sessuali di ogni essere umano devono essere rispettati, protetti e soddisfatti“) in Europa e puntualizzando la necessità che bambini e bambine, ragazzi e ragazze maturino “un atteggiamento positivo e responsabile verso la sessualità“, atteggiamento che si può ottenere solo attraverso un’educazione sessuale olistica, cioè basata su “informazioni imparziali e scientificamente corrette su tutti gli aspetti della sessualità” che permettano di sviluppare “le competenze necessarie ad agire sulla base delle predette informazioni, contribuendo così a sviluppare atteggiamenti rispettosi ed aperti che favoriscono la costruzione di società eque“. Queste competenze renderanno bambini e ragazzi in grado di “determinare autonomamente la propria sessualità e le proprie relazioni nelle varie fasi dello sviluppo“.

Segue un’introduzione dedicata all’analisi del contesto in cui queste linee guida vanno ad inserirsi, con un excursus sull’evoluzione dei comportamenti sessuali e della morale sessuale dagli anni ’70 ad oggi e sulla conseguente necessità di un’educazione sessuale formalizzata in grado di rispondere efficacemente ai cambiamenti sociali e alla storia dell’evoluzione dei programmi di educazione sessuale (a questo proposito, la Svezia ha educazione sessuale obbligatoria dal 1955, e perfino la cattolicissima Irlanda, dove l’aborto non è ancora legale, l’ha resa obbligatoria nel 2003. L’Italia non è nemmeno menzionata). Si sottolineano poi le differenze esistenti fra i vari Paesi europei, sia a livello di concetto di educazione sessuale sia nel modo in cui i programmi sono svolti (per esempio, in alcuni Paesi il concetto di educazione sessuale comprende “altri aspetti come l’amicizia o i sentimenti di sicurezza, protezione e attrazione” che vengono introdotti ai bambini alle scuole elementari, mentre da noi il concetto è molto più restrittivo).

Le presenti linee guida si rifanno ad un concetto ampio di educazione sessuale, sostenendo che essa comincia nel momento in cui i genitori danno ai bambini messaggi inerenti il corpo e l’intimità. Viene preso in considerazione, quindi, il fatto che i bambini abbiano bisogno di risposte ad ogni età del loro sviluppo e che l’educazione sessuale, in senso lato, è tutto ciò che la famiglia e la scuola fanno per guidare i bambini alla consapevolezza di concetti come l’identità di genere, il corpo, le relazioni affettive con gli altri e si esplica anche in quelle risposte. Si fa notare l’importanza di avere l’educazione sessuale come argomento curricolare obbligatorio per evitare che venga trascurata e che, sempre per lo stesso motivo, sia oggetto di valutazioni ed esami, un modo per sottolinearne ulteriormente l’importanza.

Riporto qui la definizione di sessualità impiegata ufficialmente dall’OMS, e quindi anche nella stesura di questo documento: “La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, le identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite o espresse. La sessualità è influenzata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali“.

Le parti successive del documento sono dedicate a spiegare le motivazioni per cui l’educazione sessuale è fondamentale nel raggiungimento di tre degli Obiettivo di Sviluppo del Millennio (parità di genere, lotta all’HIV/AIDS e salute materna) e perché sia necessaria per garantire a tutti la salute sessuale e il pieno godimento dei diritti sessuali e a descrivere in modo approfondito lo sviluppo sessuale di bambini e bambine dal punto di vista della scoperta della sessualità, delle sue forme di espressione e dei suoi significati.

Questa parte è puramente descrittiva e non fornisce indicazioni o giudizi: viene descritta la sessualità infantile: la scoperta del proprio corpo e delle differenze sessuali fra maschi e femmine, la naturale curiosità dei bambini verso i genitali che li porta a praticare una sorta di autoerotismo, e l’atteggiamento dei bambini a riguardo nei confronti degli adulti (i bambini percepiscono la reticenza degli adulti riguardo la sessualità e sono curiosi), e successivamente (4-6 anni) l’adeguamento alle norme sociali, inclusi i ruoli di genere, e l’elaborazione del senso del pudore e della vergogna, appreso dagli adulti, che porta i bambini, nella maggior parte dei casi, a reprimere la propria curiosità nei confronti della sessualità, in quanto la percepiscono come inappropriata. Segue una descrizione della sessualità durante la preadolescenza (11-14 anni) e l’adolescenza (14-19 anni), quando ragazzi e ragazze iniziano a interrogarsi sulla propria identità e il proprio posto nel mondo, sviluppano un’immagine sessuale di sé, iniziano ad essere sessualmente attratti da altre persone, prendono coscienza del proprio orientamento sessuale e iniziano ad avere una vita sessuale.

Le linee guida dell’OMS propongono quindi un modello di educazione sessuale fondato su 7 principi:

1. L’educazione sessuale è adeguata per l’età rispetto al livello di sviluppo e alle possibilità di comprensione, è sensibile rispetto alla cultura, alla società e al genere. E’ rapportata alle realtà di vita di bambini o ragazzi.
2. L’educazione sessuale si basa sui diritti umani (sessuali e riproduttivi).
3. L’educazione sessuale si basa su un concetto olistico di benessere che comprende la salute.
4. L’educazione sessuale poggia saldamente sui principi di equità di genere, autodeterminazione e accettazione della diversità.
5. L’educazione sessuale inizia alla nascita.
6. L’educazione sessuale deve essere intesa come un contributo verso una società giusta e solidale, attraverso l’empowerment delle persone e delle comunità locali.
7. E’ basata su informazioni scientificamente accurate.

A questi principi corrispondono 11 obiettivi:

1. Contribuire a un clima sociale di tolleranza, apertura e rispetto verso la sessualità e verso stili di vita, atteggiamenti e valori differenti.
2. Rispettare la diversità sessuale e le differenze di genere, essere consapevoli dell’identità sessuale e dei ruoli di genere.
3. Mettere in grado le persone, attraverso un processo di empowerment, di fare scelte informate e consapevoli e di agire in modo responsabile verso se stessi e il proprio partner.

4. Avere consapevolezza e conoscenza del corpo umano, del suo sviluppo e delle sue funzioni, in particolare per quanto attiene la sessualità.
5. Essere in grado di svilupparsi e maturare come essere sessuale, vale a dire imparare a esprimere sentimenti e bisogni, vivere piacevolmente la sessualità, sviluppare i propri ruoli di genere e la propria identità sessuale.
6. Acquisire informazioni adeguate sugli aspetti fisici, cognitivi, sociali, affettivi e culturali della sessualità, della contraccezione, della profilassi delle infezioni sessualmente trasmesse (IST) e dell’HIV, della violenza sessuale.
7. Avere le competenze necessarie per gestire tutti gli aspetti della sessualità e delle relazioni.
8. Acquisire informazioni sull’esistenza e le modalità di accesso ai servizi di consulenza e ai servizi sanitari, particolarmente in caso di problemi e domande relativi alla sessualità.
9. Riflettere sulla sessualità e sulle diverse norme e valori con riguardo ai diritti umani al fine di maturare la propria opinione in maniera critica.
10. Essere in grado di instaurare relazioni (sessuali) paritarie in cui vi siano comprensione reciproca e rispetto per i bisogni e i confini reciproci. Ciò contribuisce alla prevenzione dell’abuso e della violenza sessuale.
11. Essere in grado di comunicare rispetto a sessualità, emozioni e relazioni, avendo a disposizione il linguaggio adatto.

L’educazione sessuale olistica descritta nel documento implica un “atteggiamento positivo verso il benessere sessuale” e deve essere centrata sui destinatari, incoraggiandone la partecipazione attiva e fornendo loro un ambiente sicuro e accogliente dove non debbano esporsi e dove non si sentano sotto giudizio: colui che tiene il corso deve porsi come un mediatore e incoraggiare il dialogo fra i ragazzi, poiché la comunicazione è parte fondamentale dell’educazione sessuale. Altre caratteristiche sono che l’educazione sessuale sia un processo continuativo, che si attua in fasi differenti a seconda dello sviluppo dei bambini/ragazzi a cui è destinata, che sia multisettoriale, in modo da comprendere tutti gli aspetti della sessualità umana, contestualizzato al background sociale e culturale dei destinatari, basato su una stretta collaborazione con la famiglia e con la comunità, e sensibile al genere, in modo che ragazzi e ragazze non debbano sentirsi a disagio parlando di argomenti intimi in presenza dei loro compagni dell’altro sesso. Si sottolinea che “l’educazione sessuale non consiste solo nel passaggio di informazioni, ma consiste anche nel sostenere l’acquisizione di abilità e competenze e nel favorire la maturazione di un proprio punto di vista/atteggiamento nei confronti della sessualità. Pertanto, l’educazione sessuale mette in grado bambini e ragazzi di fare scelte autonome e informate“.

Poste queste importanti premesse, il documento muove dalla considerazione che l’educazione sessuale, sebbene implicitamente, fa parte dell’educazione generale che un bambino riceve a partire dalla nascita, ad esempio i genitori forniscono modelli relativi ai ruoli di genere e all’espressione dei sentimenti che il bambino apprende osservandoli, oppure anche l’evitare di affrontare argomenti relativi alla sessualità trasmette dei messaggi sulla stessa. A questa “educazione sessuale implicita”, secondo l’OMS, va affiancata una “vera” educazione sessuale che presenta come primo vantaggio la normalizzazione della sessualità, che la mostri ai bambini come qualcosa di naturale e umano, non come un tabù.

La struttura del programma di educazione sessuale dell’OMS prevede diversi obiettivi, divisi in settori, per ciascuna fascia di età: in molti casi un tema viene trattato ad un certo livello ad uno stadio e ripreso in maniera più approfondita in seguito, in modo da non lasciare domande senza risposta nei bambini, ma neanche da fornire loro spiegazioni che non sono in grado di assimilare. Un’idea guida è che i bambini ricevano informazioni inerenti uno specifico argomento prima di averne bisogno, per esempio che sappiano delle mestruazioni e dei contraccettivi prima della pubertà.

Il primo stadio di questa educazione sessuale (0-4 anni) prevede di insegnare ai bambini a conoscere il proprio corpo e le differenze di sesso fra maschi e femmine, sviluppare un’immagine positiva del proprio corpo e rispettare le differenze (di sesso, ma anche di colore della pelle e così via), di spiegare loro come nascono i bambini (a questo livello, semplicemente dicendo “dalla pancia della mamma”),  a vivere con serenità la gioia e il piacere dati dal toccare il proprio corpo (inclusa la masturbazione infantile precoce), la scoperta del proprio corpo e dei propri genitali, il fatto che la gioia del contatto fisico è un aspetto normale della vita di tutte le persone, la tenerezza e il contatto fisico come espressioni di amore e affetto; a riconoscersi come maschi o femmine (identità di genere), comunicare i propri bisogni e desideri e rispettare i bisogni e i limiti degli altri, provare empatia, esprimere le emozioni; sviluppare un sentimento di vicinanza e fiducia nei confronti degli adulti a cui sono legati, esprimere disagio se accade qualcosa di sgradevole che riguarda il loro corpo e attuare i tre passi: dire di no, andare via, parlare con qualcuno di cosa è successo (questo è fondamentale nella prevenzione degli abusi sessuali); a riconoscere l’esistenza di norme sociali e norme/valori culturali inerenti la sessualità, a rispettare le giuste distanze sociali (distinguendo quindi come è appropriato esprimersi con chi, quando e dove).

Nello stadio di sviluppo successivo (4-6 anni) i bambini dovrebbero essere guidati ad apprendere un’identità di genere positiva e il rispetto per l’equità di genere, a parlare di argomenti inerenti la sessualità e l’affettività, a riconoscere e gestire le emozioni negative (gelosia, rabbia, delusione, aggressività) e a riconoscere i sentimenti di amore e amicizia, accettandoli come positivi e naturali, ad essere consapevoli dell’esistenza di persone cattive, che hanno intenzioni malvagie pur essendo gentili, e come difendersi (la regola dei tre passi), a riconoscere le differenze di genere, differenze culturali e le differenze legate all’età, e il fatto che valori e norme cambiano da paese a paese e di cultura in cultura, e a tenere comportamenti socialmente responsabili, un atteggiamento aperto e non giudicante, ad accettare l’uguaglianza dei diritti e ad avere rispetto per le differenti norme inerenti la sessualità.

Tra i 6 e i 9 anni i bambini dovrebbero conoscere i cambiamenti del corpo che si verificano nella pubertà, imparare ad accettare le insicurezze che affiorano con la presa di coscienza del proprio corpo, a rispettare le scelte riguardanti la genitorialità, la gravidanza, l’infertilità, l’adozione, a prendere confidenza con l’idea base della contraccezione (è possibile pianificare e decidere sulla propria famiglia) e a conoscere i diversi metodi contraccettivi; inoltre questa è l’età in cui devono sviluppare il concetto di consenso e di  “sesso accettabile” (reciprocamente consensuale, volontario, paritario, adeguato all’età e al contesto, caratterizzato dal rispetto di sé) e conoscere cosa dicono le rappresentazioni sessualizzate e le rappresentazioni del sesso nei media, a riconoscere la differenza fra amicizia, amore e desiderio/attrazione sessuale, a riconoscere l’influenza positiva della sessualità sulla salute e il benessere, a conoscere le malattie collegate alla sessualità e a distinguere la violenza e l’aggressione sessuale dal sesso consensuale.

Durante la fase successiva dello sviluppo, poco prima della pubertà (9-12 anni), i bambini sono guidati a sviluppare consapevolezza e accettazione dei cambiamenti e delle differenze nei corpi che avverranno nella pubertà (dimensioni e forma del pene, del seno e della vulva possono variare considerevolmente, i modelli di bellezza variano nel tempo e tra le culture) per sentirsi a loro agio nel loro “nuovo” corpo, a conoscere i diversi tipi di contraccettivi e il loro utilizzo; a sapere la verità riguardo ai  miti sulla contraccezione, a riconoscere i sintomi della gravidanza, i rischi e le conseguenze del sesso non protetto (gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili); ad interiorizzare il concetto che la contraccezione è responsabilità di entrambi i partner;  a sviluppare accettazione, rispetto e comprensione delle diversità nella sessualità e nell’orientamento sessuale, ad assimilare il concetto di sessualità come processo di apprendimento e ad accettare le diverse espressioni della sessualità, a sviluppare un atteggiamento positivo verso l’equità di genere nelle relazioni e la libera scelta del partner, ad essere consapevoli dellinfluenza di pressione dei pari, media, pornografia, cultura, religione, genere, leggi e condizioni socio-economiche sulle decisioni riguardanti la sessualità, le relazioni e il comportamento sessuale per poter assumere una prospettiva critica personale riguardo a queste influenze.

La fase successiva è quella della pubertà (12-15 anni) in cui i preadolescenti si trovano a vivere sulla propria pelle ciò a cui l’educazione sessuale delle fasi precedenti li ha preparati. In questa fase le conoscenze e le competenze che li riguardano sono: conoscenza del corpo, immagine corporea, modificazioni al corpo (mutilazione genitale femminile, circoncisione, imene e ricostruzione chirurgica dell’imene, anoressia, bulimia, piercing, tatuaggi), conoscenza del ciclo mestruale e delle caratteristiche sessuali secondarie,della loro funzione negli uomini e nelle donne;  conoscenza dell‘impatto della maternità e della paternità (in giovane età) (significato dell’allevare i figli – pianificazione familiare, pianificazione della carriera, contraccezione, presa di decisioni e assistenza in caso di gravidanze indesiderate) e acquisizione informazioni sui servizi per la contraccezione; conoscenza delle aspettative di ruolo e dei comportamenti di ruolo rispetto all’eccitazione sessuale e alle differenze di genere; conoscenza dell‘esistenza di ingiustizie, discriminazioni e disuguaglianze e del modo di affrontarle.

Arrivati ai 15 anni e oltre, in piena adolescenza, i ragazzi sono tenuti ad elaborare una visione critica delle norme culturali inerenti il corpo umano, ad approcciarsi a tematiche come l‘interruzione di gravidanza, la fecondazione assistita e la gravidanza surrogata, a sviluppare una mentalità aperta e una visione ampia e fluida della sessualità umana (inclusa l’esistenza dell’omosessualità come forma perfettamente naturale di espressione della sessualità), a discutere i comportamenti legati al ruolo di genere, le aspettative e le incomprensioni che causano, la violenza di genere, le molestie sessuali e le discriminazioni.

In conclusione, queste linee guida propongono un modello di educazione sessuale all’avanguardia, che vuole fornire ai bambini informazioni complete che permettano loro di sviluppare un approccio positivo alla sessualità. Niente a che vedere con quello che certi siti cattolici reazionari vogliono farci credere, a meno che il loro problema non sia davvero inerente al vivere la sessualità come fonte di piacere e come componente fondamentale della vita…

 

 

 

 

 

38 pensieri su “L’OMS, l’educazione sessuale e la disinformazione

    • Tieni presente che questo obiettivo è rivolto, in maniera generale, a tutti gli Stati europei, quindi anche a Paesi che sono molto più avanti di noi in quest’ambito, come quelli del Nord Europa. Per noi che siamo praticamente a zero realizzare un obiettivo del genere richiederà tempo e risorse (praticamente, bisogna dare una formazione specifica agli insegnanti o al personale incaricato di gestire la materia), ammesso che si voglia farlo, ma queste linee guida possono servire a tracciare una direzione.
      Per Paesi più avanzati nei loro programmi di educazione sessuale queste linee guida possono suggerire cambiamenti/miglioramenti/ampliamenti.

      • Secondo me , uno stato per quanto riguarda l’educazione sessuale come priorità deve avere la lotta alle malattie sessualmente trasmissibili e parlare di tutti i tipi di contraccettivi, combattere la violenza sulle donne , quindi spiegare che un rapporto deve essere consenziente e fra pari , e spiegare che è normale che ci siano persone omosessuali o bisessuali , il resto dopo questi sono i fondamentali.

      • L’approccio scelto dall’OMS è molto “nordico”. Avrai notato l’importanza posta sull’identità di genere.
        L’idea di avere un’educazione sessuale a 360°C, per quanto estranea al contesto italiano, sarebbe un’innovazione dal grandissimo impatto. Poi certo, se stiamo cercando qualcosa di più vicino alla mentalità e alla sensibilità italiana, allora quello che hai sintetizzato tu è molto più adatto. Ma qui si pensa in grande!

  1. Lady penso che per l’italia sia un programma troppo avanzato , io ci andrai più piano tutto qui , e poi alcune cose di questo programma secondo me sono un pò fuori dal discorso educazione sessuale come il discorso ruoli di genere ecc….

    • è un concetto diverso di educazione sessuale: tieni presente che nella nostra società il concetto di distinzione fra “sesso” e “genere” non è ancora un patrimonio culturale di tutti – molte persone lo reputano innaturale o comunque ‘sbagliato’ nonostante dalla sua teorizzazione si siano accumulati decenni di studi sociologici in merito. Suppongo che questo rientri nella generale mancanza di formazione scientifica propria della cultura italiana.

      • Poi c’è un altro discorso da fare ,la sessualità e un argomento molto ampio ti faccio un esempio parlando della sessualità fra uomo e donna , gli educatori sessuali dovrebbero anche parlare di sesso orale o di sesso anale?, o cosa dovrebbero dire hai ragazzi e alle ragazze che gli chiedono informazioni su queste pratiche? ora non voglio ridurre tutto a pratiche ci mancherebbe altro , il documento e molto ampio , ma vorrei sapere come gli educatori dovrebbero trattare queste cose , oppure se parlare di eiaculazione femminile o cosa dire se i ragazzi e le ragazze chiedono informazioni su queste cose.

      • Domanda interessante. Innanzitutto penso sia importante che gli educatori affrontino anche argomenti come quelli che hai citato, perché i ragazzi e le ragazze hanno diritto a ricevere informazioni in merito (altrimenti rischiano di sviluppare delle paure o delle visioni fuorvianti, anche per colpa dei modelli mediatici). In ogni caso, il documento suggerisce di iniziare a parlare ai bambini della variabilità dei comportamenti sessuali tra i 6 e i 9 anni e di guidarli ad accettare l’idea che tutte le diverse espressioni della sessualità (qui parliamo ancora di forme più “morbide” come baciarsi e accarezzarsi) sono da rispettare se rientrano nella definizione di sesso accettabile (consensuale e paritario). Il concetto è rafforzato fra i 9 e i 12, in cui si comincia a parlare anche di pornografia.
        Fra i 12 e i 15 anni, i ragazzi entrano in contatto anche con cose molto sgradevoli – ma reali, e di cui è importante parlare in una società multietnica e multiculturale – come le mutilazioni genitali femminili (la forma più estrema di repressione della sessualità): quindi l’OMS li ritiene abbastanza maturi da capire un argomento del genere. Oltre i 15 anni si discute di genitorialità (anche del ruolo del padre durante la gravidanza e i primi mesi di vita del neonato), violenza sessuale e parafilie (i comportamenti sessuali devianti, come coprofilia o necrofilia); idealmente quindi l’informazione segue le domande di ragazzi e ragazze (si suppone che l’educazione sessuale sia un percorso in cui si crea un rapporto di fiducia e ci si sente a proprio agio a fare domande) e introduce gradualmente le varie forme di espressione del sesso. Non so dirti nulla riguardo all’eiaculazione femminile perché è un tema molto “di nicchia” e i sessuologi non sono nemmeno d’accordo fra loro circa l’esistenza del punto G, perciò suppongo che l’OMS eviti di prendere posizione in mancanza di un consenso scientifico ampio e cristallino.

  2. Be dovrebbero dire che esiste ma che non tutte le donne lo raggiungono , a differenza del punto G che è ancora in discussione l’eiaculazione femminile esiste ne hanno fatto pure un genere pornografico ne parlano pure in american pie, trovo importante che si parli di pornografia a quella età dato che tutti i ragazzi la vedano da minorenni almeno non si faranno condizionare troppo.

    • Anch’io credo che sia importante parlare sia dell’eiaculazione femminile – perché è un aspetto della sessualità che va riconosciuto al pari degli altri – che della pornografia (l’OMS suggerisce esplicitamente che l’argomento vada affrontato nei ragazzi per aiutarli a non farsi condizionare, come noti tu, e a non avere aspettative irrealistiche).

      • Anche perché poi queste ghiandole che permettono la eiaculazione femminile c’è le hanno tutte le donne, be negli anni 50 la cosa più trasgressiva che un ragazzino potesse vedere in quel ambito erano le foto di bettie page(tralatro in quel epoca non esistevano ne la chirurgia plastica ne photoshop) e per i decenni successi al massimo playboy o petnahouse comunque alla fine erano donne nude , non rapporti sessuali come la pornografia cosa che ora grazie ad internet possono vedere, è vero che esiste un tipo di pornografia “buona” o comunque abbastanza realistica e quella che in gergo si chiama sensuale , ha un certo tipo di musica dolce in sottofondo i protagonisti sono un uomo e una donna molto belli che si baciano spesso (in modo molto credibile) e non ci sono tutte le esagerazioni della pornografia classica sarebbe meglio se questo filone della pornografia fosse quella mainstreme

      • Sono d’accordo con te. Avevo letto in un articolo che bambini di 12 anni, in Gran Bretagna, avevano visto video pornografici di categoria “nugget” (ragazze senza arti, né braccia né gambe). Non voglio approfondire oltre, la sola idea di una cosa del genere mi disgusta.
        Mi domando che idea della sessualità possa sviluppare un ragazzino guardando roba del genere. Di certo non mi sembra positivo.

  3. Neanche io voglio approfondirla e mi disgusta neanche ne sapevo l’esistenza, anche se sono una persona adulta certe cose in quel ambito sono troppo forti per me, poi tornando ad un tipo di pornografia più “normale”, in quella più spinta tipo sadomaso o ganbang(una donna più uomini) alla fine fanno l’intervista alla attrice principale in caso di ganbang o in caso di sadomaso(agli attori e alle attrici coinvolti) questo per difendersi quando dicono che le attrici sono costrette o abusate , in queste intervista comunque danno giudizi positivi su quella scene che hanno girato, volendo rimanere sempre però nel ambito della sessualità, in Inghilterra le scene di eiaculazione femminile nella pornografia sono tagliate o comunque censurate , ti spiego il motivo non riconoscono che quello sia un liquido generato dal orgasmo femminile e viene considerato come se fosse urina(cosa che non è dato che e stato analizzato quel liquido)e quindi censurato, invece il contrario ovviamente non avviene ,voglio dire addirittura pubblicità del latte hanno preso spunta dalla pornografia facendo vedere donne con la faccia tutta bagnata di latte(e qui si capisce il doppio senso) e un piccolo dettaglio ma sicuramente fra parte del ignoranza sulla sessualità in generale e in particolare su quella femminile.

    • Non entro nel merito delle politiche che hanno adottato in Gran Bretagna riguardo alla censura perché, sinceramente, non so cosa dire.
      Che in qualche modo gli attori abbiano la possibilità di raccontare cosa significa per loro vivere un’esperienza come il gangbang o il BDSM mi sembra positivo, perché aiuta a “umanizzare” la pornografia, facendo capire almeno un po’ chi sono le persone al di là dei corpi, al di là del sesso.

  4. Sulle critiche che sono piovute da parte della chiesa ho una mia teoria,i sessuologi devono dire come funziona la sessualità parliamo di scienza, quindi se devono parlare del punto L cioè la versione maschile del punto G femminile , che esiste veramente devono dire che fra i tanti modi per essere stimolato c’è il massaggio prostatico quindi una stimolazione anale fatta con un dito ,(molte donne quando praticano del sesso orale al proprio partner mettono un dito nel ano) oppure usare un dildo , oppure parlare del clitoride, quello che voglio dire e che i corpi degli uomini e delle donne sono sia fatti per riprodursi facendo sesso eterosessuale , ma sono fatti in modo di poter ottenere piacere quindi l’orgasmo anche con del sesso omosessuale e questo non va bene alla chiesa.

    • è una spiegazione decisamente plausibile. Io credo più in generale che la Chiesa non accetti l’idea del sesso vissuto solo per il piacere (che viene descritto come un modo “egoista” di vivere la sessualità). Il che per me non ha senso.

  5. Un altra cosa importante secondo me riguarda lo slut-shaming, cioè il fatto che la sessualità femminile alle volte sia vista malamente , il tipico esempio è un uomo che va con più donne è figo se una donna va con più uomini e una poco di buono ecc….. e questo penso di ripercuota anche sulle fantasie femminile, ovviamente io essendo un uomo questo non lo posso sapere con certezza ma sicuramente secondo me le donne “limitano” anche le loro fantasie per evitare di essere considerate troie puttane e cosi via, faccio spesso gli esempio sulla pornografia perché li si nota maggiormente, infatti secondo me non è in se il porno ad essere degradante per le donne ne le pratiche in se , ma quello che può renderlo degradante è la storia il contesto , e lo slut-shaming e come se prendiamo una scena dove un uomo deve soddisfare oralmente più donne , e ribaltiamo la cosa , l’uomo rimane sempre quello figo la donna quella troia , infatti se uno pensa ad alcuni insulti questo si nota molto basti pensare al insulto succhiacazzi non esiste la sua versione al contrario , e gli esempio che potrei farti sono tanti , secondo me per una buona educazione sessuale e importante sradicare lo slut-shaming fra le tante cose da fare.

  6. Poi si parla se ho capito bene come obbiettivo di fare il modo che sia normale parlare di sesso fra adulti, essendo una cosa normale, questa è una cosa interessante , parlando che reputo che per ovvie ragioni una donna parlerà di sesso con un altra donne e un uomo con un altro uomo, ma penso che alle volte il fatto di non volerne parlare sia la paura (specialmente per le donne) di essere prese in giro , o che certe notizie vadano a persone che non si vorrebbe e cosi via

    • L’idea è di superare la visione del sesso come un tabù, in modo da consentire a ragazzi e ragazze di esprimersi liberamente e di poter dare voce ad una visione consapevole ed individuale, e quindi viva e personale, della sessualità.

  7. Spero di non essere OT, leggevo un blog di una femminista in particolare la sezione posta, c’era una lettera di una donna di 30 anni, che faceva una domanda in cui lei diceva di guardare regolarmente porno in particolare quello tipo ganbang o quello due uomini una donna , e di provare piacere nel vederlo , e chiedeva se questo era normale e se lei poteva essere definitiva una femminista nonostante le piacesse dei video dove le donne sono un pò degradate diciamo , la femminista ha risposte che non doveva preoccuparsi e normale che una donna guarda porno e diceva che anche a lei piacevano questi video , e che lei col suo ragazzo praticavano il sadomaso dove lei era la parte sottomessa o il sesso anale e che ciò che si fa in camera da letto non influisce sul essere femministe o no e che certe pratiche che magari erano tabu un tempo col passare di esso vengono accetate ,e che a volte le fantasie sono solo tali e magari non le si vorrebbe trasportare in realtà (parlando in generale), penso che la donna che ha scritto la lettera sia un esempio dei problemi che affliggano la sessualità, e che ci siano pure per i maschi esempio come ti avevo detto prima nella pornografia le scende di dominazione femminile sono girate da attori bisessuali, e questo vale anche per tutte le scene di pegging anche dove non c’entra la dominazione femminile, infatti anche nel porno sensuale quello che ti dicevo prima quello che è più realistico dove l’uomo e la donna sono alla pari non c’è dominazione , e tutto e molto passionale se nel film e compresa oltre alle classiche pratiche il pegging fidati che l’attore sarà bisessuale ma nella realtà questa pratica è fatta principalmente da eterosessuali , ma gli attori uomini secondo me hanno paura di essere accusati di essere gay e di essere presi in giro, infatti gli uomini che fanno questa pratica nella realtà penso che non lo dicono neanche al migliore amico o al amico di infanzia per paura di essere derisi , nonostante come detto in precedenza quello è un modo molto immediato per stimolare il punto L maschile.

    • Allora, andando con ordine:
      – come rispondeva la curatrice di quella posta, nessun comportamento sessuale ha una connotazione negativa per una femminista, ovviamente purché ci sia libero consenso e non sia frutto di pressioni;
      – i tabù riguardo alla sessualità permangono per via di numerosi fattori, primo fra tutti l’idea di “normalità”, per cui certe pratiche sono considerate normali e altre anomale, ed è la società a stabilire cosa è normale e cosa no: però questo è un ambito in cui la mentalità evolve rapidamente.
      – il terzo punto, i condizionamenti che gli uomini subiscono e i preconcetti riguardo la sessualità maschile, merita una trattazione ben più approfondita di un commento. Ci tornerò.

  8. Non so se sia qualcosa che si deve spiegare a scuola ma come giocattoli sessuali ne esistono di un tipo chiamati vibratore clitorideo, come dice il nome deve stimolare quella zona, è permette alle donna in un rapporto con penetrazione di avere sicuramente un orgasmo,e aiuta a raggiungere l’orgasmo pure l’uomo, sicuramente sapere l’esistenza di questo “strumento” potrebbe aiutare molte coppie e molte donne che non raggiungono spesso l’orgasmo ad averlo , comunque la maggior parte della popolazione è d’accordo che l’educazione sessuale sia insegnata nelle scuole prima dei 14 anni.

    • Non so se tutte queste cose possono essere oggetto di un corso di educazione sessuale, non perché non lo meritino, ma perché parlare approfonditamente di ogni singolo aspetto della sessualità potrebbe occupare interi mesi di lezioni!

      • E anche vero che l’approccio del OMS è un approccio molto ampio ed intenso , be almeno con un corretta educazione sul discorso del orgasmo e del clitoride i giovani uomini smetteranno di essere ossessionati dalle dimensioni e fare cose molto stupide come prendere il viagra quando non ne hanno affatto bisogno.

      • I farmaci non andrebbero mai presi con leggerezza…e certi complessi sulle dimensioni secondo me riguardano più gli uomini che le donne. Anche perché non sono i centimetri a procurare orgasmi alle donne u_u
        Detto questo, hai sentito di Bill Kaulitz, dei Tokyo Hotel, che dopo un’overdose di Viagra, a 21 anni, ha avuto un’erezione per tre giorni di fila? Decisamente sgradevole.

  9. Onestamente questo non lo sapevo, sai hai perfettamente ragione, infatti la massima umiliazione che un uomo possa provare in campo sessuale e quella che la donna con cui sia a letto rida delle sue dimensioni , mentre le donne non possono provare qualcosa del genere e vero ci sono le donne che hanno un seno piccolo, ma anche bellissime donne lo hanno o addirittura pornostar di grande successo come Sasha Grey , è vero che purtroppo sono molte le donne che si rifanno(non cè nulla di male a rifarsi il seno ma mi turba un poco che queste operazioni si sottopongono donne molto giovani)

  10. Poi ho visto alcune campagne in televisione per l’uso del profilattico per prevenire AIDS, tutto giusto però sono convinto che dato che si parla del sesso piuttosto che usare normali attori famosi come Raul Bova ,sia più opportuno usare pornoattori molto famosi, per un motivo molto semplice essendo che sono degli idoli in quel settore essendo che sono collegati con la sessualità magari e più probabile che i giovani seguano quello che dicono , e penso che il messaggio entrerebbe in testa , cioè se la gente ancora si ricorda la marca di patitine che ha sponsorizzato Siffredi e sono passati anni, ovviamente questa è una mia opinione.

    • La comunicazione istituzionale tende ad essere “buonista” per il modo in cui viene considerata e realizzata in Italia.
      Un pornoattore potrebbe essere una scelta efficace solo se il messaggio che manda fosse coerente, cioè se usasse il preservativo anche nei suoi film, perché se i ragazzi vedono che non lo usa mai e poi dice in tv “usatelo” è ovvio che non prendono in considerazione il messaggio.

      • Su questo hai ragione, che poi non capisco perché non gli usano , posso capire nel sesso orale, ma in quello con la penetrazione non ha senso, poi hai detto che in questo documento del OMS si dice anche di parlare hai ragazzi del porno dato che prima o poi lo vedranno vorrei saperne di più in particolare quali strumenti danno per poter fare in modo che un ragazzino lo guardi senza farsi condizionare , e sempre sul argomento alcune volte le attrici coinvolte diventano pure registe, personalmente quei loro film che ho visti erano sempre con pratiche molto spinte ,ma la differenza più sostanziale in quelli fatti da registi uomini era nel far vedere che fosse una cosa voluta dalla donna mi spiego meglio, si vede una donna che bacia un uomo probabilmente suo marito con dietro un albero di natale lui le chiede cosa vorrebbe come regalo e lei gli risponde fare sesso con più uomini, poi si vede una scena in cui quella donna e in costume in piscina e viene presa da vari uomini venuti sul posto, il resto puoi immaginarlo, oppure in un altro film viene mostrato una donna che va in un posto dove parlando con un altra donna una specie di segretaria se ho capito bene “prenota” degli uomini per del sesso di gruppo, infatti si vede la scena dopo dove la donna in questione fa entrare questi uomini in casa e poi il resto lo puoi immaginare, be secondo me questi film hanno un elemento importante fanno vedere delle donne attive che vogliono fare quelle pratiche e che ne sono ben felici quindi che non sono sottomesse , poi le pratiche in se possono piacere o no, ma almeno non rappresentano rapporti di potere dove la donna è sottomessa.

      • è bello mostrare una narrazione e soprattutto è positivo che la narrazione comprenda una scelta.
        Comunque le linee guida non specificano in che modo i programmi proposti vadano portati a termine, poiché questo compito è affidato ad educatori esperti di ciascuna nazione che conoscano meglio il contesto culturale, il funzionamento del sistema scolastico e tutti i fattori specifici per ciascun Paese.

        Se usciranno documenti specifici per l’Italia, li leggerò e ti farò sapere, ma finora le linee guida OMS più di qualche polemica non hanno prodotto.

  11. Be l’OMS non può imporre quando si parla di questi argomenti, non parliamo di virus letali pandemici, anche se sono sempre questioni molto importanti, e per certe nazioni questi programmi sono fantascienza , sul discorso pornografia be ti ho citate pratiche un pò “estreme” come le gangbang , ma non sono pratiche sconosciute considera che uno dei video pornografici più visti e la gangbang di Sasha Grey con 16 uomini che in un sito pornografico ha ottenuto più di 27 milioni di visualizzazioni un record , quindi è una fantasia molto comune in molti uomini (anche se in un certo senso dovrebbe essere più femminile che maschile), il fatto di dare una narrazione dove si vede sia che la donna sceglie sia che fanno un intervista prima del film e dopo la fine della ripresa, penso siano dei fatti molti importanti in primis perché fanno vedere il lato umano quindi cosa provano gli attori e le attrici coinvolte se gli è piaciuto ecc… e dando una narrazione dove si vede la scelta della donna , si vede una donna attiva ,una donna sessualmente attiva padrona della propria vita non sottomessa , poi in un altro articolo tu mi dicevi che conoscevi un gruppo femminista che si lamentava che spesso rimanevano in bianco a letto, questo mi ha fatto pensare sempre ad un film pornografico ,dove la trama era che la donna voleva fare sesso con il suo fidanzato lui rifiuta, lei un po seccata il giorno dopo vedeva la pubblicità dove una donna(che era la regista ed ex attrice pornografica) parlava di affittare uomini per delle gangbang , la donna di nascosto chiama , e dopo poco tempo entrano degli uomini che fanno sesso con lei mentre il fidanzato e costretto a guardare ,penso che il fatto che molte registe donne stiano approdando nel settore pornografico piano piano certe cose cambiano come scenari e immaginari.

    • Sicuramente le donne portano un punto di vista diverso, il che è sempre una cosa positiva.

      Detto questo, l’OMS ovviamente non vuole imporre nulla, fin dall’inizio del documento le linee guida sono presentate come una raccolta di suggerimenti che tengono conto delle esperienze più avanzate nel settore dell’educazione sessuale e dei traguardi più recenti della ricerca (psicologia dell’età evolutiva, sociologia ecc) riguardo a questi temi. Potremmo pensarlo come una guida che riassuma lo stato delle conoscenze su questo argomento.

    • Ok, lo leggerò volentieri. Comunque, Alessio, se vuoi avere un’idea il più obiettiva possibile dovresti leggere direttamente il documento ufficiale dell’OMS, che è linkato all’inizio di questo post.
      Qui le mie critiche all’articolo del Foglio:
      – l’autore considera una cosa negativa che i ragazzini siano informati sulla sessualità, ma non sembra considerare il fatto che informazioni in merito sono ovunque: se non è la scuola a dargliele, con la competenza e l’esperienza di educatori professionisti, le cercheranno da soli, con il rischio di incappare in informazioni poco affidabili o non adatte a loro; inoltre, l’educatrice citata nel testo dice che sono i ragazzini a riempirla di domande (“non ho mai visto così tante dita sollevate”): vuol dire che loro sentono il bisogno di conoscere, e reprimerlo sarebbe sbagliato.
      – l’opposizione alla Teoria del Genere non è mai argomentata, si parte dal presupposto che deve essere una cosa negativa ma l’unica motivazione presentata è che renderebbe i bambini consapevoli sul sesso, sull’omosessualità, sull’aborto, e questo per me non è un male: per prendere delle decisioni – inclusa la propria etica e il proprio stile di vita – bisogna conoscere tutte le possibilità.
      – le parti dell’educazione sessuale citate sono corrette, ma non ne cita nessuna relativa ai sentimenti, alla gestione dei conflitti, delle emozioni, ecc…così fa pensare che l’educazione sessuale sia molto “meccanica”, cosa che invece non è: è olistica, a 360°.
      – l’articolo giudica negativamente l’idea di formazione come se si trattasse di una specie di “lavaggio del cervello”, cosa che non è. Inoltre, concludere con un’opinione così negativa senza argomentarla è una mossa faziosa e fallace.

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