Tema: le scelte della generazione Y fra speranza e disillusione

Questo post rappresenta la trascrizione di un tema-saggio breve di ambito socio-economico sull’argomento “I giovani e la crisi”, tratto dalla sessione ordinaria dell’Esame di Stato del 2012, che mi è stato assegnato come compito in classe, com’è ormai una piccola tradizione del blog. Infatti sono convinta che tenere un blog in cui pubblicare post che sviluppino un’idea, argomentandola con il ricorso a citazioni, dati, fatti, sia molto simile allo scrivere un tema e per questo rappresenti la migliore preparazione possibile alla prima prova dell’Esame di Stato (specie considerando che due-tre temi per quadrimestre non sono abbastanza per acquisire l’abilità di ricavare una tesi da una semplice traccia o dalla lettura di testi e svilupparla in una struttura organica e coerente).

Non riporto i documenti, a partire dai quali va scritto il tema come richiede la tipologia B della prova, perché da soli occuperebbero l’intero post e perché, come tutte le tracce degli esami degli anni scorsi, sono facilmente reperibili su Internet. Mi limito a citarli:

– Mario Sensini, “Crolla l’occupazione tra i 15 e i 35 anni”, Corriere della Sera – 8/04/2012

– 45° Rapporto CENSIS, “Lavoro, professionalità, rappresentanze”, Comunicato stampa 2/12/2011

– ISTAT, Università e lavoro: orientarsi con la statistica – http://www.istat.it/it/files/2011/03/seconda_parte.pdf

– Giovanna Favro, “Steve Jobs, un folle geniale”, “La Stampa” – 6/10/2011.

Di seguito, il mio svolgimento:

La “generazione Y” è costituita dai ragazzi e dalle ragazze nati negli anni ’90, che hanno vissuto la loro infanzia nel nuovo millennio e sono cresciuti fra globalizzazione e nuove tecnologie, figli dei baby boomer, la cosiddetta “generazione egoista”: i quaranta-cinquantenni che hanno vissuto negli agi preparati loro dai loro padri e nonni, artefici dell’Italia, dal boom economico alla Prima Repubblica. In mezzo, i trentenni, la “generazione invisibile”.

La crisi economica iniziata nel 2008 ha investito la generazione Y mentre era impegnata a compiere scelte cruciali per il proprio futuro, quelle della scuola superiore e dell’università, lasciandola scoraggiata e priva di una prospettiva ottimistica sul futuro. I ventenni sono arrivati all’età della consapevolezza e si sono accorti che intorno a loro era tutto uno schifo [nda: in un tema-saggio breve, che ha finalità argomentative/espositive, il lessico dovrebbe essere rigoroso, alto, oggettivo, ma in questo caso ho ritenuto, e la mia insegnante si è detta d’accordo, che un’espressione informale fosse più efficace nel comunicare il senso di disgusto, sconforto e rabbia che la situazione economica-sociale-politica italiana comunica a chiunque voglia vederla], che su di loro gravava un’ipoteca che non avevano scelto e che la colpa di tutto questo era della generazione dei loro genitori.

Il momento della scelta della facoltà universitaria per i giovani è stato ed è segnato dalla consapevolezza che l’ingresso al mondo del lavoro è una strettoia che solo pochi riusciranno ad oltrepassare, e che quei pochi spesso non saranno i migliori, ma dei privilegiati. Per la generazione Y, trovare un lavoro è difficile (solo il 20,5% dei ragazzi e delle ragazze tra 15 e 24 anni e il 58,8% di quelli fra 25 e 29 ha un lavoro, a fronte di una media UE rispettivamente del 34,1% e del 72,2%, secondo il Rapporto CENSIS su Lavoro, professionalità, rappresentanze del 2011), ma mantenerlo è ancora più arduo (tra il 2008 e il 2011 più di un milione di giovani fra i 15 e i 34 anni ha perso il posto di lavoro, riporta il Corriere della Sera) e la maggior parte di coloro che lavorano lo fanno con un contratto a tempo determinato che non permette loro di essere economicamente indipendenti.

Di fronte a questa situazione, una parte della generazione Y si è già arresa: secondo il già citato Rapporto CENSIS l’11,2% dei giovani fra i 15 e i 24 anni non studia né lavora, mentre la percentuale sale al 16,7% fra quelli di età compresa fra i 25 e i 29 anni. La loro rassegnazione è un fallimento di tutta la società, così come lo è la mancanza di opportunità in cui languono le nuove generazioni: la crescita economica dell’Italia è ostacolata dall’assenza di ricambio generazionale, specialmente in quei settori in cui i tagli dovuti alla crisi hanno ridotto pesantemente l’organico, provocando serie carenze nei servizi, come nella pubblica amministrazione, nella scuola e nella sanità. Ciò va unito alla mancanza di un tessuto industriale forte e alle difficoltà nell’apertura di nuove imprese (start-up) a causa dei costi elevati e dei lunghi tempi richiesti dalle procedure burocratiche, al punto che, sempre secondo il Rapporto CENSIS, solo il 32,5% dei giovani tra i 15 e i 35 anni è intenzionato ad avviare un’attività economica in proprio.

Il quadro che ne emerge è sconfortante e incombe sulle scelte della generazione Y, indecisa se seguire i propri interessi e le proprie ambizioni, sapendo che solo il 58,1% di coloro che possiedono una laurea specialistica dichiara di averne avuto bisogno come requisito di accesso al lavoro e di utilizzare concretamente sul lavoro le competenze acquisite all’università, e così il 56,1% di coloro che possiedono una laurea triennale, come riportato dall’ISTAT nel 2011. Il 20% di coloro che possiedono una laurea specialistica e il 21,4% di coloro che possiedono una laurea triennale, inoltre, dichiara di non averne avuto bisogno nel loro attuale impiego né sotto il profilo formale né sotto quello sostanziale, e il 71% dei laureati, senza distinzioni, non ritiene le competenze acquisite all’università necessarie per svolgere il proprio lavoro.

In conclusione, la generazione Y non gode di quella fiducia nel futuro che ha caratterizzato la crescita e l’affacciarsi alla società come cittadini attivi delle generazioni precedenti, fiducia che è un presupposto necessario per il progresso della società stessa. Sia sul piano politico che su quello economico, i giovani si sentono sopraffatti da problemi troppo grandi e complessi, e impotenti a cambiare le cose. La sfiducia dei giovani nella nazione è una condanna al suo futuro: se nessuno della generazione Y si assumerà la responsabilità di riparare i danni fatti dai baby boomer, il declino dell’Italia sarà inevitabile.

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2 pensieri su “Tema: le scelte della generazione Y fra speranza e disillusione

  1. Bel tema: secondo me sarebbe ottimo per la prima prova!
    Posso dire di essere parte di quella generazione, ma del tipo che non si arrende mai.

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