Criminalità sui generis

Un approfondimento sulla criminalità femminile e sulle teorie avanzate per osservare il fenomeno, dall’Ottocento ai giorni nostri, interessante e insolito 🙂

Ex UAGDC

Qualche settimana fa, guardando in rete il video di bullismo femminile avvenuto a Bollate, ho notato che molti utenti, oltre ad esprimere commenti/insulti sessisti (appellativi quale “troia”, “puttana” et similia, giudizi sull’aspetto fisico, etc…), si sono indignati in particolare per il fatto che a compiere un atto di violenza sia stata proprio una donna.

In generale, la donna  violenta o la donna delinquente viene rappresentata dai media ed avvertita dalla società come particolarmente crudele, anormale ed imprevedibile (la c.d. strega), psicologicamente instabile e perciò subdolamente pericolosa, soggetta (a parità di gravità del reato) ad un maggior rimprovero da parte della società.

Difatti, quando una donna compie un atto violento, penalmente rilevante, in realtà – a differenza dell’uomo – sta violando due norme: una norma di carattere naturale (cioè vìola la sua natura femminile, che la vede buona, calma, sottomessa, incapace di violare coscientemente una legge); ed una norma

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5 pensieri su “Criminalità sui generis

  1. comunque la questione non è demonizzare l’aggressività (maschile o femminile) più o meno presente in qualcuno che sia, ma gestirla e incanalarla.
    Alla fine donne e uomini sono moralmente e intellettualmente pari nel bene come nel male

    • Ho deciso di ribloggare l’articolo di UAGDC perché ho visto che spesso una delle accuse che si fanno al femminismo è di voler negare la violenza femminile o di voler mostrare le donne come creature aliene dalla violenza. Naturalmente questo non è vero e infatti nell’articolo è spiegato chiaramente il nesso fra dinamiche sociali e criminalità.

      L’aggressività appartiene naturalmente agli esseri viventi, animali, umani e, in senso lato, anche ai vegetali. Non ha senso pensare che le donne possano esserne estranee, e non educarle a conoscere e incanalare la propria aggressività, ma a reprimerla e a sopportare, può essere controproducente. Spesso le donne esprimono la loro rabbia con mezzi che sottolineano la loro impotenza, come il pianto incontrollabile, piuttosto che usarla per trarne forza (con questo non dico che piangere sia sempre “peggio” di altri modi per esprimere la rabbia, ovviamente).

  2. Be bisogna considerare una cosa i criminali sono quasi totalmente uomini, basti considerare per fare un esempio che solo il 4% della popolazione carcerarie è donna , il motivo di questo non penso sia il fatto che le donne siano più buone o meno aggressive degli uomini ,penso che sia un fatto culturale più che altro, ci sono state alla fine criminali donne molti famosi , e anche serial killler donne.

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