La mercificazione del corpo maschile (parte 2)

La prima parte di questa serie di post enunciava i criteri di analisi della mercificazione sessuale secondo Caroline Heldman. Qui saranno analizzate altre immagini pubblicitarie raffiguranti uomini in una condizione di oggettivazione. Si ringrazia di nuovo Alessiox1 per la ricerca iconografica alla base di questo post.

Le domande-guida del test dell’oggetto sessuale di Heldman sono le seguenti:

1) L’immagine mostra unicamente una parte o alcune parti del corpo della persona? 

2) L’immagine mostra una persona sessualizzata che ha una funzione di supporto a un oggetto?

 3) L’immagine mostra una persona sessualizzata che può essere scambiata o rinnovata in qualsiasi momento?

4) L’immagine mostra una persona sessualizzata mentre viene sottomessa o umiliata senza il suo consenso?

5) L’immagine suggerisce che la caratteristica principale della persona sia la sua disponibilità sessuale?

6) L’immagine mostra una persona sessualizzata che può essere utilizzata come una merce o un cibo?

 7) L’immagine tratta il corpo di una persona sessualizzata come se fosse un foglio da disegno?

Questa immagine  rientra nel punto 4, perché non c’è nulla nella scena che lasci intuire che il ragazzo sdraiato a terra, nudo, in una posizione di vulnerabilità, si trovi in una situazione in cui la sottomissione può essere consensuale, per esempio un gioco erotico BDSM. I tre uomini sulla sinistra e la donna sulla destra della scena sono in piedi e vestiti, mentre il ragazzo in primo piano è sdraiato e nudo: questi elementi mostrano un rapporto di potere diseguale, accentuato dall’espressione fredda con cui lo osservano e in generale dalla freddezza dell’ambientazione. Non c’è nulla che rimandi all’erotismo o alla sessualità, perché i personaggi nella scena non interagiscono fra loro né sembrano nutrire alcuna attrazione per il ragazzo sdraiato: lo osservano come se fosse una cavia in un esperimento scientifico, oppure un pezzo di carne.

 

Quest’immagine rientra anch’essa nel punto 4 e mostra delle donne dall’aria aggressiva che costringono degli uomini a spogliarsi. Una di loro impugna un frustino. L’immaginario suggerito è quello del femdom, un rapporto BDSM in cui la donna riveste il ruolo dominante e l’uomo quello sottomesso, ma l’idea della complicità erotica è azzerata, sia per la freddezza della scena, sia perché non vediamo i volti dei ragazzi, cosa che annulla loro individualità e soggettività dal momento che ci impedisce di riconoscere dalle loro espressioni le emozioni che stanno provando. Vedere il volto è infatti necessario per riconoscere una persona come tale. Un corpo senza volto è solo un corpo, al contrario. Quella che è raffigurata non è una scena di relazione, perché non sono rappresentati soggetti che interagiscono fra loro, ma solo soggetti che piegano alla propria volontà altri, che sono quindi resi oggetti.

In quest’immagine troviamo invece un’esemplificazione del punto 3, l’interscambiabilità. Lo stuolo di ragazzi adoranti sdraiati ai piedi della giovane donna mostra infatti un solo soggetto chiaramente riconoscibile nella sua individualità, il ragazzo in secondo piano, subito dietro di lei, che comunica un’emozione distinguibile (lo struggimento perché lei si sta allontanando misto all’ammirazione per la sua bellezza). Gli altri uomini, tutti vestiti nello stesso modo, tutti con lo stesso fisico, tutti bianchi e tutti con i capelli corti e scuri, non hanno nessuna individualità e sfumano in una massa indistinguibile.

Lo stesso tema è ripetuto in un’altra immagine della stessa campagna pubblicitaria, il cui slogan è “Trail of destruction” (scia di distruzione), in cui l’unica cosa che cambia rispetto all’immagine qui sopra è il contesto. Uno stuolo di uomini adoranti ai piedi di una donna indifferente o compiaciuta, a mio parere, è la negazione di ciò che la seduzione dovrebbe essere: la seduzione dovrebbe essere un incontro, un gioco, per come la vedo io, qui invece abbiamo donne a cui non importa degli uomini che attraggono, interessate solo al potere che la propria bellezza dà loro. Gli uomini che attraggono sono solo numeri, come le tacche sul fucile di un cecchino.

 

Anche quest’altra immagine rientra nel punto 3. La negazione della soggettività e la riduzione alla corporeità sono evidenti nel fatto che i soggetti sono di spalle: non vedendone il volto, lo spettatore non può entrare in relazione con loro. La nudità è l’unica loro caratteristica che si possa intuire dall’esterno, perché non stanno compiendo nessuna azione e non interagiscono con la ragazza che osserva frontalmente lo spettatore con un sorriso divertito.  In teoria si potrebbe dire che l’immagine rientra anche nel punto 5, ma la nudità di per sé non implica disponibilità sessuale e a parte l’atteggiamento di divertito “possesso” nel modo in cui la ragazza pone le mani sul sedere di due degli uomini non c’è nulla che suggerisca una situazione erotica, quindi direi che c’è spazio per le interpretazioni.

Supporto ad un oggetto e rapporto di potere diseguale

Rapporto di potere diseguale 2

Un altro caso frequente di oggettivazione è quello in cui una persona viene rappresentata come un trofeo per un’altra, sottintendendo che il prodotto tal dei tali rende così attraenti da permettere di conquistare l’oggetto del desiderio e poterlo poi sfoggiare come prova tangibile di una vittoria o di uno status raggiunto. Correlata a questa logica è l’idea che il “valore” del “premio” si misura dalla sua bellezza e dal suo essere sexy, che ovviamente vengono evidenziati dalla nudità. Quindi l’oggettivazione sta nella riduzione della persona a trofeo e del suo valore alla bellezza.

In queste immagini una giovane donna vestita stringe a sé o tiene per un braccio il suo trofeo, un avvenente ragazzo nudo che in un caso ricambia l’abbraccio, nell’altro regge la borsa di lei (punto 2 del test di Heldman). Ma l’espressione euforica della ragazza non è rivolta a lui, ma allo spettatore. Le immagini rientrano indirettamente nel punto 5 del test: il valore della persona non è propriamente la disponibilità sessuale, ma l’attrattività sessuale, la bellezza in senso erotico.

Rapporto di potere diseguale

Un altro esempio di questo schema è la pubblicità di una crema antirughe il cui effetto sarebbe così potente da far innamorare di una donna “matura” (molto fra virgolette, perché in pubblicità l’età è relativa, le trentenni sembrano ventenni, le quarantenni trentenni e così via…) un ragazzo attraente. Così la donna è seduta sul divano, vestita in maniera professionale, e fissa lo spettatore con un’espressione compiaciuta, come se volesse dire: “Visto?” tenendo una mano sul polpaccio del ragazzo nudo in segno di possesso. Il ragazzo sembra addormentato e quindi non esprime nessuna emozione né entra in relazione con lo spettatore.

 

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60 pensieri su “La mercificazione del corpo maschile (parte 2)

  1. la domanda è: queste immagini sicuramente di scarso gusto, pubblicitarie e patinate e prive di valore artistico anche infimo (quindi non avrei problemi se le togliessero di mezzo, la censura che mi preoccupa riguarda altre opere) sono una minaccia per la libertà degli uomini? La mia non fondamentale opinione è no

    • Il tuo commento è particolarmente pungente – nel senso di stimolo intellettuale – e mi ha fatto riflettere molto sul mettere in prospettiva le cose.
      Le immagini del post non sono affatto una minaccia per la libertà degli uomini…niente lo è se lo guardiamo da questa prospettiva.
      Sono una piccola goccia di petrolio in un gigantesco oceano culturale in cui, purtroppo, ci sono già chiazze nere di idee, concetti e modelli sbagliati e nocivi che preferirei scomparissero.
      Sono insignificanti, di per sé. Se ne vedessi una per caso in una rivista, da sola, in mezzo a 120 altre pagine di moda e pubblicità, forse mi limiterei a notarne il cattivo gusto e volterei pagina, o forse volterei pagina senza farci nemmeno caso.
      Sono un po’ come del rumore di fondo che rovina un disco, qualcosa che puoi scegliere di ignorare o che puoi tentare di correggere per avere una qualità ancora migliore.

      La cultura dell’oggettivazione produce delle conseguenze, di per sé piccole, ma che hanno un impatto significativo se consideriamo il loro contesto: per esempio, “L’esposizione a immagini che oggettivano le donne influenza infatti i giudizi sulle donne in generale e causa una più accentuata tolleranza degli stereotipi di genere, del mito dello stupro, delle molestie sessuali, della violenza interpersonale.”
      Inoltre “L’oggettivazione […] provoca l’interiorizzazione della prospettiva dell’osservatore, che fa sì che le donne stesse si considerino come oggetti il cui valore è interamente legato all’aspetto fisico. L’auto-oggettivazione comporta una serie di pesanti conseguenze, che incidono sul benessere psico-fisico. Il confronto con modelli fisici irraggiungibili provoca sentimenti di ansia, vergogna, disgusto per la propria inadeguatezza, emozioni che generano tensione, analisi ossessiva del proprio aspetto, desiderio di sfuggire allo sguardo altrui. Concentrarsi sul proprio corpo monopolizza le risorse cognitive facendo sì che siano indisponibili per altre attività mentali e fisiche. La sessualizzazione contribuisce ad abbassare aspirazioni e prestazioni nei campi più impegnativi, limitando le opportunità di affermazione professionale” (entrambe le citazioni da Chiara Volpato, Psicosociologia del Maschilismo, 2013)

      Il dato scientifico non implica una relazione deterministica del tipo “soggetto 1 vede un’immagine oggettivante –> soggetto 1 stupra una donna”. Non funziona così, sono cose che vengono registrate in maniera automatica dalla nostra mente e contribuiscono a forgiare una mentalità, degli stereotipi. D’altronde gli stereotipi sono scorciatoie cognitive. D’altronde tutta la pubblicità si basa su false correlazioni del tipo “la pubblicità del profumo mostra un uomo vincente –> il profumo rende vincenti”, sono impressioni che vengono assorbite distrattamente.

      Per questo motivo, quando prima dicevo che vorrei che scomparissero, non intendo dire forzatamente: intendo dire che auspico che la nostra società NON NE ABBIA PIU’ BISOGNO (scusa il caps lock, ma non ho il grassetto nei commenti).

      • a essere sinceri è tutta la teoria stessa dell’oggettivazione (che riguardi l’uomo o la donna) a non convincermi del tutto, se uno crede che le donne meritino la violenza sessuale in determinate circostanze dipende proprio dalle “immagini oggettivanti” o presunte tali? Io ho paura che lo penserebbe comunque

      • Non c’è nessuna relazione di dipendenza o di causa/effetto fra l’esposizione a immagini oggettivanti e la tolleranza alla violenza. Correlation is not causation, la correlazione non è causa, è un principio da tenere sempre presente quando si parla di studi scientifici. Per esempio, dire che un consumo elevato di carne alla griglia può favorire l’insorgenza di diversi tipi di tumore non significa dire che chi mangia carne alla griglia tutte le settimane si ammalerà. La possibilità che si ammali è più elevata, ma non diventa una certezza. Allo stesso modo, un consumo elevato di verdure diminuisce questa possibilità, ma non fornisce uno scudo contro i tumori.

        Se interpreti la teoria in senso deterministico, allora non ha senso. Invece è corretto dire che, all’interno di un clima culturale in cui la tolleranza verso la violenza sulle donne è diffusa (basta leggere tutti i commenti ad ogni notizia di femminicidio e osservare quanti siano improntati al “ma lei se l’è cercata”) e i miti sullo stupro sono accettati anche dalle generazioni più giovani, l’esposizione a immagini oggettivanti costituisce un ulteriore fattore di rischio.

      • mantengo i miei dubbi ma capisco questa posizione, l’esempio di cibo e tumori che fai è calzante

      • Se vuoi chiarire i tuoi dubbi non posso che consigliarti di approfondire la letteratura scientifica, per esempio partendo dal saggio di Volpato che ho citato prima, Psicosociologia del Maschilismo. Io l’ho trovato illuminante e molto rigoroso.

      • ciao, sono sempre quello che parla in serbocroato e che crede in Dio…solo che ho cambiato nick perché come diceva il precedente “con,questo post alcuni sapranno chi sono”, pensavo di scrivere solo un post, e che finisse li la mia partecipazione…invece mi sta piacendo sto blog…ora ho scelto questo nick, F.I.R.E., che denota un altra mia grande passione – quella delle automobili…perché sta per “Fully Integrated Robotized Engine”, ed è la sigla di una serie di motori FIAT.
        chiedo scusa per il cambio nick, concedimelo per favore, è piu facile da ricordare e usare…ovviamente questo sarà il mio nick definitivo…

        chiusa questa parentesi, una cosa non mi è chiara…magari la domanda sarà banale, ma te la faccio lo stesso…in che modo questi manifesti siano una gocciadi petrolio nnell’oceano della cultura? temo di non aver capito…

      • Non preoccuparti per il cambio di nickname, è una cosa che riguarda solo te – e poi finché mantieni lo stesso indirizzo e-mail capisco che sei sempre tu.

        La nostra cultura è ancora fortemente impregnata di sessismo ed eterosessismo, e l’oggettivazione sessuale è un meccanismo culturale che amplifica i divari di potere esistenti (perché la rappresentazione è potere: se non vieni rappresentato, se sei invisibile, sarai marginalizzato, come accadeva con i/le transessuali fino a qualche tempo fa; se sei rappresentato negativamente, questo influenza la percezione che gli altri avranno di te, com’è successo con gli extracomunitari ai tempi in cui la Lega lanciava le ronde sulla spinta dell’ “emergenza criminalità”).

      • Anche io ne sono felice. Il pluralismo nelle rappresentazioni è un bene di per sé, perché dà la dignità della visibilità a un maggior numero di scelte, di modelli.

      • per favore potresti rispiegarmi questo punto con parole e frasi piu semplificate ed esempi ?
        io l’unica cosa che ho capito sono i complessi di inferiorità dei corpi ritenuti imperfetti della gente nei confronti dei corpi dei nudi che appaiono nelle foto…ma io sinceramente penso, se la gente è cosi scema da credere alle foto, e da esse farsi fregare, senza capire che le foto sono tutte ritoccate, allora il problema è loro…se non arrivano a capire una cosa cosi ovvia, noi che ci possiamo fare?

      • Sapere che le foto sono ritoccate non basta per essere “immuni” all’effetto che ci fanno, cioè farci sentire imperfette/i e a disagio con i nostri corpi. E’ qualcosa che agisce nella mente a livello profondo.
        Io per prima non riesco ad essere indifferente nei confronti di questa idea di bellezza e mi sento a disagio perché ho le cosce grosse, e una parte di me desidererebbe solo tagliarne via un pezzo per avere delle gambe snelle.
        Imparare ad accettare il proprio corpo è difficile, credimi.

        Riassumo il commento precedente: quando si interiorizza l’idea che essere belle significa essere come le donne perfette della pubblicità, si prova disagio verso il proprio corpo, calo dell’autostima, desiderio di non essere guardate degli altri. Più ci si concentra sul corpo, meno ci si concentra sulla mente e sullo sviluppare le proprie capacità, perché si sente di non essere abbastanza, di non valere abbastanza.

        Ovviamente come dicevo sopra NON è un processo automatico o deterministico (nel senso che non avviene in maniera necessaria come “lancio una palla verso l’alto –> la palla ricade a terra”). Ma se tutte le persone intorno a te ti ripetessero in continuazione che sei brutto, per anni, probabilmente finiresti per convincertene, specie se iniziassero a farlo quando sei un bambino e non hai ancora la forza di ignorarli completamente.

      • secondo me un individuo adulto (faccio un esempio al maschile ma vale per chiunque) dovrebbe tenere presente questo: sì brad pitt in costume da bagno risulta in media esteticamente più bello di danny de vito ma questo non vuol dire che chi ha un fisico alla de vito non deve andare in spiaggia o non possa soggettivamente piacere a qualcuno

      • Se fosse semplice, lo avrei già fatto da molto tempo. Ma allo stesso modo in cui non è consolante per me vedere le foto delle star senza trucco oppure vestite normalmente per fare la spesa, non è neppure consolante sapere che Beth Ditto o Danny deVito sono amati e ammirati.
        Ad essere sincera, questo genere di pensieri non riesce, almeno per me, a fare breccia nel senso di disagio e a volte disgusto che si insinua in me in certe giornate no, quando tutto il mio corpo mi sembra sbagliato.

      • non so cosa dirti per rincuorarti se non coraggio, affronta la vita! E’ banale, lo so

  2. Allora ovviamente vedere delle pubblicità con oggettivazione maschile e molto più raro rispetto a quello con oggettivazione maschile, penso che alcuni pubblicitari abbiamo deciso di fare queste pubblicità cosi per una serie di motivi , in primis non sono pubblicità che si vedono spesso e quindi questo la fa notare di più rispetto ad altri spot, cosa che è molto importante nel mondo pubblicitario , in secondo luogo esso crea molte meno polemiche(o non ne crea affatto) , oltre che queste pubblicità possono essere più “apprezzate” dalle donne, ovviamente c’è da dire un altra cosa , come viene detto anche nei commenti prima del mio, queste immagini non cambiano molto la situazione per gli uomini , essi non hanno i problemi che hanno le donne, quindi anche se vedono queste immagini (che non sono poi tanto comune) rimangono indifferenti , e questo non cambia il modo in cui la società li veda, per le donne la questione e già molto diversa, ovviamente i problemi che hanno le donne sono culturali non sono mica gli spot o le pubbblicità il problema, possiamo dire che quest’ ultimi sono dei sintomi e non la causa della malattia, ovviamente un altra questione per cui gli spot e le pubblicità con l’oggettivazione femminile causano più polemiche e che alcune cose rappresentate possono essere vere ed umilianti , per esempio se fai vedere uno spot dove una donna è sottomessa e non si nota che essa non sia consenziente , qualcuno potrebbe dire che più che un gioco sadomaso sembra una violenza cosa che purtroppo molte donne subiscono mentre al contrario un problema cosi non si pone ovviamente, se non esistessero più questi problemi per le donne oltre a tutte le cose di cui hai parlato prima(quindi raggiungere ideali di bellezza impossibili ecc ….) il problema di questi spot o anche quelli con le donne oggettivate sarebbero secondari , verrebbero considerate solo pubblicità di cattivo gusto ma nulla di più

  3. vedi ladymismagius,che come avevo detto io nell’altro articolo,questa questione è molto piu complessa di quanto sembra?
    e dato che io stesso ne so molto poco,mi limito a dire solo questo…
    poi,come si possono risolvere i problemi di pregiudizi,e mentalità,se c’è ancora il sessismo e l’eterosessismo in giro?
    e poi,ti posso dire che qua stiamo molto avanti,di secoli anche,rispetto ad altre parti nel mondo…
    guarda,io sono un fan della cosiddetta “commediasexy” italiana,film soprattutto degli anni 70-80 (tipo quelli di Lino Banfi)…li anche sono sessisti,diciamocelo chiaro…ma dovrei sentirmi in colpa perchè mi piacciono quei film? cosi come a molti altri?
    ma secondo me il discorso dei film è diverso,soprattutto negli anni 70-80,secondo me i film sono una dimostrazione,nonchè un documento storico della diversa mentalità del tempo,perciò non li condanno personalmente…adesso non si potrebbe fare per nessun motivo un tipo di film del genere,c’è troppo perbenismo in giro,secondo me…prova a fare un film tipo “milano odia – la polizia non può sparare” nei giorni nostri…altro che romanzo criminale (molto macabro altrettanto),le scene erano molto piu crudeli secondo me…

    • Non devi “sentirti in colpa” se ti piace qualcosa che è sessista; puoi limitarti a prendere atto della cosa e continuare ad apprezzarlo, magari con un occhio più critico. D’altronde, le produzioni culturali riflettono la cultura dell’epoca in cui sono state create, quindi hai perfettamente ragione nel dire che sono un documento storico di una diversa mentalità.
      Solo confrontandosi con diverse mentalità possiamo renderci conto di ciò che riteniamo giusto o sbagliato, dopotutto.
      Io non chiedo l’eliminazione o la censura di nulla, tantomeno una “condanna”. Chiedo una maggiore ricchezza e diversificazione dei modelli e meno stereotipi (come spiegavo nel post #mediawelike, puoi cercarlo nell’archivio del blog).
      Anch’io riscontro spesso sessismo nelle cose che mi piacciono, e ormai è diventato quasi automatico per me focalizzarmi sulla caratterizzazione dei personaggi femminili guardando una serie tv, un film o leggendo un libro, ma questo non mi impedisce di apprezzare la serie, il film o il libro in sé.

      Per il resto, non ho visto nessuno dei due film di cui parli, mi dispiace, quindi non sono in grado di esprimere un commento.

      • puoi sempre rimediare anche in un minuto,ad esempio guardando il trailer di “milano odia – la polizia non può sparare”,per capire cosa voglio dire…anzi,inoltre,ti consiglio fortemente di vedere questo spezzone

        per capire meglio il mio discorso sui film

      • Be può capitare che a qualcuno piaccia qualcosa che sia sessista , per esempio a me piace un anime ecchi Kenzen Robo Daimidaler,dove per guidare i robot di questa serie bisogna usare delle particelle chiamate hi-hero, che vengono prodotte dalle persone quando sono eccitate, infatti il protagonista kouichi palpeggia o spoglia la sua “coopilota” kyoko(in quando lei non può controllare il robot, una volta fa installare nella cabina uno strumento che le blocca le mani e le mette in alto per palpeggiarla meglio, sui film di tipo commedia sexy al italiana anni 70, be bisogna dire che fu grazie alla rivoluzione sessuale e dei costumi se quei film ci sono potuti essere , prima la censura gli avrebbe fermati, e quindi non erano poi cosi sessisti a mio modo di vedere , e in riferimento al libro be in effetti è una reazione assurda , oltre alle cose che ha già elencate tutto al più la protagonista potrebbe supplicarlo di non farlo e cose cosi , ma non offrire sesso ad un demone che la vuole stuprare.

      • Quindi solo gli uomini possono rilasciare le particelle hi-hero?
        Se è così, questo meccanismo è decisamente sessista.
        L’importante, lo ripeto, è essere consapevoli della presenza del sessismo. D’altronde, c’è del sessismo anche nella grande letteratura, e così nella filosofia, perché anche i grandi pensatori risentono della cultura del proprio tempo.

      • i classici della letteratura erano sessisti o descrivevano, raccontavano la loro epoca?

      • capisco, è che sono molto cauto in questi giudizi quando si tratta di opere artistiche

      • Lo so, lo so. Ma sottolineare la presenza del sessismo non significa affatto sminuire il valore di un’opera d’arte né la sua importanza come documento storico.
        Semplicemente, se una società è impregnata di una cultura patriarcale e quindi sessista, anche le opere dei suoi grandi rifletteranno questo fatto, a parte le eccezioni di coloro che hanno visto l’iniquità presente nel sistema in cui vivevano e hanno proposto soluzioni alternative (mi viene in mente lo Stato dei filosofi di Platone, l’analisi del patriarcato di Engels, lo scritto “Sulla libertà delle donne” di John Stuart Mill, restando alla filosofia).

      • Allora no tutte le persone nel anime possono rilasciare queste particelle ma solo alcune ne producono tante da poter guidare il robot , a meta della serie cambiano i protagonisti dove questa volta è una donna a guidare il robot , e dove il “coopilota” sarebbe il suo fidanzato (per via delle particelle hi-hero quando si eccita lei si illumina di viola cioè il colore delle particelle e comincia a volare, il suo fidanzato l’ha accettata nonostante questo ma basta che la tiene per mano e ritorna normale)l’unica cosa e che qui loro più che altro si baciano teneramente ma in genere si fermano qua , nonostante se lui la toccasse potrebbe generare più particelle e nonostante pure il capo della base gli e lo dica diciamo che la paleggia solo una volta dato che gli era caduto un muro addosso e palpeggiandola l’energia di lei gli ha potuti tirare fuori infatti il ragazzo dice “non farò porcherie con lei” facendo arrabbiare molto il capo della base dove ci sono i robot , e una delle 3 dottoresse che hanno costruito il robot lo apostrofa dicendo”questo e il tipico uomo che divide le donne in sante e stronze”, comunque qui i nemici sono dei pinguini mutati e quella che guida i loro robot è una donna Rikantz Seaberry detta Ritz che ama i pinguini perché da piccola fu salvato da uno di queste pinguini mutati , e lei può generare molte di queste particelle hi-hero infatti una volta i pinguini ne prendono un pò da lei per usarle su di loro, diciamo che lei è abbastanza rispettata dai pinguini la prendono come una di famiglia , e una c’è pure un altra ragazza che viene da un altra dimensione che poi aiuta i pinguini.

      • Sembra parecchio complicato. Però discutere ancora di quest’anime farebbe deragliare la discussione ancora di più, quindi chiudiamola qui. Grazie comunque per l’esempio e per la spiegazione.

    • ma il punto è: compatibilmente col genere di storia, i personaggi del libro/film/serie tv sono plausibili? Esistono o possono esistere persone così che potrebbero comportarsi in quel modo? Se sì l’opera è riuscita

      • Vero.
        Mi viene in mente un brutto libro, “Brian di Boscoquieto nella terra dei mezzidemoni” di Federico Ghirardi: in questo libro il principale personaggio femminile, Marta, una ragazza alta, bionda e molto bella, a un certo punto si trova prigioniera in una grotta con un demone malvagio che vuole stuprarla.
        La reazione di Marta è spogliarsi e offrirgli del sesso orale dicendo: “Non preferiresti che ti facessi qualcosa di mia spontanea volontà?”.
        Ora, questa reazione è totalmente assurda. Marta dovrebbe essere spaventata (non avendo poteri speciali, è inerme di fronte al demone), oppure tentare una disperata resistenza, oppure provare a fuggire. Nessuna donna reale tenterebbe di sedurre un uomo che ha appena annunciato di volerla stuprare, figuriamoci un essere mostruoso e demoniaco.

  4. forse sarò ignorante io,ma tra le immagini che hai postato ce ne è una dove si vede un sacco di uomini sdraiati sbavare dietro a una che non se li fila,da maschietto…io mi ci identifico in una scena del genere,onestamente…il sessismo c’è,ma stavolta è a favore della femmina…dimmi se mi sfugge qualcosa…

    • è vero: in questo caso è sessismo nei confronti degli uomini. Ma non per questo lo giudico diversamente, il sessismo è sessismo ed è sbagliato in ogni caso.
      Non sono a favore di un ribaltamento di ruoli (sessismo e oggettivazione nei confronti degli uomini come normalità) oppure di una corsa al ribasso (sessismo e oggettivazione per tutti), ma del superamento di questa modalità di comunicazione a favore di una rappresentazione sexy ma “umanizzante” (nel senso che rappresenti la persona nella sua individualità, non come un corpo privo di personalità, mi spiego?).

      • capisco perfettamente cosa intendi,e non posso che essere d’accordo con te per quanto riguarda il lato etico della faccenda…ma io son sicuro che dietro ste pubblicità ci siano geni del marketing,che mirano proprio ad un target specifico di persone,quindi,mettiamoci nei panni loro per un attimo,come potrebbero fare diversamente?
        ricordati sempre che prima della dignità delle persone raffigurate,in una pubblicità conta il prodotto e come viene rappresentato…che poi a livello etico sono discutibili,è un conto,ma oggettivamente parlando,questi l’hanno vista lunga,e hanno ben capito quello che devono fare…

      • Non credo che in nome dell’efficacia di una pubblicità si debba rinunciare a criticarla da un punto di vista etico o sociologico.
        Sarebbe un po’ come chiudere un occhio di fronte ai bambini che lavorano nelle fabbriche del Bangladesh perché così noi in Occidente abbiamo vestiti e palloni a basso prezzo.
        D’altronde i pubblicitari stessi hanno creato un istituto di autodisciplina (IAP: istituto autodisciplina pubblicitari) con cui giudicano ed eventualmente decidono di sanzionare e ritirare le pubblicità che vengono segnalate come offensive dal pubblico. Uno dei criteri è se la pubblicità è lesiva della dignità della persona.

  5. ma io mica volevo dire di rinunciare a criticare le pubblicità da un punto di vista etico o sociologico,tant’è che ho detto di essere d’accordo con te…ma comunque stavo analizzando la questione da un punto di vista oggettivo,cosi come oggettivamente credo che queste pubblicità siano lesive alla dignità della figura maschile…

  6. comunque sai che c’è di sbagliato?
    che questi qua ti vogliono far capire che solo il corpo conta…io stesso ammetto di non trascurarmi il corpo,e di sistemarmi i capelli da solo con le forbici (diciamo che poi è diventato un mio hobby interessante),oppure tagliarmi i peli delle sopracciglie in eccesso,ma un conto è curarsi il corpo da soli,cosa giusta secondo me,come si dice in latino “mens sana in corpore sano”,un conto è sentirsi schiavi di quei falsi miti dei corpi irraggiungibili………..poi sai che c’è di sbagliato? che si interiorizza l’idea che essere belle vuol dire essere come quelle della pubblicità…ma io dico una cosa,ma la gente non riesce a capire che le pubblicità sono tutte stronzate e tutta roba falsa gia a priori?
    cioè con me cosi ha funzionato,e infatti non percepisco alcun problema di alcun tipo…

    E poi …ti dirò una cosa…non ti piacciono le tue cosce grosse? ma dici sul serio? pensa che a me fanno schifo quelle con le gambe secche,mi sembrano delle zampacce di gallina che camminano,sembrano degli stecchini di legno pronti a spezzarsi con niente,quindi,per favore,non sentirti assolutamente brutta,non sentirti assolutamente a disagio,soprattutto per via delle cosce grosse,che per me in una donna sono un pregio,e sono sincero!
    pensa invece che quelle della pubblicità sono brutte,e tutte uguali,prive di originalità,e che fanno evacuare…come io infatti penso…

    • Se la gente fosse perfettamente in grado di capire che le pubblicità sono tutte stronzate, le pubblicità non funzionerebbero.
      Sei fortunato ad aver sviluppato questa immunità.

      Comunque sia, grazie ancora per gli incoraggiamenti ^^

      • è difficile, perché tutti vogliamo piacere agli altri. Se poi ci aggiungi una socializzazione che in molti casi insegna implicitamente che il tuo valore dipende da quanto sei attraente, diventa ancora più difficile, perché ormai hai interiorizzato l’idea che l’attenzione altrui sia un metro imprescindibile.

      • essere contenti di piacere, essere contenti/e se le persone (in particolare le persone che piacciono a noi) ci trovano attraenti, voler piacere e piacersi è normale, io parlo di giudizi inopportuni e ineducati da parte di sconosciuti, quando si è molto giovani possono far male.poi crescendo si dovrebbe cercare di non essere schiacciati da queste cose

  7. davvero quello che ti voglio dire è – non ti perdere in un bicchiere d’acqua,che questi problemi sull’accettazione del proprio corpo sono soltanto cappellate…sto volutamente minimizzando il problema perchè io,sensibile che sono su queste cose,non vorrei che poi tu cominciassi a diventare anoressica,quindi ecco il mio piccolo contributo,se ti puo’ aiutare…il disagio è per altre cose,dai retta a me!

    • Non diventerò mai anoressica, stai tranquillo! Il cibo mi piace, in ogni suo aspetto, mi piace assaggiare cose nuove, mi piace la cucina esotica, mi piacciono le specialità tradizionali italiane…
      Comunque grazie per l’incoraggiamento.

  8. Be per quanto riguarda l’effetto nocivo delle pubblicità mi viene in mente un azienda di vodka russa con questa foto http://www.tpblog.it/wp-content/uploads/2011/12/flirt.jpg , praticamente la reclame era del tipo: “portate le vostre vecchie bottiglie che in cambio vi daremo delle ginocchiere cosi poi non vi farete male(come se una donna facesse sesso orale cosi)”sensa considerare che poi molti prendendo questa foto hanno fatto dei fotomontaggi del tipo “donna dopo un colloquio sicuramente assunta” alimentando ancora di più il sessismo , e questo e solo la punta del iceberg(e vero che questa azienda a come vizio di usare forti allusioni sessuali ma qua hanno esagerato)

  9. Anche perché poi un conto è avere una pubblicità troppo sessualizzata cosa che si potrebbe anche accettare entro certi limiti e magari non sarebbe offensivo ne per gli uomini che per le donne anzi magari potrebbe piacere ad entrambi , tipo questa immagine http://www.gabrovo.info/kareta/vodka_FLIRT.jpg e trovo anche che sia una buona idea quando fanno le pubblicità versione maschile e versione femminile significa che tengono conto di tutti.

      • mi meraviglio che tu definisci una pubblicità della russia “paritaria”…i paesi dell’est generalmente sono molto sessisti e omofobi,basta pensare alla legge pro omofobia in russia,dove anche parlare di omosessualità è reato,e dove vige indiscussa la famiglia maschilista…secondo me,quella pubblicità è una mosca bianca…ben venga comunque

      • Il fatto che il clima culturale nei paesi dell’est sia arretrato non significa che non possano esserci esempi positivi, anche se sono decisamente mosche bianche. Il mio giudizio si riferiva solo ed esclusivamente a quella pubblicità e a nient’altro.

      • Fire quel azienda vende vodka in tutto il mondo, quindi quello spot sara andato anche in altri paesi ,poi onestamente non essemdo stato in Russia non so se sia proprio omofoba anche se esistono i club per omosessuali e gruppi musicali che fanno coreografie e gruppi musicali molto stile lesbo, un altro pubblicita interessante che avrebbero potuto fare sulla falsa riga dello spot delle patitine con Rocco Siffredi, sarebbe potuto essere una pornostar donna che pubblicizava banane quindi sempre con una villa piena di sexy uomini.

      • Di certo avrai sentito parlare della legge che vieta la “propaganda omosessuale”, ovvero qualsiasi esposizione pubblica dell’omosessualità, e delle polemiche sugli attivisti LGBTQI incarcerati con vari pretesti.
        Se esiste una vivace subcultura LGBTQI non posso che esserne felice, ma i diritti umani e civili di queste persone non sono difesi dalla legge (non che in Italia vada meglio, certo, ma questo non significa che non possiamo criticare altri Paesi).
        Comunque la pubblicità e i diritti non c’entrano molto. Parlavamo di rappresentazione del corpo maschile nella pubblicità, non della condizione delle persone LGBTQI in Russia.

  10. in risposta ad alessiox1 – saranno pure sessisti,ma mica son cretini! è logico che se vendono vodka in tutto il mondo devono anche non urtare i sentimenti e lo stato d’animo di persone lgbtqi che amano sbronzarsi…
    fosse per me fallirebbero tutti,io bevo pochissime bevande alcoliche,in vent’anni avrò bevuto…5 litri di alcool credo…

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