Una modesta proposta sulle scuole superiori

Dopo cinque anni di liceo e una discreta permanenza su Internet, sono giunta alla conclusione che alcuni cambiamenti sono urgentemente necessari nell’istruzione superiore italiana. La mia riflessione è nata soprattutto dall’osservazione del fatto che non è previsto che si insegni agli studenti ad argomentare, cosa che ha ricadute nelle difficoltà a scrivere temi, o che li si aiuti ad avvicinarsi alla complessità della società contemporanea, lasciando sostanzialmente una grande ignoranza (nel senso di assenza di conoscenza), un grande vuoto su ciò che sarebbe più importante conoscere, cioè il mondo in cui viviamo.

Questo vuoto è dato da una combinazione di fattori: i principali sono il fatto che molti insegnanti si rifiutano di introdurre collegamenti con l’attualità nelle loro discipline, anche dove sarebbe possibile e logico farlo (letteratura italiana e  filosofia soprattutto, talvolta scienze) per via della regola non scritta secondo cui “a scuola non si fa politica” e il fatto che nei programmi di storia, filosofia e letteratura raramente si arriva a trattare la contemporaneità per mancanza di tempo. Tipicamente alla fine della quinta in storia si arriva alla Seconda Guerra Mondiale o alla guerra fredda se si è fortunati, ma non c’è tempo per spiegare la seconda metà del Novecento. Questo “buco del secondo Novecento” è molto grave: la civiltà umana ha conosciuto un’evoluzione rapidissima nel corso del secolo breve, in cui le trasformazioni tecnologiche e scientifiche e i mutamenti sociali sono avvenuti con una rapidità senza precedenti nella Storia.

Nel corso del ‘900 sono avvenute due guerre mondiali, tre totalitarismi sono nati e sono morti, il colonialismo è finito e decine di Stati hanno iniziato ad esistere come entità indipendenti, dall’India all’Algeria al Congo, i popoli europei divisi da secoli hanno fondato un’Unione, il capitalismo si è affermato come il sistema economico dominante a livello mondiale, è nata la globalizzazione e con essa il multiculturalismo, si è verificato un immenso incremento demografico a livello mondiale, si sono poste le premesse di un conflitto di culture che probabilmente segnerà la storia dei prossimi secoli, quello fra Islam e Occidente.

E questi sono solo macrofenomeni. In mezzo a questi si insinuano fenomeni più piccoli ma altrettanto rilevanti: la Rivoluzione Verde in India, l’emancipazione delle donne e la conquista dei diritti politici e civili, la fine dell’apartheid in Sudafrica con Nelson Mandela, la prima sconfitta militare degli Stati Uniti in Vietnam, la conquista della parità dei diritti per i neri degli Stati Uniti con Martin Luther King, lo sbarco degli esseri umani sulla Luna, il movimento studentesco del ’68, la nascita di Internet…(non sono in ordine cronologico, ovviamente, sto solo elencando). Ma per noi italiani il buco del secondo Novecento è gravissimo anche per un altro motivo: l’intera storia della Repubblica italiana si svolge in quel periodo, ed è una storia complessa che va conosciuta per essere cittadini consapevoli.

Questo squilibrio va colmato, e per farlo bisogna sacrificare qualcosa. A mio parere la scelta più sensata è tagliare (nel senso di svolgere più rapidamente, non di eliminare) sulle civiltà antiche, in particolare su quella greca e su quella romana, considerando che (almeno nei licei classici e scientifici) la storia e la cultura di quelle civiltà vengono comunque trattate in modo approfondito in letteratura latina. Un’altra cosa che si può comprimere senza troppi danni è il Medioevo, la cui cultura sarà comunque ripresa in letteratura italiana e inglese. E comunque, non so voi, ma io preferisco che una persona non sappia dirmi con esattezza tutta la successione di invasioni che hanno attraversato la penisola italiana dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente oppure tutte le dinastie alternatesi al trono di Francia piuttosto che non sappia analizzare la società in cui vive e non capisca, per esempio, le ragioni dell’immigrazione oppure il perché l’Unione Europea ha vinto un Nobel per la Pace.

Non bisogna dimenticare che le scuole superiori sono l’ultima possibilità per gli studenti di avere programmi omogenei e alcune materie obbligatoriamente comuni a tutti gli indirizzi (letteratura italiana, storia, inglese, matematica). Quando ho parlato di queste cose con i miei insegnanti, mi hanno risposto che è dovere degli studenti documentarsi sulla realtà che li circonda, leggere i giornali e seguire l’attualità, e che la scuola non può occuparsi di queste questioni perché bisogna andare avanti con i programmi. Ma ho visto quegli stessi insegnanti perdere così tante ore inutilmente (correggendo verifiche in classe, ripetendo la stessa lezione della volta precedente senza accorgersene…) che non posso che sorridere con un po’ di amarezza per loro scuse. Oltretutto, non capisco come si possa chiedere a ragazzi e ragazze di documentarsi leggendo i giornali se non hanno una cornice più ampia in cui inquadrare gli eventi di cui leggono, che per loro stessa natura sono presentati in modo frammentario. Quella cornice in cui contestualizzarli può essere fornita solo dalla scuola, così come la capacità di discernimento necessaria per capire il valore di un’informazione e la sua affidabilità. 

Ci sono insegnanti volenterosi che fanno ciò che ho descritto, ma accade troppo spesso in Italia che le tematiche importanti siano lasciate alla buona volontà dei singoli, come dimostra l’assenza di un programma ministeriale per l’educazione sessuale.

Qui di seguito riporto una lista di cose che secondo me sarebbe indispensabile insegnare durante le scuole superiori:

1) Imparare e applicare il principio di Patrick Stokes: “No, Non hai Diritto alla tua Opinione almeno finché non sei in grado di difenderla argomentando in maniera razionale e coerente, tenendo presente la distinzione fra i fatti accertati e le opinioni. Questo è indispensabile per approcciarsi alle materie scientifiche (la prima lezione delle quali dovrebbe essere dedicata al metodo scientifico) ma è una regola d’oro anche nella vita, nel formare i propri punti di vista e schierarsi su questioni importanti per quanto riguarda l’etica, la politica, ecc.

2) Sviluppare la capacità di leggere e interpretare dati e fonti. In particolare è importante insegnare a valutare l‘affidabilità delle fonti, a interpretare correttamente i grafici (per esempio ricordando il principio “correlation is not causation”) e contestualizzare le informazioni in essi contenute, e a valutare le competenze di figure presentate come “esperti” documentandosi sul loro curriculum.

3) Sviluppare le abilità argomentative-espositive necessarie per elaborare una tesi e sostenerla con argomentazioni razionali e coerenti a partire da dati e fonti. Questo significa anche riconoscere le fallacie logiche presenti in un testo e imparare a evitare di commetterne quando si scrive o si argomenta. Un percorso del genere dovrebbe avvenire anche tramite momenti di rielaborazione in cui l’insegnante presenta una problematica (per esempio temi di bioetica o altri argomenti di dibattito sui media, come gli OGM), gli studenti svolgono ricerche in merito e poi confrontano i dati raccolti e le opinioni elaborate in classe. Un’altra possibilità è iniziare confronti di punti di vista in modo più libero a partire dal pensiero di qualche filosofo, scrittore o poeta.

Insomma, un allenamento al ragionamento critico. Ce n’è bisogno.

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23 pensieri su “Una modesta proposta sulle scuole superiori

  1. Concordo, anche perché mi baso sulla mia esperienza: mi sono diplomato 6 anni fa e non ricordo quasi nulla di storia (tranne alcune epoche cui sono interessato) o di letteratura. Addirittura ho problemi con l’inglese (fondamentale per gli studi scientifici) per via di un’insegnante incapace e assenteista.
    A me sembra che la scuola attuale miri più a finire formalmente il programma, piuttosto che a insegnare davvero qualcosa. I brillanti risultati sono sotto gli occhi di tutti, direi.

    • Purtroppo ho riscontrato anch’io la stessa impressione, e sono molto amareggiata da questa tendenza a completare il Divino Programma in maniera nozionistica e affrettata. In nome del non perdere tempo certi insegnanti sono disposti a tagliare su qualsiasi momento di riflessione e dialogo, ma in questo modo innalzano una barriera fra sé stessi e gli studenti, annoiati e infastiditi dal non essere trattati in modo maturo e adulto.

      Io con l’inglese ho avuto fortuna, in compenso ho avuto pessimi insegnanti di lettere sia al biennio (un professore che non spiegava ma improvvisava lezioni su argomenti a caso, dalla tragedia di Marcinelle al problema dei rifiuti a Napoli, in maniera sconnessa e improduttiva) sia al triennio (una professoressa dalla mentalità chiusa fino all’ottusità, fissata con le minuzie e le nozioni ma tremendamente ingenua, che finiva per perdere un’ora solo perché qualcuno le chiedeva di raccontare com’era la sua adolescenza).

      • Parlare di attualità senza conoscere un minimo di storia contemporanea, infatti, è tempo sprecato.
        Sembrerebbe che ci sia stato un calo generalizzato della qualità degli insegnanti, con troppa gente che lo fa come lavoro di ripiego. Quelli bravi e motivati sono pochi e si diluiscono nel mucchio.

        A proposito di docenti di italiano, durante il mio triennio la mia diceva che avrei fatto meglio a lasciar perdere la scrittura e che non sapevo argomentare. Scrivo per hobby e non sono certo da Pulitzer, però non credo di cavarmela così male…

      • Neanche secondo me te la cavi male.

        Non so quanto sia generalizzata la situazione, ma di certo nel mio liceo ho visto cose che preferirei dimenticare. Per dire, in cinque anni è come se la materia storia dell’arte non fosse mai esistita, il prof preferiva andare a prendere il caffè e conversare con gli alunni piuttosto che spiegare e poi faceva un’interrogazione o una verifica scritta da un paio di domande e metteva otto e nove a tutti.

      • Purtroppo situazioni simili capitano in tutte le scuole, ormai.
        Anzi, forse negli ultimi sei anni le cose sono anche peggiorate…

  2. Concordo con te , ritengo che la scuola italiana debba migliorare per quanto riguarda l’inglese e l’informatica, riguardo alla storia(premettendo che sono un appassionato di storia del 900) concordo perfettamente col tuo ragionamento non è che la storia antica sia inutile ma sicuramente è piu importante la storia del 900 e del 800 dato che la realtà in cui viviamo e stata fortemente influenzata da quei periodi, penso che bisognerebbe arrivare a studiare almeno fino agli anni 80/90 , certo un conto e parlare di guerra del vietnam, guerra di corea, fine del colonialismo ecc…. un conto e parlare di eventi su cui ancora non si sa la verità come molti fatti di cronaca nera e terrorismo italiano su cui si può fare ipotesi più o meno veritiere, sulla regola di Patrick Stokes be va bene a scuola ma in altri contesti è un pò difficile da applicare.

    • Anch’io preferirei non essere costretta a scegliere fra storia antica e storia contemporanea, ma concretamente è impossibile. Finora si è sempre scelta la prima, ma questo ha degli effetti collaterali che si sono dimostrati in tutta la loro gravità (ne parlerò in futuro).
      Quanto alla regola di Patrick Stokes, funziona ovviamente solo laddove esiste una verità dimostrata, ma credo sia utile anche fuori da scuola. Ad esempio, negli Stati Uniti il fact-checking (controllo della veridicità di un’affermazione) viene svolto abitualmente durante le campagne elettorali, soprattutto in quella presidenziale.
      Qui invece si grida allo stupro della Costituzione senza nemmeno aver capito cosa di cerca di cambiare…i contenuti di una riforma sono un fatto. Poi si può essere d’accordo o no con quella riforma, ma prima di decidere occorre basarsi sul dato dei contenuti. Ecco un’applicazione della regola di Patrick Stokes fuori da scuola 🙂

    • Grazie della segnalazione, e benvenuta sul Ragno! ^^
      Mi trovo in completo disaccordo con quello che scrive l’autore del post: non credo che la scuola massacri o soffochi la libertà, né tantomeno credo che si possa fare a meno di un’istruzione statale.
      Questa prospettiva comunista per cui la scuola non è altro che asservimento al capitalismo è decisamente indigesta per me. Non esito a definirla un’immane sciocchezza, ma preferirei usare termini più coloriti.

  3. io a distanza di un anno ho ancora i traumi del liceo (sto facendo questo commento come premessa,dopo aver letto solo il titolo)…ma il mio è un caso molto particolare,cercavo di farmi accettare da gente con la quale non avevo nulla a che fare,mentre la gente che dovevo seguire per oltre 2 anni e mezzo non me la sono filata piu di tanto…certo,gli ultimi 3 mesi ho capito con chi dovevo stare,ma era troppo tardi…ho troppi traumi,ancora faccio incubi riguardo al liceo…so solo che sono passato,e che ho ritirato il diploma,ma il liceo mi ha peggiorato la mia qualità di vita per molti motivi…avrei voluto fosse stato diverso tutto…ma non è andata così…peccato,e io che a 13 anni pensavo avrei avuto problemi col latino e greco,materie che invece ho adorato con tutto il cuore…

      • bella domanda…ma mi sa che mi conviene veramente scriverci un libro sopra…anche se fosse lo leggerai no?…in 3 righe non ce la faccio…posso dare una risposta molto parziale – ero molto ingenuo, credevo che tutto si sarebbe potuto risolvere…e mi davo molte false speranze…ma questo è solo lo 0, 0001 % della risposta completa

  4. ladymismagius,sicuramente a te è andata molto meglio,non sai il dolore e la non voglia di vivere che ho provato io,e,ti assicuro,non lo dico per farmi compatire,piuttosto lo dico con la consapevolezza di aver archiviato quei momenti…quindi lo dico in maniera oggettiva…il liceo a me ha causato moltissimi problemi…………e adesso mi ritrovo in un periodo dove,bersagliato dai traumi,cerco di lasciare tutto alle spalle…sono ricorrenti i sogni di scuola,il piu delle volte incubi…forse anche a te sarà andata di m…. quindi sono sicuro che riesci a capirmi…dimmi però chiaramente se hai avuto problemi con gli altri alunni…se non ne hai mai avuti,allora,mi dispiace,non puoi capire…neanche se sei la persona piu aperta ed intelligente ed intellettiva del mondo…

    • Nella mia claasse ero considerata quella “strana” e il gruppo delle persone popolari, da cui ho cercato di farmi accettare per tutto il biennio, mi bersagliava continuamente: frecciatine, oggetti che scomparivano, i tentativi di conversazione ignorati, non venire invitata alle feste, venire cercata solo quando avevano bisogno di qualcosa…
      Ho capito solo dopo un bel po’ quali persone erano realmente miei amici, e di questo mi rammarico molto.
      Mi dispiace che la tua esperienza sia stata negativa, ma si dice che le esperienze negative temprino e aiutino a sviluppare il proprio modo di essere per opposizione…ma per ora suppongo che tu abbia bisogno di metabolizzare e superare il tuo trauma.

  5. rispondo alla domanda…non mi va,non ho tutto il tempo necessario… e poi anche perchè meno ci penso,meglio riesco a lasciarmi tutto dietro alle spalle!

  6. Be questi tipi di problemi sono problemi molto comuni al livello scolastico anche io gli ho avuti in particolare alle superiori, be l’eta in cui una persona va a scuola e un età critica cioè quella che passa dal essere bambino a quella in cui diventa una persona adulta di certo non è per niente facile e quindi si possono avere anche dei “traumi” emotivi in quel contesto , infatti molte persone che poi da adulti hanno problemi questi problemi nascono in questo periodo, infatti per questo è importante che ha scuola ci siano degli psicologi per monitorare gli adolescenti infatti purtroppo quest età e anche un età con molti suicidi rispetto ad altre età.

    • Infatti. La presenza degli psicologi è importante, perché a loro si possono raccontare problemi che è difficile comunicare a genitori, insegnanti e perfino amici.
      A volte sono andata dalla psicologa della scuola: è come rovesciare tutte le cose che mi facevano stare male in un cassetto, sapendo che resteranno lì perché c’è il segreto professionale.
      Esiste un pregiudizio secondo cui andare dallo psicologo significa avere dei problemi, e quindi i ragazzi e le ragazze rifiutano di andarci, ma è semplicemente una persona neutrale e comprensiva con cui sfogarsi, da cui ricevere dei consigli.

      • Dal mio punto di vista è giusto e normale che loro ci siano loro sono un aiuto per gli studenti e le studentesse, per cercare di risolvere o quantomeno attenuare i problemi che una persona ha, non c’è peggio del avere dei problemi e non trovare nessuno con cui parlarne , e ovviamente non c’è nulla di male ad andarci loro sono li proprio per questo.

      • Anche secondo me non c’è nulla di male, è solo un pregiudizio connesso alla paura di essere vulnerabili. Purtroppo anche questi pregiudizi contribuiscono ad innalzare barriere fra adolescenti e adulti, oltre alla paura di non essere capiti (accade spesso) e di essere giudicati (anche questo).

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