#HeForShe: il discorso di Emma

Come ormai tutti sapranno, Emma Watson ha tenuto un discorso presso l’ONU per presentare, nel suo ruolo di Ambasciatrice di Buona Volontà, la campagna “#HeForShe” che si propone di coinvolgere gli uomini nelle lotte per la parità di genere sollecitando un loro impegno diretto, in prima persona. Al discorso sono seguite minacce di rendere pubbliche foto di nudo della giovane attrice da parte di anonimi – minacce che mostrano la volontà di svilire l’impegno intellettuale di una donna riducendola al suo corpo, alla sua sessualità (vedi Emma, you’re the next. Ma noi siamo a fianco a te) – ma anche polemiche da parte femminista (vedi Mai contente?) nel merito delle quali non voglio entrare qui perché la mia opinione l’ho già detta nei commenti del post linkato.

Nel mio post precedente ho parlato di quanto ritenga importante il fatto che siano donne famose, influenti e ammirate dalle giovani generazioni, a dichiararsi femministe e impegnarsi per la causa. La loro capacità di arrivare laddove le attiviste e le accademiche non possono, e anche il fatto che non corrispondano all’odioso stereotipo della femminista (poco attraente, acida, di mezza età è lo stereotipo “classico”, diciamo pure neutro, per cui la femminista è un’accademica, una studiosa; isterica, odiatrice di uomini, lesbica, invidiosa delle donne più attraenti, mascolina e pelosa è invece lo stereotipo “negativo”, quello più diffuso fra i maschilisti, che vorrebbero poter ricondurre il femminismo e le sue istanze a un semplice desiderio meschino di distruggere il potere sessuale delle altre donne) sono armi impareggiabili per la divulgazione del femminismo. Queste donne hanno un privilegio, e il fatto che lo usino per promuovere il femminismo è una cosa meravigliosa.

E poi il discorso di Emma Watson è un bellissimo discorso, con cui mi trovo perfettamente in sintonia (i grassetti sono miei, però).

Vostre eccellenze, Segretario generale dell’ONU, presidente dell’Assemblea Generale , direttore esecutivo di UN Women, distinti ospiti…

Oggi lanciamo una campagna chiamata #HeForShe. Mi sto rivolgendo a voi perché abbiamo bisogno del vostro aiuto. Vogliamo porre fine alla disparità di genere e, per farlo, abbiamo bisogno del coinvolgimento di tutti. Questa è la prima campagna nel suo genere all’ONU, vogliamo spronare tanti più uomini e ragazzi possibili ad essere dei sostenitori del cambiamento… e non vogliamo solo parlarne. Vogliamo assicurarci che sia tangibile.
Sono stata eletta ambasciatrice di buona volontà dell’UN Women sei mesi fa, e più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso combattere per i diritti delle donne diventa sinonimo di odiare gli uomini. Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire. Per la cronaca, il femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti, pari opportunità. E’ la teoria dell’uguaglianza politica, economica e sociale dei sessi.

Ho cominciato a mettere in dubbio le supposizioni basate sul genere tanto tempo fa. Quando avevo 8 anni ero confusa dal fatto che mi definissero dispotica perché volevo dirigere le recite che allestivamo per i nostri genitori; ma ai maschi non succedeva. Quando a 14 anni, ho cominciato ad essere sessualizzata da certi elementi dei media. Quando a 15 anni, le mie amiche hanno cominciato ad abbandonare le squadre degli sport che amavano perché non volevano apparire muscolose. Quando a 18 anni, i miei amici [maschi, ndt] non erano capaci di esprimere i loro sentimenti… ho deciso che ero femminista e la cosa mi sembrava tutt’altro che complicata. Ma le mie ricerche più recenti mi hanno dimostrato che “femminismo” è diventata una parola impopolare. Le donne si rifiutano di identificarsi come femministe. A quanto pare, [io, ndt] sono tra le schiere di donne le cui parole sono percepite come troppo forti, troppo aggressive, isolanti e anti-uomini, persino non attraenti. Perché è diventata una parola tanto scomoda?

Provengo dalla Gran Bretagna e penso che sia giusto che io sia pagata tanto quanto le mie controparti maschili; penso che sia giusto che io sia in grado di prendere delle decisioni che riguardano il mio corpo; penso che sia giusto che le donne vengano coinvolte in mia vece [nella politica, ndt] in quelle decisioni che influenzeranno la mia vita; penso che sia giusto che socialmente mi sia garantito lo stesso rispetto che è garantito agli uomini. Ma sfortunatamente, posso dire che non c’è neanche una nazione al mondo in cui le donne possono aspettarsi di ricevere questi diritti. Nessuna nazione al mondo può dire di aver raggiunto la parità dei sessi. Considero questi diritti dei diritti umani.

Ma io sono una delle fortunate. La mia vita è un vero e proprio privilegio perché i miei genitori non mi hanno voluto meno bene perché sono nata femmina; la mia scuola non mi ha limitata perché ero una ragazza; i miei mentori non hanno presupposto che sarei andata meno avanti [nella vita, ndt] perché un giorno avrei potuto avere un figlio. Queste influenze, sono stati gli ambasciatori per la parità dei sessi che mi hanno resa chi sono oggi. Potrebbero non esserne consapevoli, ma sono quei femministi involontari che stanno cambiando il mondo oggi. Ne abbiamo bisogno in numero maggiore. E se ancora odiate la parola: non è la parola che è importante, ma l’idea e l’ambizione che ci sta dietro. Perché non tutte le donne hanno ricevuto i miei stessi diritti. Infatti, statisticamente, sono molto poche ad averli ricevuti.

Nel 1997, Hillary Clinton fece un famoso discorso a Pechino sui diritti delle donne. Tristemente, molte delle cose che voleva cambiare allora, sono ancora vere oggi. Ma quello che mi ha colpito di più, è che meno del 30% del pubblico era composto da uomini. Come possiamo influire sul cambiamento nel mondo quando solo la metà di esso è invitato o si sente benvenuto a partecipare alla conversazione?

Uomini. Vorrei cogliere quest’occasione per estendervi un invito formale. La parità di genere è anche un problema vostro. Perché fino a questo momento, ho visto il ruolo di mio padre considerato meno importante dalla società, nonostante da piccola avessi bisogno della sua presenza tanto quanto quella di mia madre. Ho visto giovani uomini affetti da malattie mentali, incapaci di chiedere aiuto per paura di apparire meno virili, o meno uomini. Infatti, nel Regno Unito il suicidio è la prima causa di morte degli uomini tra i 20 e i 49 anni, eclissando incidenti stradali, cancro e malattie cardiache. Ho visto uomini resi fragili ed insicuri dalla percezione distorta di cosa sia il successo maschile. Neanche gli uomini beneficiano dei diritti della parità di genere. Non parliamo molto spesso di come gli uomini siano imprigionati dagli stereotipi di genere, ma riesco a vedere che lo sono. E quando ne saranno liberati, come conseguenza naturale le cose cambieranno anche per le donne. Se gli uomini non devono essere aggressivi per essere accettati, le donne non si sentiranno in dovere di essere sottomesse. Se gli uomini non devono controllare, le donne non dovranno essere controllate. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere sensibili. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere forti. E’ tempo di concepire il genere su uno spettro, e non come due serie di valori opposti. Se smettiamo di definirci l’un l’altro in base a cosa non siamo, e cominciamo a definire noi stessi in base a chi siamo, possiamo essere tutti più liberi. Ed è di questo che si occupa #HeForShe. Di libertà.

Voglio che gli uomini prendano su di sé questo impegno, così che le loro sorelle, madri e figlie possano essere libere dai pregiudizi, ma anche perché anche i loro figli possano avere il permesso di essere vulnerabili e umani. Rivendichiamo quelle parti di loro che hanno abbandonato e così facendo permettere loro di essere una versione più vera e più completa di loro stessi.

Magari starete pensando: chi è questa tipa di Harry Potter? E che diavolo ci sta facendo a parlare all’ONU? E’ una buona domanda. Mi sono chiesta la stessa cosa. Tutto quello che so è che mi importa di questo problema e che voglio far sì che le cose migliori. Avendo visto quello che ho visto e avendone l’opportunità, credo che dire qualcosa sia una mia responsabilità.

Lo statista Edmund Burke ha detto che per far sì che il male trionfi, tutto ciò che serve è che bravi uomini e brave donne non facciamo niente. Nella mia agitazione per questo discorso, e nei miei momenti di insicurezza, mi sono detta con fermezza: se non io, chi? Se non ora, quando? Se avete dei dubbi simili, quando vi si presentano delle opportunità, spero che queste parole vi siano d’aiuto. Perché la realtà è che se non facciamo niente, ci vorranno 75 anni, o che io compia quasi 100 anni, prima che le donne possano aspettarsi di essere pagate tanto quanto gli uomini per lo stesso lavoro. 15 milioni e mezzo di ragazze si sposeranno nei prossimi sedici anni e lo faranno da bambine. E con questi ritmi, non sarà prima del 2086, che tutte le ragazze della campagna africana potranno ricevere un’educazione di livello secondario.

Se credete nella parità, potreste essere uno di quei femministi involontari di cui ho parlato prima e per questo, mi complimento con voi. Stiamo facendo fatica a trovare una parola che ci unisca, ma la buona notizia è che abbiamo un movimento che ci unisce. Si chiama #HeForShe. Vi invito a farvi avanti, a farvi vedere e a chiedervi: se non io, chi? Se non ora, quando?

Vi ringraziamo tantissimo.

 

3 pensieri su “#HeForShe: il discorso di Emma

  1. Be sicuramente è un bellissimo discorso,che condivido ritengo che i problemi di genere non siano solamente una problema delle donne, e poi se ci fosse una effettiva parità anche gli uomini potrebbero trarne vantaggio, mi ha colpito molto la parte sulla fragilità degli uomini quella è stata una parte molto interessante, comunque onestamente non sapevo che la Watson fosse una femminista cosi convinta, trovo ridicole e orribili questi ricatti di mettere queste foto vere o presunte di nudo suo, che poi che ricatto assurdo mica sono foto compromettenti nel senso dl termine (tipo il politico che va a prostitute tradendo la moglie e cosi via) del resto siamo tutti nudi sotto i vestiti e nasciamo nudi e poi questi ricatti in genere li fanno solo alle donne, sul fatto di essere una semplice, be se ricordo bene non è la prima attrice/attore che parla al ONU in merito a questioni importanti , del resto i problemi che cita sono reali magari qua in occidente piano piano si sta facendo qualcosa e abbiamo anche delle eccellenze basti pensare hai paesi nordici, ma se pensiamo al america del sud al Africa e al Asia, i problemi sono enormi per le donne in quei posti diciamo che ancora c’è molta strada da fare e sicuramente non sarà facile , specialmente quando si tratta di cambiare delle mentalità di lunga data, ma prima si inizia meglio è per tutti uomini e donne.

    • Ma infatti in Occidente siamo così avanti perché abbiamo iniziato ormai più di un secolo fa a percorrere questa strada.
      I cambiamenti culturali sono lenti per loro stessa natura e non possono essere accelerati forzatamente.
      Alla fine il tuo commento dice tutto.

  2. Penso che la visione di Emma finale cosi come quella di molte femministe sia che una persona quando nasce uomo o donna che sia possa fare ciò che desidera senza essere condizionata dal suo genere, cioè poter scegliere i giocattoli che preferisce poter scegliere i vestiti che preferisce , capire che non esistono lavori maschili o femminili ma solo buoni e cattivi lavori o al massimo lavori che piacciono e lavori che non piacciono , non essere giudicati per la propria vita sessuale e per come uno si veste , che in ambiente lavorativo il primo metodo per cui bisogna essere valutati deve essere quello dei risultati e non del aspetto fisico, il fatto che fare figli non significa essere licenziata, essere pagata quanto un uomo se nella stessa categoria e mansione e quindi idem per la pensione e per le offerte di lavoro , penso di aver detto tutto.

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