Svolte

Care lettrici e cari lettori del Ragno, mi prendo un po’ di spazio dai soliti argomenti di cui scrivo per parlare un po’ di me e dei miei progetti. Un piccolo momento di riflessione per fare il punto sulla situazione in cui mi trovo in questa fase della mia vita.

Allora, mi sono iscritta al corso di laurea in Sociologia presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, il che significa che scriverò un sacco di post sulle cose che sto imparando e cercherò di dare una prospettiva maggiormente scientifica agli argomenti di cui tratto di solito, con l’aiuto dei manuali. In particolare, Psicologia Sociale è una materia che ha moltissimi punti di contatto con diverse cose di cui scrivo, come pregiudizi, stereotipi, binarismo di genere e sessismo (oggi, ad esempio, abbiamo discusso della socializzazione di bambini e bambine e di come questo abbia ripercussioni sulle attitudini che svilupperanno in futuro, come nella scelta del corso di laurea a cui iscriversi). Ma gli strumenti della Sociologia mi verranno in aiuto anche per altre tematiche, per esempio per riflettere sulla mentalità complottista e più in generale sui meccanismi cognitivi che le persone adottano. E poi c’è Storia Contemporanea, e visto che i fatti del Secolo Breve sono un’altra grande mia passione conto di scrivere anche di questo.

Insomma, mi trovo in un ambiente nuovo, aperto e meravigliosamente stimolante, dove posso approfondire tutti i miei principali interessi intellettuali. Sento di essere al posto giusto per me e sono entusiasta delle prospettive che mi si aprono, della possibilità di studiare quello che mi interessa realmente e di lasciarmi alle spalle – finalmente posso dirlo – la mediocrità e il conformismo di certi insegnanti del liceo. Insomma, sono passata da un ambiente dove avevo insegnanti che negavano l’esistenza di una differenza fra i concetti di “sesso” e “genere” a uno dove i professori nemmeno menzionano la parola “sessi” per indicare uomini e donne nel senso di maschi e femmine; sono passata da un ambiente dove l’attualità era disprezzata a uno dove ogni giorno veniamo “interrogati” su quali avvenimenti riteniamo i più significativi della giornata e perché, dove essere informati è considerato non un valore, ma un dovere, una necessità.

Mi trovo in quel particolare stato mentale che è l’essere immersi in un nuovo inizio. Un inizio ricco di sfide: a metà ottobre partirò per uno stage di due mesi a Malta, un’esperienza di cui voglio scrivere, sia al ritorno sia, sperabilmente, durante il suo svolgimento. L’opportunità di mettermi alla prova in qualcosa di completamente nuovo, che non ho mai fatto prima, un po’ mi intimorisce, essendo (come era solito dire il mio professore di filosofia) “potentemente sfidante”, ma proprio per questo mi entusiasma anche.

In tutto questo, sento che anch’io sto cambiando, che le mie idee e la mia visione del mondo si fanno più definite anche attraverso lo scontro con le idee dei miei familiari. Nel rigetto di queste idee altrui che non mi appartengono più mi sento più libera e più forte. In realtà questa fase è solo il culmine di un processo che ho iniziato all’inizio dell’adolescenza, quando ho smesso di ammirare incondizionatamente i miei genitori, un processo che è continuato nel corso degli anni del liceo mentre definivo le mie idee su alcune questioni per me fondamentali (gli OGM, il femminismo) e continua adesso che sto acquisendo le conoscenze e gli strumenti critici per ragionare su questioni come la politica in senso ampio (la cultura di sinistra, per esempio) piuttosto che in modo ridotto all’attualità come prima.

Concludo con un’ultima piccolissima riflessione: le ragazze alate, nella visione di molte adolescenti che scelgono questo simbolo, sono un simbolo di una creatura speciale ma fragile, delicata. Le sue ali di piume, le sue ali da libellula, possono spezzarsi da un momento all’altro, e il desiderio di libertà si scontra con questa fragilità.

Io mi sono sentita così molto a lungo, ma ora non più. Ora mi sento una guerriera alata: pronta ad affrontare qualsiasi sfida mi si pari di fronte e a spiccare il volo, far above the clouds, come il titolo di una canzone di Mike Oldfield. E con questa immagine voglio chiudere il post.

 

Angel Warrior

 

 

23 pensieri su “Svolte

  1. Ognuno deve, necessariamente, percorrere un cammino evolutivo e mettersi continuamente in gioco. Naturalmente, il percorrere nuove strade attira parole di dissuasione, ma le cose che oggi diamo per scontate, un tempo, erano ritenute impossibili, fino a quando qualcuno, particolarmente illuminato, caparbio o, semplicemente, fortunato, ha percorso strade prima giudicate impercorribili.

    • Non ho ambizioni così alte, per ora non so nemmeno dove voglio arrivare dopo i tre anni di Sociologia (sicuramente mi iscriverò a una specialistica, ma non ho ancora pensato a quale).
      Diciamo che sto apprezzando pienamente il paesaggio che si dispiega davanti ai miei occhi man mano che cammino.

  2. (Ho già commentato, ma lo rifaccio) Premetto che ti ho appena scoperta e che sono felicissima di aver trovato il tuo blog! Siamo più o meno coetanee da quanto ho capito (anzi se inizi l’università ora probabilmente sei più giovane) e sono quindi molto ammirata dalla tua conoscenza dei temi che tratti e dal tuo modo di esprimerti così corretto e scorrevole. Inoltre leggendo molti blog di donne e ragazze femministe sia italiane che straniere ho notato la mancanza del punto di vista di noi “giovanissime” e credo che il tuo blog in questo senso sia veramente una ventata di aria fresca e la prova definitiva che gli stereotipi sugli adolescenti e sui “giovani d’oggi” sono appunto solo stereotipi e per questo ti ringrazio!
    Inoltre non vedo l’ora di leggere i prossimi post arricchitti dal tuo percorso di studi, mio padre è sociologo e le conoscenze che mi ha passato per “osmosi” hanno arricchito enormemente la mia vita e il mio modo di vedere il mondo. E’ un percorso molto bello ed affascinante e spero di imparare qualcosa in più da quello che scriverai nel futuro prossimo.

    • Innanzitutto ti ringrazio moltissimo per i complimenti ^^

      Per quanto riguarda la presenza delle “millennials” nel dibattito femminista, ammetto che spesso passa inosservata, ma siamo più di quello che sembra. Per esempio, su Facebook le pagine “Femminismo” e “Il maschilista di merda” sono entrambe gestite da studentesse universitarie, e sono ragazze e ragazzi anche gli admin della pagina “La friendzone non esiste” (di cui sono onorata di fare parte), che propone un approccio più soft, focalizzandosi sugli stereotipi relativi a ragazze e donne quando si tratta di relazioni, d’amore e d’amicizia, e di sessualità.
      Ma forse tu fai già parte di qualcuna di queste comunità🙂
      Poi Tumblr è pieno di blog di ragazze femministe, di solito anglosassoni (non seguo la comunità Tumblr italiana). E conosci SoftRevolution?

      • Avevo sospettato che le pagine di fb che hai citato (e che seguo) fossero gestite da ragazz* giovani, ma non avevo mai verificato, mi fa molto piacere che sia così. Soft revolution non lo conosco, ma provvederò subito! Hai ragione a dire che passiamo inosservat* e devo dire che commentando in un qualche blog mi sono anche sentita dire più o meno velatamente che ero troppo giovane per capirne qualcosa perché non avevo avuto abbastanza esperienze(anche se solo da altre/i commentatrici/ori e per fortuna mai da chi i blog li gestisce) ed é veramente un peccato che ci siano persone così perché le discussioni sono molto più interessanti quando si ascolta l’opinione di tutti. Il tuo blog invece mi sembra uno spazio molto “sicuro” da questo punto di vista.

      • A me piace che si discuta nella maniera più aperta possibile, perciò (anche se mi riservo il diritto di moderare i commenti) non “regolo” le conversazioni sotto i post, non cerco nemmeno di imporre il rispetto del topic originale perché è attraverso le divagazioni che si costruiscono le conversazioni più interessanti.

        E detesto quando le femministe più “anziane” sminuiscono il valore delle nostre esperienze, dei nostri punti di vista, in nome dell’esperienza. La carta dell’esperienza è una fregatura: per quanto tu possa aver letto, studiato, vissuto, una persona più vecchia avrà sempre più esperienza e si sentirà sempre in diritto di parlarti dall’alto in basso.

        Io ho avuto scontri con insegnanti che, pur non capendo un accidente di questioni di genere, pensavano di saperne più di me a prescindere perché in possesso di una laurea e di qualche lustro in più. Anche se la laurea era in Lettere Antiche e la forma mentis dell’insegnante pure.

        Io invece credo che non ci siano esperienze che hanno più valore di altre. Ci sono sicuramente punti di vista che hanno più valore di altri (per esempio quelli sorretti da studi scientifici e dai fatti) ma quando si riflette a partire dal proprio vissuto e da quello che si osserva nella propria vita è un altro discorso.

  3. Sono d’accordissimo e secondo me fai molto bene a non imporre il rispetto del topic del post a tutti i costi (nemmeno io adesso mi sto attenendo a quello che hai scritto), la conversazione evolve in modo molto più naturale! Ti capisco per quanto riguarda gli insegnanti delle scuole superiori purtroppo é un terno al lotto, ci sono moltissime persone non adatte al ruolo di insegnate o che non hanno voglia di lavorare e non c’é nessuna forma di controllo. Per fortuna ci sono alcuni professori motivati e appassionati che resistono, purtroppo sta tutto nell’aver fortuna o meno quando vengono formati i consigli di classe. Io sono stata abbastanza fortunata nel complesso, ma ho incontrato anche un buon numero di persone che non dovrebbero essere insegnanti e ho sentito esperienze terrificanti di amici e amiche di altre sezioni o altre scuole in balia di insegnati fuori di testa o ignoranti come la tua professoressa. Purtoppo molti professori hanno la convinzione di avere la verità assoluta in tasca, su qualsiasi argomento e sono sempre pronti a sminuire le esperienze e le opinioni degli alunni perché giovani, mentre un buon insegnante (soprattutto chi lavora nella scuola dell’obbligo) non insegna solo la propria materia, ma ha un ruolo formativo molto più ampio e vario.

    • L’ultima frase è da incorniciare, guarda. Anche perché un insegnante che non vuole ascoltare i giovani, che non vuole entrare in contatto con il loro mondo e le loro idee, non può assolutamente essere nulla di più di un trasmettitore di nozioni che nel 90% dei casi verranno ignorate per la mancanza di stima nei confronti della persona che le trasmette.
      I buoni insegnanti ti vedono come una persona. Quelli cattivi, come un vaso da riempire.

      • Concordo con tutto quello che hai scritto. Essere vasi da riempire può essere accettabile all’università, mentre durante la scuola dell’obbligo i ragazzi vivono degli anni cruciali per la loro crescita e l’insegnante dovrebbe essere appunto una figura che aiuta in questa crescita relazionandosi con loro. Purtroppo in Italia siamo famosi per non investire sul futuro.

      • Purtroppo il problema è che molti insegnanti sono convinti che il loro solo dovere sia ultimare il programma, una linea retta da A a B che non ammette deviazioni o ritardi. Anche a costo di calpestare chi ha qualche problema.
        Non so da dove derivi questo problema: forse dalla formazione degli insegnanti. Di certo posso constatare che molti insegnanti non vogliono confrontarsi con i grandi temi della società contemporanea (i diritti gay, per esempio) per via dell’idea sbagliatissima che questo sia “fare politica” a scuola.

  4. auguri per la tua carriera universitaria!
    come al solito non voglio negare i condizionamenti economici e sociali ma credo che oggi più di ieri sia possibile scegliere il proprio corso di laurea

    • Per quello che mi riguarda, per quello che ho constatato, le pressioni relative alle aspettative di genere sono molto secondarie rispetto, per esempio, alle pressioni dei genitori per un corso di laurea “sicuro” dal punto di vista del lavoro.
      Poi dipende: ho visto persone che sapevano fin dall’inizio cos’avrebbero fatto, persone che hanno scelto il corso di laurea come ripiego per non essere riuscite a entrare in un corso a numero chiuso, persone che non avevano fino all’ultimo idea di cosa avrebbero voluto fare e hanno scelto praticamente a caso…

      L’orientamento ha i suoi limiti, soprattutto l’incapacità di intercettare e guidare l’ultima categoria.

  5. Lady ti faccio io miei più sinceri auguri per l’università, spero che questa facoltà sia quella giusta per te, e che questa esperienza possa arricchire il tuo bagaglio culturale ,avendo tu scritto molto su questo blog e trattando tematiche che alla fine parlano molto della società penso proprio che questa facoltà sia quella giusta per te , spero che ti piaccia lo stage di 2 mesi a malta, e per concludere molto bella la foto finale della guerriera alata , be onestamente le ragazze alate non mi davano quella sensazione per non parlare che molte dee del passato erano raffigugare con le ali basti pensare a nike http://goddessnike.com/artgallery/download/001goddessnikecommissionserathus900.jpg

      • OK tutto chiaro, be posso immaginare che i professori delle superiori fossero “chiusi” be già ci sono i ragazzi che credono che le femministe odiano gli uomini , e anzi loro sono giovani , in effetti poi genere e sesso sono due cose molto diverse fra loro, be in passato magari pure io non avrei capito la differenza ma ora la capisco benissimo.

      • Questa differenza dovrebbe essere un patrimonio culturale comune, diffuso, non un concetto fatto proprio solo da una nicchia ristretta di persone. Se fosse così, sarebbe anche impossibile usare il concetto di “teoria del gender” come uno spauracchio. Vero, Sentinelle in Piedi? Vero, Costanza Miriano?

  6. Io onestamente a quel epoca non ero molto interessato al femminismo, però per esempio col mio professore di storia e italiano parlavamo spesso di politica estera per esempio o lui parlava spesso con un mio amico di filosofia erano scambi molto interessanti .

      • Be bisogna considerare che il ruolo del insegnate è un ruolo molto importante nella società , del resto la scuola ha un peso molto rilevante nella crescita di una persona dato che ne uscirà a circa 19 anni (più tardi se consideriamo l’università anche se li il discorso è un pò diverso) quindi insieme alla famiglia e alla esperienze personali determina che tipo di persona e che tipo di cittadino ne verrà fuori , e che quindi influenzerà la società in modo positivo o negativo.

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