Two Months in Malta: the internship, second week

Per tutta la durata della mia seconda settimana di stage Nadine, il mio supervisore, è stata a Londra per un master, perciò sono rimasta ad assistere Maria al settore catering.

Il sesto giorno di stage ho imparato come convertire le prenotazioni per i servizi di catering in fatture su fogli di lavoro Excel, controllando che tutti gli importi risultassero corretti, dopodiché ho archiviato le prenotazioni negli appositi raccoglitori ad anelli, divisi per mesi, ordinandole per data. Il lavoro di Maria è estremamente impegnativo soprattutto perché i clienti sono molto esigenti, e in modo particolare le coppie che stanno organizzando il proprio matrimonio. Come da tradizione mediterranea, a Malta i matrimoni sono eventi su larga scala, in cui il numero degli invitati va da 200 a 1000, e ovviamente tutto deve essere curato fino alla perfezione. Ad occuparsi direttamente di curare l’organizzazione dei matrimoni sono solo due persone, Maria e Jonathan, perciò i loro telefoni squillano continuamente e Maria ha davvero poco tempo per occuparsi di me, ma siccome capisco la pressione a cui è sottoposta, anche se ci sono lunghi tempi morti in cui non ho nulla da fare, non è un problema. Anzi, posso occuparli in modo costruttivo leggendo Teoria e struttura sociale di Robert K. Merton, una lettura raccomandata per gli studenti non frequentanti. Il che, fra l’altro, mi ricorda che sono orrendamente indietro rispetto alle lezioni, e mi domando se riuscirò a dare almeno Sociologia 1 entro il primo appello, a gennaio dopo le vacanze natalizie…il problema è che, finite le otto ore di stage (più due di viaggio, una all’andata e una al ritorno), sono troppo stanca mentalmente per riuscire a studiare proficuamente. Ma recupererò.

Il settimo giorno di stage non è stato molto diverso dal precedente. Il mio compito principale è stato trasferire gli appunti presi a mano da Jonathan e Maria alla Wedding Fair relativamente alle prenotazioni per l’Open Day degli Olive Gardens di Mdina, il parco che l’azienda gestisce in esclusiva (e che s’impegna con ogni mezzo a promuovere). Un posto in effetti molto suggestivo e di classe, con un cortile in cotto, una piscina, alberi e cespugli curati in modo sofisticato ma con naturalezza, ma non ho avuto modo di vedere le altre possibilità, perciò non ho modo di sapere se è davvero il posto ideale come suggeriscono i volantini.

Ho impiegato parecchio a trasferire gli appunti su un apposito foglio Excel perché Jonathan ha una calligrafia veramente indecifrabile: continuavo a chiedere a Maria, che a un certo punto mi ha detto di evidenziare tutte le parole che non capivo e chiederle a lui in una volta sola. Una volta finito questo compito, ho imparato come creare i cartellini posti vicino ai vari vassoi dei buffet con i nomi dei piatti: dapprima si trasferiscono i nomi dei cibi dalla prenotazione ad un apposito template su Excel, poi si stampa il file su cartoncino, si mettono i fogli dentro le pouches (due lembi di plastica trasparente) e si infila il tutto nel laminatore per plastificarlo, quindi si tagliano i cartellini dal foglio plastificato usando la ghigliottina. E’ un lavoro interessante e leggero: tagliare con la ghigliottina è perfino divertente, anche se richiede precisione nel far combaciare gli angoli segnati sul template con la linea su cui poi cadrà la lama.

L’ottavo giorno di stage Nadine mi ha inviato via e-mail del lavoro da svolgere sul suo computer, l’inviare le lettere di cortesia predefinite ai candidati non selezionati prendendo le e-mail dai loro curriculum. Personalmente, conoscendo la brutta abitudine italiana di ignorare totalmente i candidati scartati, trovo apprezzabile anche una piccola e-mail preconfezionata, anche se avrei preferito poter almeno aggiungere il nome dei candidati nell’intestazione per renderla meno impersonale. Ma alla fine non è una scelta che dipende da me, e Nadine riceve effettivamente un numero elevato di curriculum, di cui molti da persone con pochissima esperienza, perciò capisco che voglia risparmiare tempo.

L’altro compito che Nadine mi ha lasciato è stato il preparare un documento Excel in cui ai nomi degli impiegati dell’azienda andavano abbinati i loro indirizzi e-mail, tratti da un altro documento, dove però non erano in ordine alfabetico e dove non erano tutti presenti. Perciò, dopo aver cercato i nomi con la funzione CTRL + F, se l’indirizzo e-mail era presente dovevo copiarlo e incollarlo nel nuovo documento, se non era presente porre la dicitura “NO DATA”, se il nome dell’impiegato/a non era presente nel documento originale porre invece “NOT FOUND”. Dopo aver occupato un paio d’ore in questo modo, Maria mi ha affidato il compito di ordinare per data e archiviare altri documenti, fra cui i piani di lavoro con le ordinazioni per la Dolceria, la cucina dell’azienda dove vengono preparati i dolci per il negozio, per i cesti di Natale e per i servizi di catering, e successivamente il compito di creare un nuovo documento Excel con la lista settimanale degli eventi programmati per i servizi di catering. Non avendo nulla da fare, sono andata avanti a creare questi documenti fino a coprire gli eventi in programma per la metà di dicembre.

Lavorare con Maria implica lunghi tempi morti, durante i quali oltre a procedere con il libro di Merton ho cercato di inviare una mail alla mia insegnante presso la scuola di inglese, ricevendo in risposta per otto volte nient’altro che notifiche di invio fallito. Monica mi ha lasciato un indirizzo sbagliato? Ma quale persona non ricorda a memoria il proprio indirizzo e-mail e sbaglia a scriverlo?! Ad un certo punto mi sono decisa a chiedere aiuto a Philip dell'”IT Team”, il quale ha confermato che non si tratta di un problema mio ma che probabilmente l’indirizzo a cui stavo tentando di mandare l’e-mail è inesistente. E grazie.

Il nono giorno di stage ho ricevuto un nuovo compito da Alex, che coordina l'”IT Team”, e al contrario dei suoi sottoposti è una persona molto cordiale e gentile. Il mio compito è stato quello di aggiornare la sezione del sito del gruppo dove è possibile ordinare i prodotti online, sostituendo le fotografie dei cesti di Natale dello scorso anno con quelle nuove e aggiornando le descrizioni, controllando sul catalogo cartaceo che i nomi dei prodotti e le quantità coincidano. E’ un lavoro più tecnico e meno “da automa” rispetto a quelli che svolgo di solito, perciò l’ho trovato molto stimolante. Le nuove immagini vanno ritagliate dalla versione .pdf del catalogo cartaceo con Irfanview e caricate sul software online Magento, dopodiché bisogna eliminare le vecchie immagini da Magento, controllare le descrizioni e correggere gli errori di battitura e ortografia (fra cui ho trovato un agghiacciante “Parmeggiano Reggiano”, ripetuto più volte…) e infine abilitare la visibilità del nuovo prodotto e controllare sul sito che la procedura sia avvenuta correttamente. Nel corso del processo sono anche incappata in un bug (l’immagine di uno dei cesti non veniva cambiata, nonostante avessi ripetuto l’operazione almeno tre volte) che neppure Alex è stato in grado di sistemare. Ho saputo poi, qualche giorno dopo, che l’errore dipendeva dal software e che Alex ha dovuto telefonare alla casa produttrice per ottenere che venisse sistemato.

Fra l’altro è interessante osservare i contenuti dei cesti di Natale. Quelli di soli dolci contengono una gamma di prodotti internazionale, dal cioccolato Cadbury ai Baci Perugina, al torrone e al panettone, agli honey ring e alle torte alle mandorle prodotti dall’azienda stessa, fino ai Rose&Lemon Turkish Delight, una sorta di gelatine turche a base di petali di rosa e succo di limone, più ovviamente la tradizionale bottiglia di spumante, mentre gli altri sono composti esclusivamente di prodotti tipici italiani, dalla farina per polenta alla ventricina, passando per olio, paté di olive, vini, formaggi, pasta. Per me vedere la popolarità dell’Italia e del made in Italy all’estero – perfino in un Paese che dista un’ora e mezza dalla Sicilia – è sempre stupefacente.

Il decimo giorno di stage il mio unico compito è stato il piegare i fogli contenenti il contenuto dei cesti di Natale e gli auguri dell’azienda in tre e imbustarli, per poi scrivere in un angolo la lettera iniziale del nome del cesto, in modo che le buste possano poi essere poste nel cesto corretto. Ann, la manager responsabile dell’intero reparto vendite, che include le tre catene di negozi, il negozio di dolci e i prodotti venduti direttamente dall’azienda ad altre aziende come appunto i cesti natalizi, mi ha spiegato che questo foglio viene apposto principalmente per far sapere ai clienti il contenuto esatto del cesto, in modo che anche se qualcosa venisse trafugato o dimenticato dagli addetti al confezionamento, i clienti sappiano cosa era previsto che ci fosse nel cesto. Personalmente ritengo questo elenco un po’ superfluo, ma di nuovo non sono questioni che mi riguardano.

Piegare fogli e imbustarli è in effetti il compito che ho svolto più spesso durante questo stage e decisamente il meno interessante, quello da cui non imparo assolutamente niente, ma di fatto qualcuno deve pur farlo, perciò anche se è noioso non ne soffro particolarmente. Come dicevo nel post precedente, si prende il ritmo e diventa automatico, al punto che dopo un po’ è perfino rilassante: piega uno, piega due, apri la busta, infila il foglio, chiudi la busta, segna la lettera, riponi la busta nella sua pila, ripeti il tutto. Non male, dopotutto. Almeno non devo rivedere le registrazioni delle telecamere di sorveglianza…

NOTA: Questo resoconto ovviamente non è contemporaneo agli eventi descritti, a causa del poco tempo che ho a disposizione per scrivere ogni giorno. Spero di poter pubblicare più rapidamente gli aggiornamenti relativi alle altre quattro settimane di stage, ma ne dubito. Portate pazienza. 

Two months in Malta: the internship, first week

E così, dopo le prime due settimane di corso di inglese, ho iniziato il mio stage presso un gruppo imprenditoriale di Malta che ha numerose ramificazioni: servizi di catering, un negozio di dolci, il controllo di catene di negozi come Mothercare e BHS. Il mio stage si svolge negli uffici centrali del gruppo, nella zona industriale di Qormi, cittadina la cui sola caratteristica saliente è il fatto di trovarsi nell’area centrale dell’isola, e il mio supervisore, Nadine, è la responsabile delle risorse umane dell’intero gruppo, anche se poi in effetti in questi giorni mi sono trovata a dare una mano a chiunque avesse bisogno di me, svolgendo molti compiti diversi. Perché anche qui stagista è sinonimo di tuttofare.

Il primo giorno di stage è stato una noia mortale. A parte presentarmi a tutti gli impiegati dell’ufficio, Nadine mi ha dato dei fogli da leggere contenenti le policy aziendali per gli addetti ai negozi (dress code, trucco, igiene personale, capelli, gioielli: ogni singolo aspetto del loro aspetto, perdonatemi il gioco di parole, è attentamente regolato per creare un’impressione di uniformità e professionalità, in modo molto conservatore considerato che gli abitanti di Malta si definiscono per più del 90% cattolici). Per il resto del tempo i due membri dell'”IT team”, che si occupano di tutto ciò che riguarda la tecnologia, dai toner delle stampanti al wi-fi, mi hanno piazzata a osservare le registrazioni delle telecamere di sorveglianza e prendere nota del tempo passato a fumare dagli impiegati. Cioè meno di tre minuti su cinque ore di nastro – per fortuna esiste il tasto fast forward! Secondo me quelli dell’IT team hanno passato il resto della giornata a sghignazzare per aver rifilato a me il lavoro più noioso di sempre.

Il secondo giorno di stage è stato decisamente migliore del primo, anche se in effetti mi risulta difficile immaginare qualcosa di peggio di due ore e mezza passate a fissare la registrazione di un marciapiede. Comunque, uno dei rami dell’azienda, quello che si occupa di catering, sta preparando la propria partecipazione alla Wedding Fair che si terrà questa settimana, da giovedì in poi, il che implica preparare diverse decine di volantini con le offerte speciali, i vari menu, la lista completa di tutti i tipi di tartine e buffet disponibili (una meraviglia se sei uno degli invitati, una follia per chi deve pagare il conto!) per poi metterli in delle eleganti buste di cartoncino nero che saranno consegnate ai visitatori dello stand. Perciò ho aiutato la responsabile di questo settore, Maria, a preparare le decine e decine di fascicoli, disponendo le pagine appena stampate nell’ordine corretto…finché non mi sono accorta di qualche errore di battitura, tre su tre diverse pagine delle ventiquattro di cui è formato il fascicolo. E quindi abbiamo dovuto sostituire tutte le pagine “sbagliate” con quelle corrette prima di poter finalmente unire i fogli con la pinzatrice. Oltre a questo ho pinzato una quantità indefinita di fascicoli più piccoli, di otto pagine, contenenti i menu in offerta speciale. In conclusione la mia giornata è stata occupata da tutti quei fogli, senza un attimo di respiro, ma in conclusione è molto meglio avere troppo da fare che non avere niente da fare. E a conti fatti i lavori ripetitivi, non intellettuali ma “da automa” come pinzare i fogli non mi pesano troppo: una volta che i movimenti diventano automatici, che smetto di dover ricordare l’ordine in cui porre i fogli, lo faccio e basta, e il tempo passa senza che me ne accorga.

Il terzo giorno di stage qualcuno si è accorto che praticamente in metà dei fascicoli pinzati il giorno prima (quelli di otto pagine, non quelli di ventiquattro, grazie al cielo!) una lettera non era stata stampata per un problema con i margini. Perciò io e uno degli impiegati – gentilissimo, fra l’altro – abbiamo staccato tutti i punti e messo da parte i fogli utilizzabili per poi stampare daccapo tutte le pagine corrette e pinzare nuovamente i fascicoli. Alla fine, mentre li mettevamo nelle loro buste insieme ai volantini più piccoli di una sola pagina, li abbiamo ricontati: 150 fascicoli. Secondo me c’è una specie di maledizione su questo per la Wedding Fair, o magari la persona che si è occupata del proofreading (il controllo prima della stampa per individuare eventuali errori) si è lasciata distrarre dalla descrizione di tutti i differenti tipi di tartine…fra l’altro sono molto orgogliosa del fatto che quasi tutto il finger food proposto per i rinfreschi contiene prodotti italiani, come per esempio gorgonzola, ventricina, prosciutto crudo, Parmigiano Reggiano, pecorino pepato. E i vini proposti sono tutti italiani, champagne a parte! Ma ci sono anche prodotti tipicamente maltesi, come gli honey ring, gli angels on horseback oppure gli imqaret – una sorta di frittelle ripiene di crema di datteri, da mangiare ancora calde. Le foto sono qui sotto, in quest’ordine.

Honey Ring

angels-on-horseback-a

Imqaret

 

Delizie a parte, il pomeriggio del terzo giorno l’ho trascorso leggendo i curriculum vitae inviati a Nadine e quelli respinti (cosa decisamente più interessante, perché sono tutti corredati da annotazioni sul perché sono stati scartati) e assistendo ai colloqui per l’assunzione di nuove commesse per il negozio Mothercare dell’isola di Gozo, la sorella minore di Malta. Dapprima ho assistito, prendendo appunti, a tre colloqui preliminari condotti in inglese da Karen, la brand manager, che mi ha poi spiegato i criteri in base ai quali le persone passano la selezione oppure la falliscono (essenzialmente, avere precedenti esperienze nel settore è determinante, ma anche la capacità di reggere all’impegno di otto ore al giorno in negozio a contatto con quella particolare categoria di clienti che sono le donne in attesa e le neomamme). Finiti i colloqui preliminari, ho seguito i colloqui effettuati da Nadine alle persone che hanno passato la selezione di Karen. Questi si svolgono in maltese e inglese, e la lingua cambia fluidamente nel corso della conversazione, perciò è un’esperienza interessante da seguire. Oltretutto ho avuto modo di interpretare il linguaggio del corpo, l’attitudine e l’abbigliamento delle candidate.

Il quarto giorno di stage ho trovato un altro errore in un altro pacco di dépliant, “Processo bar” invece di “Prosecco bar”. Tutti i dépliant con l’errore andavano sostituiti, perciò ho ottenuto un centinaio di comodi fogli per prendere appunti. Una volta stampati nuovi dépliant con la correzione, Maria e io abbiamo passato un tempo che mi è sembrato infinito a rimettere tutti i documenti dei giorni precedenti nelle 150 eleganti buste di cartoncino nero che sarebbero poi state consegnate ai visitatori della Wedding Fair. Questo lavoro mi ha occupato la maggior parte della giornata, mentre il tempo rimanente l’ho trascorso seguendo Nadine, impegnata nel leggere le mail ed inoltrarle agli altri manager perché ne prendessero visione.

Il quinto giorno ha visto l’evento più interessante della settimana: nell’ambito di un processo di ricerca di dipendenti da promuovere all’interno del ramo dei negozi, si è presentata per i colloqui una donna che per Nadine e Karen è da parecchio tempo una spina nel fianco, Sara. Così ho avuto modo di assistere all’intervista e di osservare due manager al lavoro in una situazione conflittuale. Per tutta la durata del colloquio, che si è svolto in maltese, Sara ha mantenuto un’attitudine polemica e arrogante, mostrandosi infastidita dalle domande di Nadine e Karen, che erano visibilmente tese nel tentativo di mantenersi calme e professionali. A un certo punto, mi è stato riferito dopo la conclusione dell’intervista, Sara si è messa a criticare una terza manager di fronte a Karen, e poi a contestare le prescrizioni del medico riguardo alla sua necessità di avere pause ogni ora (è diabetica). Nonostante non capissi cosa stavano dicendo, era evidente che quella donna fosse un generatore di emozioni negative: la sua gestualità frenetica, il continuo roteare gli occhi e alzare lo sguardo al cielo, il tono di voce, il fatto che interrompesse così spesso le sue interlocutrici. Alla fine del colloquio, quando è uscita dalla stanza, il sollievo era percettibile.

Nadine mi ha spiegato che il problema posto da questa donna è che è il tipo di persona che causa tensione, stress e disagio in chi le sta intorno in ogni contesto, non solo in questa specifica occasione, e che per questo lei e Karen non avevano intenzione di promuoverla al negozio di Valletta (la capitale) perché avrebbe minato la coesione del team locale, ma, essendo una dipendente del gruppo da sette anni e non essendoci mai stato un evento specifico che rendesse possibile dimostrare questa sua attitudine negativa, non possono nemmeno licenziarla o rimuoverla dalla sua mansione.

Nel complesso, la mia prima settimana di stage ha avuto i suoi alti e bassi, ma è stata interessante. Innanzitutto perché è la mia prima esperienza di lavoro, e secondo perché è utile osservare come è organizzato un ufficio e il modo in cui le persone interagiscono fra loro e lavorano.

NOTA: Questo resoconto ovviamente non è contemporaneo agli eventi descritti, a causa del poco tempo che ho a disposizione per scrivere ogni giorno. Spero di poter pubblicare più rapidamente gli aggiornamenti relativi alle altre cinque settimane di stage. 

Ti stuprano? Sei una troia che te lo sei cercato

Oggi ho aperto WordPress solo per condividere questo schifo. L’amarezza, la rabbia e il disgusto che provo non possono sbollire da soli: c’e’ bisogno di mostrare, di rendere la gente consapevole di questa mentalita’, di quanto sia diffusa. C’e’ bisogno di fermarsi a leggere piu’ volte una persona che sente la necessita’ di dire che “A 18 anni lo stupro lo si vuole”, e focalizzarsi sull’orrore di queste parole.
#Ineedfeminismbecause…these people exist.

Ex UAGDC

Ho passato due giornate intere a litigare contro numerosi utenti del web che si sono scagliati contro una ragazzina violentata dopo una serata in discoteca trascorsa con le amiche per festeggiare i suoi 18 anni. Lo stupro è un atto che lascia ferite indelebili su chi lo subisce, soprattutto durante il giorno più importante della tua vita, eppure molti non hanno avuto alcuna solidarietà verso una ragazza che ha trovato coraggio di denunciare un atto così vile che purtroppo accade a molte donne, che non trovano ugualmente coraggio di denunciare.

So che sono stata idiota a passare tutto il pomeriggio dietro persone grette ed ignoranti ma mi ha fatto imbestialire l’inciviltà del nostro paese. C’era gente che rideva dell’accaduto, gente che diceva che se lo meritava, gente che le faceva gli auguri a mo di sfottò o che diceva che aveva ricevuto il “doppio regalo” (lo stupro di gruppo), gente che addirittura le…

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Two months in Malta: weeks 1 & 2

E così, come mi ero ripromessa, mi accingo a scrivere del mio soggiorno a Malta e dello stage che sto svolgendo qui. Senza nessuna pretesa, i post di questa serie sono solo un racconto della mia esperienza, di quello che sto vivendo e imparando. In realtà l’idea di parlare di me mi causa qualche incertezza – non so se davvero a chi mi legge importi – ma alla fine la voglia di raccontare è più forte, perciò sopportatemi per un po’, i post seri riprenderanno presto (quando torno)!

Con oggi sono a Malta da due settimane esatte, che per dirla con una banalità sono volate via in un soffio. Nel corso di queste due settimane ho frequentato un corso di inglese, sul quale per la verità non nutrivo grandi aspettative, ma mi sono dovuta ricredere: se dipendesse da me continuerei a seguire le lezioni per tutte le sei settimane che mi restano! La cosa più bella è che in classe siamo stati solo in tre: io, un’altra ragazza italiana, Elena, e un giovane avvocato russo, Kirill, che per coincidenza condivide parecchi dei miei interessi da nerd. Perciò si è creata dall’inizio una bellissima atmosfera, e per la maggior parte del tempo invece di seguire il libro di testo e fare esercizi semplicemente facevamo conversazione, con argomenti che spaziavano dalla metropolitana di Mosca alle superstizioni italiane e russe, al servizio militare, al cibo, a Doctor Who, all’economia…

Personalmente ritengo che sia una cosa bellissima conoscere delle persone e immediatamente sentire che scatta quella scintilla, che ci si capisce subito, si ride delle stesse battute e si può parlare di tutto, di digressione in digressione semplicemente per il piacere della conversazione. Per me questa scintilla è scattata quando una delle team leader è entrata nell’aula con un vassoio di biscotti e Kirill se ne è uscito con un “Come to the dark side, we have cookies!”, al che sono scoppiata a ridere e ci siamo dati il cinque. Con Elena invece ci siamo semplicemente trovate simpatiche a vicenda, e così anche con Gloria, la compagna di stanza di Elena. Siamo andate a mangiare del pollo aramati in un ristorante sulla baia di Sliema il primo giorno, ci siamo messe a chiacchierare e tutto ne è disceso spontaneamente.

Fra l’altro in queste due settimane ho avuto un’insegnante meravigliosa, Monica, che ha accettato la direzione presa dalle lezioni/conversazioni, senza obbligarci a lavorare sulla grammatica più di una mezz’oretta al giorno e anzi proponendoci materiali interessanti e divertenti e prendendo parte ai nostri dialoghi. Monica è il tipo di signora che adora parlare della sua famiglia, della sua vita, ed è adorabile. Il suo entusiasmo è stato davvero contagioso e sento la mancanza della sua vitalità, del modo in cui si preoccupava che noi stessimo bene, che mangiassimo abbastanza verdure e frutta (un problema comune per gli studenti all’estero, ma particolarmente qui…la signora che mi ospita non tiene nessun tipo di cibo fresco nel frigorifero, ma ha almeno mezza dozzina di salse diverse, oltre alla pasta e allo zucchero…wtf?) e che apprezzassimo la cultura dell’isola.

Che in effetti merita, perché è un bizzarro misto fra una radice unica, maltese, su cui si sono sovrapposti elementi britannici e italiani, oltre a tutte le contaminazioni più recenti, proprie di questa società globalizzata. L’architettura tipica è, di conseguenza, davvero bizzarra: le case hanno balconi che ricordano le finestre a bovindo (o bow-window) inglesi, però squadrati, le chiese portano la marcata impronta del barocco del Sud Italia, in qualche angolo della città può capitare di vedere cabine telefoniche rosse come quelle di Londra, in altri solo i cartelli stradali bilingue ricordano che non siamo in Italia.

In queste due settimane, oltre alle lezioni e a una spruzzata di feste nei locali di Paceville (una cittadina costruita interamente a questo scopo, con strade costellate di pub, night club, cinema e discoteche al piano terra, e uffici ai piani superiori), ho avuto modo di esplorare un bel po’ di posti, dalla classica gita nella capitale Valletta – che merita pienamente il suo titolo di Patrimonio dell’Umanità UNESCO – ad una giornata intera sull’isola di Comino, praticamente disabitata ma con un mare cristallino e panorami meravigliosi. In realtà avrei voluto partecipare a molte più attività culturali, ma purtroppo diverse sono state cancellate a causa di un numero insufficiente di prenotazioni. Ma c’è tempo.

‘Nuff said. Vi lascio con qualche foto! 🙂

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