Two months in Malta: weeks 1 & 2

E così, come mi ero ripromessa, mi accingo a scrivere del mio soggiorno a Malta e dello stage che sto svolgendo qui. Senza nessuna pretesa, i post di questa serie sono solo un racconto della mia esperienza, di quello che sto vivendo e imparando. In realtà l’idea di parlare di me mi causa qualche incertezza – non so se davvero a chi mi legge importi – ma alla fine la voglia di raccontare è più forte, perciò sopportatemi per un po’, i post seri riprenderanno presto (quando torno)!

Con oggi sono a Malta da due settimane esatte, che per dirla con una banalità sono volate via in un soffio. Nel corso di queste due settimane ho frequentato un corso di inglese, sul quale per la verità non nutrivo grandi aspettative, ma mi sono dovuta ricredere: se dipendesse da me continuerei a seguire le lezioni per tutte le sei settimane che mi restano! La cosa più bella è che in classe siamo stati solo in tre: io, un’altra ragazza italiana, Elena, e un giovane avvocato russo, Kirill, che per coincidenza condivide parecchi dei miei interessi da nerd. Perciò si è creata dall’inizio una bellissima atmosfera, e per la maggior parte del tempo invece di seguire il libro di testo e fare esercizi semplicemente facevamo conversazione, con argomenti che spaziavano dalla metropolitana di Mosca alle superstizioni italiane e russe, al servizio militare, al cibo, a Doctor Who, all’economia…

Personalmente ritengo che sia una cosa bellissima conoscere delle persone e immediatamente sentire che scatta quella scintilla, che ci si capisce subito, si ride delle stesse battute e si può parlare di tutto, di digressione in digressione semplicemente per il piacere della conversazione. Per me questa scintilla è scattata quando una delle team leader è entrata nell’aula con un vassoio di biscotti e Kirill se ne è uscito con un “Come to the dark side, we have cookies!”, al che sono scoppiata a ridere e ci siamo dati il cinque. Con Elena invece ci siamo semplicemente trovate simpatiche a vicenda, e così anche con Gloria, la compagna di stanza di Elena. Siamo andate a mangiare del pollo aramati in un ristorante sulla baia di Sliema il primo giorno, ci siamo messe a chiacchierare e tutto ne è disceso spontaneamente.

Fra l’altro in queste due settimane ho avuto un’insegnante meravigliosa, Monica, che ha accettato la direzione presa dalle lezioni/conversazioni, senza obbligarci a lavorare sulla grammatica più di una mezz’oretta al giorno e anzi proponendoci materiali interessanti e divertenti e prendendo parte ai nostri dialoghi. Monica è il tipo di signora che adora parlare della sua famiglia, della sua vita, ed è adorabile. Il suo entusiasmo è stato davvero contagioso e sento la mancanza della sua vitalità, del modo in cui si preoccupava che noi stessimo bene, che mangiassimo abbastanza verdure e frutta (un problema comune per gli studenti all’estero, ma particolarmente qui…la signora che mi ospita non tiene nessun tipo di cibo fresco nel frigorifero, ma ha almeno mezza dozzina di salse diverse, oltre alla pasta e allo zucchero…wtf?) e che apprezzassimo la cultura dell’isola.

Che in effetti merita, perché è un bizzarro misto fra una radice unica, maltese, su cui si sono sovrapposti elementi britannici e italiani, oltre a tutte le contaminazioni più recenti, proprie di questa società globalizzata. L’architettura tipica è, di conseguenza, davvero bizzarra: le case hanno balconi che ricordano le finestre a bovindo (o bow-window) inglesi, però squadrati, le chiese portano la marcata impronta del barocco del Sud Italia, in qualche angolo della città può capitare di vedere cabine telefoniche rosse come quelle di Londra, in altri solo i cartelli stradali bilingue ricordano che non siamo in Italia.

In queste due settimane, oltre alle lezioni e a una spruzzata di feste nei locali di Paceville (una cittadina costruita interamente a questo scopo, con strade costellate di pub, night club, cinema e discoteche al piano terra, e uffici ai piani superiori), ho avuto modo di esplorare un bel po’ di posti, dalla classica gita nella capitale Valletta – che merita pienamente il suo titolo di Patrimonio dell’Umanità UNESCO – ad una giornata intera sull’isola di Comino, praticamente disabitata ma con un mare cristallino e panorami meravigliosi. In realtà avrei voluto partecipare a molte più attività culturali, ma purtroppo diverse sono state cancellate a causa di un numero insufficiente di prenotazioni. Ma c’è tempo.

‘Nuff said. Vi lascio con qualche foto!🙂

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