Two months in Malta: the internship, first week

E così, dopo le prime due settimane di corso di inglese, ho iniziato il mio stage presso un gruppo imprenditoriale di Malta che ha numerose ramificazioni: servizi di catering, un negozio di dolci, il controllo di catene di negozi come Mothercare e BHS. Il mio stage si svolge negli uffici centrali del gruppo, nella zona industriale di Qormi, cittadina la cui sola caratteristica saliente è il fatto di trovarsi nell’area centrale dell’isola, e il mio supervisore, Nadine, è la responsabile delle risorse umane dell’intero gruppo, anche se poi in effetti in questi giorni mi sono trovata a dare una mano a chiunque avesse bisogno di me, svolgendo molti compiti diversi. Perché anche qui stagista è sinonimo di tuttofare.

Il primo giorno di stage è stato una noia mortale. A parte presentarmi a tutti gli impiegati dell’ufficio, Nadine mi ha dato dei fogli da leggere contenenti le policy aziendali per gli addetti ai negozi (dress code, trucco, igiene personale, capelli, gioielli: ogni singolo aspetto del loro aspetto, perdonatemi il gioco di parole, è attentamente regolato per creare un’impressione di uniformità e professionalità, in modo molto conservatore considerato che gli abitanti di Malta si definiscono per più del 90% cattolici). Per il resto del tempo i due membri dell'”IT team”, che si occupano di tutto ciò che riguarda la tecnologia, dai toner delle stampanti al wi-fi, mi hanno piazzata a osservare le registrazioni delle telecamere di sorveglianza e prendere nota del tempo passato a fumare dagli impiegati. Cioè meno di tre minuti su cinque ore di nastro – per fortuna esiste il tasto fast forward! Secondo me quelli dell’IT team hanno passato il resto della giornata a sghignazzare per aver rifilato a me il lavoro più noioso di sempre.

Il secondo giorno di stage è stato decisamente migliore del primo, anche se in effetti mi risulta difficile immaginare qualcosa di peggio di due ore e mezza passate a fissare la registrazione di un marciapiede. Comunque, uno dei rami dell’azienda, quello che si occupa di catering, sta preparando la propria partecipazione alla Wedding Fair che si terrà questa settimana, da giovedì in poi, il che implica preparare diverse decine di volantini con le offerte speciali, i vari menu, la lista completa di tutti i tipi di tartine e buffet disponibili (una meraviglia se sei uno degli invitati, una follia per chi deve pagare il conto!) per poi metterli in delle eleganti buste di cartoncino nero che saranno consegnate ai visitatori dello stand. Perciò ho aiutato la responsabile di questo settore, Maria, a preparare le decine e decine di fascicoli, disponendo le pagine appena stampate nell’ordine corretto…finché non mi sono accorta di qualche errore di battitura, tre su tre diverse pagine delle ventiquattro di cui è formato il fascicolo. E quindi abbiamo dovuto sostituire tutte le pagine “sbagliate” con quelle corrette prima di poter finalmente unire i fogli con la pinzatrice. Oltre a questo ho pinzato una quantità indefinita di fascicoli più piccoli, di otto pagine, contenenti i menu in offerta speciale. In conclusione la mia giornata è stata occupata da tutti quei fogli, senza un attimo di respiro, ma in conclusione è molto meglio avere troppo da fare che non avere niente da fare. E a conti fatti i lavori ripetitivi, non intellettuali ma “da automa” come pinzare i fogli non mi pesano troppo: una volta che i movimenti diventano automatici, che smetto di dover ricordare l’ordine in cui porre i fogli, lo faccio e basta, e il tempo passa senza che me ne accorga.

Il terzo giorno di stage qualcuno si è accorto che praticamente in metà dei fascicoli pinzati il giorno prima (quelli di otto pagine, non quelli di ventiquattro, grazie al cielo!) una lettera non era stata stampata per un problema con i margini. Perciò io e uno degli impiegati – gentilissimo, fra l’altro – abbiamo staccato tutti i punti e messo da parte i fogli utilizzabili per poi stampare daccapo tutte le pagine corrette e pinzare nuovamente i fascicoli. Alla fine, mentre li mettevamo nelle loro buste insieme ai volantini più piccoli di una sola pagina, li abbiamo ricontati: 150 fascicoli. Secondo me c’è una specie di maledizione su questo per la Wedding Fair, o magari la persona che si è occupata del proofreading (il controllo prima della stampa per individuare eventuali errori) si è lasciata distrarre dalla descrizione di tutti i differenti tipi di tartine…fra l’altro sono molto orgogliosa del fatto che quasi tutto il finger food proposto per i rinfreschi contiene prodotti italiani, come per esempio gorgonzola, ventricina, prosciutto crudo, Parmigiano Reggiano, pecorino pepato. E i vini proposti sono tutti italiani, champagne a parte! Ma ci sono anche prodotti tipicamente maltesi, come gli honey ring, gli angels on horseback oppure gli imqaret – una sorta di frittelle ripiene di crema di datteri, da mangiare ancora calde. Le foto sono qui sotto, in quest’ordine.

Honey Ring

angels-on-horseback-a

Imqaret

 

Delizie a parte, il pomeriggio del terzo giorno l’ho trascorso leggendo i curriculum vitae inviati a Nadine e quelli respinti (cosa decisamente più interessante, perché sono tutti corredati da annotazioni sul perché sono stati scartati) e assistendo ai colloqui per l’assunzione di nuove commesse per il negozio Mothercare dell’isola di Gozo, la sorella minore di Malta. Dapprima ho assistito, prendendo appunti, a tre colloqui preliminari condotti in inglese da Karen, la brand manager, che mi ha poi spiegato i criteri in base ai quali le persone passano la selezione oppure la falliscono (essenzialmente, avere precedenti esperienze nel settore è determinante, ma anche la capacità di reggere all’impegno di otto ore al giorno in negozio a contatto con quella particolare categoria di clienti che sono le donne in attesa e le neomamme). Finiti i colloqui preliminari, ho seguito i colloqui effettuati da Nadine alle persone che hanno passato la selezione di Karen. Questi si svolgono in maltese e inglese, e la lingua cambia fluidamente nel corso della conversazione, perciò è un’esperienza interessante da seguire. Oltretutto ho avuto modo di interpretare il linguaggio del corpo, l’attitudine e l’abbigliamento delle candidate.

Il quarto giorno di stage ho trovato un altro errore in un altro pacco di dépliant, “Processo bar” invece di “Prosecco bar”. Tutti i dépliant con l’errore andavano sostituiti, perciò ho ottenuto un centinaio di comodi fogli per prendere appunti. Una volta stampati nuovi dépliant con la correzione, Maria e io abbiamo passato un tempo che mi è sembrato infinito a rimettere tutti i documenti dei giorni precedenti nelle 150 eleganti buste di cartoncino nero che sarebbero poi state consegnate ai visitatori della Wedding Fair. Questo lavoro mi ha occupato la maggior parte della giornata, mentre il tempo rimanente l’ho trascorso seguendo Nadine, impegnata nel leggere le mail ed inoltrarle agli altri manager perché ne prendessero visione.

Il quinto giorno ha visto l’evento più interessante della settimana: nell’ambito di un processo di ricerca di dipendenti da promuovere all’interno del ramo dei negozi, si è presentata per i colloqui una donna che per Nadine e Karen è da parecchio tempo una spina nel fianco, Sara. Così ho avuto modo di assistere all’intervista e di osservare due manager al lavoro in una situazione conflittuale. Per tutta la durata del colloquio, che si è svolto in maltese, Sara ha mantenuto un’attitudine polemica e arrogante, mostrandosi infastidita dalle domande di Nadine e Karen, che erano visibilmente tese nel tentativo di mantenersi calme e professionali. A un certo punto, mi è stato riferito dopo la conclusione dell’intervista, Sara si è messa a criticare una terza manager di fronte a Karen, e poi a contestare le prescrizioni del medico riguardo alla sua necessità di avere pause ogni ora (è diabetica). Nonostante non capissi cosa stavano dicendo, era evidente che quella donna fosse un generatore di emozioni negative: la sua gestualità frenetica, il continuo roteare gli occhi e alzare lo sguardo al cielo, il tono di voce, il fatto che interrompesse così spesso le sue interlocutrici. Alla fine del colloquio, quando è uscita dalla stanza, il sollievo era percettibile.

Nadine mi ha spiegato che il problema posto da questa donna è che è il tipo di persona che causa tensione, stress e disagio in chi le sta intorno in ogni contesto, non solo in questa specifica occasione, e che per questo lei e Karen non avevano intenzione di promuoverla al negozio di Valletta (la capitale) perché avrebbe minato la coesione del team locale, ma, essendo una dipendente del gruppo da sette anni e non essendoci mai stato un evento specifico che rendesse possibile dimostrare questa sua attitudine negativa, non possono nemmeno licenziarla o rimuoverla dalla sua mansione.

Nel complesso, la mia prima settimana di stage ha avuto i suoi alti e bassi, ma è stata interessante. Innanzitutto perché è la mia prima esperienza di lavoro, e secondo perché è utile osservare come è organizzato un ufficio e il modo in cui le persone interagiscono fra loro e lavorano.

NOTA: Questo resoconto ovviamente non è contemporaneo agli eventi descritti, a causa del poco tempo che ho a disposizione per scrivere ogni giorno. Spero di poter pubblicare più rapidamente gli aggiornamenti relativi alle altre cinque settimane di stage. 

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