Two months in Malta: the internship, fourth week

Trascorse tre settimane, ho iniziato a sentirmi parte dell’ufficio, a smettere di sobbalzare quando i ‘colleghi’ mi salutano al mattino e prima di uscire e a ricordare tutti i nomi associati alle facce, non solo quelli delle persone che mi trovo ad aiutare abitualmente. Sin dall’inizio qualcuna delle colleghe mi ha dato un passaggio verso Sliema per il viaggio di ritorno – altrimenti, con gli autobus, sarei arrivata ben oltre le sei e mezza, e aspettare l’autobus in una zona industriale come Handaq dopo il tramonto non è piacevole, sia per il freddo sia per il fatto di essere da sola in mezzo al nulla -, magari lasciandomi a Gzira o a St.Julians, le città confinanti dai due lati, ma comunque risparmiandomi un bel po’ di tempo, e dopo tre settimane non mi sento più un’intrusa o un peso, ma la conversazione fluisce spontanea, si parla del tempo, del traffico, dei progetti per il weekend. Insomma, mi sono ambientata, ed è una bella sensazione.

Il sedicesimo giorno di stage sono stata assegnata al “Buying Team”, il gruppo, composto da cinque donne, che si occupa di effettuare le ordinazioni dei prodotti per i negozi Mothercare, BHS ed M&Co dalla casa madre britannica, di confrontare le ordinazioni con il contenuto effettivo dei container, di organizzare la distribuzione dei prodotti nei singoli negozi e di utilizzare i dati delle vendite concrete per programmare le redistribuzioni fra i suddetti negozi e per pianificare le ordinazioni per l’anno successivo.

Il mio compito consisteva nel trascrivere le informazioni relative ai prodotti Mothercare da un documento Excel a delle tabelle cartacee in cui ai dati erano abbinate piccole fotografie dei prodotti, utilizzando il codice a sei cifre del singolo prodotto per cercare nel documento con la funzione CTRL + F. Le informazioni da trascrivere, quantità di prodotto acquistato e quantità di prodotto venduto, prezzo di vendita, data di arrivo, essendo tutte in cifre hanno richiesto un’attenzione costante, e per quelle che non erano presenti nel documento Excel ho dovuto interrompere Cheryl, la responsabile per Mothercare, più volte perché effettuasse lei la ricerca con il software RetailPro. Questo lavoro mi ha occupata per l’intera giornata, ma non sono riuscita a finirlo. Cheryl mi ha spiegato che quelle tabelle cartacee costituiscono un quadro riassuntivo, con tutte le informazioni in un unico posto, immediatamente visibili, per quando lei e Romina, che supervisiona l’intera squadra, si recano in Gran Bretagna per le ordinazioni dalla casa madre.

Il diciassettesimo giorno di stage l’ho trascorso essenzialmente finendo il lavoro rimasto in sospeso il giorno precedente, lavoro che mi ha portata alla conclusione che i prodotti per le neomamme, prémaman e per bambini da 0 a 3 anni sono decisamente molto costosi. Non so dire se tutte quelle cose siano anche realmente necessarie perché, fortunatamente, non mi sono ancora trovata ad affrontare una gravidanza – e in questo momento della mia vita non so nemmeno dire se mai mi ci troverò, ma come si suol dire Only time will tell. 

Il diciottesimo giorno di stage ho aiutato Maria con le solite attività – convertire le prenotazioni in fatture e archiviarle – per tutta la mattina, con un occhio aperto sul computer perché con le altre ragazze (che nel frattempo avevano deciso di abbandonare i loro stage, essenzialmente perché non facevano nulla per tutto il giorno, per tornare a seguire il corso di inglese all’AM Language Studio, e quindi avevano i pomeriggi liberi) avevamo deciso di passare un pomeriggio insieme a Mdina, la vecchia capitale prima della costruzione di Valletta, una cittadina medievale perfettamente conservata. In effetti avevo già visto Mdina, ma avendo la possibilità di prendermi un pomeriggio libero e di trascorrere un po’ di tempo con loro ho colto l’occasione: quando (alle due) è arrivato il messaggio con l’ora di ritrovo (le tre) ho chiesto a Nadine il permesso di uscire, afferrato la giacca e la borsa e corso letteralmente fino alla fermata dell’autobus. Ma questo con lo stage non c’entra.

Il diciannovesimo giorno di stage, come la mattinata del precedente, è stato piuttosto anonimo e ho trascorso la maggior parte della mattina andando avanti con la lettura di Social Theory and Social Structure mentre Maria era impegnata in un meeting con dei clienti per discutere dei dettagli del catering per il loro matrimonio, Nadine era impegnata e basta e nessun altro sapeva che cosa darmi da fare. Giornate del genere, per fortuna, non mi sono capitate spesso, e anche se mi sono annoiata parecchio non me la sono presa, perché capisco che fa parte dell’ordine delle cose. D’altronde normalmente non ci sono stagisti in ufficio ad assistere gli impiegati e il lavoro viene svolto lo stesso.
Nel pomeriggio, invece, Nadine ha condotto, insieme ad André, uno chef e insegnante di cucina piuttosto famoso a Malta che lavora come consulente per l’azienda, collaborando alla stesura dei menu per il catering e al controllo della qualità, un colloquio con un’aspirante chef di pasticceria, una ragazza piuttosto insicura, per quello che ho avuto modo di vedere. André ha preso le redini dell’intervista e per tutto il tempo è stato molto severo, incalzante con le domande e visibilmente esigente, e (per quello che ho capito dalle parti in inglese del colloquio e osservando il linguaggio del corpo) ho avuto l’impressione che questa ragazza si sentisse in soggezione, intimorita di fronte ad un’autorità del settore.
Alla fine Nadine e André hanno deciso di sospendere il giudizio perché non erano sicuri che la candidata possedesse i requisiti adatti, avendo sempre lavorato su piccola scala, in sale da tè e pasticcerie, piuttosto che con i grandi numeri richiesti dai catering. Per questo la loro conclusione è stata di chiederle successivamente un giorno di prova nelle cucine dell’azienda, per vederla lavorare in un ambiente diverso da quello a cui è abituata e per vedere come avrebbe interagito con il resto dello staff e come si sarebbe posta di fronte alla pressione e alla difficoltà del compito.

Per me assistere ai colloqui è sempre interessante, anche se stavolta meno delle precedenti, sia perché ho avuto più difficoltà a seguire l’intervista (la parte in maltese è stata predominante) sia perché non riuscivo a farmi un’idea dell’andamento della stessa, dato che non capisco nulla di pasticceria o di cucina professionale.

Il ventesimo giorno di stage c’è stata una sorpresa, per l’esattezza una festa a sorpresa per il “grande capo”, Mr Charles, il direttore, che festeggiava il suo sessantesimo compleanno. Per l’occasione nella mensa, che non è esattamente una mensa ma una stanza dotata di tavolini e sedie con un angolo cucina, inclusi frigorifero e microonde, si è riunito tutto il personale dell’ufficio, delle cucine (al piano di sotto) e dell’adiacente magazzino. Il rinfresco era sontuoso – tartine (al fegato e ribes rosso, ai gamberi spolverati di paprika e al formaggio fresco con erba cipollina), pastizzi in miniatura (piccole sfere di pasta frolla ripiene di ricotta o di piselli, molto popolari a Malta; la versione a grandezza naturale, circa un palmo, si trova nei chioschi per le strade e nelle pastizzerie a 30 centesimi), sandwich triangolari e quant’altro – e soprattutto sono stata felice del fatto che mi abbiano invitata a prendere parte alla festa e che Nadine mi abbia presentata al direttore. Mi sentivo molto in soggezione, senza sapere cosa dire, ma mi ha salvata il fatto che tutti volessero parlare con lui e stringergli la mano, dandomi l’occasione di allontanarmi discretamente dopo un ultimo augurio.

Poi c’è stato il taglio della torta, una meraviglia fatta di impasto al cioccolato, con uno strato di crema al cioccolato nel mezzo e ricoperta di glassa al cioccolato, decorata con alchechengi e ribes rossi, un brindisi generale e le foto delle varie squadre – ufficio, cucina e magazzino – con il direttore davanti alla torta appena tagliata. Alla fine, quando tutti sono tornati alle loro mansioni, ho dato una mano agli addetti al magazzino a raccogliere tutti i piatti e i bicchieri, a gettare nei bidoni tutti gli avanzi (non molto, in effetti, tranne parecchi pezzi di glassa della torta) e a lavare le stoviglie. C’era una bella atmosfera nell’aria, quella di un momento di relax e di festa inaspettato e vissuto in maniera spontanea e gioiosa.

Il resto della giornata non è successo molto, ma osservando i vari uffici tutti erano di buon umore. E’ bello vedere come le persone lavorino con il morale alto, sentendosi parte di qualcosa, piuttosto che contare il tempo che manca per tornare a casa, anche quando lo stress è alto.

NOTA: Questo resoconto ovviamente non è contemporaneo agli eventi descritti, considerato anche il fatto che sono tornata da Malta da un po’. La scrittura di questa serie si è protratta ben oltre il tempo che avevo previsto, ma non importa, la finirò lo stesso, per conservare un resoconto preciso della mia esperienza e condividerla con chi passa da queste parti. 

 

 

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