Il senso dell’8 marzo, fra banalizzazione e slut-shaming

Ok, oggi è l’otto marzo, la Giornata Internazionale della Donna. Se voi lettori e lettrici volete fare qualcosa di significativo per questa giornata, leggete un articolo sul femminismo. Uno qualunque, va bene anche Wikipedia. Documentatevi sul movimento femminista, sulla sua storia e sulle battaglie che sta combattendo oggi. Oggi non voglio essere io a fare divulgazione, almeno per oggi vi chiedo che siate voi ad aumentare la vostra consapevolezza. E magari riportate qui nei commenti quello che avete trovato, e discutiamone. Fermiamoci a riflettere su cosa vi pare giusto e cosa vi pare sbagliato, su ciò che non capite, su ciò che capite e vi trova in disaccordo, sulle vostre idee e proposte.

Facciamo qualcosa che vada oltre le mimose, le pubblicità e gli auguri.

Detto questo, una delle cose che per me è una grande fonte di tristezza è che l’otto marzo non abbia lo stesso status della Giornata della Memoria, o di quella del Ricordo, ma sia considerato più o meno una sorta di incrocio fra San Valentino e la Festa della Mamma. Una giornata in cui la mimosa ha il valore di una pacca sulla spalla. E di questa banalizzazione sono responsabili anche le donne. Le donne dovrebbero essere le prime ad avere consapevolezza di cosa significhi questo giorno, e invece spesso contribuiscono a svilirlo, per esempio usandolo come scusa per andare a vedere gli spogliarelli maschili.
Come se l’oggettivazione del corpo maschile fosse una forma di rivincita o di empowerment. Perché se si vuole vivere un’esperienza del genere, andare a vedere una lap dance, tanto vale non nascondersi dietro un dito. E’ senz’altro più empowering, in effetti, essere sincere con sé stesse e ammettere che si è eccitate e divertite, o semplicemente curiose, all’idea di vedere giovani uomini attraenti che si spogliano, piuttosto che farlo perché “è la nostra festa, ragazze!”. Questa è una mia opinione, ovviamente. E non ci trovo nulla di male nel vedere spettacoli di lap dance, indipendentemente dal genere dei/delle performer. (Anche se dopo aver visto il film Magic Mike mi sono fatta l’idea che gli spogliarellisti non facciano per me, in effetti).

Esempio di umorismo sessista per l'otto marzo

Esempio di umorismo sessista per l’otto marzo

Ma c’è un’altra considerazione che si rende necessario fare: anche se, secondo me, andare a vedere gli spettacoli di lap dance non c’entra nulla con il significato storico dell’otto marzo, ciò non è una buona ragione per condannare in modo sessista le donne che lo fanno. Perché in nessun modo lo slut-shaming è accettabile, e questo genere di “umorismo” è denso di significati impliciti che lo rendono decisamente sessista. In primo luogo, si etichettano come “zoccole” le donne che vanno a vedere spogliarelli maschili, come se fosse un comportamento degradante e negativo di per sé; in secondo luogo, si rimarca una contrapposizione fra le donne che celebrano l’otto marzo in modo “giusto” e quelle che invece lo sviliscono comportandosi, appunto, “da zoccole”. Il che è ben diverso dal sostenere che l’otto marzo andrebbe ricordato come si fa con la Giornata della Memoria, perché in questi meme (so che il termine è improprio, ma non si tratta di vignette, quindi passatemelo) si attaccano le donne con il sempiterno stigma della puttana, come se la banalizzazione dell’otto marzo fosse solo “colpa” loro e non di tutto un contesto sociale in cui o si dicono due paroline contro la violenza sulle donne – ma senza arrivare al livello di analisi del fenomeno, figuriamoci, il massimo della profondità è “la violenza sulle donne è brutta e cattiva, donne denunciatela” – oppure ci si limita a “festeggiare le donne” con sconti nei negozi di abbigliamento e cosmetici, o con un giorno di connessione mobile gratis.

Slut-shaming 2

Questo genere di umorismo è semplicemente insensato, nient’altro che un pretesto per ribadire il solito slut-shaming trito e ritrito. Qui l’uso dello stigma della puttana è ancora più esplicito, e il comportamento degradante sono invece le “storia da una notte”, la promiscuità sessuale. Il lessico evidenzia fortemente quando il comportamento sia considerato negativo e perfino disgustoso: dal descrivere il sesso come “farsi martellare le ovaie” (che fra l’altro come descrizione di un rapporto sessuale è alquanto ridicola considerato dove stanno anatomicamente le ovaie), al sottolineare che i partner sono “sconosciuti”, fino all’uso dell’accrescitivo “zoccolona”. Spero converremo tutti che avere rapporti sessuali senza impegno è un modo altrettanto legittimo di vivere la propria sessualità di quanto lo è avere rapporti sessuali all’interno di una relazione, o all’interno di un’amicizia con benefici, o di non averne affatto.

Slut-shaming 3

In quest’altra immagine, si traccia nettamente una distinzione fra “donna” e “zoccola”. In realtà tale distinzione, oltre ad essere un costrutto della mentalità maschilista, è evidentemente insensata. A seconda di quanto è arretrato il modo di pensare di chi appiccica l’etichetta di “zoccola”, si può esserlo per le seguenti “colpe”: indossare la minigonna; indossare i leggings (particolarmente quelli con fantasia a galassie); indossare vestiti scollati; avere un rapporto di amicizia con benefici; essere bisessuali; avere rapporti sessuali senza impegno; andare in discoteca; sfoggiare il proprio corpo su Facebook; indossare gli shorts; farsi i selfie sexy, ecc. E la radice di questa dicotomia è sempre una: solo le donne, non le zoccole, meritano rispetto. In altre parole, se calpesti la linea di demarcazione (dovunque essa stia) non meriti più rispetto.

Perciò per l’otto marzo mi sento di fare una richiesta: smettetela con lo slut-shaming. Punto.

PS: non voglio nemmeno sentire parlare degli ingressi/drink gratuiti alle donne nei locali per l’otto marzo. Questo è sessista nei confronti degli uomini e oltretutto è un altro esempio della banalizzazione di questa giornata, il contentino alle donne.

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6 pensieri su “Il senso dell’8 marzo, fra banalizzazione e slut-shaming

  1. Allora secondo me 8 marzo dovrebbe essere celebrata come una ricorrenza in cui vengono ricordate tutte quelle donne che hanno lasciato il loro segno nella storia nel modo nei modi più disparati astronaute, scienziate,scrittrici,attrici,chimiche,combattenti ecc…. e per ricordare tutte le discriminazioni,le violenze e l’assenza dei diritti che molte donne hanno tuttora in molte parti del mondo per cercare di poter migliorare le loro condizioni dato che parliamo del 51% del umanità, sulla parte dello slut-shaming allora andare a vedere uno spogliarello maschile o femminile che sia in questo non c’è nulla di male , certo andare a vederlo proprio 8 marzo , secondo me è un po discutibile perché si travisa il senso generale di questa ricorrenza ,certo si può anche fare notare che i locali di spogliarelli maschi in generale non sono molto numerosi be questo è pure vero d’altronde ma penso che chi abbia fatto quei meme criticherebbe una donna che va a vedere gli spogliarelli anche se ci andasse un altro giorno questa critica però per esempio non accade se lo fa un uomo, e vale anche per gli altri esempi che tu hai citato , voglio dire un uomo che va in discoteca e trova una donna con cui fare sesso e visto positivamente mentre la donna no come abbiamo visto in quei meme idem per le amicizie con beneficio come le hai chiamate tu ,ma come hai fatto notare le donne vengono definite “troie” per le cose più disparate anche se non c’entrano con i rapporti sessuali come per il discorso dei vestiti ecc… ritengo che anche superare questa mentalità maschilista (che è ben presente in molti uomini e molte donne) si un traguardo necessario per una effettiva parità uomo donna.

    • Anche io ritengo che si parta dalle cose più specificamente culturali – la dicotomia brave ragazze/troie e tutti i vari stereotipi di genere che mettono le categorie prima delle persone – sia il passo più importante verso la parità, e vedere questo sconfortante stato di cose mi mette tristezza.

      • Concordo con te considerando che poi viviamo in un mondo dove la sessualità e molto esplicita ,e poi parliamoci chiaro dov’è il problema se una donna fa sesso con un partner diverso ogni giorno? per me l’importante e che una donna sia fedele (stessa cosa vale per i maschi) metta i propri figli prima di tutto(se è madre) e che consideri i metodi contraccettivi e per evitare le malattie al primo posto e poi tutti le “misure” di sicurezza per evitare brutte sorprese(questo è forse l’unico problema di fare spesso sesso con uomini diversi) poi non vedo il motivo per criticare , voglio dire anche se per assurdo una donna facesse nella vita reale pratiche da “pornostar” (per cosi dire) voglio dire anche se facesse sesso con più uomini contemporaneamente per esempio dov’è il problema? sono adulti? sono consenzienti ? non stanno tradendo nessuno? e allora io non vedo problemi , e poi essere una ragazza “facile” perché dovrebbe essere una cosa negativa? se una donna per il momento non vuole una relazione stabile e vuole avventure di una notte dov’è il problema? e poi è normale pure alle donne piace il sesso , facendo esempi sempre un pò sopra le righe(be molte femministe fanno esempi anche più forti) se una studentessa di un università fa sesso con molti dei suoi colleghi perché giudicarla malamente ? idem per una donna al lavoro con i suoi colleghi(a patto che siano della stessa gerarchia quindi dello stesso grado)

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