Donna Moderna, il biodinamico e la superficialità di certi giornalisti

Su Donna Moderna del 10 giugno 2014 è comparso un articolo di due pagine dedicato all’agricoltura biodinamica. L’ho trovato interessante, perché la visione di questa pratica fornita dall’articolo è completamente fuorviante e parziale. Come spesso accade nei media mainstream, la trattazione di tematiche green, quello stile di vita basato sulla triade ecologico-biologico-km 0, risulta superficiale e poco informativa. Se non sapessi dove trovare informazioni serie sull’agricoltura biodinamica (grazie infinite a Dario Bressanini per il suo lavoro di divulgazione), non capirei di cosa si tratta leggendo questo articolo, che alla fine è solo un ampio spot pubblicitario per l’agricoltura biodinamica. Non è la mancanza di informazioni scientifiche a deludermi, anche se mi avrebbe fatto piacere (ma so che Donna Moderna considera Michela Kuan un’esperta di riferimento, l’hanno intervistata perfino in merito alla domanda se i prodotti omeopatici fossero o meno cruelty free), è in generale la superficialità, il fatto che l’autrice dell’articolo non si sia posta due domande fondamentali: “come? perché?”.

E niente. Volevo riportare solo un po’ di affermazioni tratte dall’articolo (in corsivo) e commentarle, cominciando dall’occhiello:

Il biologico? Non ci basta. Crescono le aziende agricole che usano metodi di coltivazione ancora più naturali. Non è soltanto un modo diverso di trattare la terra, ma una vera filosofia di vita

Quindi, già prima ancora di iniziare l’articolo, apprendiamo che il biodinamico è superiore al biologico, che non ci basta, in quanto “ancora più naturale”. Be’, più è naturale meglio è, no? A questo punto perché coltivare? La raccolta di bacche e frutti spontanei è ancora più naturale, ci riporta alle nostre origini di cacciatori-raccoglitori nel Paleolitico, e vuoi mettere il contatto con la natura?

Biodinamico vuol dire, letteralmente, vita (bio) che si origina per l’attività di forze (dinamica). 

E già qui non ha senso. Quali forze?

Mentre un coltivatore biologico si limita a non utilizzare la chimica sulle piante, il coltivatore biodinamico deve andare più in profondità, preoccupandosi anche di arricchire e fortificare il terreno su cui opererà.

Tralasciando l’aver completamente mancato la definizione di agricoltura biologica (e forse anche quella di chimica), detto così sembra che solo i coltivatori biodinamici utilizzino i fertilizzanti.

Ogni campo è trattato come un enorme laboratorio, “dinamizzato” con preparati a base di sostanze naturali e letame, per incrementare la sua vitalità e le sue difese. L’obiettivo è rendere sane le piante in modo che possano autonomamente resistere alle malattie e ai parassiti.

La prima frase è l’unica “spiegazione” presente nell’intero articolo riguardo a cosa consista in concreto l’agricoltura biodinamica. E se speravate di trovare una spiegazione circa il modo in cui il biodinamico renderebbe sane le piante, rassegnatevi.

Il paragrafo successivo spiega che la riconversione al biodinamico richiede tempi lunghi e dopo si passa a raccontare di come il filosofo austriaco Rudolf Steiner abbia inventato questo metodo, “preoccupato dagli effetti dei moderni metodi di coltivazione e, soprattutto, dall’uso sempre maggiore dei concimi chimici, che aumentavano la produzione, ma peggioravano la qualità dei cibi”, e dopo ancora dell’esperienza di Giulia Maria Crespi, che, folgorata sulla via di Damasco dalle teorie di Steiner, ha deciso di creare la sua azienda biodinamica.

“Se si va su un campo coltivato con questo metodo, si infilano le mani nella terra e si raccoglie una zolla, quel terreno si muove: è vivo, grazie ai lombrichi, ai vermetti e ai microrganismi che lo compongono”, spiega Valentina Passalacqua, giovane imprenditrice pugliese.

Poetico, non è vero?

“Dopo la laurea in Legge ho iniziato a lavorare con mio padre, occupandomi di aziende industriali nel campo dell’ortofrutta. Ma così non riuscivo a esprimere la mia parte più femminile, più sensibile. Con l’arrivo della mia prima figlia, poi, è scattato qualcosa: ho ripreso a fare passeggiate in campagna e a ristabilire un contatto diverso con la terra” (è sempre Passalacqua a parlare, ndr)

Se io penso che il biodinamico sia una ciarlataneria senza fondamento, significa che ho perso il contatto con la mia parte più femminile e sensibile? In effetti questo spiega perché odio il rosa e non ho mai imparato a camminare sui tacchi alti…

L’agricoltura biodinamica può apparentemente sembrare un ritorno al passato: nei campi si vedono di nuovo gli animali, si riduce l’intervento della meccanica e i tempi della semina sono dettati dalle fasi lunari. La realtà, però, è che forse come nessun altro gli agricoltori biodinamici lavorano per il futuro, per lasciare una terra viva e sana alle prossime generazioni.

Non voglio sorvolare su sciatterie linguistiche come “apparentemente sembrare” e “la realtà, però, è che forse…”, perché quando si è pagati per scrivere – oltre che per documentarsi prima di scrivere, ma tant’è – bisognerebbe farlo con cura. Ma la cosa più importante è che in nessun momento alla giornalista viene in mente di chiedersi COME queste tecniche – i tempi di semina secondo le fasi lunari, la riduzione della meccanica – garantiscono “una terra viva e sana”.

Non c’è bisogno di chiederselo, d’altronde. Fa parte delle idee di senso comune sul biologico, secondo cui la chimica è una cosa negativa a prescindere, la natura è un’entità buona e armoniosa, e il biologico garantisce cibi “naturalmente” (in entrambi i sensi) più buoni e più sani.

Per saperne di più sul biodinamico, rimando alla serie di articoli di Dario Bressanini:

– Biodinamica®: cominciamo da Rudolf Steiner , per il pensiero di Steiner e una spiegazione articolata (e parecchio divertente) di cosa siano veramente le tecniche biodinamiche e del perché il pomodoro è la creatura meno socievole di tutto il regno vegetale;
– Uno studio sul vino biodinamico, per lo stato della conoscenza scientifica sul biodinamico e riflessioni sulla tendenza al “fideismo neopagano”, come lo definisce Bressanini, che è alla radice della moda del bio;
– Ma il vino biodinamico è buono?, per una spiegazione dei trattamenti chimici (ebbene sì!) utilizzati nell’agricoltura biologica e del perché l’argomentazione sulla bontà dei vini biodinamici è fallace e irrilevante;

21 pensieri su “Donna Moderna, il biodinamico e la superficialità di certi giornalisti

  1. Il biodinamico non è altro che una specie di stregoneria, quindi credo esista solo una definizione adatta a esso: truffa legale.
    I “giornalisti” che ne parlano bene si dovrebbero vergognare.

    • Sono d’accordo.
      Quello che mi colpisce è che si pubblichino articoli del genere, il cui contenuto informativo è praticamente nullo…è l’ignoranza dei meccanismi di funzionamento della scienza – il metodo scientifico, la peer review ecc – oppure l’adesione incondizionata a quel fideismo di cui parla Bressanini?

    • Pubblicità dell’ultima moda per “ochette annoiate e allocchi annoiati”.
      Sembrano reclamé di detersivi: biodinamik così verde che più verde non si può, bio antroposofico, coltiva più verde…

    • Lasciami dire che, per fortuna, non è così ovunque. Io leggo spesso (be’, quando ho tempo) Sette e Io Donna e non c’è numero in cui non metta dei segnalibri adesivi su qualche articolo particolarmente interessante e ben documentato.
      Spesso mi capita di trovare anche interviste dalle quali vale la pena trarre qualche citazione da riportare su Wikiquote. Credo che Sette, in particolare, sia un ottimo esempio di cosa il giornalismo deve essere nell’era di Internet.
      Ma purtroppo è un’eccezione. Sul blog di Giovanna Cosenza un commentatore tempo fa diceva che anche quella del lettore deve diventare una “professione”, che implica specializzarsi ed essere esigenti affinché anche i produttori di contenuto alzino i loro standard. Non aveva torto.

  2. Tralasciando già la rivista su cui si parla di questo, premettendo che (fortunatamente )non avevo mai sentito parlare di questa agricoltura biodinamica , io ero fermo a quella tradizionale e biologica(di cui magari ne posso capire capire il senso a non usare certi prodotti contro gli insetti che in alcuni casi sono nocivi sul uomo), ma questa mi sembra una fesseria non ci sono molti altri metodi per coltivare un campo , e l’articolo non lo spiega affatto che ne so non usano mezzi meccanici come qualche secolo fa e la chiamano biodinamica usando solo la forza delle persone? comunque non penso che il fatto che non ti piace il rosa e non sai camminare sui tacchi alti dipenda da questo🙂

    • Io mi sono documentata sugli articoli di Bressanini, che non parla dell’aspetto meccanico. Da quello che ho capito l’uso dei mezzi agricoli è ridotto ma non azzerato.
      Sul rosa e i tacchi un po’ scherzavo, è solo che trovo una colossale scemenza sostenere che ci siano tecniche agricole più femminili e altre più maschili.

  3. L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Bisogna avvisare chi legge Donna Moderna: a furia di farcirsi la testa con sciocchezze come quelle illustrate in questo pezzo rischiano di diventare delle minorate mentali. Vale anche gli ometti, si intende, quelli che sbirciano le tusann nelle riviste delle mogli, fidanzate e sorelle….

  4. Un paio di pensieri sparsi.
    Io i tacchi li ho portati per decenni (adesso no perché mi sono spaccata tutte e due le caviglie e non posso più, ma se potessi li porterei): sono obbligata per legge ad adottare il bioquellarobalì?
    Quando avevo l’orto lo coltivavo in maniera normale e non bioeccetera però quando infilavo le mani nella terra i vermi ce li trovavo lo stesso e non ti dico lo schifo che mi facevano specialmente quando mi si arrotolavano sulle dita e specialissimamente quando era piovuto ed erano grassi come maiali.
    La cosa interessante (una delle cose interessanti) è che quelli del chilometro zero sono gli stessi dell’equo e solidale, ossia che ti raccomandano roba importata da ventimila chilometri di distanza: quando si dice la coerenza!

  5. Poi un metodo ci coltivazione del terreno non può essere femminile o maschile e solo un metodo di coltivazione e basta stop, non capisco perché la società si ostini a dire se una cosa è maschile o femminile quando in genere e neutra.

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