ESISTONO DIRITTI DEGLI ANIMALI?

Un articolo ottimo sulla filosofia antispecista e sul perché gli animali non possono essere soggetti di diritto.

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Due filosofi di estrazione anglosassone, prima l’australiano Peter Singer (1975) e poi l’americano Tom Regan (1983) sono i personaggi più noti che hanno sostenuto la necessità di riconoscere diritti agli animali. Il pensiero di Singer deriva fondamentalmente dalle seguenti premesse:

  1. Il dolore, inteso come qualsiasi tipo di sofferenza fisica o psicologica, è negativo a prescindere da chi lo provi.
  2. Tutti noi non siamo responsabili solo di quello che facciamo, ma anche di quello che avremmo potuto impedire o che abbiamo deciso di non fare.
  3. La specie umana non è l’unica in grado di provare sofferenza o dolore. Ed è innegabile che ciò succede anche a tutti gli animali di specie non umana, molti dei quali sono in grado di provare anche forme di sofferenza che vanno al di là di quella fisica (l’angoscia di una madre separata dai suoi piccoli, la noia dell’essere rinchiusi in una gabbia senza aver…

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10 pensieri su “ESISTONO DIRITTI DEGLI ANIMALI?

  1. Mi fa piacere leggere che hai cambiato posizione sull’esistenza di emozioni negli animali. Per quel che riguarda l’articolo non posso essere completamente d’accordo, ma credo che rispettare di più la vita animale non sia affatto negativo. Con questo non intendo far sí che gli animali domestici possano denunciare qualcuno o che siano soggetti al diritto penale (cosa che in realtá giá avviene, si veda il destino dei cani “morsicatori” che vengono tolti al padrone e rinchiusi in canile dove resteranno perchè è giá tanto se hanno da mangiare figurarsi un educatore), ma che venga rispettata la loro dignitá e il loro benessere psico-fisico quello sí. Bisognerebbe insegnare ai bambini che ogni essere vivente merita rispetto, il che non significa necessariamente diventare tutti vegani ma significa evitare sofferenze inutili agli animali allevati e domestici. Non vedo come ciò possa essere negativo, amare gli animali e rispettarne i diritti non significa odiare la propria specie (sebbene molti la vedano cosí) ma estendere l’amore e il rispetto per la vita anche alle vite non umane. Infine, per quanto riguarda l’argomentazione “non riusciamo a garantire diritti a gran parte della popolazione umana figurarsi agli animali” suona tristemente simile al famoso “ci sono cose più importanti di cui preoccuparsi!!!1!!” che viene ripetuto a chiunque sia interessato a qualsiasi argomento o lotta sociale (femminismo, diritti lgbqt, lotta al razzismo etc..) . Il fatto che mi preoccupi la condizione degli animali nella societá in cui vivo non significa che non possa interessarmi anche a problemi che altri definiscono “più importanti” perchè più vicini alla loro sensibilitá.

    • Sono d’accordo, di nuovo. Anche l’articolo originale – che non è mio, comunque – parla della necessità di tutelare gli animali. La distinzione fra tutela degli animali e diritti degli animali per me è fondamentale.
      Io credo sia impossibile che gli animali siano soggetti di diritto. Ma credo che sia giusto e doveroso tutelarli e che naturalmente ciò non sia in contraddizione con il battersi per i diritti umani.
      Ritengo che quel paragrafo del post sia formulato piuttosto male e la critica sul benaltrismo ci sta.

      • Il problema con le parole “diritti” e “tutele” è che nell’uso comune, diciamo non giuridico, sono considerati quasi sinonimi. Penso che molti animalisti (me compresa la maggior parte delle volte) intendano “tutela ” quando dicono “diritto”, in realtá credo siano molto pochi quelli che credono che bisognerebbe rendere gli animali soggetti di “diritto” nel senso giuridico del termine. Anche se penso tutti noi animalisti (devo ammettere che il termine non mi piace poichè ormai viene associato con la parte più estremista e irrazionale del movimento) siamo d’accordo sul fatto che chi maltratta un animale (domestico, randagio o selvatico che sia) debba essere perseguito, sono abbastanza sicura che sia più un’idea degli “specisti” quella che tra i nostri obiettivi ci sia quella di rendere gli animali soggetti di diritto (in senso giuridico). Certo un’idea che è nata anche per via delle idee e dei comportamenti di una certa parte degli animlisiti, ma credo che nemmeno loro arrivino a immaginare un gatto che denuncia un crimine se non altro perchè non parla.

      • Nelle comunità “pro-scienza” gli estremisti irrazionali e ignoranti li chiamiamo “animalari”.
        Be’, sono gli animalisti (o gli animalari?) che citando Singer e Regan avallano la nostra interpretazione. Occorre capirsi. Spesso però è più facile attaccarsi a vicenda, il che è triste.

        Io sono completamente a favore delle tutele come i divieti di maltrattamenti (purché non sfocino in interpretazioni aberranti e ridicole come il processo a Green Hill) o le tutele rivolte, ad esempio, agli animali protetti o in via di estinzione.
        Penso che nelle comunità pro-sperimentazione che si oppongono agli animalisti sia una posizione condivisa.

  2. Per quanto riguarda Green Hill non ho seguito la vicenda, l’unica cosa che mi sento di dire è che potrebbe fare parte di una certa fetta del movimento che si interessa solo delle sorti degli animali “carini” ( tanto per capirci, un po’ come chi manda ogni sorta di anatemi ai cinesi che mangiano i cani ma non si cura minimamente dei maiali, mucche, polli e compagnia cantante che noi alleviamo e mangiamo). Personalmente è la prima volta che sento citare queste due persone, la maggior parte degli animalari con cui ho avuto il (dis)piacere di parlare non citano nessuno, se non improbabili studi di scienziati senza nome. Sono sicura che ci siano anche quelli più “acculturati”. Come ti dicevo comunque sono di certo loro che avvallano l’interpretazione sbagliata di tutto il movimento e poi è ovvio che chi la pensa diversamente ne approfitti per fare di tutta l’erba un fascio e screditi cosí anche chi è più razionale.
    Ti assicuro che ho conosciuto un numero uguale di ignoranti animalari che di ignoranti specisti e di solito se mi capita di finire in una “conversazione” con entrambi o finisce che si coalizzano contro di me o me ne tiro fuori prima e li lascio a scannarsi fra di loro. Farli ragionare non è un’opzione, soprattutto quando sono faccia a faccia con la loro “nemesi”.

    • Vero. Tristemente, questo è il motivo per cui ho smesso di seguire la pagina Facebook “A favore della sperimentazione animale”.
      In effetti è tramite loro, ormai un paio d’anni fa, che ho appreso dell’esistenza delle teorie di Regan e Singer, delle quali loro avevano scritto interessanti confutazioni.
      Ma è noto che Facebook non è il luogo adatto per un dibattito razionale e civile.
      A me dispiace che si faccia di tutta l’erba un fascio – so cosa si prova dall’altro lato, essendo femminista e per questo continuamente accomunata a donne che davvero odiano gli uomini e roba simile – e vorrei che tutte le discussioni fossero conversazioni tranquille e costruttive ^^

      • Condivido, basterebbe concepire il discutere come uno scambio di opinioni e non come una gara per provare di avere ragione. Da femminista e animalista mi viene rivolta sempre le stessa domanda “ma quindi/perchè odi gli uomini?” con due significati diversi ovviamente.

      • Se avessi un euro per tutte le volte che me lo sono sentita dire…
        Poi, io ci tengo ad argomentare le mie opinioni per poter dimostrare di avere ragione (sono abbastanza competitiva) ma non al punto da non voler riconoscere i punti a favore dell’avversario-interlocutore.

  3. Ma allora finché si parla di trattare con rispetto gli animali sono d’accordo ed evitare violenza gratuite , rispettare la biodiversità per preservare le specie animali evitare le violenza nei circhi e cosi via ma stop , nel senso che finché gli esperimenti sugli animali servono per fare nuovi farmaci e curare le malattie sono d’accordo, e poi nel caso del topo quelli da laboratorio vivono molti meglio loro che quelli in libertà.

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