La propaganda alleata in Italia fra il 1943 e il 1945

Questo post è la terza parte (qui la precedente) della serie dedicata al saggio di Filippo Focardi, Il cattivo tedesco e il bravo italiano.

La conquista alleata del territorio italiano cominciò il 10 luglio 1943 dalla Sicilia. Sei giorni dopo, Roosevelt e Churchill inviavano da Radio Algeri un messaggio al popolo italiano in cui sostenevano che la guerra che stava lacerando l’Italia era colpa «del vergognoso governo» cui gli italiani erano stati «assoggettati da Mussolini e dal suo regime fascista» e che “l’Italia, impreparata sul piano militare e vulnerabile agli attacchi nemici, era stata posta dunque dai «capi fascisti» al servizio del Terzo Reich”, come scrive Focardi.  I soldati italiani, inoltre, erano stati «traditi e abbandonati al fronte russo ed in ogni campo di battaglia africano da El Alamein a Capo Bon». Le potenze alleate, proseguiva il messaggio, riconoscevano questa situazione e non volevano punire il popolo italiano, purché esso accettasse subito «un’onorevole capitolazione».
Il messaggio continuava così:
«Tutti i vostri interessi e tutte le vostre tradizioni sono state tradite dalla Germania nazista e dai vostri stessi capi falsi e corrotti; soltanto col distruggere l’una e gli altri un’Italia rinnovata può avere la speranza di rioccupare un posto rispettato nella famiglia delle Nazioni europee. È questo il momento, per voi Italiani, di tener conto del vostro amor proprio, dei vostri interessi e dei vostri desideri per ricostituire la dignità nazionale, la sicurezza e la pace; è arrivato il tempo per voi di decidere se gli Italiani dovranno morire per Mussolini e Hitler oppure vivere per l’Italia e per la civiltà».

In questo messaggio troviamo quindi tutti i temi descritti da Focardi nell’introduzione al suo saggio; il messaggio si inscrive in una precisa strategia: “Fin dall’inizio della guerra il governo britannico, e poi anche quello sovietico e statunitense, avevano individuato nell’Italia fascista l’«anello più debole» dell’Asse e predisposto un’intensa azione di propaganda allo scopo di provocare il collasso interno del paese e la sua uscita dal conflitto”, spiega Focardi.

Le linee della propaganda volta a questo scopo erano state delineate dal Foreign Office e dal Ministero delle Informazioni britannico. “Per Londra la propaganda doveva essere innanzitutto «anti-regime» piuttosto che «anti-italiana». La maggioranza degli italiani veniva descritta come antifascista e contraria a una «guerra impopolare». […] Come si osservava, «gli italiani generalmente non amano ma temono i tedeschi»”, sottolinea Focardi, riportando dai documenti inglesi, e per questo occorreva “ricordare le «ragioni storiche» del sentimento antigermanico degli italiani, sottolineare che essi stavano combattendo «per la Germania», porre in risalto che «le popolazioni civili italiane stanno soffrendo le privazioni, la perdita di affari, di lavoro, di paghe ecc, il semi-affamamento, tutto per la Germania», che «i dirigenti fascisti italiani hanno tradito il proprio paese per le ambizioni smodate dei tedeschi»; in conclusione che «l’Italia è semplicemente uno Stato vassallo della Germania» e che, in caso di vittoria dell’Asse, l’Italia sarebbe rimasta «sotto la tutela del Reich»”.

Anche il Dipartimento di Stato statunitense, sin dall’inizio, tramite un documento affidato all’ambasciatore italiano Ascanio Colonna e destinato al re, sottolineava l’assenza di risentimento da parte americana verso l’Italia e il suo popolo, «trascinato in guerra per ordine dei tedeschi», nella speranza di tenere aperta la possibilità di una pace separata. La propaganda statunitense riprendeva gli stessi temi di quella britannica, poiché “Entrambi gli alleati puntavano in questo modo a minare il consenso al regime e la saldezza dell’alleanza italotedesca”, puntualizza Focardi. Con l’evolversi del conflitto, nel gennaio 1943, “quando sussistevano ormai pochi dubbi sulla prossima sconfitta italiana”, le direttive della propaganda americana erano volte a descrivere l’Italia come «un paese occupato e allo stesso tempo abbandonato», non aiutato e difeso ma «sfruttato dai suoi dirigenti fascisti e dai nazisti come i popoli dei paesi occupati».

Il principale mezzo di trasmissione della propaganda era la radio, in particolare la britannica Radio Londra, curata dalla BBC con la collaborazione di numerosi antifascisti italiani e dei celebri speaker, il colonnello Harold Stevens e Candidus (John Joseph Marus, di origini italiane).

Nel nord d’Italia si captavano anche Radio Mosca e Radio Milano-Libertà (quest’ultima trasmetteva in realtà da Mosca, ma “fingendo di operare dal territorio italiano come stazione radiofonica clandestina di un gruppo di antifascisti”, nota Focardi), curate da Palmiro Togliatti per l’URSS. Le trasmissioni di queste due radio erano più politicizzate e rivolte soprattutto alle masse popolari e ai quadri comunisti, che si ispirarono ad esse per le loro pubblicazioni clandestine, ma riecheggiavano anche gli stessi tempi di Radio Londra.

La propaganda americana avveniva principalmente grazie alla Voce dell’America, che annoverava fra i suoi speaker il sindaco di New York, Fiorello La Guardia, e alla cui redazione lavoravano numerosi esuli antifascisti italiani, fra cui lo storico Roberto Lopez.

Se esistono prove del tutto convincenti, di fonte fascista e tedesca, che testimoniano per il periodo successivo all’armistizio il pieno successo delle radio e in generale della propaganda alleate nella sfida ingaggiata con la propaganda nazista e con quella orchestrata dal governo repubblicano fascista, l’efficacia degli sforzi alleati risulta nondimeno sufficientemente accertata anche per quanto riguarda il periodo precedente la resa italiana”, commenta Focardi, che conclude scrivendo: “Gli argomenti della propaganda alleata, divenuti familiari a milioni di italiani e da molti di loro intimamente condivisi, non mancarono di produrre effetti rilevanti: non solo contribuirono a sgretolare il «fronte interno» e ad affrettare la capitolazione italiana, ma rappresentarono anche il quadro di riferimento per la costruzione di quella rappresentazione dell’esperienza bellica che «l’Italia democratica e antifascista» avrebbe di lì a poco sviluppato”.

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3 pensieri su “La propaganda alleata in Italia fra il 1943 e il 1945

  1. Pingback: Traditori della patria (parte 1) | Il Ragno

  2. Be l’Italia non era una nazione pronta alla guerra , i soldati italiani erano armati male ed equipaggiati male basti pensare che in Russia avevano i vestiti estivi…. era realmente l’anello debole del asse infatti appena gli anglo-americani arrivarono sbarcarono in Italia l’esercito si “arrese”.

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