Un cambio di prospettiva su molestie, stupri e contesto

Un uomo appoggia la mano sulla coscia di una donna, seduta accanto a lui, e le sorride, facendo leggermente pressione con la mano per farle capire che il contatto è stato intenzionale.

Ok, io non sono una grande narratrice. La situazione che ho descritto, tuttavia, per essere compresa ha bisogno di essere contestualizzata.

Scenario 1: l’uomo e la donna sono due estranei e si trovano in metropolitana. Questo è il racconto di un banale episodio di molestie sessuali quotidiane, così banale che spesso non viene nemmeno riconosciuto come tale, oppure viene ignorato, perché è più facile lasciar perdere piuttosto che farlo notare all’autore della molestia, rischiando di essere insultate, oppure richiamare l’attenzione delle persone circostanti alzando la voce, senza sapere se fingeranno di non aver sentito e ignoreranno la situazione oppure interverranno in qualche modo, dato che la maggior parte delle persone considera questi episodi qualcosa che semplicemente accade e non si rende quanto di quanto possano essere sgradevoli per una donna.

Scenario 2: l’uomo è il compagno della donna e i due si trovano sul divano di casa, guardando un telefilm. Questo è il racconto di un piccolo momento di complicità di coppia, uno di quei piccoli gesti teneri e sexy, di quelli che ti riscaldano il cuore per la loro spontaneità.

Tutta questa premessa serve per dire che occorre sempre guardare il quadro generale quando si analizza un fenomeno. Solo in questo modo è possibile osservarne ogni articolazione e dargli un significato, porlo in relazione con altri fenomeni. Se non si contestualizza, si avrà sempre una visione parziale delle cose.

Ho già scritto quanto è importante che questo modo di pensare sia insegnato nelle scuole, e in particolare nella storia. Ma è un’operazione che richiede uno sforzo cognitivo consapevole, perché siamo soggetti a quello che in psicologia sociale è definito errore fondamentale di attribuzione (Ross, 1977; Gilbert e Malone, 1995), la tendenza sistematica attribuzionale generale che porta le persone a considerare il comportamento come il prodotto di stabili caratteristiche di base della personalità, sovrastimando l’impatto delle caratteristiche interne individuali e sottostimando l’impatto di quelle situazionali, del contesto. L’errore fondamentale di attribuzione (noto anche come bias di corrispondenza), è la radice cognitiva del victim blaming, perché porta a ritenere che la vittima sia in qualche modo responsabile di quello che le è successo per comportamenti e scelte personali (fattori interni) piuttosto che per la situazione in cui si è trovata e per le azioni dell’aggressore (fattori esterni).
L’errore fondamentale di attribuzione, peraltro, non è connaturato al funzionamento della mente umana, ma è un prodotto della socializzazione, in quanto è stato dimostrato che esso è meno marcato nelle culture collettivistiche dell’Asia orientale, dove le persone sono più inclini ad adeguare il proprio comportamento al contesto sociale rappresentato dagli altri e dalle norme (Morris e Peng, 1994; Smith, Bond e Kagitcibasi, 2006).

L’errore fondamentale di attribuzione è prodotto anche dallo squilibrio di informazioni fra l’attore, che vive una situazione in prima persona, e l’osservatore. Questo squilibrio è definito effetto attore-osservatore (Jones e Nisbett, 1972; Watson, 1982) ed è dovuto al fatto che quando siamo osservatori giudichiamo gli altri indipendentemente dal contesto, mentre quando siamo attori ci focalizziamo sul contesto intorno a noi (centro dell’attenzione), e al fatto che abbiamo una conoscenza maggiore del nostro comportamento e sappiamo dire quando esso è influenzato dai fattori situazionali (asimmetria dell’informazione).

Tutto questo ci porta ad una conclusione: nello scenario 1, l’uomo può negare di aver compiuto una molestia sessuale, ma non spetta a lui stabilirlo (ovviamente, non possiamo lasciar decidere ai criminali cosa è un crimine). Ci sono dei fattori oggettivi – invadere lo spazio personale di un’altra persona è solitamente sgradevole e contrario alle norme dell’interazione sociale, perciò non si ha diritto a presumere che l’altra persona fosse consenziente o apprezzasse di essere toccata da un estraneo fino a prova contraria – ma alla fine è solo l’integrazione fra l’analisi del contesto e l’ascolto della persona che si ritiene vittima a permetterci di delineare un’interpretazione corretta della situazione.

Non sto dicendo che ogni situazione in cui una persona afferma di essere stata molestata è, a rigore della legge, una molestia sessuale in modo automatico. Sto dicendo che il modo corretto di inquadrare la situazione è partire dalla testimonianza della vittima piuttosto che metterla in dubbio a priori – se una persona denuncia un crimine, si indaga per provare che il crimine è avvenuto, non per provare che non è avvenuto. Questo video illustra perfettamente il punto della questione.

D’altronde, poniamo il caso di un ragazzo che abbia avuto un rapporto sessuale con una ragazza molto ubriaca: che diritto aveva lui di presumere che lei (legalmente non in grado di dare un consenso valido) fosse consenziente? In situazioni dubbie, si deve propendere per l’assenza di consenso.
E, in ogni caso, è già abbastanza disgustoso che una persona voglia avere rapporti sessuali con un’altra che appare mezza incosciente, non responsiva, non in grado di essere coinvolta, partecipe e attiva. Questo fatto ci dice che dobbiamo promuovere un’idea diversa di sessualità, di consenso, in cui il benessere del partner sia una precondizione indispensabile, in cui il rispetto per le scelte e i bisogni altrui sia fondamentale (vorrei ricordare che è stupro anche se una persona decide di ritirare il proprio consenso durante l’atto e l’altra ignora deliberatamente l’avvenuto cambiamento nella situazione). E’ cultura dello stupro anche concepire il sesso come un diritto, piuttosto che come un atto di relazione che prevede le sue negoziazioni, i suoi limiti e l’accordo fra due persone, accordo che è soggetto a cambiamenti con il mutare della situazione.

PS: la situazione descritta all’inizio del post come esempio di ambiguità non corrisponde a nessuno dei due scenari ipotetici. In realtà è tratta da Resident Evil: Retribution.

leon_x_ada

8 pensieri su “Un cambio di prospettiva su molestie, stupri e contesto

  1. Sulla scena del film, non conviene farlo su Ada Wong e molto bella ma molto pericolosa , togliendo gli scherzi come dici tu tutto alla fine deve essere contestualizzato se no non si riesce a capire le situazioni ,sembra una molestia per il fatto che si dice un uomo e una donna in genere quando si racconta una storia dire un uomo e una donna significa che si parla di estranei, sul discorso delle molestie nei mezzi pubblici e vero che come dici tu che purtroppo queste sono cose molto frequenti quando ero piccolo sui 13/14 anni una volta mi era capitata una cosa simile o meglio , c’era un uomo che si era messo alle mie spalle avvicinandosi e be il resto te lo lascio immaginare non riuscivo a capire che stava succedendo ma essendo a disagio mi sono spostato ,il quello stesso autobus quel “signore” poi stava facendo una cosa del genere con una ragazza che poi ha gridato e ha attirato l’attenzione delle persone sul autobus e poi lui è sceso alla fermata successiva,poi ci sono anche casi di incidenti per esempio sui treni giapponesi che sono spesso molto affollati può capitare di mettere involontariamente la mano dove non dovrebbe stare per via della calca (basta vedere dei video quando arriva il treno e quando loro entrano) poi certo ci sono pure le molestie vere e proprie , ma per farti presente quanto sono numerose le finte denunce c’è in Giappone un assicurazione (abbastanza economica) che serve a avere assistenza giuridica in caso di finte accuse (la stessa assicurazione comunque da anche aiuto a vere vittime di molestie)sul caso della ragazza ubriaca ci sono dei fattori da considerare per esempio può essere lei a chiedere a un ragazzo di fare sesso con lei , certo se vedi che è persa quello e un altro discorso ,e comunque in una discoteca tutti hanno un tasso alcolico troppo alto.

    • Io ritengo che se un ragazzo vede che lei è “persa”, anche se lei gli si struscia addosso e tenta di baciarlo dovrebbe essere gentile ma fermo respingerla, per rispetto verso di lei e verso sé stesso (approfittare di una persona vulnerabile e non lucida farebbe di lui una cattiva persona).

      Guarda, spero tanto che nel sesto film di Resident Evil ci siano spettacolari sequenze di combattimenti in squadra. Adesso che Alice ha al suo fianco Ada, Leon e Jill, non possono rovinare tutto con altri voltafaccia/tradimenti/controllo mentale. Se deve essere l’ultimo film, vogliamo la resa dei conti, la squadra degli eroi contro l’Umbrella Corporation!

      Sulle molestie, non c’è altro da aggiungere. Gli incidenti capitano, ci si scusa e si chiarisce che non è stato intenzionale. Per il resto, mi spiace per la tua sgradevole esperienza.

  2. Hai ragione, bisognerebbe cambiare il modo in cui vediamo e viviamo il sesso. Bisognerebbe che si facesse dell’educazione all’affettività e alla sessualità giá alle elementari per educare al rispetto dell’altro.

  3. Sicuramente non si puo prescindere dal contesto ,e come dire se si racconta di una donna che cammina e poi qualcuno gli da una pacca sul sedere,potrebbe essere lei che cammina a casa e questa pacca gli e la da suo marito/fidanzato/compagno oppure potrebbe essere che lei cammina in uffficio e un suo collega o un suo superiore gli da quella pacca in quel caso parliamo di molestie,be e la stessa cosa di dire una donna nuda in un letto con tanti altri uomini nudi detta cosi non possiam capire se sia una ganbang o uno stupro.

    • Questo ci aiuta a capire che è anche la percezione della donna (in questi esempi) coinvolta a definire la situazione. Non esiste una definizione del contesto che possa ignorare la percezione della persona al centro della situazione.

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