L’ultima roccaforte

La lucidità e l’acume di quanto scritto in questo blog sono qualità che ammiro moltissimo. Non potevo non condividere questa riflessione sul costrutto dell’ideologia gender.

Lo Strano Anello

L’altro giorno mi sono infilato in un dibattito fra alcuni amici che si domandavano se la lotta contro il “gender” sia più una lotta omofobica o maschilista. Ovvero: l’obbiettivo finale degli integralisti cattolici è relegare al silenzio e all’emarginazione il popolo LGBT, o rimettere in discussione la parità dei sessi?

Io dico tutt’e due. Ma, e lo dico da LGBT maschio, l’obbiettivo più grande ed importante per loro è di gran lunga il secondo. Sì, è vero, l’omosessualità li schifa perché per loro è inconsueta, perché sono conservatori, hanno la mente chiusa, e infatti di solito sono anche razzisti, di estrema destra eccetera. Sì, questo è giusto. Ma c’è di più, il crimine dell’omosessualità non può consistere semplicemente nell’essere “inconsueta”. Il suo vero crimine è che essa infrange l’ordine, che si vuol far passare per “naturale” e invece è esclusivamente di natura sociale, che vuole la donna penetrata e…

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#mediawelike: Captain Marvel

Miss Marvel, altrimenti nota come Carol Danvers, è una supereroina dell’universo Marvel, il cui potere è assorbire e riassorbire energia in varie forme; inoltre può volare, anche nello spazio, ha una forza sovrumana e, quando non è impegnata a salvare il mondo, è una pilota dell’Air Force statunitense.
Come personaggio, non ha mai avuto grande spazio individuale, ma nel 2012, sotto la guida della sceneggiatrice Kelly Sue DeConnick e del disegnatore Dexter Soy, è stata protagonista di una serie di 12 albi, Captain Marvel, appunto, che sono un inno al femminismo nel mondo del fumetto.
All’inizio della serie, Capitan America convince Carol ad assumere il titolo di Capitan Marvel, come emblema di un nuovo inizio. Da allora, le storie proseguono esplorando la vita, la personalità e gli interessi di Carol, il suo grande amore per il volo e il senso di libertà che le dà, il desiderio di gettare sé stessa oltre i limiti senza ricorrere ai propri poteri (e il bisogno di dimostrare che lei è una grande pilota indipendentemente dal fatto di averli), e in parallelo ci portano in un mondo dove le donne sono protagoniste.

Captain-Marvel
Ad esempio, nel primo arco narrativo Capitan Marvel viene sbalzata indietro nel tempo e si ritrova su un’isola del Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale, dove incontra una squadra di soldatesse americane, la Banshee Squad, rimasta intrappolata sull’isola, e scopre di dover combattere un’invasione aliena collegata al suo stesso passato. Bloccate sull’isola, Carol e le ragazze – Daisy, Rivka, Mackie, Bijoux Kawasaki (di origini franco-giapponesi) e Jerri – diventano compagne d’armi, e sviluppano un legame di solidarietà, lealtà e rispetto.
Lo sottolineo perché vedere un fumetto passare il Bechdel Test in modo così spontaneo, regalandoci donne diverse ma tutte dotate di grande forza e sfaccettature, non è una cosa di tutti i giorni.

Il bello è che il fumetto resta nei canoni tradizionali del genere – viaggi nel tempo, battaglie decisamente epiche, battute brillanti – pur essendo una storia adorabilmente femminista, che affronta temi come il fatto che alle donne pilota venne negata la possibilità di far parte delle spedizioni spaziali della NASA, mentre ci mostra legami forti fra donne e ripercorre la storia di come Carol Danvers acquisì i suoi superpoteri.

Monica Rambeau

E un’altra cosa fantastica è l’incontro fra Carol e Monica Rambeau, che ha vestito i panni di Capitan Marvel prima di lei, nel corso di un’avventura in cui le due supereroine combattono insieme e affrontano i propri diverbi. Che altro posso aggiungere? Lo stile di disegno di Dexter Coy è bellissimo e rende le nostre eroine ancora più forti e fiere, ponendo in risalto i muscoli e dando loro espressioni quasi dure. Kelly Sue DeConnick ha scritto storie che sono semplicemente belle, avvincenti, al di là dell’aspetto “politico”. Ed è davvero un peccato che questa serie sia durata solo 12 albi, perché li ho divorati.

Fra l’altro, permettetemi una nota di confronto fra il vecchio costume di Miss Marvel e il nuovo costume di Captain Marvel – il restyling la rende molto più “militare”, con il pattern cromatico rosso-blu e i dettagli oro, e ha molto meno fanservice. 

Ms._Marvel_Portrait_Art

#mediawelike – Firefly

Firefly è la mia serie preferita, un esperimento del grande Joss Whedon (il creatore di Buffy l’Ammazzavampiri, Angel, Alias, e successivamente regista di Avengers e Avengers: Age of Ultron, e ideatore di Agents of SHIELD, fra le altre cose) del 2004, che purtroppo fu chiuso dalla Fox, la casa produttrice, dopo 15 puntate, senza che ci fu il tempo di dare un vero finale alla serie. La storia è stata poi ripresa, grazie all’ardente sostegno dei fan e del cast, in un film, Serenity, prodotto dalla Universal nel 2007.

Prima fila, da sinistra: Inara, Mal, Simon, River; seconda fila, da sinistra: Jayne, Kaylee, Wash, Zoe, il pastore Book.
Prima fila, da sinistra: Inara, Mal, Simon, River;
seconda fila, da sinistra: Jayne, Kaylee, Wash, Zoe, il pastore Book.

La serie racconta le vicende dell’equipaggio della Serenity, un’astronave di classe Firefly comandata dal contrabbandiere e veterano di guerra Malcolm Reynolds (Nathan Fillion, più noto per il ruolo di Richard Castle in Castle), un uomo che ha combattuto in guerra dalla parte sconfitta e ora cerca di sopravvivere, avvolto dal cinismo e dalla rassegnazione per aver visto crollare ciò in cui credeva, ma determinato a proteggere il suo equipaggio, che per lui è come una famiglia. Mal appare scostante perché il suo dolore lo ha spinto ad innalzare delle barriere fra sé e gli altri, ma la sua lealtà e il suo senso di giustizia pulsano sotto la superficie, pronti a riemergere ogni volta che qualcuno è in pericolo.

Accanto al capitano Reynolds c’è Zoe Washburne (Gina Torres), lei pure veterana della guerra fra gli Indipendentisti e l’Alleanza, una donna calma, determinata e razionale in battaglia e al comando della Serenity, ma anche profondamente e appassionatamente innamorata di suo marito, il pilota dell’astronave, Wash (Alan Tudyk). Wash, in grado di far volare qualsiasi cosa, è molto emotivo, un po’ awkward (questo aggettivo non ha una traduzione esatta in italiano, ma esprime l’idea di “socialmente imbarazzato”, non disinvolto), comprensivo e innamorato di Zoe fino alla devozione. Dove Zoe è una fiamma ardente, Wash è l’abbraccio che dà conforto, stabilità e protezione.

Dell’equipaggio fa parte anche Jayne (Adam Baldwin), un mercenario spavaldo, aggressivo, sicuro della propria virilità fino alla boria, che si fa un vanto del proprio disincanto, del fatto di essere mosso solo dall’interesse, e del suo notevole arsenale da combattimento. Nel corso della sua permanenza a bordo della Serenity scoprirà che ci sono cose che devono venire prima del denaro, e una di queste è la lealtà. Poi c’è Kaylee (Jewel Staite), la meccanica della squadra, una ragazza dolce, ottimista, profondamente legata alla Serenity, curiosa, ingenua e molto aperta sulla sessualità, che è un po’ la protetta di tutto l’equipaggio, ma non viene mai trattata con condiscendenza: Kaylee sa che i suoi amici si guadagnano da vivere con rapine, contrabbando ed eventuali uccisioni, ma non ha problemi con questa verità.

Insieme all’equipaggio della Serenity viaggia Inara (Morena Baccarin), un’Accompagnatrice: nel mondo di Firefly, le Accompagnatrici sono un po’ come delle geishe, membri di un’élite rispettata in tutto il cosmo, formate da un’Accademia di grande prestigio. Inara non è un’escort, sarebbe riduttivo. Come persona, è affascinante, autorevole, colta, raffinata e sicura di sé. Ma è anche uno spirito libero, ed è per questo che ha scelto di viaggiare su un’astronave di contrabbandieri piuttosto che restare in uno dei pianeti centrali, presso le élite politiche ed economiche dell’Alleanza.

Nel primo episodio, all’equipaggio si uniscono tre passeggeri, il medico Simon Tam (Sean Maher), elegante membro dell’alta società catapultato per costrizione in un mondo a lui estraneo, di cui non capisce le regole, sua sorella River (Summer Glau), una ragazza enigmatica, dotata di grandi poteri e custode di grandi segreti, nonché mentalmente instabile a causa di traumi nel suo passato – il passato da cui Simon e River sono in fuga, e il pastore Book (Ron Glass), un anziano, saggio e pacato prete la cui vita passata resta avvolta nel mistero.

PartlyDrawn, blogger americana e studentessa di Letteratura, ha scritto una splendida serie di post analizzando aspetti per cui Firefly è una serie molto innovativa e più complessa di quanto traspaia da una prima visione sul piano narrativo e dei sottotesti. Fra questi, l’importanza delle relazioni platoniche e d’amicizia fra i vari membri dell’equipaggio, il modo in cui la sessualità è narrata e affrontata nella serie, e altre considerazioni interessanti e arricchenti. Ho scelto di non parlare di questi temi proprio perché lei ne ha già scritto molto meglio di me (i suoi post contengono spoiler, tuttavia. Io vi ho avvertiti). Vi lascio il link a tutti i post della categoria firefly.