Le donne sono violente tanto quanto gli uomini? Falso! (Parte 2)

La prima parte di questa serie di post, con la fonte originale da cui sono tratti i dati, le indicazioni metodologiche e la trattazione dei risultati relativi allo stupro e alle altre forme di violenza sessuale, è qui, in ogni caso risponderò a qualsiasi domanda in merito agli aspetti di metodo della ricerca.
La seconda parte si focalizza sullo stalking, una forma di violenza nelle relazioni in cui la preponderanza di perpetratori maschili è molto meno netta rispetto alla violenza sessuale. Innanzitutto, la ricerca definisce lo stalking in questo modo: “lo stalking coinvolge un pattern di tattiche di molestia e minaccia usate da un perpetratore che è al contempo indesiderato e causa nella vittima preoccupazione per la sua sicurezza o paura. Per gli scopi di questa ricerca, una persona è stata considerata vittima di stalking se ha sperimentato più tattiche di stalking oppure una sola tattica per più volte da parte dello stesso perpetratore e si è sentita molto spaventata, o ha ritenuto che lei/lui oppure qualcuna/o dei suoi cari sarebbe stato ferito o ucciso in conseguenza delle azioni del perpetratore”. E’ interessante notare come si tratti di una definizione composita, che considera gli aspetti oggettivi della condotta di stalking, ma anche il loro impatto sulla vita delle persone che lo subiscono.
Le tattiche di stalking rilevate sono: telefonate, messaggi (di testo e vocali) e le telefonate in cui lo stalker riattacca prima che la vittima possa rispondere (hang-ups in inglese) sgraditi; le e-mail, messaggi in chat, ecc sgraditi; regali, fiori, biglietti, lettere sgraditi; osservare o seguire la vittima a distanza, spiarla con delle cimici, telecamere, o GPS; avvicinarsi alla vittima o presentarsi in posti come la sua casa, luogo di lavoro, scuola, in modo indesiderato; lasciare oggetti strani o minacciosi ala vittima affinché li trovi; introdursi nella casa o nella macchina della vittima per spaventarla, o per farle sapere che lo stalker è stato lì.

Circa 1 donna su 6 negli USA (16,2%) è stata vittima di stalking nel corso della sua vita, cosa che l’ha fatta sentire molto spaventata e le ha fatto ritenere che lei, o qualcuno dei suoi cari, sarebbe stata uccisa dallo stalker. Questo equivale a circa 19,3 milioni di donne negli USA. Circa 1 uomo su 19 (5,2%) negli USA è stato vittima di stalking nel corso della sua vita, il che equivale a 5,9 milioni di uomini.

Stalking 1

Nei grafici seguenti, le tattiche di stalking sono state divise per prevalenza, sia per le vittime donne che per gli uomini. Prevalgono nettamente i mezzi in cui lo/la stalker non ricorre alla violenza fisica.

Stalking 2 Stalking 3Ancora più interessanti sono i dati in cui i perpetratori di stalking sono classificati in base alla relazione che avevano con le vittime. “Due terzi delle vittime donne (66,2%) hanno riportato stalking ad opera del partner o dell’ex partner e quasi un quarto (24%) ha riportato stalking ad opera di un/a conoscente. Quasi 1 su 8 (13,2%) ha riportato stalking da parte di un/un’ estraneo/a“.
Circa 4 su 10 vittime uomini (41,4%) hanno riportato di aver subito stalking da un partner nel corso della loro vita, e una percentuale simile ha indicato di aver subito stalking da un/a conoscente (40%). Quasi 1/5 delle vittime uomini (19%) ha riportato stalking da parte di un/un’ estraneo/a e il 5,3% ha riportato stalking da un membro della famiglia“.

Stalking 4 Stalking 5

La maggioranza delle vittime, sia donne (76%) che uomini (82,2%) ha subito stalking da una sola persona nel corso delle loro vite, mentre il 17% delle vittime donne lo ha subito da due persone e il 7,1% addirittura da tre stalker diversi. Per gli uomini, il 9,6% ha subito stalking da due persone.

Arrivando al genere dei perpetratori, “tra le vittime donne di stalking, l’82,5% ha riportato solo perpetratori maschi; l‘8,8% ha riportato solo perpetratori femmine; e il 4,6% ha riportato di aver subito stalking sia da perpetratori maschi che femmine“. “Tra le vittime uomini di stalking, quasi la metà (44,3%) ha riportato di aver subito stalking solo da perpetratori maschi, con una proporzione simile (46,7%) che ha riportato solo perpetratori femmine. Circa 1 vittima uomo su 18 (5,5%) ha riportato di aver subito stalking sia da perpetratori maschi che femmine“. Anche qui, la prevalenza dei perpetratori uomini su vittime donne è netta, mentre gli uomini sono vittime di stalking in misura leggermente maggiore (2,4% in più) ad opera di donne piuttosto che di uomini.

I grafici sottostanti riportano una suddivisione delle vittime di stalking a seconda dell’età che avevano quando hanno subito il primo episodio di stalking, sia per le donne che per gli uomini. La maggioranza delle vittime donne ha subito stalking tra i 18 e i 24 anni (34,3%), al secondo posto le donne tra i 25 e i 34 anni (28,5%), al terzo le ragazzine tra gli 11 e i 17 (18,3%).
Per gli uomini, la maggioranza delle vittime ha subito stalking tra i 25 e i 34 anni (29,6%), al secondo posto gli uomini tra i 18 e i 24 (27,9%), al terzo gli uomini tra i 35 e i 44 (19,4%). Lo stalking di ragazzini adolescenti è meno diffuso sui maschi: “solo” il 7% delle vittime aveva un’età fra gli 11 e i 17.

Stalking 6

Stalking 7

In conclusione i dati ci dicono con sicurezza che:
– le vittime di stalking sono in maggioranza donne (16,2%) che uomini (5,2%);
– le donne subiscono stalking soprattutto ad opera di uomini (82,5%), gli uomini leggermente più ad opera di donne (46,7%) ma in misura notevole anche ad opera di altri uomini (44,3%);
– per le donne è più probabile subire stalking in giovane età (11-17): 18,3% delle vittime, contro il 7% per i maschi.

15 pensieri su “Le donne sono violente tanto quanto gli uomini? Falso! (Parte 2)

  1. Lo staliking è un grave problema spesso sottovalutato dalle autorità sia che la vittima sia uomo che donna , poi sperò che le forze del ordine trattino con serietà i casi di stalking al di la del sesso della vittima.

    • Domanda interessante. Il modo migliore per capirlo sarebbe fare una ricerca basata sull’osservazione partecipante sia nelle sedi di polizia dove avvengono le indagini, sia nei tribunali, studiando il modo in cui si procede nel concreto svolgersi dell’investigazione e del processo. Non è impossibile, ma ci vogliono parecchie autorizzazioni e molto tempo. Lo so perché un mio professore ha fatto una ricerca con lo stesso metodo studiando i reati commessi dagli immigrati.
      Certo, tutto questo presupponendo che le vittime denuncino. Se tengono segreto il fatto di subire stalking, rilevarlo è impossibile.

      • Non ho dati a supporto della mia tesi , e ammetto che si basa su una supposizione prendendo in considerazione un fatto basilare i membri delle forze del ordine alla fine sono persone comuni e quindi si presumi che abbiamo anche gli stessi difetti delle persone normali ,quindi penso che finché una donna non passi a danneggiamenti del auto o a comportamenti abbastanza gravi e molto pericolosi non viene presa in serie considerazione questa problematica.

      • Anche perché un altro degli stereotipi che riguardano le donne è che quando sono arrabbiate diventano irrazionali e isteriche, sfasciano cose, urlano, piangono, ecc…quindi magari comportamenti da stalker “indiretti”, tipo lettere indesiderate o chiamate ossessive, vengono attribuiti alla disperazione isterica.

  2. Poi per esempio c’è anche il discorso del fatto che se metti su un film,serie tv fumetto una donna che picchia un uomo o che lo umilia non è che la cosa risulta strana , e quando parlo di picchiare non parlo tanto di combattimenti tra supercattivi o supereroi , ti faccio un esempio stavo leggendo un fumetto Marvel che si chiama la terra dove risiedono i mostri, senza volere entrare troppo nella storia(a meno che non vuoi)ma c’è una scena dove si vede lui nudo legato in un villaggio di amazzoni , e poi un pezzo di legno dove lui dovrebbe mettere il suo (be ci siamo capiti) e le amazzoni vogliono tagliarglielo,oppure dei prigionieri che vengono tenuti solo per il loro seme, ora non è che mi scandalizzo per questo fumetto(e oltretutto gli autori sono tutti uomini di questo fumetto) ma un po mi stupisce per la marvel.

    • Ultimamente i vari casi particolarmente orribili di violenza sulle donne (Brock Turner, e l’omicidio di Sara) mi inducono a riflettere su quanto ancora la violenza sulle donne sia sottovalutata: è per questo, credo, che quando la vediamo rappresentata nei media in qualche modo la rappresentazione ci “allarma” più di quanto non faccia una rappresentazione inversa.
      Per quanto sia, immagino, molto sgradevole da vedere, sappiamo che le possibilità nella vita reale che delle donne facciano cose del genere sono molto remote; invece di uomini che picchiano o stuprano donne si sente parlare tutti i giorni, e io ritengo che come cultura non siamo maturi per affrontare questi fatti nel modo giusto. Siamo ancora ad accusare le vittime (com’era vestita? perché ha bevuto, doveva saperlo…perché non se n’è andata? perché non ha denunciato?) e a parlare di “raptus”…io non credo che possiamo serenamente pensare che le rappresentazioni non abbiano potere perché sappiamo separare perfettamente finzione e realtà. Non sappiamo nemmeno LEGGERE la realtà, capire che un uomo che stupra una donna non è la vittima…

      • Avevo citato il fumetto in questione in primis perchè mi stupivo per la marvel ma non per il fumetto in se, cioè mi e capitato di leggere fumetti anche molto violenti e splatter voglio dire se una cosa fosse successa in un altro tipo di fumetto non i mi sarei stupito più di tanto, non volevo assolutamente sminuire il tema della violenza sulle donne scusami se ti ho dato questa impressione, certo se non interpretiamo bene la realtà e difficile poi distinguere finzione e realtà.

      • No, non ho pensato che tu volessi sminuire il tema. Il problema è proprio quello che hai riassunto: non interpretiamo bene la realtà. Le cronache parlano della violenza come se fosse qualcosa che di tanto in tanto accade, le analisi che si leggono sui giornali sono banalità terrificanti, e così via.

      • Comunque se parliamo di violenza sugli uomini il caso più famoso(e penso anche più grave) è stato , l’aggressione con l’acido fatta da Alexander Boettcher, e Martina Levato , ci sono state purtroppo anche aggressioni con l’acido da parte di uomini nei confronti delle donne il caso più famoso è stato l’aggressione ai danni del avvocatessa Lucia Annibali ,mentre da parte del opinione pubblica in tutti e due casi c’è stata una ferma condanna non si può dire lo stesso se parliamo della chiesa , e anche per quanto riguardo alcuni giornalisti , in particolare per quanto riguardava la custodia del figlio ,trovo assurdo che qualcuno faceva discorsi del tipo :”non si deve togliere un figlio a una madre” e cose cosi , ricordiamo che molti serial killer diventano assassini perchè hanno spesso subito abusi nel infanzia , e dato che questa donna ha già rovinato un esistenza perchè fargliene rovinare un altra?voglio dire se fosse stato un uomo non avrebbero parato cosi sulla patria podestà.

      • Perché in Italia si dà fin troppo valore al legame fra madre e figlio neonato, come se fosse una specie di simbiosi. E intendo in senso biologico, non come metafora: si parla continuamente di come tutto ciò che una madre fa, se non è restare con il bimbo il 100% del tempo, possa danneggiarlo in futuro…
        Certo, l’idea che una donna del genere, che non ho problemi a descrivere come crudele e animata da idee davvero pericolose, possa crescere un figlio…no. Semplicemente, no.

      • Poi bisogna considerare che il 70% degli omicidi avviene nel contesto familiare e non ti parlo solo dei femminicidi ma anche casi dove le vittime sono uomini quindi questo dovrebbe farci fare delle domande sulla condizione della famiglai in italia

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